La vela gigante della Nasa diretta dello spazio profondo

Una vela nello spazio diretta verso un asteroide. E' questo lo scenario che ci aspetta nel 2018. La Nasa ha concepito una sonda che sfrutta la luce solare per viaggiare nello spazio profondo. Grazie a questa tecnologia l'esplorazione spaziale sarà relativamente poco costosa e adattabile a svariate situazioni. La Near-Earth Asteroid Scout, così si chiama è costata 16 milioni di dollari e sarà trasportata durante il volo inaugurale dallo Space Launch System, il razzo progettato per rimpiazzare lo shuttle e inviare un giorno la navicella Orion su Marte. Scopriamo come funziona questo "veliero spaziale".

Niente carburante ed una velocità mai vista prima

NEA Scout è fatta di un materiale ultrasottile e super riflettente. Quando colpisce la superficie, simile a uno specchio, un fotone proveniente dal sole rimbalza sulla vela e trasferisce la sua quantità di moto alla navicella, proprio come una palla da biliardo la trasferisce a un'altra dopo averla colpita. Se tutto va bene impiegherà due anni per raggiungere la sua meta, un piccolo asteroide chiamato 1991 VG. La sua spinta una volta innescata raggiungerà l'impressionante velocità di 28,6 chilometri al secondo. Con sufficiente 

tempo a disposizione, un'astronave equipaggiata con una vela solare potrebbe accelerare fino a velocità maggiori di quelle raggiunte dai veicoli spinti dai razzi a propulsione chimica con l'enorme vantaggio di non avere problemi di carburante, poiché spinta grazie all'energia solare.

 

La NASA ha cominciato a investire nella tecnologia delle vele spaziali già alla fine degli anni Novanta. Nel 2010, un piccolo satellite a vela fu lanciato nell'orbita terrestre, dove rimase per 240 giorni per poi rientrare nell'atmosfera. Nello stesso anno, fu l'agenzia spaziale giapponese a dimostrare che la tecnologia delle vele solari poteva applicarsi ai viaggi interplanetari: una navicella sperimentale si fece "dare un passaggio" dalla sonda Akatsuki, diretta verso Venere. Arrivata alla distanza di sette milioni di chilometri dalla Terra, Akatsuki liberò la vela (battezzata IKAROS, Interplanetary Kite-craft Accelerated by Radiation Of the Sun), che sei mesi dopo entrò nella storia effettuando un riuscito flyby su Venere.

 

Il NEA Scout avrà una vela larga 86 metri quadrati e sarà in grado di effettuare un'analisi completa dell'asteroide 1991 VG, scattando fotografie e misurandone le dimensioni, la composizione chimica, la velocità ecc. Per la NASA questo tipo di ricognizione è essenziale per un'eventuale missione con equipaggio su un asteroide. Prima di immaginare l'atterraggio di un astronauta, infatti, bisogna essere sicuri che l'asteroide abbia una rotazione lenta e prevedibile, e inoltre che sia un oggetto abbastanza solido e non un cumulo di "detriti spaziali" tenuto insieme solo dalla gravità.

Verso Alpha Centauri

Les Johnson, che oltre a essere un tecnico della NASA è anche autore di romanzi di fantascienza, non ferma qui la sua immaginazione. Pensa a una gigantesca vela solare che si diriga addirittura verso un altro sistema solare. alimentata da un enorme laser in modo che quando .la navicella si allontana troppo dal Sole per poterne catturare la luce, il laser, che resta in orbita solare, si aziona, e spara luce sulla vela in modo da spingerla fuori dal Sistema Solare". Per ora è solo un sogno, per fare questo la vela dovrebbe essere grande come il Texas ed essere alimentata da una quantità sporpositata di energia. Ma la tecnologia nasce per far diventare possibile quello che è teoricamente realizzabile secondo le leggi della fisica, e forse in un futuro non troppo le vele spaziali costruite dagli esseri umani solcheranno il cosmo, come ambasciatrici silenziose della nostra esistenza.

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Commenti: 4
  • #1

    UfoDrome (giovedì, 11 febbraio 2016 14:34)

    ... alla Domopack si stanno già sfregando le mani ... ;)

  • #2

    Lorenzo (giovedì, 11 febbraio 2016 19:17)

    La luce solare ?
    Ma non doveva essere un laser sparato dalla Luna ?
    Ah no, troppo costoso mantenerlo attivo, giusto, giusto.
    Allora si, domopack per accelerazioni progressive in tempi biblici.
    Ottimo lavoro NASA, soprattutto perchè c'è stato qualcuno che ha avuto il coraggio di affermare che gli alieni, molto probabilmente, avrebbero questo tipo di propulsore !
    Però se può bastare per sparare le solite sonde e costare meno, allora ben venga.

  • #3

    franz (venerdì, 12 febbraio 2016 12:01)

    Lorenzo per i viaggi nello spazio profondo è necessario sfruttare l'energia solare in quanto le altre fonti energetiche sono destinate ad esaurirsi a causa delle immense distanze.

  • #4

    Daniele (sabato, 13 febbraio 2016 17:23)

    Ottimo, tuttavia anche le vele solari hanno un punto debole.
    Sono ottime veloci e poco costose, ma sono piu' adatte a fly-by con i corpi clesti a cui sono indirizzate,per poi puntere verso il prossimo obiettivo.
    Se volessimo invece mettere in orbita ad un corpo celeste, una sonda avente come sistema propulsivo una vela solare la faccenda si complicherebbe non poco.
    Questo perche' o si trova al momento del lancio una finestra tale che la traiettoria e la velocita' acquisita tramite il vento solare facciano si' che essa venga catturata dalla forza gravitazionale del corpo interessato, oppure bisogna frenarla tramite razzi convenzionali, ma a quel punto avremmo un mezzo ibrido,con tutti gli svantaggi dei razzi convenzionali (perso,carburante euna volta finito il carburante impossibilita' di modificare l'orbita).
    Cmq secondo me e' un ottimo inizio potrebbe portare a costi ridotti,quindi piu' missioni di sonde esplorative,piu' velocita' ossia tempi di attesa piu ridotti tra lancio
    e realizzazione della missione,e maggiore longevita' anzi risparmio dei sistemi energetici che non dovranno fornire energia per tempi lunghissimi prima che la sonda arrivi a destinazione magari riscaldandola per 10-15 anni prima che arrivi chesso' su plutone (in sostanza se con la vera solare si risparmiano ipoteticamente 2-3-5 anni di viaggio a parita' di sistemi energetici guadagneremmo il tempo risparmiato in longevita' energetica della sonda). Chissa magari con una vela imponente equalche decennio superare perfino la sonda voyager e addentrarsi oltre il confine del sitema solare esplorato dalla voyager.