DTT: Italia in prima linea nella sfida della fusione nucleare

L'italia è in corsa per realizzare la macchina sperimentale da 500 milioni di euro, destinata a fornire risposte chiave relative alla fattibilità scientifica e tecnologica della produzione di energia dalla fusione nucleare. Del progetto, chiamato Divertor Test Tokamak (DTT), si parla nella conferenza internazionale sulla fusione organizzata a Roma dall'Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile (Enea) e in programma fino ad oggi. Ecco come sta andando.

Sono 450 gli esperti da tutto il mondo che si confrontano sulla scienza e la tecnologia alla base della fusione, il cui progetto principale a livello internazionale è Iter (International Thermonuclear Experimental Reactor), il reattore sperimentale a fusione al quale l'Italia partecipa con l'Enea e in costruzione in Francia, a Caradache. 

 

Per il direttore del dipartimento Fusione dell'Enea, Aldo Pizzuto, il Dtt "sarebbe uno dei laboratori scientifici tra i più importanti al mondo dopo quello per Iter; coinvolgerà oltre 250 tra ricercatori e tecnici e darà impulso all'industria nazionale con impatti significativi sia dal punto di vista occupazionale che di competitività".

Iter e DDT, stessa tecnologia ma con con più innovazione

ITER è un reattore sperimentale, il cui scopo principale è il raggiungimento di una reazione di fusione stabile (500 MW prodotti per una durata di circa 60 minuti) validando e, se possibile, incrementando le attuali conoscenze sulla fisica del plasma. L'energia in eccesso ottenuta dalla reazione nucleare non sarà immessa sulla rete elettrica, né utilizzata per scopi commerciali. Nel corso della costruzione e dell'esercizio di ITER saranno integrate e collaudate molte delle soluzioni tecnologiche nel campo della criogenia, della superconduttività e delle tecniche di vuoto spinto necessarie per il futuro prototipo di centrale elettrica a fusione, denominato DEMO. Più di 40 differenti sistemi di monitoraggio saranno installati all'interno di ITER per ottenere il maggior numero possibile di informazioni sul comportamento del plasma alle condizioni operative previste per la fusione nucleare

La tecnologia del DTT made in Italy sarebbe la stessa utilizzata per ITER, ma con in più la possibilità di effettuare test con materiali avanzati. L’obiettivo è quello di mettere a punto dei sistemi innovativi destinati a trovare finalmente una soluzione a quella che è ritenuta una delle maggiori criticità del processo di fusione, vale a dire lo smaltimento dell’energia nei reattori a fusione, tema centrale dell’evento di Roma.

 

Il DTT rappresenta l’anello di congiunzione tra ITER, il più grande esperimento al mondo che dovrà dimostrare la possibilità di ottenere plasma in grado di sostenere la reazione di fusione, e DEMO, l’impianto dimostrativo il cui scopo principale sarà di produrre energia elettrica dalla reazione di fusione entro il 2050  ha spiegato il ricercatore dell’Enea Flavio Crisanti nel corso della Conferenza.

Il tempo ci dirà se l'Italia tornerà ad essere un gigante nel campo dell'energia nucleare, come ai tempi di Enrico Fermi, rinnovando una tradizione che ci vedeva pionieri nello sviluppo di energia nucleare, prima di scellerate politiche di desertificazione industriale, che hanno portato al deficit energetico che paghiamo ancora oggi.

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Commenti: 4
  • #1

    El Paso (venerdì, 03 giugno 2016 13:00)

    Credici con la classe dirigente di questo paese come minimo il progetto viene bloccato dal TAR...o dalla ...procura di Trani

  • #2

    Daniele (venerdì, 03 giugno 2016 17:52)

    E' da circa un ventennio che la fusione nucleare viene teorizzata, proposta,sperimentata.
    Si tratta di un impresa veramente titanica (ossia la ricreazione in ambiente chiuso delle dinamiche che avvengono nel nostro Sole, col fine di produrre energia pulita).
    Forse e' arrivato davvero il tempo di vedere i primi frutti concreti, i vecchi lupi di mare come me certo avranno gia' sentito parlare in passato del Tokamak spesso con notizie contrastanti susseguite da anni di oblio meditico.
    Che dietro cio' ci sia la mano dell'ingegno italiano non mi stupisce affatto, putroppo pero' in Italia senbra quasi che l'intelligenza e la creativita' si cincentri un una maciata limitata di soggetti, lasciando quasi a secco il 90% della popolazione. Insomma in Italia caso unico al mondo parrebbe quasi o si nasca geni assoluti, oppuri stupidi totali senza vie di mezzo.
    Riguardo alla politica non accenno neppure un commento, dal momento che non credo che nessuno dei nostri parlamentari (eletti da NOI sempre votando solo con la pancia e mai con un senso critico) abbia la piu' pallida idea di cosa sia la fusione nucleare (materia in cui dovranno prima o poi decidere figuratevi voi). Al massimo avranno uno smodato interesse per le ricadute (ossia appalti da distribuire agli amici degli amici, e la marea di mazzette che potranno intascarsi, dopo il comizio elettorale
    seguito dall'immancabile "L'Italia non e' seconda a nessuno grazie al governo attuale che ha sempre creduto e voluto quest' impresa eletto" (e sciolinate varie per l'elettorato
    ovviamente senza accennare che non si sa un fico secco di cio' che si parla)
    In campo geopolitico la questione e' ancora piu' complessa , nel caso si dovessero abbandonare le forme di energia da combustibile fossile, si vedrebbe ridimensionata l'importanza di alcuni paesi mediorientali come per esempio l' Arabia Saudita, per le corporation del petrolio ,made in USA nulla cambia poiche' semplicemente si accaparreranno a suon di avvocati e qualche miliardino di dollari la nuova forma energetica rivendendola allo stesso prezzo del petrolio e con la stessa modalita' di prima (ovviamente negandola ai paesi in via di sviluppo)
    Vi e' poi il rischio di veder sparire il tutto poiche' visto come "nocivo" al business mondiale come gia' accaduto in passato (da Tesla in poi)
    In tutto questo forse gli amanti dello spazio come me sono quelli che possono fantasticare di piu',poiche' se realizzassimo la fusione nucleare, potremmo mandare in cantina tutti gli odierni razzi e mezzi spaziali a combustione chimica. E il sogno di viaggiare oltre i confini del sistema solare, pare un po' piu' vicina. Senza contare che con tali motori, l'esplorazione e la conquista del sistema solare impiegherebbe tempi di volo di pochi mesi o settimane (a seconda) .
    Un saluto a fusione a tutti

  • #3

    Fab44 (venerdì, 03 giugno 2016 20:27)

    Doveva già aver creato il primo plasma...visto che il progetto era partito con “Energy bill 2005” di Bush !!! sono passati 11 anni

  • #4

    vradox (sabato, 04 giugno 2016 23:27)

    per avere un reattore a fusione utile bisognerà attendere ancora una trentina di anni... petrolieri e politici permettento.