Canneto di Caronia, fine delle indagini sugli incendi: atteso il rinvio a giudizio per i Pezzino

La procura di Patti ha chiuso il 5 Aprile scorso le indagini sui misteriosi fuochi di Canneto di Caronia. Le indagini svolte dai carabinieri sono ora nella mani del sostituto procuratore Alessandro Lia, che ha già inviato gli avvisi di garanzia ai due indagati Giuseppe Pezzino il 26enne agli arresti domiciliari dal 5 marzo scorso, accusato di aver provocato alcuni dei roghi sviluppatisi nei mesi scorsi, ed al padre Nino, 55 anni, portavoce degli abitanti della via Mare. Secondo quanto si legge nella Gazzetta del Sud  la Procura avrà venti giorni di tempo per decidere se avanzare la richiesta di rinvio a giudizio per i due indagati che hanno sempre dichiarato la loro estraneità ai fatti anche se Giuseppe Pezzino davanti al gip dopo l’arresto si avvalse della facoltà di non rispondere.

I tempo di chiusura delle indagini sono stati relativamente brevi, grazie alle prove raccolte in tutto questo tempo dai carabinieri. Oltre ai video, a processo i due accusati dovranno giustificare le intercettazioni telefoniche, in cui pianificano gli incendi, e parlano dei soldi (oltre 50.000 euro) che si sarebbe fatti sfuggire gli anni scorsi. Errori che i Pezzino -a sentirli confabulare al telefono- non vogliono commettere di nuovo.

A seguire tutti i dettagli, i video e gli stralci delle intercettazioni.

Le intercettazioni

Per ricostruire per filo e per segno il piano dei Pezzino gli inquirenti hanno intercettato i Pezzino:  

 

Il problema è che se io la gestisco come gli anni scorsi a me finisce poi che dice: con chi te la vuoi prendere? 10 anni fa si sono fottuti 50.000 euro, cose che io non ho preso e che poi me lo spiegano perché io non guardo a nessuno in faccia”. E’ lo stralcio di un’intercettazione telefonica in cui Nino Pezzino dichiara di non voler commettere gli errori del passato, di quelli del post 2004, quando molti ottennero risarcimenti e lui no. Un passaggio-chiave, secondo la Procura, che confermerebbe la “precisa ed astuta operativa dell’indagato”, come si legge nell’ordinanza.


In un’altra conversazione si fa riferimento alla necessità della dichiarazione dello stato di emergenza da parte del Sindaco per poi poter inoltrare richiesta di risarcimento: “Loro giustamente dicono il Comune si attiva e poi fa richiesta di finanziamento alla Regione e la Regione ci deve dare i soldi per forza”. E ancora: “La Regione si occuperà per la sistemazione nostra”“Per i rimborsi?”“Per i rimborsi, lui addirittura ha parlato di delocalizzazione”. Facendo riferimento a nuovi alloggi che potrebbero esser concessi. Ecco che, nell’ordinanza del Gip, si delinea anche la figura del figlio Giuseppe, la cui volontà è quella di “sostenere l’azione del padre, creando le condizioni necessarie affiché questi potesse chiedere ed ottenere indebite somme allo Stato, alla Regione e a qualsiasi Ente pubblico a ciò preposto”.


Più di 15 gli episodi di incendio contestati al giovane, in molti dei quali le sue stesse dichiarazioni andavano poi a cozzare con le immagini riprese dalle telecamere nascoste dei carabinieri. C’è stato anche un momento in cui i due hanno temuto di aver fatto qualche “cavolata” e che i militari dell’Arma potessero averli scoperti. Nino Antonino, in un’intercettazione con figlio, dichiara: “E vabbé, pazienza. L’importante che siamo, che tu non facesti minchiate, io te lo ripeto sempre fino a che muoio… guarda che non è l’assicurazione, qua è una cosa molto grave, ti cafuddano dentro, finì la tua vita…. Perciò se hai fatto una minchiata piglia avanti per non cadere, capito?”.


In un’altra intercettazione, emergono poi riferimenti all’arma utilizzata, quel laser jet mai ritrovato. “Lo sanno tutti Peppe che quel tipo di fuoco con la fiamma ossidrica non si può fare né tanto meno là perché avrebbero visto da una stanza all’altra no?... cioè quello si può fare esclusivamente se uno ha un oggetto da lontano”. E la risposta di Giuseppe: “Su internet la sola cosa che guardai fu il verricello guardai, quello della barca”. E Nino: “Si chiama Laser jet”.

La svolta delle indagini

Un punto di svolta nelle indagini era arrivato il 5 Marzo scorso quando i due residenti del luogo, Nino Pezzino e suo figlio Giuseppe erano stati accusati formalmente. Le indagini riguardano solo la seconda parte degli incendi, quelli fra il 20 luglio 2014 ed il 08 ottobre 2014. Gli accertamenti in fase avanzata avevano portato gli inquirenti, anche tramite prove video a individuare nei pezzino gli autori della truffa.

 

Incendi dolosi per incassare rimborsi dalla regione. La notizia era rimbalzata in tutti i maggiori quotidiani italiani da Repubblicaa Il Giornale fino a La Stampa e l'Ansa. La cittadina del messinese nel corso degli anni è stata interessata da una lunga sequela di fuochi che riguardavano oggetti, mobili ed elettrodomestici. L'inchiesta si era conclusa oggi con un atto formale: l'arresto di Giuseppe Pezzino 26 anni, già iscritto nel registro degli indagati e l'avviso di garanzia per suo padre Nino Pezzino, presidente dell'associazione dei cittadini vittime dei fuochi. 

 

Il giovane Giuseppe Pezzino secondo l'accusa sarebbe l'autore materiale almeno della seconda tornata di incendi. Il Gip gli ha concesso gli arresti domiciliari. Ad incastrare il ragazzo ci sarebbero anche dei video che avrebbero provato i sospetti degli investigatori.

 

Ad appiccare i fuochi sarebbe stato il ragazzo con la complicità del padre.

Quest'ultimo è anche diventato il presidente del comitato locale di residenti che chiedeva aiuti economici alle istituzioni per i cittadini colpiti dalla calamità le cui cause non erano state individuate nonostante numerosi sopralluoghi da parte di studiosi e rilevamenti scientifici. I roghi avevano provocato nei residenti una situazione di disagio e alcuni sono stati costretti anche a lasciare le loro abitazioni.

Secondo la Procura, il motivo degli incendi è esclusivamente economico. I due Pezzino, padre e figlio, avrebbero messo in scena i roghi con l’unico scopo di far crescere il livello d’attenzione mediatica sui fatti e sulla zona. E questo si evince anche attraverso alcune intercettazioni telefoniche che confermerebbero la “pressione” esercitata sul Sindaco di Caronia proprio per far sì che venisse emanata un’ordinanza di sgombero delle abitazioni e, contestualmente, venisse dichiarato lo stato di emergenza. In tal modo, infatti, si sarebbero potuti ottenere indennizzi, risarcimenti, contributi di assistenza o nuove abitazioni da parte della Presidenza della Regione Siciliana – Dipartimento della Protezione Civile.


“Nel corso delle perquisizioni - avevano dichiarato gli inquirenti – non sono stati trovati specifici apparecchi che Pezzino avrebbe potuto utilizzare per appiccare il fuoco, solo accendini. Però, in alcune conversazioni si fa riferimento ad un aggeggio quale il laser jet”.
I video che riprendono alcuni degli episodi che si sono manifestati tra luglio ed ottobre (sotto a seguire), secondo gli inquirenti, non farebbero che confermare tale ipotesi.


*Si ringrazia l'utente R.o.s per la segnalazione e le informazioni utili.

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