A caccia di extraterrestri con il NIROSETI, la tecnologia vicina all'infrarosso per setacciare il cielo

La ricerca di vita aliena nell'universo si arricchisce di un nuovo tassello. Un messanismo più sofisticato per ricercare vita fuori dal nostro pianeta servendoci della luce. In particolare l'approccio di ricerca sta lentamente andando dalla luce visibile al vicino infrarosso. Il progetto in questione si chiama NIROSETI o Near-infrared Optical SETI, opera nel vicino infrarosso, che gli consente di superare la barriera dei gas e della polveri interstellare che invece si frappone ai telescopi ottici. Questo nuovo strumento, dotato di rilevatori e sensori all’avanguardia, ha appena iniziato a setacciare il cielo alla ricerca di altri mondi, con la speranza di trovarne uno che abbia la vita.

Il SETI Institute fa un altro passo avanti nella sua missione, da quando nel 1960 Frank Drake ebbe la brillante idea di creare un'organizzazione scientifica per la ricerca di vita aliena, progetto che si concretizzò ufficialmente nel 1974.
Il nuovo dispositivo si trova nel Lick Observatory in California sul monte Hamilton.

A seguire tutti i dettagli.

Come accennato prima l’idea di risale a qualche decennio fa, addirittura al 1961, ma gli strumenti in grado di catturare gli impulsi di luce infrarossa sono disponibili solo da pochissimi anni. «Abbiamo dovuto aspettare che la tecnologia giusta emergesse», ha spiegato la Shelley Wright professoressa di Fisica all'università della California che ha guidato lo sviluppo del nuovo strumento. E proprio tre anni fa, quando lavorava al Dunlap Institute, la ricercatrice ha ottenuto i fondi per acquistare dei rilevatori all’epoca appena messi sul mercato e li ha testati per la loro utilità al telescopio che aveva in mente. E così è stato. NIROSETI sarà in grado di raccogliere molte più informazioni rispetto ad altri rilevatori ottici attualmente in opera, registrando i livelli di luce nel tempo, in modo che i modelli possano essere analizzati sperando di trovare potenziali segni di altre civiltà nell’Universo.


 Lo strumento è stata installato all’interno della cupola del Lick Observatory, gestito dall’Università della California, e ha iniziato ad operare lo scorso 15 marzo. In gergo tecnico si dice che ha visto la prima luce. Non è la prima volta che questo osservatorio, a est di San Josè (California), ospita esperimenti del gruppo di ricerca SETI (Search for Extra-Terrestrial Intelligence), inclusa la survey OSETI (Optical SETI) condotta tra il 2001 e il 2006 ovviamente nel campo della luce visibile. I ricercatori sono riuisciti a catalogare 4600 stelle nel raggio di 200 anni luce dalla Terra, comprese le stelle con pianeti già conosciuti dalla comunità scientifica.

Ecco team NIROSETI al Lick Observatory: Remington Stone, Dan Wertheimer, Jérome Maire, Shelley Wright, Patrick Dorval and Richard Treffers -Foto Laurie Hatch


Il centro NIROSETI al Lick Observatory
Il centro NIROSETI al Lick Observatory

Stelio Montebugnoli, responsabile in Italia del progetto SETI dichiara a Media Inaf:

 

"Sono convinto che possa essere una buona idea cercare su questa banda – perché le osservazioni nell’infrarosso ci permettono di osservare deboli stelle (con eventuali sistemi planetari) anche attraverso nubi di gas e di polvere, cosa ovviamente non possibile con i telescopi ottici. Da sottolineare anche che è attraverso questa finestra dello spettro elettromagnetico che gli astronomi hanno avuto la possibilità di studiare e mappare il centro della nostra galassia”.

"Se otteniamo un segnale da qualcuno che sta puntando verso di noi, potrebbe significare che c’è altruismo nell’Universo. Mi piace questa idea. Se vogliono essere amichevole, ecco chi troveremo»,  ebbe a dire Frank Drake."

"Si presuppone, che ET sia poi ad uno stadio tecnologico della sua evoluzione tale da essere in grado di rilasciare, volutamente o non, segnali della sua attività su questa banda di frequenze così elevate. Rimane fermo il fatto che da terra possiamo cercare segnali inviati da un eventuale ET solo attraverso quelle finestre (bande) dello spettro elettromagnetico che si “vedono” aperte verso l’universo, come ad esempio succede per la finestra radio.  Per effetto dell’azione attenuante dell’atmosfera invece, le osservazioni sulla banda degli infrarossi si devono effettuare con osservatori installati a bordo di satelliti o, accettando le limitazioni del caso, con osservatori installati ad alta quota”.



Due anni fa la famosa rivista Astronomy Magazine, aveva pubblicato sue pagine una lunga riflessione sulla ricerca di pianeti abitati. 
Si faceva riferimento non a vita elementare, ma ad un metodo per trovare vita intelligente. Nel lungo articolo veniva ripreso uno studio dei ricercatori della University of Hawaii e dell'Universita' di Friburgo che avevano ipotizzato la possibilità di cercare la vita extraterrestre attraverso i raggi infrarossi, ossia cogliendo gli eccessi di calore dei pianeti. Per fare questo, come si leggeva nella rivista , ci sarebbe però bisogno di costruire il più grande telescopio che si sia mai visto.

Discutine con noi nel forum: NIROSETI ,la ricerca si estende .

*Si ringrazia l'utente Miro per la segnalazione

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Commenti: 2
  • #1

    chip (giovedì, 26 marzo 2015 12:36)

    Dopo 41 anni dalla sua nascita, pare che solo dal 2015 il SETI abbia iniziato a cercare coerenti tracce tecnologiche aliene.
    Bene!, meglio tardi che mai :-)
    Avendo iniziato ora la ricerca, ci vorrà un po' di tempo prima di trovare qualcosa...

  • #2

    Paolo (giovedì, 26 marzo 2015 20:03)

    Io installai nel vecchio windows il primo SETI@home quando si appoggiavano sul calcolo distribuito dai pc condivisi di tutto il mondo...
    Altri tempi...