La vita aliena su Kepler 452 b secondo padre Funes, direttore della specole Vaticana

Ma il Vaticano cosa ne pensa degli esopianeti potenzialmente abitabili e in particolare di Kepler 452b? A chiarire la posizione della Chiesa ci ha pensato il direttore della Specola Vaticana, José Gabriel Funes, in un'intervista al canale cattolico Tg2000. Secondo il religioso "ci vorranno altri 10 anni per avere i telescopi, gli strumenti e la tecnologia che ci permettano di osservare l'atmosfera di questo pianeta e vedere se ci sono elementi che tracciano la vita, come sulla Terra, come l'ossigeno e il carbonio. Finché non arriviamo a questo punto, a cui probabilmente arriveremo, è molto difficile azzardare delle conseguenze". La scoperta del pianeta extrasolare più simile alla Terra scoperto fin'ora, non ha minato le certezze granitiche della chiesa sulla singolarità della razza umana, ma pone anche agli scienziati cattolici alcune domande ineludibili.

Il direttore dell'Osservatorio astronomico vaticano, ha spiegato che è necessario "avere pazienza" e bisogna "dare tempo alla ricerca di andare avanti perché non sappiamo la massa, la composizione chimica di questo pianeta. La ricerca scientifica, se fatta bene, richiede pazienza. Pazienza per confermare i risultati e pazienza per investire. I grandi progetti non si portano avanti senza l'investimento di tempo e soldi".

 

La vita aliena potrebbe trovarsi su Kepler 453b? "Non credo - risponde padre Funes - che troveremo la vita in atto. E' possibile che troveremo dei pianeti che riuniscano le condizioni in cui si possa sviluppare la vita: pianeti dove forse è in processo lo sviluppo della vita. Più di questo non possiamo dire.

 

Ma il direttore della Specole Vaticana ci tiene a precisare che "l'unico caso di un pianeta che ospita la vita è il nostro. Abbiamo il pregiudizio della Terra per capire e conoscere altre forme di vita".

 

Il gesuita ha ricordato che "sono già passati 20 anni dalla scoperta del primo pianeta extrasolare, cioè un pianeta che gira intorno ad un'altra stella. La novità in particolare per questa scoperta è che si tratta di un pianeta simile alla Terra, un 60% più grande del nostro pianeta classificato come super-terra, che gira intorno ad una stella che è simile al sole e si trova ad una distanza che corrisponde a quella che si chiama la zona di abitabilità. Una regione attorno alla stella, dove potrebbero esserci le condizioni per ospitare la vita. Questa è la grande novità di questa scoperta".

 

Padre Funes, infine, precisa che i tanti soldi spesi per la ricerca spaziale non sono sprecati:

"Penso che sia un modo molto bello di utilizzare le nostre risorse. Certamente queste missioni spaziali e i grandi telescopi costano tanto ma molto meno rispetto agli investimenti per le armi o altre cose che non aiutano l'umanità. L'umanità è curiosa e anche i poveri hanno il diritto di sapere di che cosa è fatto l'Universo. Anche i popoli più poveri hanno diritto a partecipare alla ricerca scientifica. La scienza dovrebbe aiutare anche ad essere un strumento di pace e giustizia".

In un'intervista con Radio Vaticana il  direttore della Specola Vaticana ribadisce lo stesso concetto:


R. – La novità di questa scoperta è che ci troviamo davanti ad un pianeta simile alla Terra, ma un pochino più grande, come quelle che si chiamano “super-terre”. Gira attorno ad una stella molto simile al nostro Sole e si trova in quella che si chiama la "zona di abitabilità" che potrebbe essere ospitale alla vita.


D. – Ma ci darebbe anche qualche input in più per capire quello che è accaduto in origine sul pianeta Terra?

R. – Siamo molto lontani ancora da questo. Dobbiamo prima stabilire se si tratta di un pianeta terrestre, quindi della stessa composizione e densità della nostra Terra. Poi - forse fra 10 anni - saremo in grado di osservare l’atmosfera di questi pianeti e vedere se ci sono degli elementi che ci dicono che ci sia realmente una possibilità di vita, come l’ossigeno, l’idrogeno, il carbonio. Però la cosa importante è continuare con questi sforzi della ricerca, perché ci aiutano e ci mettono davanti ad una prospettiva dell’essere umano più larga rispetto a quella di tutti i giorni. In questo senso penso che sia una cosa importante.


D. – Scienza e fede in questo genere di ricerca sono in armonia?

R. – Non c’è una differenza. I risultati scientifici sono quelli che la comunità scientifica accetta come validi. Non c’è una "scienza cattolica" e una "scienza non cattolica", c’è la scienza, che ha certamente un modo di avvicinarci alla realtà diverso da quello che ci offre la religione o la fede, ma sono due cose complementari. Questo certamente! E si possono quindi anche aiutare a vicenda. Penso che siamo su questa strada…Direi senz'altro che la teologia potrà dire qualcosa su questo argomento solo una volta che troveremo qualche risultato scientifico… Bisogna aspettare e avere pazienza. Intanto studiamo e continuiamo con le nostre ricerche.


D. – Quindi l’umiltà, forse, è la cosa che più ci insegna questa scoperta?

R. – Sì e che c’è molta strada da fare, che facciamo progressi e questi progressi vengono compiuti grazie al lavoro di tante persone. Questo dimostra l’importanza io direi anche della scienza ed è una cosa molto bella, che può ispirare i giovani.

Padre Funes e gli extraterrestri

Il direttore della Specola Vaticana, intervistato qualche anno fa dall’Osservatore Romano sulla vita extraterrestre e la fede cristiana aveva affermato: “A mio giudizio questa possibilità esiste. Gli astronomi ritengono che l’universo sia formato da cento miliardi di galassie, ciascuna delle quali è composta da cento miliardi di stelle. Molte di queste, o quasi tutte, potrebbero avere dei pianeti. Come si può escludere che la vita si sia sviluppata anche altrove? C’è un ramo dell’astronomia, l’astrobiologia, che studia proprio questo aspetto e che ha fatto molti progressi negli ultimi anni. Come esiste una molteplicità di creature sulla Terra, così potrebbero esserci altri esseri, anche intelligenti, creati da Dio. Questo non contrasta con la nostra fede, perché non possiamo porre limiti alla libertà creatrice di Dio. Per dirla con san Francesco, se consideriamo le creature terrene come “fratello” e “sorella”, perché non potremmo parlare anche di un “fratello extraterrestre”? Farebbe parte comunque della creazione…"

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