E se gli extraterrestri si nascondessero tra gli ammassi stellari ?

La vita extraterrestre potrebbe nascondersi dove finora non abbiamo pensato di cercare, ovvero in densi conglomerati di stelle che appaiono perlopiù sprovvisti di pianeti.“Gli ammassi globulari (cioè gli insiemi sferoidali di stelle che orbitano attorno al centro di una galassia) potrebbero effettivamente contenere civiltà molto antiche e molto avanzate”, ha affermato Rosanne Di Stefano dell'Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics durante un recente congresso dell'American Astronomical Society. Nadia Drake sul Nat Geo spiega come la teoria che gli ammassi globulari, -apparentemente privi di pianeti- possano ospitare civiltà tecnologicamente avanzate, rivoluzioni il nostro approccio nella ricerca della vita aliena.

La Via Lattea
La Via Lattea

I circa 150 ammassi globulari della Via Lattea hanno pressapoco 10 miliardi di anni: sono cioè antichi quasi quanto la galassia. Ognuno contiene migliaia  o anche milioni di stelle, ma finora un solo esopianeta è stato individuato all'interno di uno di essi, e tra l'altro non orbitava neppure intorno a una stella vera e propria, bensì a una pulsar.

Una delle possibili spiegazioni per questa scarsità di pianeti è che le interazioni gravitazionali fra le stelle fittamente ammassate potrebbero averli espulsi dai loro sistemi, lasciandoli vagare nello spazio interstellare. Un'altra spiegazione è che le stelle degli ammassi tendono ad essere molto povere di metalli, una caratteristica associata alla carenza di grandi pianeti.

È anche vero però che piccoli pianeti rocciosi sono stati effettivamente individuati nell'orbita di stelle che contengono solo una frazione dei metalli presenti nel nostro Sole. Probabilmente quindi, la vera ragione per cui non abbiamo scoperto pianeti negli ammassi è semplicemente perché sono difficili da individuare.

“Le due condizioni peggiori per individuare pianeti sono stelle dalla luce debole o stelle molto ammassate”, spiega Steve Howell, che lavora a Kepler, la missione della NASA per la ricerca dei pianeti extrasolari.

Oasi Stellari

Terzan 5, uno degli ammassi globulari della Via Lattea. ESA/Hubble/NASA
Terzan 5, uno degli ammassi globulari della Via Lattea. ESA/Hubble/NASA

Se davvero però ci sono pianeti negli ammassi globulari, potrebbero trovarsi in zone sicure e gradevoli. Forse i loro cieli sarebbero affollati, ma la maggior parte di quelle stelle potrebbero essere piccole e tranquille, destinate a un morte quieta, senza il rischio di trovarsi nel mezzo dei fuochi d'artificio di una supernova.

“La vita all'interno di un ammasso globilare potrebbe essere molto serena”, ipotizza Di Stefano.

 

Trovandosi all'interno di una popolazione stabile di stelle antiche, i pianeti potrebbero sopravvivere per miliardi di anni, avendo a disposizione quindi tutto il tempo necessario per sviluppare tecnologie avanzate. Tanta longevità, unita alla breve distanza tra una stella e l'altra, potrebbe anche consentire a queste civiltà di viaggiare tra un sistema e l'altro, creando avamposti, continua Di Stefano.

 

Se queste civiltà tecnologicamente avanzate si sono effettivamente evolute, potrebbero anche comunicare tra di loro abbastanza facilmente. Un messaggio che viaggiasse alla velocità della luce dalla Terra verso Alpha Centauri, il sistema solare più vicino al Sole, impiegherebbe quattro anni ad arrivare; in un ammasso globulare basterebbe un mese. Anche i viaggi interstellari sarebbero più veloci, forse meno di un centesimo del tempo che occorrerebbe a una nostra sonda per raggiungere Alpha Centauri.

Troppo vicini ?

E se invece questi sistemi solari fossero troppo vicini l'uno all'altro? I pianeti potrebbero sopravvivere alla continua minaccia delle stelle di passaggio, che ne sconvolgerebbero l'orbita distruggendo ogni forma di vita?

 

Per scoprirlo, Di Stefano e il collega Alak Ray, del Tata Institute of Technology, hanno simulato la popolazione di stelle in un ammasso per capire quali pianeti avrebbero maggiori possibilità di sopravvivere. Hanno scoperto così che quei mondi che orbitano stelle distanti fra loro circa 1.000 unità astronomiche (UA, ovvero 1.000 volte la distanza fra la Terra e il Sole) sono quelle con la posizione ideale per questo scenario. In altre parole, questi pianeti potrebbero sopravvivere al passaggio di una stella e allo stesso tempo essere abbastanza vicini ad altri pianeti da consentire un viaggio interstellare.

 

Di Stefano ha in programma di discutere il suo lavoro con gli scienziati del programma SETI, e ha già pronta una lista degli angoli della galassia più promettenti in cui scrutare.

Nadia Drake per il National Geographic.

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Commenti: 5
  • #1

    bassifondi dell'impero (domenica, 10 gennaio 2016 19:28)

    Una boccata d'aria fresca questa ricerca ;)

  • #2

    Klas (lunedì, 11 gennaio 2016 17:48)

    Le ricerche degli anni 70/80 hanno portato molti a pensare che la vita sulla terra sia un accidente unico e irripetibile, in un universo non solo indifferente ma in generale ostile. Per fortuna questa visione pessimistica ha iniziato a cadere negli ultimi tempi.
    Oggi con l'astronomia infrarossa, quella basata sui raggi X e gamma, stiamo estendendo l’indagine astronomica a tutto lo spettro elettromagnetico e sarà sempre meglio. Ben vengano questi sviluppi che spaccano il pensiero dominante.

  • #3

    El Pais (lunedì, 11 gennaio 2016 19:44)

    Si ma questi alieni dove sono ..!.?..! Ogni giorno ne esce una ma di ET manco l'ombra

  • #4

    FABIOSKY63 (martedì, 12 gennaio 2016 09:31)

    esatto, bravo Di Stefano... ;)
    consideriamo poi che più sono "vecchie" e più sono "stabili"...quindi anche qualche "annetto" in più nella forbice non guasterebbe...

    @El Pais
    "...Ogni giorno ne esce una..."
    éééh, lo so, lo so! eh!eh!..ora è dura stargli dietro... :D

  • #5

    Daniele (martedì, 12 gennaio 2016 10:17)

    A me sembra improbabile, al massimo posso capire un punto di vista meramente probabilistico-matematico, maggiori possibilita' in un migliaia di stelle rispetto a periferiche stelle isolate.
    Ma dal punto di vista piu' pratico, non capisco cosa si intenda per "oasi" all'interno di un ammasso stellare. E ancora, bisognerabbe immaginare un ammasso di stelle omogenee dal punto di vista spettografico o meglio di classificazione stellare.
    Ma se piu' stelle vuol dire maggiri possibilita' statistiche allora bisogna anche accettare il rovescio della medaglia, ossia piu' possibilita' di supernova, di pulsar, di stelle di neutroni, maggiori radiazioni cosmiche, maggiori instabilita' gravitazionali a causa dell intreccio di interazioni possibilita' di buchi neri di buster raggi x.
    Insomma un bel poligono a distanza di soli mesi luce.
    Pensate i fiumi di inchiostro scritti sulle probabili ripercussioni sulla Terra per eventi distanti di migliaia di anni luce, qui ci si trova addirittura a pochi mesi luce.
    Francamente non vedo come possa essere il luogo ideale per la nascita di numerose civilta' aliene o meglio di come nel lungo termine esse possano scampare alla miriadi di pericoli potenziali delle stelle vicine..Ne quali "oasi" possano mantenere al sicuro il possibili pianeti ospitanti forme di vita. Si potrebbe ipotizzare civilta' tecnologiche con capacita di schermare il loro pianeta, ma il problema resta, ossia sopravvivere per tutto il tempo necessario affinche tale civilta' raggiunga tali traguardi e tali livelli culturali.
    Per farla breve tale tesi vale come tutte le altre non poggia su basi migliori rispetto a tesi differenti.