Quando gli astronomi sventarono la terza guerra mondiale

Nel 1967 in piena guerra fredda, le comunicazioni radio e radar USA s'interruppero. Per fortuna, militari e scienziati scoprirono che non si trattava di un attacco sovietico ma di una tempesta solare, e fu evitata una risposta che avrebbe innescato conseguenze drammatiche. "Abbiamo sfiorato la catastrofe", racconta Delores Knipp, fisica spaziale alla University of Colorado-Boulder, che ha da poco raccontato pubblicamente la vicenda sulla rivista Space Weather. Ecco come andarono le cose.

Greenland's Ballistic Missile Early Warning System
Greenland's Ballistic Missile Early Warning System

A raccontare nei dettagli la vicenda è Aaron Sidder sul National GeographicIl 23 maggio 1967 gli ufficiali di servizio allo U.S. Strategic Air Command (SAC) erano radunati in un centro di comando sotterraneo vicino a Omaha, in Nebraska. Avevano meno di mezz'ora di tempo per capire se un improvviso eccesso di interferenze a radio e radar era un evento naturale o un sotterfugio sovietico per mascherare un attacco nucleare.

Appena ebbe notizia dell'interruzione delle comunicazioni, Al Buckley, ufficiale di servizio per le emergenze, e la sua squadra si attaccarono al telefono con il NORAD, il comando della difesa del Nord Atlantico, che aveva sede a Colorado Springs, e con il Comando militare nazionale al Pentagono. I radar che avevano smesso di funzionare facevano parte del Ballistic Missile Early Warning System, il sistema di monitoraggio dei cieli che doveva avvisare in caso di attacco missilistico sovietico. E nel clima della Guerra Fredda, un deliberato sabotaggio dei sistemi di sicurezza avrebbe potuto essere interpretato come potenziale atto di guerra, anche se nessun missile fosse stato ancora lanciato.

Una decisione che poteva cambiare la storia

Mentre il gruppo cercava di interpretare le informazioni, gli arei usati come centri mobili di comando e controllo e i bombardieri caricati con armi nucleari aspettavano la direttiva; una telefonata del presidente e 

sarebbero entrati in azione. In breve, se la squadra avesse stabilito che la colpa era dei sovietici, avrebbe dovuto innescare una sequenza di azioni che non poteva che condurre alla terza guerra mondiale.

 

Fortunatamente, quel giorno non partì nessuna telefonata, e il pianeta è rimasto dov'era. Dopo circa dieci minuti, Buckles e i suoi colleghi stabilirono che l'interferenza era dovuta a un fenomeno naturale: un forte brillamento solare - un'eruzione di plasma - aveva bombardato il nostro pianeta di particelle cariche, crando interferenze geomagnetiche che avevano bloccato le comunicazioni radio.

La grande tempesta

I brillamenti solari avvengono quando il Sole rilascia improvvisamente energia magnetica dalla sua atmosfera. Se un'eruzione particolarmente forte arriva alla Terra, la radiazione elettromagnetica può scontrarsi con l'alta atmosfera e causare interferenze radio.

 

La Grande Tempesta del 1967 è stata una delle più forti tempeste solare mai registrate nella storia, innescando aurore boreali fino al New Mexico, secondo il rapporto del 26 maggio 1967.

Il brillamento, inoltre, può essere seguito da eruzioni di particelle solari note come "esplulsioni di massa coronale", che possono continuare per giorni a interferire con le comunicazioni terrestri. Fu questo il caso della tempesta solare del 1967.

 

"Alcune di queste esplulsioni di massa coronale vengono incanalate nelle regioni polari, dove finiscono per determinare dei blackout", spiega Knipp. Nel 1967, "ciò avvenne per quattro giorni. Colpo dopo colpo dopo colpo".

Per fortuna, da qualche anno - in particolare dal 1957, quando i sovietici avevano lanciato in orbita il primo satellite artificiale, lo Sputnik-1 - le osservazioni solari avevano cominciato ad assumere una certa importanza anche in campo militare. Nel 1967 era passato un anno dalla pubblicazione del primo manuale per le previsioni meteo spaziali, e una squadra di astronomi lavorava 24 ore su 24 per interpretare i dati provenienti da quattro osservatori statunitensi e da altre strutture situate in Grecia e nelle Filippine, per poi emettere un rapporto settimanale sull'attività solare.

Il 18 maggio quella squadra aveva rilevato alcune macchie solari, e nei giorni successivi aveva continuato a monitorarle, via via che crescevano in complessità e  intensità magnetica, fino a erompere in brillamenti solari. Due ulteriori brillamenti iniziarono poco dopo; due degli osservatori li videro in diretta, e quei dati furono presi in considerazione dal NORAD e dal SAC mentre discutevano se scatenare o meno l'Apocalisse nucleare.

La nascita delle previsioni

Insomma, fu la rete di osservazioni scientifiche messa in piedi negli anni Sessanta a consentire a Buckley e al suo gruppo di prendere decisioni rapide e accurate per affrontare il malfunzionamento dei radar. Secondo Knipp, la tempesta del maggio 1967 gettò le fondamenta di quelle che oggi chiamiamo previsioni meteo spaziali, accelerando lo sviluppo degli osservatori dedicati all'osservazione del Sole e il miglioramento della rete di monitoraggio.

Nonostante la tempesta abbia modificato l'approccio dei militari alle osservazioni spaziali, per Al Buckley fu un giorno di lavoro come un altro.

"Ogni minuto era un minuto d'addestramento, un minuto che ci ha reso più preparati", racconta. "Non c'era spazio per capire male o dare giudizi sbagliati. Un errore avrebbe causato enormi problemi".

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