Arrivare su Marte: team italiano finalista del concorso di Mars Society

Dalla Terra a Marte e ritorno in 584 giorni. Partenza dell'equipaggio, estate 2020; flyby del Pianeta Rosso, gennaio 2021; rientro sulla Terra, febbraio 2022. Fantascienza? No, una missione possibile almeno secondo 5 studenti universitari italiani del Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Aerospaziale del Politecnico di Torino, impegnati nell'ultimo anno del Master di Ingegneria Aerospaziale, che sono stati selezionati tra i 10 team finalisti dell'International Gemini Mars Design Competition, gara organizzata dalla Mars Society per riaccendere l'interesse degli Stati Uniti verso il volo umano nello spazio. Ecco l'idea degli italiani.

La sfida lanciata lo scorso settembre, a cui hanno risposto numerose università del mondo, consisteva nel pianificare una missione umana (con 2 astronauti) nell'orbita di Marte, fattibile, sicura e poco costosa, da lanciare entro il 2024, e da sottoporre al prossimo inquilino della Casa Bianca.

Tra le 19 squadre che si sono iscritte alla competizione, 10 provenienti da 7 Paesi (Australia, Italia, Giappone, Polonia, Russia, Stati Uniti e Regno Unito) sono state scelte per partecipare alla fase finale che si svolgerà dal 22 al 25 settembre prossimo a Washington durante il congresso annuale della Mars Society

I cinque studenti italiani finalisti del concorso
I cinque studenti italiani finalisti del concorso

I dieci team selezionati presenteranno i loro progetti a una giuria composta da scienziati della Nasa e rappresentanti dell'industria aerospaziale e poi attenderanno il verdetto. Oltre alla soddisfazione, per i primi 5 classificati ci sarà anche un premio in denaro.

A spingere i 5 studenti italiani - Gianluca Benedetti, Erik Garofalo, Francesco Marino, Luigi Mascolo e Dario Riccobono - a partecipare alla competizione sotto il nome di FATO (non solo nel senso di destino ma acronimo di First human Approach TO Mars Team) è stata soprattutto la passione per lo spazio e le sfide che la sua esplorazione offre.

"La competizione lanciata dalla Mars Society - spiegano ad askanews gli studenti - non punta alla colonizzazione umana del Pianeta Rosso, ma a testare le tecnologie necessarie per arrivare fino a lì in modo sicuro e fattibile entro il 2024. Il nostro gruppo ha ideato una missione in grado di partire già nel 2020, utilizzando sia tecnologie già disponibili e usate, ad esempio, per la Stazione spaziale internazionale, sia altre già sviluppate e che saranno disponibili tra 4 anni".

 

La missione prevede il lancio a distanza di poche settimane, con un vettore Falcon Heavy (che sarà testato il prossimo anno) di 2 moduli, uno con a bordo l'equipaggio, che si uniscono nello spazio per iniziare l'avventura verso Marte. Per offrire maggiore comfort agli astronauti e viaggiare più leggeri, la missione di FATO prevede l'utilizzo di un modulo gonfiabile B330, il cui prototipo si sta testando proprio in questo periodo sulla Iss.

"Abbiamo pensato anche a una serie di esperimenti da portare in orbita anche se a fare da cavie saranno soprattutto gli astronauti che saranno monitorati costantemente per rilevarne tutti i parametri. Si tratterebbe del monitoraggio più lungo, visto che oggi al massimo si parla di un anno sulla Iss. Prima di entrare nell'orbita di Marte poi vengono rilasciati 2 Cubesats per l'analisi del pianeta dall'orbita e altri 2 vengono rilasciati prima del flyby di Venere". Un altro esperimento punta a testare un nuovo sistema di supporto vitale che possa sostituire i sistemi di filtraggio di aria e acqua oggi utilizzati sulla Stazione spaziale in modo da ridurre al minimo la necessità di rifornimenti. "Abbiamo pensato di implementare un sistema biorigenerativo che utilizza l'alga spirulina che, oltre ad essere un cibo altamente proteico, si nutre di anidride carbonica e rilascia ossigeno. Un filtro naturale".

 

Dopo 5 mesi dal lancio la missione effettua il sorvolo di Marte, poi di Venere e riprende la via di casa facendo tappa sulla Iss per agganciare il modulo gonfiabile e lasciare altri materiali utili che altrimenti andrebbero persi. Nel febbraio 2022 il rientro, con lo splashdown nell'Oceano Pacifico.

 

"Con la nostra missione abbiamo puntato sulla sicurezza certo, ma anche sul comfort degli astronauti impegnati in una missione così lunga. Vincere non sarà facile, alcuni dei team in gara sono frutto di sforzi congiunti di più università. In ogni caso ci siamo impegnati e ci siamo anche divertiti".

 

Un programma fattibile quello dei ragazzi italiani ? A deciderlo sarà la giuria del concorso.

Scrivi commento

Commenti: 1
  • #1

    UfoDrome (mercoledì, 25 maggio 2016 12:10)

    ... sicuramente meglio del progetto Mars One di sola andata proposto e guidato dal ricercatore olandese Bas Lansdorp ...

    ... spero che ai nuovi coloni permanenti concedano delle bellissime gnocche olandesi con cui passare il tempo in modo proficuo e fraterno ... sennò la vedo dura ... ;)