Ecco perché l'umanità è così ossessionata da Marte

Per i più avventurosi, il pianeta rosso non è legato solo alle esplorazioni dello spazio: è diventato il simbolo della speranza nel futuro dell’umanità. Forse è questo il motivo per cui, nel corso della storia, abbiamo assegnato a Marte un posto esclusivo nella coscienza collettiva e siamo così ossessionati dalla possibilità di colonizzarlo. Per fare un esempio, nell’aprile del 2013 l’organizzazione non profit olandese Mars One ha cominciato a cercare volontari interessati a un viaggio di sola andata per Marte. Malgrado il sacrificio legato a una missione del genere, all’appello hanno risposto più di duecentomila persone. Sapere che degli esseri umani sono disposti a lasciare il loro pianeta per andare incontro alla morte a decine di milioni di chilometri di distanza, ci fa capire che la storia d’amore dell’umanità con Marte potrebbe aver raggiunto un vertice di entusiasmo.

Ma come è nata questa passione? Secondo Sydney Do, uno studente dell’Mit che sta svolgendo un dottorato di ricerca sul cosmo e sulle tecnologie per sopravvivere nello spazio, il mito di Marte risale probabilmente all’antica Roma. In effetti, il pianeta porta il nome del dio romano della guerra.


Ma a prescindere dal suo fascino storico, il nostro desiderio di colonizzare il pianeta indica quanto siamo preoccupati per il futuro della nostra civiltà.


Un futuro al di là della Terra

Anche se non è il pianeta più vicino alla Terra, secondo gli scienziati Marte è quello più simile al nostro, per questo ne siamo così attratti. Negli anni sessanta la prima serie di sonde spaziali fu mandata verso i pianeti vicini e tornò con immagini della superficie di Marte che raffiguravano un pianeta arido e costellato di crateri, simili a quelli della Luna.


Dieci anni più tardi le missioni Mariner riportarono una versione diversa di Marte, segnalando vulcani immensi, dune di sabbia, letti di fiumi in secca e imponenti canyon che si estendevano per migliaia di chilometri.


Questa apparente familiarità ha alimentato il sogno che in futuro il pianeta potesse essere abitabile per gli esseri umani. Con i suoi giorni di 24,6 ore, le sue calotte polari ghiacciate e la sua vicinanza alla Terra, molti pensano che Marte sia adatto a ospitare insediamenti umani permanenti. Poiché le risorse naturali della Terra si esauriscono, l’idea è semplice: se la Terra non ci dà quello di cui abbiamo bisogno, forse lo farà lo spazio.

“Le agenzie spaziali di tutto il mondo concordano sul fatto che Marte è l’orizzonte finale dei voli spaziali umani”, dice Do, il ricercatore dell’équipe dell’Mit che in uno studio ha sfatato il mito dell’impossibilità della missione di Mars One. “Secondo molti, Marte è la meta più promettente per la colonizzazione a breve termine”.

Per il miliardario sudafricano Elon Musk la colonizzazione non è più un sogno. Lo stravagante amministratore delegato della Tesla ha affermato che la colonizzazione è necessaria se vogliamo garantire un futuro all’umanità.

 

All’inizio dell’anno la SpaceX, la sua azienda di esplorazione spaziale, ha annunciato di aver raccolto più di un miliardo di dollari da aziende come Google per la produzione della sua navetta spaziale e i posti a bordo dei suoi razzi sono tutti prenotati per i prossimi anni.

 

Intanto Richard Branson, il fondatore della Virgin, ha lanciato la Virgin Galactic, la prima azienda di voli spaziali commerciali.

 

Ma Musk e Branson sono solo i più recenti tra gli aspiranti colonizzatori. Nel 1979 lo scienziato Benton Clark pubblicò The Viking results. The case for man on Mars, il primo studio sul processo per rendere possibile la vita sulla superficie marziana. Nell’articolo Clark affermava che le spedizioni umane potessero ridurre il peso delle scorte “estraendo acqua dalla terra di Marte e separando gli atomi di ossigeno dall’anidride carbonica dell’atmosfera marziana”.

 

Pochi anni dopo, nel 1981, un gruppo chiamato Mars Underground organizzò una prima conferenza sull’ipotesi Marte a Boulder, in Colorado, per raccogliere idee sull’esplorazione del pianeta.


Tuttavia, anche se sono tante le analisi dettagliate sull’esplorazione di Marte, Do dice che sono state effettuate poche ricerche “serie” sulla colonizzazione del pianeta. Dato che finora nessun essere umano ha messo piede su Marte, non possiamo sapere cosa serva davvero per rendere possibile la vita sul pianeta.


Febbre marziana

A metà del diciannovesimo secolo l’astronomo statunitense Percival Lowell puntò il suo telescopio verso il firmamento, scrutò Marte attraverso il suo obiettivo e osservò alcune formazioni che gli sembrarono canali, dopodiché passò il resto della vita a cercare di convincere tutti dell’esistenza di una vita intelligente intorno a quei famigerati canali. Lo scienziato era convinto che Marte fosse una Terra più antica popolata da “una razza di ingegneri civili che avevano scavato una rete di canali d’irrigazione che abbracciava l’intero pianeta per fermare l’espansione del deserto rosso”.


“Lowell pensava che sul pianeta ci fossero segni di vita intelligente e fu uno dei primi a rendere Marte famoso”, dice Do. “Penso che il pianeta sia entrato a far parte della nostra cultura da allora”.


Diversi decenni dopo, nei primi anni cinquanta, il pioniere tedesco della missilistica Wernher von Braun scrisse una serie di articoli sullo spazio per Collier’s, un settimanale molto diffuso. I suoi pezzi raggiunsero un vasto pubblico e l’idea della colonizzazione di Marte si fece strada nella mente dell’americano medio.

Nei suoi articoli von Braun esaminò i problemi psicologici associati al lungo viaggio verso Marte:


Dopo qualche mese alcuni potrebbero perdere la ragione. Piccole consuetudini, come il modo in cui un uomo si fa schioccare le nocche, si soffia il naso, sorride, parla o gesticola, creano tensione e odio che potrebbero portare all’omicidio. Se qualcuno crolla, non si può annullare la spedizione e tornare sulla Terra. Dovrete portarlo con voi.


Così ebbe inizio la celebrazione di Marte nella letteratura, nelle canzoni e soprattutto nei film occidentali, come dimostrano classici del cinema di culto statunitense come Santa Claus conquers the martians del 1964 e Mars attacks! del 1996.

Fondare una colonia umana su Marte è una vera sfida, dice Do, e molte delle nostre tecnologie non sono state messe alla prova sulla superficie del pianeta. Il ricercatore avverte inoltre che la vera sfida è lo sviluppo di una tecnologia che permetta di respirare l’aria del pianeta.


A queste considerazioni se ne aggiungono altre ugualmente importanti. “Alla fine di un viaggio per Marte l’accelerazione sarà enorme, perché la navetta dev’essere lanciata con un bel po’ di energia per uscire dal campo gravitazionale terrestre e raggiungere il pianeta”, spiega Do. “Quindi occorre qualcosa che rallenti la navetta prima di raggiungere la superficie, che azzeri la velocità per evitare uno schianto. In sostanza, le molecole d’aria non sono sufficienti a produrre una spinta ascensionale come facciamo con le ali degli aeroplani qui da noi e non c’è abbastanza atmosfera per produrre un calore adeguato, per cui si potrebbe prendere fuoco mentre ci si avvicina al pianeta”.


La Nasa ha sperimentato degli occhiali che aiuterebbero gli astronauti su Marte a consultare grafici e procurarsi informazioni tecniche e geografiche


Se i primi esseri umani a raggiungere Marte saranno tanto fortunati da atterrare sani e salvi, dovranno capire come coltivare le piante necessarie per la sopravvivenza. Eppure gli appassionati di Marte sono convinti che ormai il pianeta sia raggiungibile.


Programmi come l’Apollo, che ha portato dodici astronauti statunitensi sulla Luna, hanno solo contribuito a far circolare l’idea che Marte sia la più logica delle prossime mete da raggiungere. Stando a un articolo pubblicato a marzo del 2015 su Computerworld, la Nasa ha sperimentato un tipo di occhiali intelligenti che aiuterebbero gli astronauti impegnati in una missione su Marte a consultare grafici e carte e a procurarsi informazioni tecniche e geografiche.


Malgrado le difficoltà di un possibile tentativo di colonizzazione, è chiaro che l’umanità avrebbe più possibilità di sopravvivenza se decidessimo di dividerci. E finché ci saranno esploratori convinti del fatto che al di là dell’atmosfera ci siano mondi migliori, e miliardari disposti a finanziarli, è probabile che la nostra storia d’amore con Marte non si esaurisca tanto presto.

Bibliografia e fonti

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Commenti: 1
  • #1

    Mauro (mercoledì, 15 aprile 2015 23:20)

    Marte è il futuro dell'umanità??? E come no! Anche io nel mio futuro sogno di trasferirmi nel deserto del Gobi. Ma mi facci il piacere... diceva Toto'.