Tracce di boro su Marte: indizi di vita passata nel pianeta rosso ?

E' stato individuato boro su Marte. Questo fatto non dirà molto ai profani, ma è un tassello fondamentale per ricostruire il passato "vitale" del pianeta rosso. L'elemento è stato ritrovato in vene minerali di solfato di calcio  grazie alle ricerche del rover Curiosity nell’area del Gale Crater e del Mount Sharp.I risultati della ricerca sono stati presentati a San Francisco lo scorso 13 dicembre nel meeting "News from Gale Crater: recent findings from NASA's Curiosity Mars rover".  Se su Marte questo elemento chimico si comporta come sulla Terra, allora il suo ritrovamento è un segnale importante nella ricerca di vita presente o passata.

Perché il boro è così importante?

Il boro - come spiega Valeria Guarnieri dell'ASI- "è notoriamente associato a siti aridi dove è avvenuta l’evaporazione dell’acqua e sulla Terra, infatti, è stato trovato in luoghi desertici e inospitali come la Death Valley."

Sono due le ipotesi che i ricercatori hanno preso in considerazione per spiegare la presenza del boro nelle vene minerali marziane: la prima riguarda l’inaridimento di un antico lago presente nel Gale Crater, che avrebbe lasciato depositi contenenti questo elemento chimico in uno strato sottostante; la seconda, invece, contempla dei cambiamenti chimici nei depositi argillosi e l’azione delle acque sotterranee nella sedimentazione del boro. 

Prima volta su Marte

“Nessuna missione marziana aveva trovato finora il boro”, ha spiegato Patrick Gasda, dei Laboratori Nazionali di Los Alamaos. “Se il boro ritrovato nei minerali di Marte – ha proseguito – fosse simile a quello che troviamo sulla Terra vorrebbe dire che i bacini sotterranei da cui si sono formati i minerali avevano una temperatura compresa tra 0 e 60 gradi centigradi e un pH neutro/alcalino”. Condizioni tali, spiega il ricercatore, che rendevano questi bacini capaci di ospitare forme di vita. 

 

Verso nuove scoperte

In ogni caso la scoperta di boro è solo l'ultimo dato in arrivo dal rover laboratorio della Nasa che da poche settimane è entrata in una delle più attese fasi della sua missione, la risalita del monte Sharp. Il rilievo che domina l'area è infatti considerato dai geologi una sorta di libro aperto sul passato del pianeta, questo perché lungo le pendici sono facilmente analizzabili vari strati geologici ricchi di informazioni. Dopo un lungo 'girovagare' nella pianura sottostante e analizzare i campioni più 'particolari', Curiosity sta adesso lavorando in modo 'sistematico', raccogliendo informazioni e trapanando il terreno ogni 25 metri. Dati fondamentali, hanno spiegato i ricercatori, per misurare anche le più piccole variazioni nelle composizioni chimiche e capire in dettaglio come fosse il pianeta nel passato.

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