Calendario Maya, alla fine era tutto sbagliato?

Per noi oggi Venere è solo un puntino particolarmente luminoso nel cielo. Ma per gli antichi Maya, la luce del pianeta era un presagio di guerra che guidava l'attività rituale, dava il via a grandi battaglie o poteva essere addirittura sinonimo di "distruzione totale".

Gli archeologi hanno sempre considerato Venere una chiave per comprendere i calendari e le traduzioni maya. Oggi però, la nuova lettura di un antico testo, il Codice di Dresda (così chiamato in onore della città in cui è custodito dal Settecento), indica che l'interpretazione in uso finora del modo in cui i Maya seguivano i movimenti di Venere per compilare i loro calendari astronomici possa essere del tutto errata.Da qui un effetto a catena sul calendario e la datazione degli eventi.

Date e profezie, conti da rifare ?

Mettendo assieme una nuova lettura del testo, complesse equazioni e osservazioni sul campo, Gerardo Aldana della University of California a Santa Barbara ha semplificato il modo in cui gli scriba maya correggevano i loro calendari. “Il codice racchiude un approccio matematico molto elegante che finora non era stato individuato”, afferma Aldana. Il suo lavoro non solo getta nuova luce sul modo in cui i Maya rapportavano le loro cerimonie al cielo, ma mette in discussione ogni data degli eventi a  noi noti finora nel mondo maya.

Il celebre Codice di Dresda
Il celebre Codice di Dresda

Correzioni Celesti

Gli studiosi conoscono da tempo la fascinazione delle antiche culture mesoamericane per l'astronomia, ma molti particolari sul modo in cui quegli antichi popoli seguivano gli oggetti celesti sono andati distrutti con l'arrivo dei conquistadores. Il Codice di Dresda è uno dei quattro testi rimasti delle migliaia esistenti prima dello sbarco degli spagnoli nel Nuovo Mondo. Una sezione del codice è costituita dalle cosiddette tavole di Venere, che fornivano ai Maya uno strumento per correggere i loro calendari.

I popoli della Mesoamerica usavano due calendari: quello solare, composto da 365 giorni, detto haab, e uno cerimoniale, lo tzolkin, che seguiva un ciclo di 260 giorni legati a riti e celebrazioni: una sorta di calendario settimanale (con una settimana composta da 260 giorni) in cui ogni giorno aveva un proprio significato culturale.

Tuttavia, poiché un anno solare è composto da 365,25 giorni, i Maya effettuavano una correzione per far quadrare il ciclo con il quarto che avanzava, proprio come facciamo noi ogni quattro anni con l'anno bisestile.

 

Per effettuare la loro correzione, i Maya ricorrevano al pianeta Venere. Consultando i loro antichi testi, erano in grado di determinare dove si trovava il pianeta centinaia di anni prima, e quindi dove avrebbe dovuto trovarsi nel momento in cui si effettuava un'osservazione. La differenza tra le due posizioni nel tempo costituiva la quantità di correzione da apportare.

In realtà, più facile a dirsi che a farsi. Per oltre un secolo, gli studiosi hanno ricostruito le equazioni che potrebbero essere state usate dai Maya, basandosi anche sul Codice di Dresda, ricavandone una complessa serie di aggiustamenti che finiscono per creare un sistema per calendario al alta precisione simile al nostro.

Aldana, ignegnere oltre che archeologo, ha messo tutto ciò in discussione. Ha riletto il testo, prendendo una signola parola, k’al - che finora si riteneva significasse "legare, tenere assieme" - ritraducendola invece come “racchiudere”.

Questa piccola modifica ha cambiato il modo in cui potevano essere effettuati i calcoli. La nuova versione è più semplice, ma fornisce un calendario meno preciso. 

Secondo Aldana, questa nuova lettura suggerisce che i Maya non fossero tanto interessati alla precisione astronomica quanto a conservare il loro calendario religioso da 260 giorni. Lo studioso cita a paragone le difficoltà incontrate nel XVI secolo dalla Chiesa cattolica nel creare un calendario che guidasse le celebrazioni pasquali, e da cui scaturì il calendario gregoriano in uso ancor oggi.

“La loro capacità di determinare la posizione degli astri interferiva con quella di pianificare gli eventi religiosi”, afferma, assegnando agli astronomi maya un ruolo più vicino a quello di "codificatori di eventi cerimoniali pubblici in grande scala".

Non è un cambiamento da poco, considerando che da sempre i Maya sono celebri per la precisione con cui seguivano gli eventi celesti e predivano il futuro. Inoltre, non erano l'unico popolo della Mesoamerica a seguire i movimenti di oggetti come Venere.

“L'immaginario venusiano risale all'era pre-Classica. Persino gli Olmechi avevano un proprio simbolo per rappresentare Venere", spiega l'archeologo Francisco Estrada-Belli della Boston University, riferendosi a una popolazione che ha dato origine ad altre culture mesoamericane. Ad esempio Teotihuacan, una metropoli dell'antichità che sorgeva nei presso dell'attuale Città del Messico, era contemporanea alla civiltà classica maya (250-900 d.C.), e gli esperti hanno ipotizzato che le sue tre strutture principali fossero state costruite in conformità dei cicli del Sole, della Luna e di Venere.

Gli archeologi si interrogano da tempo sulla possibilità che i Maya, gli Aztechi e la popolazione di Teotihuacan condividessero lo stesso culto guerriero di Venere, che legava la strategia militare ai movimenti del pianeta.

 

Venere sembra aver giocato un ruolo importante nella rivalità tra le due potenze dell'età classica maya: Tikal e la dinastia Kaanul, o del Serpente. Secondo alcuni la tempistica della prima delle loro battaglie decisive, combattuta nell'aprile del 562, sarebbe stata decisa in base ai movimenti del pianeta.

Venere rappresentava perlomeno un cattivo presagio: quando uno degli eserciti annientava l'altro, come fece il Serpente contro Tikal quel giorno, gli scriba descrivevano la vittoria aggiungendo un simbolo di Venere che significava "distruzione totale".Se però Aldana ha ragione, potremmo dover rivedere le date di queste battaglie epocali, perché il nostro calendario potrebbe non concordare con quello dei Maya.

Matematica linguaggio universale

Harvey Bricker, professore emerito alla Tulane University, non è d'accordo sull'ipotesi che i Maya favorissero il loro calendario cerimoniale. Inoltre, mette in guardia sul modificare il caledario maya così come lo conosciamo almeno finché non disporremo di maggiori certezze sulla necessità di questo cambio.

 

“Il ricorso al sistema attuale non si basa su una consuetudine, ma sul fatto che vi sono solidi riscontri sia storici che astronomici sulla sua correttezza”, afferma lo studioso. “Il suo mancato utilizzo da parte del dr. Aldana è un grave errore”.Aldana replica che la sua ricerca non ha lo scopo di modificare le date stabilite, ma di avanzare un'ipotesi basata non tanto sull'interpretazione quanto sul mero calcolo matematico. Lavorando al Codice di Dresda, racconta, ha avvertito una sorta di vicinanza con l'antico studioso che si arrabattava con le stesse equazioni. Svolgere quei calcoli, dice, lo ha aiutato a capire quelle persone. "È la matematica a parlare, ed è un linguaggio davvero profondo".

National Geographic Italia

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Commenti: 2
  • #1

    Fungo atomico (martedì, 13 settembre 2016 13:48)

    Quindi l'apocalisse non l'abbiamo ancora scampata ...interessante XD

  • #2

    vradox (sabato, 17 settembre 2016 17:22)

    e quindi quando sarebbe la data esatta nel nostro calendario?