ICub, da dove viene il robot bambino apparso ieri a Ballarò

Ha fatto molto scalpore ieri nella trasmissione di Rai3 Ballarò, l'apparizione di iCub. Molti non conoscevano il robot androide, costruito dall'Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) di Genova e ne sono rimasti affascinati. Alto 104 cm e pesante 22 kg, per estetica e funzionalità ricorda un bambino di circa tre anni. Nonostante la sua prima apparizione televisiva, il piccolo umanoide era stato già presentato al Festival della Scienza di Genova nel 2009. iCub è un'eccellenza italiana ma sviluppata congiuntamente al RobotCub Consortium europeo. Il maggiore scopo di questa piattaforma informatica e hardware è quella di studiare la cognizione, attraverso l'implementazione di algoritmi motivati dalla biologia. iCub impara, apprende e fa esperienza. Noi vi raccontiamo la sua storia, e che cosa potrà fare in futuro.

L'apparizione del piccolo robot umanoide su Rai 3. A spiegare le sue abilità l'ing. Roberto Cingolani.

Il progetto iCub nasce dall'amalgama di discipline differenti come l’intelligenza artificiale, la robotica e le neuroscienze, e ha l’obiettivo di indagare l’intelligenza umana e di ricrearne le condizioni e le caratteristiche in una piattaforma robotica umanoide, il robot iCub.

 

Il progetto è guidato dalla iCub Facility dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) coordinata dal Prof. Giorgio Metta. iCub è un progetto trasversale che si avvale anche della collaborazione del dipartimento Robotics, Brain and Cognitive Sciences (RBCS) guidato dal Prof. Giulio Sandini, del dipartimento Advanced Robotics (ADVR) e dal dipartimento di Pattern Analysis and Computer Vision (PAVIS).

 

 

La cosa straordinaria è che Il progetto è open-source sia per il software disponibile gratis e non criptato, che per la parte hardware, approfonditamente descritta nelle sue componenti, con pezzi reperibili sul mercato.

Cosa può fare iCub

 

La piattaforma iCub ha la forma e le dimensioni di un bambino di circa 4 anni, da cui il nome “cub” che in inglese significa “cucciolo”. Possiede 53 “snodi” (gradi di libertà) di movimento, la maggior parte dei quali sono nelle braccia e nelle mani per consentire azioni di presa e di manipolazione fine degli oggetti. iCub ha telecamere che riproducono la vista, microfoni per la ricezione di suoni, sensori inerziali che riproducono il senso dell’equilibrio, e sensori tattili e di forza per misurare l’interazione con l’ambiente.


Come spiega closeupengineering, tali caratteristiche rendono iCub un robot umanoide che è in grado di vedere l’ambiente che lo circonda, riconoscere alcuni oggetti, capire se una persona è presente di fronte a esso, rispondere a semplici comandi vocali oppure al contatto fisico con le persone. Inoltre, a comando può afferrare oggetti ed eseguire alcune azioni come spostare, prendere, rovesciare, ecc. Ogni azione è eseguita da iCub in maniera autonoma, contando solo sui suoi sensori.


Ma sopratutto iCub combina tutte le sue abilità come fanno gli esseri umani e mette le sue funzioni al servizio di un quadro globale. Grazie al sensore di equilibrio può camminare, anche se lentamente; è in grado di comprendere comandi vocali e rispondere facendo affidamento alle espressioni facciali, che aiutano a comprendere lo stato d'animo del robottino; è in grado di afferrare oggetti e manipolarli per raggiungere degli scopi e, cosa da non sottovalutare, sa imparare dagli errori: nel caso in cui il primo tentativo vada a vuoto, iCub è pronto a riprovare, calibrando il tiro in maniera più esatta. Con questo curriculum – tra l'altro, in continuo aggiornamento e miglioramento – iCub si candida a ricoprire i ruoli più disparati. Potrebbe ben presto fare ingresso nelle nostre abitazioni in qualità di collaboratore domestico, oppure essere utilizzato in centri di recupero speciali con mansioni ad hoc.

Questi risultati sono stati possibili in parte grazie a numerosi progetti finanziati all’interno dalla Commissione Europea quali per esempio: ITALK (linguaggio), CHRIS (interazione uomo-macchina), RoboSKIN (sviluppo pelle robotica), Poeticon (azione e linguaggio), eMorph (sviluppo sensori visivi innovativi), RobotDoc (training), Viactors (attuatori), EFAA (architettura cognitiva), Xperience (architettura cognitiva), Darwin (controllo delle azioni), ImClever (curiosità e motivazioni).

 

In una recente statistica sui progetti open source effettuata da Ohloh.net, il progetto iCub risulta tra i progetti open source più attivi in termini di traffico del sito internet, del numero di linee di codice e del numero di utilizzatori. Statistica che testimonia la vitalità del progetto iCub, vitalità che è fondamentale per affrontare problemi difficili come quelli dell’intelligenza artificiale.


Se pensate però di comprare il piccolo cucciolo di robot per la vostra casa o come amico fidato, dovrete aspettare. Il suo valore oggi si aggira su oltre 250.000 euro. Ma i suoi creatori sperano presto di massimizzare i costi e migliorarne le prestazioni. Il progetto punta alla creazioni di piccoli androidi su larga scala. Il futuro è già qui.

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