Gilvert Levin: Vita aliena su Marte? L'abbiamo già scoperta 40 anni fa

Gilbert Levin, uno dei pionieri della ricerca di vita marziana ha rilasciato un'intervista al quotidiano La Stampa riaccendendo una vecchia polemica sugli alieni nel pianeta rosso. Secondo Levin, Professore emerito alla Arizona State University, già 40 anni fa avemmo tra le mani le prove della presenza di organismi viventi su Marte ma le distruggemmo in maniera goffa. La vicenda sulle sonde Viking 1 e 2 e i risultati delle loro analisi si trascina da decenni, e ogni volta suscita polemiche. Ma davvero su Marte scoprimmo forme di vita aliene? Dopo il salto le parole dello scienziato americano.

Una polemica lunga 40 anni

Per contestualizzare i fatti è meglio tornare al 1976. Allora la Nasa inviò due sonde su Marte, Viking 1 e 2, e vi fece atterrare due lander programmati per eseguire esperimenti di biologia. Erano previsti 3 test, tra cui quello chiamato Labeled Release (LR), ideato proprio da Levin. I lander raccolsero campioni di suolo marziano e lo mescolarono ad acqua contenente nutrienti e a un isotopo di carbonio (C14) radioattivo. Ed ecco perché: se quel suolo avesse contenuto batteri o altre forme di vita, queste avrebbero metabolizzato i nutrienti e rilasciato metano o anidride carbonica, anch’essi radioattivi (perché formati a partire dagli atomi di carbonio usato come tracciante). 

 

L’esperimento ebbe esito positivo, come raccontò già Joseph Miller neurobiologo dell'Università della California ed ex direttore del progetto Space Shuttle alla NASA: “ Nel momento in cui i nutrienti sono stati mescolati ai campioni di suolo, si sono sviluppate circa 10mila molecole radioattive – una grande differenza rispetto ai 50-60 eventi dovuti alla radiazione del suolo naturale su Marte”.  Le prove però dissero il contrario e si scatenò un dibattito che si è protratto fino a oggi, fino al nuovo capitolo, l'intervista al giornale italiano di Levin.

Intervista a LaStampa

Professor Levin, il suo test, noto come «Labeled Release», torna in primo piano in occasione dell’anniversario di «Viking», con tutto il suo carico di sorprese e controversie: ce lo racconta?  

«L’esperimento “Lr” era basato su un procedimento simile a quello usato per il controllo dell’acqua potabile e al quale, credo, si ricorre anche in Italia. Un piccolo campione d’acqua viene iniettato in una provetta di liquido nutriente: se ci sono dei microrganismi, questi metabolizzano i nutrienti stessi e sprigionano bolle di gas che rappresentano la prova che della contaminazione microbica». 

 

«Viking» fece lo stesso?  

«Al terreno marziano ha aggiunto solo più nutrienti, nella speranza che almeno uno di questi venisse metabolizzato, e li ha contrassegnati con il carbonio radioattivo, così da rendere i gas liberati più facili da individuare». 

 

E che cosa accadde?  

«Quando a una minuscola porzione di terreno del pianeta venne iniettata del nutriente radioattivo, si notò che subito venivano emessi dei gas. Il processo si verificò con grande rapidità per i primi tre giorni e poi, più lentamente, nel corso dei successivi quattro dell’esperimento. Questo risultato, da solo, sarebbe considerato una prova dell’esistenza di microrganismi viventi da parte di qualunque ente sanitario. Tuttavia, volendo essere più cauti, aggiungemmo un ulteriore elemento di controllo». 

 

Quale elemento?  

«Approvato dalla Nasa, prevedeva di riscaldare un altro campione a 160° per tre ore. Era un trattamento in grado di uccidere qualunque microrganismo presente, ma tale da non distruggere i possibili agenti chimici alla base del responso positivo. Applicammo quindi questo controllo cruciale e risultò negativo, soddisfacendo così i criteri per l’individuazione della vita». 

 

Però c’è un «ma», giusto?  

«Sebbene sul “Viking” ci fossero tre apparati per la ricerca della vita, il test “Lr” è stato l’unico a dare una risposta positiva dal punto di vista biologico. Nel selezionare i test, tuttavia, la Nasa aveva spiegato che erano tutti diversi tra loro e che, se ci fosse stata vita su Marte, sarebbe stato sufficiente l’esito favorevole di uno solo. Mentre il nostro esperimento utilizzava l’acqua, gli altri non la prevedevano».  

 

Conferma, quindi, che, secondo lei, su Marte esiste la vita?  

«In realtà non arrivai alla conclusione che “Viking” avesse rilevato forme di vita fino a 10 anni dopo l’esperimento. Avvenne grazie al lungo lavoro di laboratorio che condussi con la collega Patricia Straat, cercando di riprodurre i risultati ottenuti su Marte con una serie di sostanze chimiche e con i raggi ultravioletti. Poi, dopo altri sette anni di ulteriori studi e di scoperte, come quelle sui batteri estremofili terrestri, sono arrivato alla conclusione che il test “Lr” abbia davvero individuato attività microbica sul suolo marziano. Successivamente, a sostegno del test di “Viking”, sono arrivati nuovi dati dalla sonda “Phoenix” e dai rover “Pathfinder” e “Curiosity”, oltre che dalle osservazioni condotte da Terra: tutti hanno individuato tracce di metano su Marte».  

 

Tra chi sostiene l’attendibilità della scoperta del «Viking», c’è Giorgio Bianciardi, studioso all’Università di Siena di sistemi caotici applicati alla biologia: che tipo di collaborazione avete sviluppato?  

«Giorgio ha fornito un approccio indipendente, che ha confermato i dati sulla presenza di vita. E così lui, l’astrobiologo Barry Di Gregorio e io, insieme con altri, abbiamo proposto di far condurre al rover “Curiosity” uno specifico studio sulle rocce marziane. Sebbene la Nasa avesse respinto in un primo tempo l’idea, lo studio è iniziato solo nel maggio 2016. La proposta era cercare prove visive e chimiche della presenza di microrganismi endolitici, simili a quelli che si sviluppano nelle rocce dell’Antartide. Al momento, però, la Nasa non ha reso noto alcun risultato». 

 

Quindi, è solo questione di tempo prima di un clamoroso annuncio ufficiale?  

«Sono sicuro che ci sia vita su Marte. Deve essersi adattata per colonizzare il pianeta, proprio come è avvenuto sulla Terra. Mi sorprendono quegli scienziati che non credono che Darwin funzioni anche su Marte!». 

 

La missione europea «ExoMars 2020» invierà un rover su Marte, dedicato alla ricerca di vita. Si aspetta nuovi risultati?  

«Penso che sia “Curiosity” sia il nuovo rover troveranno prove di molecole organiche». 

 

Ritiene che l’uomo poserà presto il piede su Marte?  

«Prima di inviare uomini su Marte dobbiamo capire se là la vita presenta forme patogene. Dobbiamo scoprire se è come la nostra o se è differente, avendo seguito un’altra genesi. Ho proposto una versione modificata del test “Lr” per appurarlo, ma il suggerimento non è stato accolto. Se ci rendessimo conto che le forme di vita su Marte e sulla Terra sono sostanzialmente diverse, ciò significherebbe che l’Universo è pieno di vita: sarebbe una conclusione dalle enormi conseguenze. Scientifiche e filosofiche». 

Per chiudere il quadro è giusto ricordare che nel 2012 uscì uno studio su International Journal of Aeronautical and Space Sciences in cui Bianciardi, Levin e gli altri applicarono ai dati delle missioni Viking un modello matematico che permise di sapere se un evento si deve a un processo metabolico (quindi legato a una forma di vita) o a un processo chimico-fisico. I dati sembrarono confermare che quel rilascio di molecole radioattive registrato allora potesse davvero essere stato causato dal risveglio di microorganismi. Lo studio però venne contestato, e da allora la discussione si trascina destinata a durare fino a quando nuove prove magari proprio grazie a Curiosity troveranno quello che forse ci siamo persi nel 1976.

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Commenti: 3
  • #1

    El Pais (domenica, 07 agosto 2016 13:50)

    Quante storie la verità è che sono tutte supposizioni....purtroppo..

  • #2

    Eiffel65 (domenica, 07 agosto 2016 16:53)

    La Nasa ha interesse a controllare le notizie e filtrarle a suo piacimento.

  • #3

    Elfo35 (sabato, 13 agosto 2016 20:32)

    La Nasa controlla le notizie a su piacimento negando tutto quello che le possa creare imbarazzo . Ricordiamoci che la Nasa e sotto controllo del governo americano e quindi della Cia e di tutti quei poteri occulti e massoni che regolano assieme alla Russia e la Cina i destini del mondo.
    Per adesso anno deciso che il mondo non deve sapere ,non solo che su Marte esiste vita ma che la presenza dei vita aliena,ormai conclamata,sulla terra ,sia solo legata fenomeni di palloni sonda .HA.HA.HA . Ma per favore non fatemi ridere.