Vivere nello spazio ? Mette a rischio il sistema immunitario

La permanenza nello spazio indebolisce il sistema immunitario degli astronauti. I dati raccolti nelle missioni dello Space Shuttle mostrano, infatti, che le funzioni delle cellule programmate per difendere l'organismo vengono alterate in modo significativo durante tutto il periodo trascorso in assenza di gravità. Questo significa maggiori rischi per la salute degli astronauti. E' la conclusione dello studio della Nasa pubblicato sulla rivista Microgravity e coordinato da Brian Crucian, del Johnson Space Center. I dettagli dopo il salto.

Le missioni sullo Shuttle sono state molto stressanti e impegnative per gli astronauti e si era già visto che nei voli di breve durata gli uomini a bordo vedevano riattivarsi virus come quelli di herpes e varicella, o il citomegalovirus.  I ricercatori hanno però voluto capire cosa accade nelle missioni di lunga durata valutando diversi parametri immunitari. Per questo si sono basati sui campioni di sangue prelevati da 23 astronauti, americani e russi, sia prima della partenza sia durante la permanenza sulla Spazione Spaziale Internazionale. 

Sono stati gli stessi membri dell'equipaggio, precedentemente addestrati, a raccogliere i campioni di sangue a bordo. Si è così visto che i livelli dei diversi tipi di cellule immunitarie vengono alterati durante il volo e che si riducono le funzioni di quelle che dovrebbero essere in prima linea nel difendere il nostro organismo (cellule T). Capire come queste alterazioni immunitarie possano aumentare alcuni rischi per la salute degli astronauti diventa cruciale soprattutto in vista delle future lunghe missioni su Marte.

Che diventare un viaggiatore dello spazio fosse rischioso, soprattutto in relazione a missioni di lungo corso era stato confermato da uno studio lo scorso anno. Il corpo umano è costretto a subire numerose sollecitazioni, compreso l’effetto di raggi cosmici e radiazioni nocive. Rischi da tenere seriamente in considerazione nella fase di progettazione di missioni spaziali con equipaggio umano soprattutto di lunga distanza (oltre i 6 mesi di permanenza nello spazio).Nell'ottobre 2014 nuovi studi avevano analizzato le problematiche di lunghi viaggi spaziali. Un team di ricercatori guidato da Nathan Schwadron dell’Università del New Hampshire, confermava che, a causa dell’anomalo e prolungato ciclo di attività solare poco intensa, il vento solare mostrava una densità estremamente bassa di particelle e un campo magnetico altrettanto debole, che provoca livelli allarmanti di raggi cosmici che pervadevano l’ambiente spaziale e che provenivano dall’esterno del Sistema solare.  “Il comportamento del Sole è recentemente cambiato ed è da 100 anni a questa parte che non si osservava una situazione del genere”, informava Schwadron, sottolineando che “le missioni verso la Luna, Marte o asteroidi più lontani non verranno bloccate per questo motivo, ma i limiti sono comunque tanti”.

Le colonie umane nello spazio e il problema infertilità

Scriveva il prestigioso quotidiano The Independent, nel 2011 che lo spazio non sarebbe un luogo troppo idoneo al sesso. Soprattutto, l'alto livello di radiazioni presenti nello spazio sconsiglierebbe qualsiasi gravidanza, ammesso che queste non causino direttamente l'infertilità nel feto quando non negli astronauti, dato che gli schermi attualmente in suo sarebbero inadatti per viaggi di tale durata. Insomma, ottenere una seconda generazione di coloni sembrerebbe molto difficile, il che renderebbe l'ipotesi dei «mondi in miniatura», ovvero astronavi multi-generazionali in grado di coprire in tal modo enormi distanze, impraticabile.

 

Vecchi problemi, nuove soluzioni

Per questo motivo gli ultimi sforzi della Nasa in relazione a un viaggio su Marte si sono concentrati nella creazione di uno schermo anti radiazioni che dovrebbe proteggere il modulo Orion durante la spedizione su Marte. Gli scienziati temono in particolare due tipi di radiazionii raggi cosmici galattici e le particelle energetiche solari. I primi costituiscono una radiazione a lungo termine altamente energetica e difficile da schermare anche con uno scafo di alluminio progettato ad hoc. Includono anche i cosiddetti ioni pesanti, nuclei atomici privi di elettroni particolarmente pericolosi per gli esseri umani. Le particelle solari, associate a brillamenti o eiezioni di massa coronale, sarebbero invece più facilmente schermabili e rappresenterebbero, in un periodo di bassa attività solare solo il 5% delle radiazioni totali.

 

 

Scriveva nel 2013 Cary Zeitlin, scienziato del Southwest Research Institute, in un articolo pubblicato su Science:

"Soltanto il tragitto di andata e ritorno esporrebbe i cosmonauti a una quantità di radiazioni pari a 0,66 Sievert: l'esposizione alla dose di 1 Sievert è associata all'aumento del 5% delle probabilità di morire di cancro. E questo senza contare il soggiorno sul Pianeta Rosso - almeno 500 giorni per ammortizzare il viaggio - che equivarrebbe a una dose extra di radiazioni."

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