Tra i Fast Radio Burst prove di un segnale alieno? La sequenza matematica che intriga gli scienziati

Si chiamano Fast Radio Burst, e ne abbiamo parlato tante volte. Sono esplosioni di onde radio che provengono dallo spazio, dall'origine ignota. Sembrano seguire un modello matematico, suggerendo che possano essere artificiali.
"Non possiamo scartare nessuna possibilità, neanche che siano messaggi originati da menti intelligenti" some si legge da New Scientist. E' vero d'altra parte, che li conosciamo ancora poco e nei prossimi anni questa ipotesi potrebbe cadere con nuovi studi, o venire rafforzate. Gli impulsi cosmici super-veloci provengono da distanze siderali, miliardi di anni luce lontani da noi. Gli scienziati li studiano da molti anni.

E' difficile captarli nel momento esatto in cui arrivano da noi."In media ci sono solo sette lampi al minuto da qualche parte in cielo, quindi ci vuole la fortunata di avere il telescopio puntato nel posto giusto al momento giusto", ricordava  Laura Spitler ricercatrice a Bonn dell'Istituto Max Planck. Eppure Michael Hippke uno scienziato tedesco dell'Institute for Data Analysis ha scoperto che le misure di dispersione di questi impulsi non sono casuali. Dietro si cela una sequenza di multipli. E -dice Hipple "è difficile che sia solo una coincidenza".

In realtà -spiega il Nat Geo- "non sapremo cosa sono davvero questi segnali finché non conosceremo l’esatta distanza della loro fonte." I ricercatori stimano le distanze astronomiche facendo una misura della dispersione, andando cioè a calcolare quanto materiale interstellare ha attraversato il segnale prima di giungere a noi: esplosioni più lontane creano segnali che arrivano ai nostri telescopi dopo aver viaggiato attraverso molti più residui interstellari rispetto a quelli più vicini.

FM 187.5?

Quando Michael Hippke del tedesco Institute for Data Analysis, ha tracciato le misure di dispersione delle 11 esplosioni conosciute, ha scoperto qualcosa di sorprendente: tutte le misure di dispersione sono multipli interi dello stesso numero, 187,5. In altre parole, forse la risposta alla domanda fondamentale sulla vita, l'universo e tutto quanto non è 42, è 187,5.

 

Rappresentati graficamente i dati sembrano piuttosto convincenti (vedi Figura 1 a pagina 2 del paper). Il team ha calcolato che ci sono solo 5 possibilità su 10.000 che questa ricorrenza di numeri possa essere una coincidenza. Inoltre, sempre secondo il team, nessun sistema astrofisico che conosciamo è in grado di produrre una distribuzione così graduale delle misure di dispersione.

 

Allora cosa sta succedendo? Se il modello è corretto vuol dire che le esplosioni di lampi radio non provengono da tutto l’universo, secondo l'astronomo Scott Ransom dello U.S. National Radio Astronomy Observatory. "Perché in quel caso dovrebbero essere uniformemente distribuiti", spiega. L’alternativa è allora che i segnali provengano da sorgenti vicine alla Terra. "La ripetizione matematica con cui vengono registrati i segnali potrebbe indicare una qualche strana specie di interferenza radio, suppongo", dice Ransom.

Una possibile spiegazione per la misteriosa ripetizione di 187,5 è che le pulsar, che potrebbero essere la sorgente di questi segnali, si comportano secondo leggi fisiche di cui non siamo ancora a conoscenza. Un’altra spiegazione è che il segnale provenga da un satellite spia non mappato, mascherato da segnale del lontano universo. O, forse ancora, 187,5 è davvero una freccia che punta in direzione di ET.

Collegando i punti cosmici


Si tratta di una possibilità interessante. Il problema è che il pattern matematico individuato nello studio non sopravviverà a lungo, per una semplice ragione: le osservazioni più recenti, non incluse nello studio e non riportate da New Scientist, non si adattano al modello matematico della ricerca.


Hippke e colleghi hanno esaminato le misure di dispersione degli undici lampi radio veloci per i quali sono disponibili pubblicamente i dati. Ma ci sono altri lampi in attesa dietro le quinte. "Ci sono cinque rivelazioni di lampi veloci che saranno pubblicate", afferma Michael Kramer dell'Istituto Max Planck per la radioastronomia. "E non si adattano al modello". Kramer fa parte del team di analisi dei dati raccolti dal Parkes Observatory in Australia, dove tutti i lampi radio veloci, tranne uno, sono stati registrati finora. "Il paper è prossimo alla pubblicazione", racconta.

Dubbi e ipotesi diversificate

Invece che da alieni, da astrofisica sconosciuta, o da interferenza terrestre, il misterioso modello matematico dello studio appena pubblicato proviene probabilmente dall’esigua dimensione del campione preso in esame, dice Ransom. Quando si lavora con una quantità limitata di dati - come è una popolazione di solo 11 eventi -  è fin troppo facile disegnare le linee che collegano i punti. Spesso, tuttavia, le linee scompaiono quando si aggiungono più punti.


"La mia previsione è che questo modello sarà smentito abbastanza rapidamente una volta che registreremo nuovi lampi", dice Duncan Lorimer, della West Virginia University, che ha rivelato il primo evento nel 2007. "'È un buon esempio di come si possano trovare risultati apparentemente significativi in set di dati sparsi".


Le teorie di probabilità su cui si basano i test statistici sono molto più affidabili quando vengono applicate a set di dati più grandi. Ecco perché gli scienziati si sforzano di includere il maggior numero di dati possibili, sia che stiano studiando pianeti extrasolari, tumori, topi in un labirinto, o segnali astrofisici di origine sconosciuta. 


"È possibile che sia solo un artefatto", conferma Hippke, riferendosi alla ripetizione matematica rintracciata nei segnali. "So che sono stati trovati diversi nuovi lampi radio veolci, ancora non pubblicati. Suggerirei allora a questi ricercatori di rendere note le misure di dispersione di questi segnali il prima possibile, magari sotto forma di nota breve".
A quanto pare, insomma, le prove di una possibile comunicazione con civiltà extraterrestri sta sparendo con la stessa velocità con cui è emersa.

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