Il 92 % dei pianeti abitabili si deve ancora formare, e la vita sulla Terra è nata prima del previsto

Se pensiamo di aver scoperto tutto sulla Terra siamo fuori strada. Due nuovi studi aggiungono dei particolari importanti sull'origine del nostro pianeta e di conseguenza sulla vita extraterrestre nell'universo. La prima ricerca conferma che il nostro pianeta è nato presto rispetto alla maggioranza dei pianeti simili al nostro fin'ora scoperti. Una ricerca basata sui dati dei telescopi spaziali Hubble e Kepler indica che i pianeti abitabili nell'universo sono moltissimi ma il 92% di questi devono ancora formarsi. A rivelare la "precocità" della Terra rispetto agli altri pianeti è uno studio pubblicato su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society. La seconda novità viene dalla ricerca dell’universitàstatunitense Ucla (University of California Los Angeles) che conferma con ragionevole certezza che la vita sulla Terra si è sviluppata ben 4,1 miliardi di anni fa, circa 300 milioni di anni prima di quando si credeva in precedenza.

L'universo non è stato sempre uguale ad oggi ma è cambiato molto nel tempo: nato come una quasi uniforme nube di idrogeno, ha visto nascere nella prima fase moltissime stelle (con un ritmo molto più alto di quello attuale). 


Queste prime stelle hanno poi lentamente iniziato a fondere gli elementi leggeri creando elementi più pesanti. In queste prime fasi era quasi impossibile la nascita di pianeti e non esistevano ancora i 'mattoncini' necessari alla creazione di pianeti rocciosi come la Terra. Solo il costante lavorio avvenuto all'interno dei nuclei stellari ha lentamente prodotto elementi pesanti come l'ossigeno e in alcuni momenti anche a elementi ancora più pesanti come il ferro. 

Lo scenario attuale è molto differente da quello iniziale e, grazie ai dati di Hubble e Kepler, si stima che esisterebbero almeno 1 miliardi di pianeti abitabili, ossia alla giusta distanza dalla propria stella, solo all'interno della Via Lattea. Il continuo aumento di elementi pesanti renderà ancora più facile la creazione di pianeti rocciosi, il cui numero sarà quindi destinato a crescere moltissimo. Tanto che secondo le stime fatte il 92% dei pianeti abitabili non sono ancora nati.

La vita già 4 miliardi di anni fa.


Una ricerca dell’università statunitense Ucla (University of California Los Angeles) sembra indicare con ragionevole certezza che la vita sulla Terra si è sviluppata ben 4,1 miliardi di anni fa, circa 300 milioni di anni prima di quando si credeva in precedenza.

I geochimici dell’università californiana retrodatano quindi la nascita della vita sulla Terra a poche centinaia di milioni di anni dopo la formazione del nostro pianeta, che ha compiuto la propria formazione 4,54 miliardi di anni fa. La ricerca, pubblicata sulla rivista Proceedings della National Academy od Sciences statunitense, arriva a queste conclusioni in base ad analisi chimiche e mineralogiche compiute su dei cristalli di zircone.


«Venti anni fa una conclusione del genere sarebbe stata considerata eretica; già solo trovare evidenze di vita risalenti a 3,8 miliardi di anni fa era stato scioccante», ha commentato Mark Harrison, co-autore della ricerca, membro della National Academy of Sciences e professore di geochimica presso l’Ucla.


"La vita sulla Terra potrebbe essere nata pressoché di colpo -commenta ancora Harrison- con i giusti “ingrendienti” a disposizione, la vita sembra potersi infatti formare molto velocemente".


Prima della “pioggia di meteoriti” che colpì la Luna 

La nuova ricerca suggerisce inoltre che la vita sul nostro pianeta può essere iniziata ben prima del periodo in cui l’intero sistema solare interno, circa 3,9 miliardi di anni fa, fu bersaglio di un enorme bombardamento di meteoriti, osservabile tutt’ora sulla superficie della Luna, grazie alla presenza dei suoi caratteristici enormi crateri, molti dei quali risalenti a quel periodo. «Se, a causa di questo bombardamento, tutta la vita sulla Terra scomparve, questa deve essere ricomparsa rapidamente», ha detto Patrick Boehnke, co-autore della ricerca e dottorando nel laboratorio di Harrison.

I ricercatori, guidati dalla dottoressa Elizabeth Bell, co-autrice della ricerca e anche lei impegnata nel laboratorio di Harrison, hanno studiato più di 10mila frammenti di zircone provenienti da rocce magmatiche dell’Australia occidentale e databili a 4,1 miliardi di anni, con il metodo dell’uranio-piombo. Lo zircone è uno dei minerali più antichi presenti sulla Terra, tanto è vero che alcuni cristalli di questo materiale risalgono a 4,4 miliardi di anni fa, ed ha anche la caratteristica di poter essere considerato una vera e propria “time capsule” di lunghissima durata, potendo contenere al suo interno -e mantenere intatti- frammenti di altri materiali.


A caccia di carbonio in cristalli di 4,1 miliardi di anni fa 

Il team del laboratorio di Harrison ha identificato 656 pezzi di questo minerale che contenevano delle macchie scure. 79 di questi cristalli sono stati quindi analizzati con la spettroscopia Raman, una tecnica particolare in grado di rilevare in tre dimensioni la struttura molecolare e chimica di microrganismi antichi. Bell e Boehnke cercavano la presenza di carbonio, il componente chiave della vita.

E qui la sorpresa: uno dei due cristalli di zircone conteneva, in due posizioni diverse, della grafite, minerale di carbonio puro. I ricercatori dell’Ucla, che hanno lavorato insieme a Wendy Mao, professore associato di scienze geologiche e fotonica alla Stanford University, si sono detti certi che la grafite contenuta nel cristallo di zircone risale a 4,1 miliardi di anni fa: «Siamo sicuri -ha infatti commentato Harrison- Non c’è miglior caso documentato di inclusione primaria [di grafite] all’interno di un minerale, e nessuno ha mai offerto una spiegazione alternativa plausibile per la presenza di grafite di origine non biologica in uno zircone». Infatti, il carbonio contenuto all’interno dello zircone ha una “forma” caratteristica, con uno specifico rapporto nel contenuto dei due isotopi carbonio-12 e carbonio-13, che indica la presenza di vita fotosintetica.


Le conseguenze sulla Terra e sulla possibile diffusione di vita extraterrestre 

Dalla ricerca del team del professor Harrison derivano anche due importanti conseguenze. Innanzitutto, come ha ben spiegato Harrison, anche grazie a questa ricerca occorre rivedere l’immagine che abbiamo della Terra primordiale: il nostro pianeta nella prima parte della sua vita «non era un pianeta infernale, asciutto e bollente: non c’è assolutamente alcuna evidenza di ciò. Probabilmente la Terra era molto più simile ad oggi di quanto si pensasse in precedenza». Ancora, suggerisce Harrison, la vita fuori dal nostro pianeta potrebbe essere molto abbondante. Sulla Terra, lo sviluppo di forme estremamente primitive di vita è stato assai rapido, ma probabilmente ci sono voluti molti milioni di anni affinché la vita primordiale si evolvesse verso forme con capacità di fotosintesi.

Bibliografia e risorse:

+ Lo studio Potentially biogenic carbon preserved in a 4.1 billion-year-old zircon  pubblicato su pnas

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