Decifrate le ultime scritte del celebre Meccanismo di Anticitera

La macchina di Anticitera è uno dei più affascinanti e misteriosi reperti archeologici mai trovati. Oltre ad essere il più antico calcolatore meccanico conosciuto, è stato per decenni frutto di ricerche accurate sulle sue funzioni. Dopo lunghi studi si è capito di avere davanti il primo esempio di sofisticato planetario, che attraverso una combinazione di circuiti su ingranaggi dentati calcolava con precisione le fasi lunari, il ciclo notte giorno, gli equinozi e non solo. Il mese scorso, come scrive il Washington Post si è ritornato a parlare dell'enigmatico congegno grazie a uno studio pubblicato nel numero speciale della rivista scientifica Almagest. I Raggi X hanno portato a decriptare le ultime enigmatiche iscrizioni e quello che emerge ha permesso di completare il puzzle.

Un reperto unico al mondo

Il meccanismo fu ritrovato nel 1900 grazie alla segnalazione di un gruppo di pescatori di spugne che, persa la rotta a causa di una tempesta, erano stati costretti a rifugiarsi sull'isoletta rocciosa di Cerigotto. Al largo dell'isola, alla profondità di circa 43 metri, scoprirono il relitto di una nave, naufragata agli inizi del I sec. a.C.e adibita al trasporto di oggetti di prestigio, tra cui statue in bronzo e marmo. 

Come ha ammesso Alexander Jones, uno storico che si occupa di scienza antica all’Institute for the Study of the Ancient Worlddella New York University. "È difficile mettere in discussione il fatto che questo sia l’oggetto dell’antichità che contiene il maggior numero di informazioni mai scoperto dagli archeologi".

E proprio Jones fa parte di del gruppo internazionale di astronomi, storici e archeologi che negli ultimi dieci anni hanno collaborato per decifrare i molti misteri del Meccanismo di Anticitera e che ha pubblicato i risultati del loro studio – che comprendono il testo della lunga “etichetta” esplicativa scoperta grazie a un esame ai raggi X – sono stati pubblicati come detto nell'ultimo numero speciale della rivista scientifica Almagest, che si occupa di storia e filosofia della scienza.

Una ricerca fatta di dubbi e polemiche

Il meccanismo è conservato nella collezione di bronzi del Museo archeologico nazionale di Atene, assieme alla sua ricostruzione.

Alcuni studiosi sostennero che il meccanismo fosse troppo complesso per appartenere al relitto e alcuni esperti ribatterono che i resti del meccanismo potevano essere fatti risalire a un planetario o a un astrolabio. Le polemiche si susseguirono per lungo tempo, ma la questione rimase irrisolta. Solo nel 1951 i dubbi sul misterioso meccanismo cominciarono a essere svelati. Quell'anno infatti il professor Derek de Solla Price cominciò a studiare il congegno, esaminando minuziosamente ogni ruota e ogni pezzo e riuscendo, dopo circa vent'anni di ricerca, a scoprirne il funzionamento originario.

Ed veniamo all'ultimo studio. Lo sviluppo delle tecnologie per le scansioni a raggi X e di quelle di imaging hanno permesso finalmente agli studiosi di poter guardare sotto le superfici calcificate dello strumento.

Per analizzare il Meccanismo di Anticitera sfruttando le nuove tecnologie, una decina di anni fa un gruppo eterogeneo di scienziati ha creato l’Antikythera Mechanism Research Project (AMRP). I primi risultati del gruppo – che hanno permesso di capire alcuni dei complessi meccanismi interni dello strumento – convinsero Jones a partecipare al progetto. Jones, che parla fluentemente il greco antico, è riuscito a tradurre le centinaia di nuovi caratteri emersi grazie all’avanzato processo di imaging. «Prima avevamo già alcune delle porzioni del testo che era nascosto all’interno di questi frammenti, ma gran parte era ancora illeggibile», ha raccontato Jones. Combinare le immagini a raggi X con i segni lasciati sul materiale che era rimasto attaccato al bronzo originale «è  stato come avere un doppio puzzle, che abbiamo potuto usare per ottenere una lettura molto più chiara».

I reperti della macchina di Anticitera esposti al Museo archeologico nazionale di Atene
I reperti della macchina di Anticitera esposti al Museo archeologico nazionale di Atene

Scrive  Sarah Kaplan nel The Washington Post :

La scoperta più importante è stata quella di un testo di oltre 3.500 parole sulla lastra principale dello strumento. Non funziona esattamente come un manuale di istruzioni: parlando con alcuni giornalisti, il collega di Jones, Mike Edmunds, ha paragonato il testo alla lunga didascalia che si trova vicino a un oggetto esposto in un museo, ha riportato AP. «Non spiega come usare lo strumento, ma dice “Quello che vedete è… eccetera”, oppure: “Se girate questa manopola, succede questo”», ha raccontato Edmunds. Tra i passaggi tradotti di recente ci sono le descrizioni di un calendario usato solo a Corinto, una città a nord della Grecia, di piccole sfere – che oggi si pensa siano nascoste sul fondo del mare – che una volta si muovevano intorno al quadrante dello strumento simulando perfettamente il movimento dei cinque pianeti conosciuti all’epoca, e di un segno sul quadrante che indicava le date di diversi eventi sportivi, tra cui una competizione minore che si svolgeva nella città di Rodi. Quest’ultima scoperta fa pensare che lo strumento possa essere stato costruito a Rodi, e la teoria è rafforzata dal fatto che gran parte delle ceramiche trovate nel relitto affondato siano tipiche della città. Secondo Jones, la costruzione artigianale dello strumento e le due tipologie diverse di scrittura presenti sulle iscrizioni indicherebbero che il Meccanismo di Anticitera sia stato realizzato da più persone in un piccolo laboratorio, che potrebbe aver realizzato oggetti simili: anche se non sono mai stati trovati altri Meccanismi di Anticitera, questo non significa che non siano mai esistiti. Molti antichi artefatti di bronzo venivano fusi per poterne riutilizzare le parti, e nello stesso Meccanismo di Anticitera potrebbero essere contenuti materiali provenienti da altri oggetti.

L’elegante complessità dello strumento, e l’utilizzo per il quale era stato progettato dai suoi creatori, sono emblematici dei valori del mondo antico. Il Meccanismo di Anticitera, per esempio, aveva un quadrante capace di prevedere l’arrivo di un’eclissi in modo estremamente preciso e si pensa che potesse mostrare in anticipo il colore apparente della Luna e che tempo avrebbe fatto nella regione quel giorno. Per gli scienziati moderni i tre fenomeni sono completamente scissi l’uno dall’altro: le eclissi dipendono dai movimenti del Sole, della Luna e dei Pianeti – che si possono prevedere – il colore della Luna dipende dalla dispersione della luce nell’atmosfera terrestre, mentre il meteo varia a seconda di condizioni locali difficilmente determinabili. Gli astronomi potrebbero essere in grado di prevedere un’eclissi con anni di anticipo, ma non esiste un modo per fare previsioni meteo così lontane nel tempo.

 

Per gli antichi greci, tuttavia, i tre fenomeni erano legati in modo indissolubile: un’eclissi poteva presagire una carestia, una rivolta, o il destino di una nazione in guerra. «Si pensava che fenomeni come le eclissi fossero malauguranti», ha raccontato Jones. Aveva quindi senso legare «eventi come questi, che sono prettamente astronomici, con altri di natura più culturale, come i Giochi Olimpici e i calendari – ovvero l’astronomia al servizio della religione e della società – e con l’astrologia, che è pura religione». Questo potrebbe in qualche modo spiegare la strana cosa di cui Price si rese conto cinquant’anni fa: gli antichi greci erano andati incredibilmente vicino a inventare il meccanismo dell’orologio con diversi secoli di anticipo. Il fatto che abbiano poi scelto di utilizzare la tecnologia non per segnare il trascorrere dei minuti, ma per pianificare quale fosse il loro posto nell’universo, dimostra quanta importanza attribuissero agli eventi celesti nella loro vita. Con un unico strumento – ha raccontato Jones – «cercavano di mettere insieme cose molto diverse tra loro, che facevano parte dell’esperienza del cosmo degli antichi greci».

Bibliografia e risorse:

Ricerca pubblicata su Almagest http://www.hpdst.gr/publications/almagest/issues/7-1

Articolo Originale The Washington Post - Traduzione Italiana a cura de IlPost

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Commenti: 4
  • #1

    vradox (lunedì, 20 giugno 2016 10:50)

    oggetto favoloso.... gli antichi erano più colti di noi moderni...

  • #2

    Receptionist (lunedì, 27 giugno 2016 20:46)

    Ma se gli antichi erano capaci di costruire cose simili, perché si é avuto un vuoto tecnologico di tanti secoli, per poi esplodere di nuovo in meno di 100 anni?
    Secondo logica adesso dovremmo essere ipertecnologici, il tutto con energia pulita e gratuita.
    Come sempre, non noto interesse per articoli cosí.

  • #3

    UfoDrome (martedì, 28 giugno 2016 09:22)

    ... quell'oggetto è troppo tecnologico per appartenere all'era attribuitagli e difatti viene ritenuto un'OOPART ...

    ... Secondo logica, oggigiorno, avremmo dovuto essere ipertecnologici (cit. realistica di Recepionist che condivido) e le auto avrebbero dovuto volare ad energia pulita ... secondo logiche lobbystiche si è derivati su altre soluzioni quali un bel motore a scoppio dal 1800 ad oggi ed altre propulsioni di tipo convenzionale ... parallelamente si sviluppano e si secretano supertecnologie si derivazione aliena i cui beneficiari restano i militari ...

    ... Ma su questi strani OOPARTs che puntualmente escono fuori dalle viscere o dalle acque di Madre Terra ho una mia semplicissima teoria ... basata sui corsi e ricorsi storici del visionario Giambattista Vico ... è una teoria che prevede un ciclico reset & restart dell'attività umana ... un immane cataclisma di Hapgoodiana teoria, un'immane rimpasto magmatico, una bella rizollata, poi qualcosa miracolosamente si salva e verrà ritrovato da successive civiltà ripartite da zero le quali si domanderanno "... e sta roba che ci sta a fare dentro un masso oppure sotto un km di terra o d'acqua ?" ...

    ... dubito che future civiltà ritroveranno fossilizzate le nostre minchiate tecnologiche quali smartphone, smarttv, pc ...

  • #4

    gianni (martedì, 28 giugno 2016 11:55)

    concordo su ciò che ha scritto ufodrome....questa tecnologia "aliena " e solo per pochi..