Speciale Lunar Objects

La Luna

La Luna, forse proprio perché – assieme al Sole – è un Corpo Celeste che fa da sempre parte della nostra Umana Condizione (e “quotidianità”), può non essere esattamente l’obbiettivo preferito – specie oggi: seconda metà dell’A.D. 2006 – della Fantasia e dell’Inconscio Collettivo (per stimolare il quale bisogna, quasi inevitabilmente, rivolgersi verso Marte ed oltre); tuttavia, verso la fine degli Anni ’60, per un bambino che stava appena iniziando ad appassionarsi all’Universo ed ai suoi fenomeni e che, inevitabilmente, sentiva parlare, quasi ogni giorno, della inarrestabile “Corsa alla Luna” – che vedeva impegnati, senza esclusione di colpi, i Russi e gli Americani –, essa era certamente un ottimo punto di partenza.

Anzi, di più: era il migliore.

Un “obbiettivo ideale” per l’immaginazione di un’Umanità che doveva per forza guardare verso l’alto, se non intendeva rimanere travolta e sconvolta da quello che stava accadendo “al suolo” (pensate alla Crisi di Cuba, alla dilagante carneficina del Viet-Nam, al Biafra – il paradigma di un’Africa inquieta e contraddittoria –, alla Rivoluzione Studentesca, al “Muro” di Berlino – che era più solido che mai – ed alla Primavera di Praga, tanto per citare qualche esempio significativo…).

Un “obbiettivo spettacolare”, come Sir Stanley Kubrick, attraverso il suo capolavoro “2001 – A Space Odyssey”, dimostrò ampiamente e come tutta la cinematografia di fantascienza di quel periodo (chi non ricorda, fra gli altri, i telefilm “UFO”, con il Comandante Straker e la “mitica” Base Luna?!?) confermò ancora per qualche anno (direi sino alla fine degli Anni ’70).

L’osservazione visuale della Luna, come tutti sapranno, è estremamente agevole.

I maggiori – e più suggestivi – rilievi lunari, per chi ha “occhi buoni”, sono individuabili con grande facilità: basti pensare alle distese relativamente lisce e pianeggianti che caratterizzano il Lato Visibile della Luna – o Near-Side – e che classifichiamo come “Mari” (pensate al Mare della Tranquillità – Mare Tranquillitatis – o, in contrasto, all’Oceano delle Tempeste – Oceanus Procellarum – ed al Mare delle Crisi – Mare Crisium) oppure ad alcuni Grandi e visivamente spettacolari Crateri (come Plato, Copernico, Clavius e Tycho).

Si tratta, come ben sapete, di targets che non solo posseggono la grande capacità di produrre un notevolissimo impatto emotivo in chi li osserva, ma che sono anche – e molto semplicemente – riconoscibili da chiunque (anche l’Astrofilo più inesperto).

Per chi ha una vista eccellente, poi, si tratta di obbiettivi visibili persino ad “occhio nudo”.

Ma non è tutto: se l’osservazione senza “aiuti” può già dare grandi soddisfazioni, l’osservazione telescopica, in realtà, può davvero riuscire ad incantare anche i più scettici...

Basti pensare, a titolo di esempio, all’incredibile ed affascinante spettacolo che deriva dall’osservazione delle Regioni Lunari poste a ridosso del “Terminatore”(ossìa quella linea che divide la porzione dell’astro illuminata dal Sole da quella immersa nella notte): il contrasto espresso da rilievi solo parzialmente illuminati ed incorniciati da ombre nette e definite, laddove esaltato da condizioni di visibilità (il cosiddetto “seeing”) discrete e ben supportato da uno strumento di pur modestissime dimensioni (ma comunque dotato di buone ottiche) può produrre, anche ad occhi non abituati, degli effetti visivi e fotografici – anche e soprattutto in termini di “percezione della profondità” dei rilievi osservati – semplicemente spettacolari!

Una percezione della profondità che, in condizioni di Luna piena o quasi piena (o, comunque, allorché l’osservazione si rivolge a Regioni Lunari completamente in luce), di regola non può essere colta.

Ma non solo: un’osservazione telescopica prolungata di Regioni Lunari completamente illuminate, allorché essa viene effettuata senza avvalersi di adeguati filtri, non solo non è – sempre di regola –  “visivamente soddisfacente”, ma può anche risultare stancante ed estremamente faticosa per gli occhi (senza contare che bastano pochi secondi di osservazione della Luna piena a fuoco diretto per produrre un immediato abbagliamento).

E’ per questo motivo che suggerisco, specie a coloro che sono solo agli inizi del “Viaggio”, di cominciare dalla Luna, ma quando non è piena: un pizzico di esperienza al riguardo insegna che le osservazioni migliori avvengono, in regime di Luna crescente, dal primo quarto sino alla metà e poi, con la Luna calante, dalla metà sino all’ultimo quarto.

Per chi volesse tentare comunque di osservare la Luna allorché è piena o quasi, suggeriamo di avvalersi solo di un semplice binocolo, magari montato su un cavalletto, così da riuscire a mantenere l’immagine del disco lunare più fissa e stabile: l’effetto scenico è incantevole e gli occhi “soffrono” poco.

Un ultimo suggerimento: in condizioni di Luna piena – se proprio volete guadare la Luna a tutti i costi… –, la parte migliore e più interessante da osservare – sia per proteggere gli occhi, sia per salvaguardare le ottiche del telescopio – è il bordo (limb): usando uno strumento di buone dimensioni e qualità, infatti, è possibile “percepire”con buona chiarezza le irregolarità del disco causate della presenza di quei rilievi che, dal nostro punto di vista, si trovano proprio sulla circonferenza del nostro unico Satellite Naturale.

Si tratta di irregolarità (costituite, in larga misura, dai profili di grandi montagne o dai bordi di rilievi comunque alti e frastagliati) che, ovviamente, risultano impercettibili sia nelle osservazioni effettuate “ad occhio nudo”, sia in quelle supportate solo da binocoli o telescopi di modestissime dimensioni.

In tutti gli altri casi, invece (come già detto in precedenza), il “meglio” lo si può vedere ed ottenere osservando le regioni poste a ridosso del Terminatore.

Tutto qui? Ma no, certo che no!

Per gli Appassionati di Scienze di confine e di Ufologia, infatti, le cose sono un po’ diverse e, forse, anche più interessanti…