Incendi Canneto di Caronia, dagli alieni alle manette: i Pezzino a processo per truffa aggravata e procurato allarme sociale

Novità in vista per i due unici accusati degli incendi nel borgo siciliano di Canneto di Caronia. La Procura della Repubblica di Patti ha chiesto il rinvio a giudizio per Giuseppe Pezzino 26 anni e per il padre Antonino di 55 anni. I due uomini sono accusati di incendio, danneggiamento seguito da incendio, concorso in truffa aggravata e procurato allarme sociale. Le indagini aveva avuto una svolta nel marzo scorso quando i due Pezzino erano stati indagati (Giuseppe era pure finito ai domiciliari). I roghi di Caronia iniziati nel 2004 hanno tenuto la cittadina sotto scacco per oltre dieci anni fino alla clamorosa svolta di qualche mese fa. Sarà il processo adesso a stabilire la sorte dei Pezzino.

I due uomini -che si proclamano tutt'ora innocenti nonostante le intercettazioni telefoniche e i numerosi elementi probatori- rischiano oltre dieci anni di carcere e un  cospicuo risarcimento verso lo stato e gli ignari cittadini, che in questi anni hanno vissuto nel terrore di uscire di casa, per non ritrovarsi i loro oggetti avvolti dalle fiammeI carabinieri nel loro ultimo comunicato stampa hanno fornito ulteriori dettagli sui modi in cui i due uomini agivano, in sinergia tra di loro, per massimizzare il danno e creare un allarme crescente. 

Gli inquirenti hanno ricostruito in modo meticoloso e analitico tutti gli ultimi episodi incendiari, incrociando gli spostamenti dei Pezzino, i filmati e le chiamate ai vigili del fuoco.Il quadro che emerge è chiaro nel memoriale investigativo reso noto dai carabinieri in concomitanza con il rinvio a giudizio:

"All’esito delle indagini preliminari la Procura della Repubblica di Patti ha richiesto il rinvio a giudizio per: PEZZINO Giuseppe, un 26nne abitante della frazione Canneto del comune di Caronia, ed il padre, PEZZINO Antonino, cl. 1960 per svariati episodi di incendio, danneggiamento seguito da incendio, concorso in truffa aggravata e procurato allarme sociale."


Nel mese di marzo u.s., l’attività investigativa aveva portato all’arresto di Pezzino Giuseppe, sottoposto alla misura degli arresti domiciliari ed alla emissione di un avviso di garanzia al padre Pezzino Antonino. A questi atti erano seguiti gli interrogatori dei due che fornivano le loro giustificazioni al Magistrato Inquirente in merito alle loro scorribande che avevano gettato il terrore nell’area che, già dal gennaio 2004, era stata al centro di vari eventi incendiari noti come i “roghi di Canneto di Caronia”.

I fenomeni noti come i “roghi di Canneto di Caronia” iniziati nel gennaio 2004 avevano costituito oggetto di un procedimento iscritto a carico di ignoti presso la Procura della Repubblica di Mistretta, ed era stato oggetto di un “gruppo interistituzionale d’osservazione“ dei c.d. fenomeni di Canneto di Caronia, coordinata da VENERANDO MANTEGNA Francesco. 

Per i danni provocati dagli incendi alcuni abitanti avevano ottenuto dagli enti preposti cospicue somme di denaro a titolo di risarcimento. 

Ma questi fatti non costituiscono oggetto dell’attuale procedimento dato che il fenomeno subiva una sostanziale interruzione nel 2008. Invece, nel luglio 2014, tornavano a manifestarsi i roghi che riportavano la frazione al centro di un rilevante interesse mediatico. 

La vicenda, sin dalle prime battute, generava sgomento fra la popolazione residente, ed una meticolosa indagine veniva avviata pertanto da parte dei Carabinieri sotto il coordinamento della Procura di Patti. Dopo aver analizzato i primi episodi, caso per caso, gli inquirenti decidevano di perimetrare l’area con una serie di telecamere occultate in grado di fornire spunti per individuare come si sviluppassero i fenomeni. I servizi di osservazione - integrati da altre indagini tecniche e tradizionali - erano pianificati in modo da garantire l’osservazione sulle cinque abitazioni attinte dagli eventi incendiari che, dal 14 luglio del 2014 fino all’ 8 ottobre 2014, si sviluppavano in abitazioni a schiera in via del Mare.

La privilegiata prospettiva permetteva di cogliere piccoli e grandi incendi avvenuti ogni giorno, a tutte le ore. Un drammatico appuntamento che vedeva danneggiati beni, sia mobili che immobili, di proprietà di alcune famiglie piombate nella disperazione. Si tratta di più di venti episodi censiti per i quali l’arrestato - in via esclusiva per alcuni, e insieme con il padre per altri - dovrà rispondere dei reati di incendio, danneggiamento seguito da incendio, concorso in procurato allarme e concorso in tentata truffa aggravata.


Fra i casi elencati assumono valore rilevante gli episodi del:

- 20.07.2014, nella cui data si registrava un incendio aggravato alla mansarda dell’abitazione dei PEZZINO, in cui PEZZINO Giuseppe cagionava l’incendio appiccando il fuoco a cartoni, stracci ed abbigliamento vario posti su due scrivanie in legno. Le fiamme si propagavano all’autoclave, al serbatoio in pvc ed alle travi in legno e l’incendio creava pericolo per la pubblica incolumità (per la vicinanza della ferrovia e la presenza di altre abitazioni attigue). Nella circostanza i Carabinieri verificano che pochi attimi prima del fatto il giovane era stata l’unica persona che si era affacciata dalla finestra, guardandosi intorno con fare sospetto; 

- 22.09.2014, allorquando prendeva fuoco un ombrellone da spiaggia in un garage. Nella circostanza i Carabinieri verificano che anche qui, pochi attimi prima del fatto, il giovane era l’unica persona presente;

- 24.09.2014, per il quale sia il padre che il figlio dovranno rispondere di danneggiamento seguito da incendio, avendo danneggiato un pick-up dell’Unione dei Nebrodi. In questa vicenda emerge con chiarezza che il padre ha dichiarato di aver per primo constatato l’evento insieme al cognato che, invece, non era presente. Quest’ultimo, su pressione di Pezzino Antonino, successivamente rendeva ai Carabinieri dichiarazioni che servivano verosimilmente a depistare le indagini e non far percepire la presenza nei luoghi del Giovane Pezzino; 

- 25.09.2014, con l’incendio ad alcuni vestiti accatastati nel sottoscala dell’abitazione di PEZZINO, del quale si sarebbe reso autore solo il figlio;

- 30.09.2014, con il primo degli incendi alla Fiat Bravo dello zio di PEZZINO, cui segue un ulteriore episodio il giorno 01.10.2014, di cui si sarebbe reso partecipe solo il PEZZINO Giuseppe;

- 30.09.2014, in cui prende fuoco un sacco in plastica contenente abiti, posto sotto il capanno adiacente al gazebo di fronte all’abitazione della famiglia PEZZINO, e di cui si sarebbe reso partecipe ancora il PEZZINO Giuseppe;

- 30.09.2014, con l’incendio all’Alfa Romeo 147 dei cugini di PEZZINO, sempre ad opera del PEZZINO Giuseppe;

- 07.10.2014, con le fiamme che interessavano alcuni oggetti posti nella cantina della famiglia PEZZINO, in un locale sotto il livello della strada, raggiungibile attraverso una piccola stradina, episodio di cui si sarebbe reso responsabile nuovamente il PEZZINO Giuseppe.

Tutti gli episodi avevano verosimilmente lo scopo di far crescere il livello d’attenzione mediatica ed istituzionale sui fatti. Su ciò si è innestata - come è stato dimostrato dalle intercettazioni telefoniche ed ambientali - un’azione raffinata del padre che completa quella incendiaria del figlio. 

Le azioni non erano fini a se stesse, ma orientate a far credere - su loro esplicito suggerimento - che quelli fossero inspiegabili fenomeni di autocombustione, prospettando una ripresa degli anomali fenomeni incendiari e di presunto elettromagnetismo verificatisi nel 2004 nella frazione.

In ciò venivano coinvolti i mass media e, con sapiente azione, i due inducevano il Sindaco di Caronia ad emettere, a tutela della pubblica incolumità, delle ordinanze di sgombero di abitazioni; il tutto consentiva di lamentare disagi derivanti dalla situazione, con vibranti manifestazioni di protesta per esercitare una forte pressione mediatica verso le autorità con lo scopo di far dichiarare lo stato di emergenza (ufficialmente chiesto dal Sindaco di Caronia con nota di prot. 6243 del 20/07/2014), o comunque affinché si riconoscesse la necessità di fronteggiare la situazione con idonee misure finanziarie. In tale ottica, l’intento accertato dagli inquirenti consisteva in atti diretti ad indurre in errore la Presidenza della Regione Siciliana – Dipartimento della Protezione Civile, al fine di procurare ingiusti profitti derivanti dall’ottenimento di somme di denaro a titolo di indennizzo o contributi di assistenza economica o risarcimenti danni, nonché ad ottenere nuove abitazioni a seguito della possibile delocalizzazione, eventi che non si verificavano per cause indipendenti dalla loro volontà. Dopo gli incendi del 20.07.2014 veniva attivato nella località Canneto di Caronia un dispositivo di vigilanza fissa H24 garantito dai volontari della Protezione Civile regionale, con funzione di prevenzione e soccorso. Appena revocato il presidio, il 15.09.2014, riprendevano in via del Mare, a ritmi incessanti, gli episodi di appiccamento di fuochi che si caratterizzavano tutti per l’avere un fattore comune: pochi attimi prima del divampare delle fiamme, nelle immagini registrate, si vedeva il giovane fare la spola fra i luoghi ed un gruppo di persone che, da lì a poco, percepivano l’evento. Il giovane, sfruttando la reciproca attenzione degli uni verso gli altri, si defilava dal gruppo, cominciando - in modo appartato ed approfittando di copertura offertagli dalla zona prescelta rispetto alla prospettiva degli altri - uno strano andirivieni dall’abitazione o dai luoghi dove, di lì a poco dopo, sarebbe scoppiato un incendio o si sarebbe percepito del fumo. Compiuta la sua azione, si allontanava dai luoghi, prima che si avvertisse il fumo o una sirena antincendio avvisasse i presenti all’evento. 

Così, mimetizzato fra le vittime, il PEZZINO Giuseppe aveva una copertura agevolata agli occhi degli abitanti della frazione. Una mimetizzazione che solo con l’attenta attività intrapresa ha potuto smascherare un cliché che vedeva ogni persona nuova che entrava su quel proscenio accolta quasi sempre dall’altro indagato, PEZZINO Antonio e poi invitata a fare un giro guidato dei luoghi interessati dagli episodi. Il tutto, spesso, mentre il figlio si rendeva abile esecutore di eventuali azioni che, così, agli occhi degli inconsapevoli visitatori apparivano come eventi di autocombustione. 


Un caso sintomatico fra tanti è quello che è accaduto ad una giornalista televisiva locale che il 07.10.2014, attirata dal clamore mediatico, si recò sui luoghi venendo intrattenuta dal PEZZINO Antonino e da altri astanti, mentre PEZZINO Giuseppe scivolava indisturbato all’interno di una cantina; di là ne usciva poco dopo scavalcando una ringhiera, in modo da ricollocarsi nel campo visivo di tutti e dare la sensazione che non si fosse allontanato. Ciò serviva per far credere alla giornalista che l’evento incendiario, che da lì a poco sarebbe stata lei per prima a notare, era un fenomeno inspiegabile di autocombustione. 

Molti poi erano pronti a riferire di fatti che poi, sentiti dagli inquirenti, non confermavano. 

Spicca ancora l’episodio dell’incendio del pick-up dell’Unione dei Nebrodi avvenuto il 24.09.2014, in cui padre e figlio vengono immortalati, pochi attimi prima, mentre confabulano, si avvicinano al mezzo, ed infine, si allontanano attendendo che la loro azione produca gli effetti desiderati. In questo frangente in cui si ritengono inosservati, si affaccia sulla scena un’anziana parente, cacciata con un evidente gesto di stizza. 

Sono del pari evidenti segni di inequivocabile colpa di PEZZINO Giuseppe nei due episodi incendiari della Fiat Bravo di un abitante del luogo - avvenuti nella frazione il 30 settembre e giorno 1 ottobre 2014 - che vengono immortalati e che evidenziano come il proprietario lasciava un finestrino leggermente abbassato che diventa lo spunto per l’azione incendiaria condotta dal PEZZINO Giuseppe, incurante della presenza a pochi metri di un presidio dei Vigili del Fuoco. 


Oppure è parimenti esplicativo della capacità del giovane l’episodio del 30.09.2014, quando ad incendiarsi fu il sedile posteriore dell’Alfa Romeo 147 di un altro loro parente del luogo. PEZZINO Giuseppe accoglieva l’uomo dopo che questi aveva parcheggiato l’auto; ma il piromane aveva in serbo una sorpresa: sfruttando un attimo di distrazione del proprietario, faceva leva in modo da lasciare la portiera posteriore destra semiaperta, così, guadagnandosi la facoltà di accedere al veicolo anche dopo che il cugino attivava la chiusura centralizzata a distanza. Di lì a poco, infatti, tornava sul veicolo sul quale, dopo la sua azione, si sprigionava del fumo. 

Questi ed altri episodi sono stati accertati nei mesi di indagini ed hanno portato prima alla misura cautelare emessa dal GIP. Dott. Ugo Domenico Molina, poi, dopo gli interrogatori degli indagati, alla formulazione della richiesta di rinvio a giudizio degli indagati.

Commenti: 15 (Discussione conclusa)
  • #1

    IBelive (domenica, 14 giugno 2015 13:51)

    Gli unici in italia mandati in giudizio così velocemente, neanche fossero Totò o 'u curtu e Provenzano...se facessero così veloce con i colletti bianchi il problema delle code nei processi era bello che risolto.

    Deboli con i forti e forti con i deboli in questo stato corrotto e schifoso!

  • #2

    Faust3 (domenica, 14 giugno 2015 14:26)

    Gombloddo.

  • #3

    Ludovico (domenica, 14 giugno 2015 15:10)

    ". Una mimetizzazione che solo con l’attenta attività intrapresa ha potuto smascherare un cliché che vedeva ogni persona nuova che entrava su quel proscenio accolta quasi sempre dall’altro indagato, PEZZINO Antonio e poi invitata a fare un giro guidato dei luoghi interessati dagli episodi. Il tutto, spesso, mentre il figlio si rendeva abile esecutore di eventuali azioni che, così, agli occhi degli inconsapevoli visitatori apparivano come eventi di autocombustione. "

    #schifo totale tanto in Italia non paga mai nessuno e la faranno franca

  • #4

    Malles (domenica, 14 giugno 2015 17:43)

    Hanno tenuto in scacco per più di un decennio...polizia, carabinieri, esercito, investigatori di mezzo mondo, quindi nessun gombloddo, sono stati proprio loro, speriamo quindi che la giustizia cali pesantemente sui colpevoli. Ma per pura curiosità, mi piacerebbe molto sapere (ma dubito sveleranno i propri segreti da maghi) come riuscivano a far suonare gli allarmi di auto chiuse, anche in contemporanea ad altre, o com'è che riuscivano a bruciare le radici di fiori posti nei vasi, od anche come a liquifare sedili di auto in sosta e chiuse, o come sono stati capaci di di fondere una sedia di plastica occupata per un riposino, dal capo dei vigili del fuoco, mi chiedo poi il loro metodo per bruciare la parte interna di un frigorifero non in funzione.

    Questi vanno si puniti, ma lasciatemi dire che sono meglio di H.Houdini, D.Copperfield, D.Blaine, Silvan e &.penso non sveleranno mai le loro sublimi tecniche di prestigiatori, perchè si sa che nessun vero professionista le divulgherà mai. Come facevano ad entrare dentro a case chiuse e ad incendiare materassi sopra i quali riposavano gli inquilini? Fenomenali, davvero! Senza contare che riuscivano a far fondere telefoni, climatizzatori, sedie, lavatrici, mobili, ecc. il tutto dentro abitazioni chiuse. La loro tecnica prestigiatoria è veramente sopra ad ogni altra, ma come colpevoli vanno seriamente puniti, senza dubbio.
    Un saluto

  • #5

    Si sono un "complottista" e allora? (domenica, 14 giugno 2015 17:56)

    ehhhh già me li vedo i carabinieri tutti contenti...abbiamo risolto tutto..ooo.ooo...
    Con il popolino esultante pronto a mandare alla forca i primi due ineffabili piromani con il dono dell''ubiquità ;) la giustizia questa sconosciuta.

  • #6

    Fabio (domenica, 14 giugno 2015 18:10)

    Pienamente d'accordo con Malles, adesso vogliono coprire un caso irrisolto dando la colpa a due sfigati che ci hanno marciato sopra.
    E' sempre l'Italia di cento anni fa considerata tale dai tedeschi...una bandiera polenta e mandolino...il paese dei balocchi

  • #7

    Hiver (domenica, 14 giugno 2015 19:04)

    Saludusu... carmelitani e non. Pro pezzino e pezzini di altro. Quale sarebbe la volontà di insabbiare il caso? Si chiama processo per questo, non vanno alla FORCA, li giudicherà un tribunale, se hanno le prove ( e le hanno le fottute prove) li mandano in galera. Dove lo vedete questo accanimento? Pagine tristi, sia per loro che per quelli pronti a giustificare l'ingiustificabile. Come ebbe a dire il sempre fu, "fate non foste a viver come bruciacchiati." Li hanno beccati, fatevene una ragione.
    Per precisare parlo dei fatti post 2013/2014. Per i fatti del 2004 è tutto archiviato ( ma solo loro, lui il vecchio soprattutto per me).
    Saludusu e tanti fuochi fatui a tutti.

  • #8

    Gioele (domenica, 14 giugno 2015 19:11)

    Ah ma erano ancora a piede libero? da mo pensavo fossero dentro.

  • #9

    Yale (domenica, 14 giugno 2015 19:35)

    Citazione:...<< Come facevano ad entrare dentro a case chiuse e ad incendiare materassi sopra i quali riposavano gli inquilini?.. >>
    .
    O_____o
    Scusa di grazia, senza polemica la fonte di questa cosa? davano fuoco ai materassi con la gente che ci dormiva sopra? e quelli si svegliavano? Dove hai letto questa perla? Come mai non è agli atti.

  • #10

    Lau (domenica, 14 giugno 2015 19:41)

    Chi è quel ciccione che guarda la foto del soffitto bruciato ^-^ ?

  • #11

    SS (domenica, 14 giugno 2015 20:12)

    Il Prof. VENERANDO è stato minacciato e zittito brutalmente, altre che storie.

  • #12

    Superciuk (domenica, 14 giugno 2015)

    A Canneto in Oltrepò non si fanno le canne come a Canneto di Caronia ma imbottigliano dell'ottimo barbera, ve lo assicuro, il mio amico Gustavino dell'Acqua è sul luogo per degustare.

  • #13

    john (lunedì, 15 giugno 2015 09:28)

    finalmente li hanno presi! altro che alieni...

  • #14

    Mario Crocetta (lunedì, 15 giugno 2015 15:20)

    Ho letto tutti i commenti e c'è da rimanere costernati.
    Il garantismo a giorni alterni non aiuterà nessuno. "Li hanno presi", "in prigione" ecc sono termini vergognosi ancora di più per due persone innocenti fino a prova contraria.
    Doveva essere davvero dottor Jekyll e mister Hyde il sig. Nino Pezzino per appiccare incendi ed essere contemporaneamente a capo del comitato. Chi si prende la responsabilità di descrivere questa persona così malvagia e malata? Fatelo voi. Il figlio di Pezzino nel 2004 era adolescente e questo la procura non lo ha considerato. Non è la prima volta che i carabinieri, perfino i RIS sbagliano le indagini, e vorrei ricordare a tutti i colpevolisti che gioiscono che un reato non fa tutti i reati e ogni dolo deve essere dimostrato singolarmente.

    Invito poi chi nascosto dall'anonimato ironizza su Venerando a provare a dirglielo in faccia cosa pensa.

  • #15

    FABIOSKY63 (mercoledì, 17 giugno 2015 01:28)

    EEEardi Roma! ah!ah! "e se NON fu Nerone saranno stati i suoi nemici!"...èèèhhm! mi domando per quanto ancora si continuerà a mischiare "il diavolo e l'acquasanta"!.. :D

    e qualcuno sa mica che fine ha fatto la "commissione scientifica" che si doveva pronunciare a Dicembre scorso?!?...avranno raggiunto gli stessi risultati -apparentemente comprovati- delle Forze dell'Ordine?!?... o_O

    "john (lunedì, 15 giugno 2015 09:28)
    finalmente li hanno presi! altro che alieni..."

    genialità incompresa la sua..."in casa" naturalmente... :D