Sonda Juno, il 4 luglio appuntamento storico con Giove

Sta per arrivare il giorno dell'incontro di Juno con Giove. L'appuntamento è per il 4 Luglio, quando la sonda si avvicinerà al gigante gassoso, entrando nella sua orbita. Lo scopo della missione sarà studiare il pianeta più grande del Sistema Solare, raccogliendo il maggior numero di informazioni prima che la sonda, al termine delle 37 orbite previste a distanza sempre più ravvicinata, sia attratta dall'atmosfera di Giove fino alla caduta sul pianeta nel 2017. 
Ecco tutto quello che c'è da sapere.

Il pericolo radiazioni

Juno si avvicinerà a Giove come nessun’altro veicolo spaziale ha mai fatto, con alcune incognite sulla riuscita della missione, per problemi tutti da superare a cominciare dalle forti radiazioni. Sotto le nubi di Giove c’è infatti uno strato di idrogeno in condizioni di pressione incredibili, che potrebbe comportarsi come un conduttore elettrico. Se a questo si aggiunge il ritmo velocissimo al quale ruota Giove, dove il giorno dura appena dieci ore, è possibile che i due elementi, combinati fra loro, possano generare un campo elettrico nel quale elettroni, protoni e ioni si muovono attorno al pianeta quasi alla velocità della luce. Juno, insomma, si troverà all’improvviso nell’ambiente più ricco di radiazioni del Sistema Solare. Juno entrerà in questo ambiente e nel corso dell'anno di studio sarà sottoposta a radiazioni pari a più di 100 milioni di radiografie, secondo la NASA. Al fine di sopportare queste enorme quantitativo di radiazioni, gli strumenti all'interno della sonda sono protetti da un caveau di titanio che riduce l'intensità delle radiazioni di 800 volte. 

Modalità della missione e dotazione tecnica

La sonda rientra nel programma New Frontiers della NASA, i cui progetti devono avere un budget inferiore a 700 milioni di dollari. Per contenere i costi, Juno è alimentata da pannelli solari lunghi 9 metri ognuno con 18.698 celle al posto di un generatore nucleare. Due dei 10 strumenti presenti sono italiani, così come la placca dedicata a Galileo Galilei: Jiram, acronimo di Jovian InfraRed Auroral Mapper, e KaT, Ka-Band Translator. Questi si occupano di studiare le forti aurore polari, la forza di gravità e l'origine del campo magnetico, l'atmosfera più esterna e la sua quantità di acqua.

Se la missione riuscirà, le informazioni permetteranno agli scienziati di ottenere un quadro completo di Giove, il pianeta con l'ambiente più ricco di radiazioni di tutto il sistema solare. Juno, infatti, è stata progettata per resistere a queste condizioni. Juno è dotato di una fotocamera a colori chiamata JunoCam, che invierà le prime immagini dettagliate dei colori vivaci di Giove. Dopo 5 anni di viaggio il 4 Luglio si vedrà se la missione comincerà con il piede giusto, con un nuovo successo della Nasa dopo New Horizons, la sonda spaziale sviluppata dalla stessa agenzia spaziale americana per l'esplorazione di Plutone e del suo satellite Caronte, che dopo il fly-by di Plutone il 14 luglio del 2015 si è rivelata un trionfo su tutti i fronti.

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