Philae si risveglierà? Il lander alla prova del nove per resuscitare sulla "cometa"

''Philae, ci sei?'': è questo il messaggio che la sonda Rosetta griderà giovedì 12 marzo all'alba, tentando per la prima volta di risvegliare il suo lander Philae, entrato in letargo lo scorso 15 novembre dopo aver esaurito le batterie a pochi giorni dal rocambolesco approdo sulla superficie della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko.


Dopo centinaia di simulazioni, i tecnici dell'Agenzia spaziale europea (Esa) hanno calcolato che la relativa vicinanza del Sole (che ora dista circa 300 milioni di chilometri) potrebbe già fornire energia a sufficienza per riattivare i pannelli del lander rimasto intrappolato in un angolo buio della cometa.


Per lui, quella di giovedì sarà solo la prima di una serie di sveglie: le chance di ripristinare il contatto aumenteranno col passare dei giorni man mano che la cometa si avvicinerà al Sole.

''Attualmente - spiega Stephan Ulamec, responsabile delle operazioni - Philae sta ricevendo il doppio della luce solare rispetto al mese di novembre. Forse il lander è ancora troppo freddo per poter pensare a un risveglio, ma vale la pena fare un tentativo''. ''Nelle più promettenti simulazioni - aggiunge Mario Salatti, co-responsabile di Philae per conto dell'Agenzia spaziale italiana (Asi)- è possibile che l'energia solare che investe il lander sia già oggi sufficiente per far sì che il sistema di comunicazione venga acceso''. 


Rosetta rimarrà in ascolto fino al 20 marzo per captare la risposta del lander. Il momento più favorevole per il contatto sarà durante gli 11 passaggi ravvicinati, quando la sonda si troverà in una posizione tale da poter sfruttare le ore in cui Philae riceve più luce solare. Una volta sveglio, il lander dovrà comunicare il suo stato di salute a Terra inviando una serie di dati: da questo controllo dipenderà la ripresa del lavoro sui 10 esperimenti a bordo.

«Philae attualmente riceve circa il doppio dell’energia solare che riusciva a captare nel novembre scorso» dice Stephan Ulamec, il lander manager di DLR.


Anche se il trio composto dalla cometa Churyumov Gerasimenko, Philae e Rosetta si trova ora a ‘solo’ 300 milioni di chilometri dal Sole, «sarà probabilmente ancora troppo freddo perché il lander riesca a svegliarsi, ma vale comunque la pena provarci. D’altra parte, le condizioni per raggiungere questo risultato miglioreranno di giorno in giorno» aggiunge Ulamec.


Non solo infatti c’è bisogno di radiazione solare a sufficienza per produrre energia elettrica (la potenza minima di attivazione è di 5,5 watt), ma pure che la temperatura interna di Philae raggiunga almeno i-45 celsius affinché possa tornare al lavoro. «Quello che sta facendo Philae dal novembre scorso è usare l’esigua energia solare che riesce a raccogliere per scaldarsi» spiega Koen Guerts, del centro di controllo di DLR. Solo quando riuscirà ad avere a disposizione energia elettrica sufficiente e temperature più alte di -45 gradi potrà iniziare la procedura vera a propria per iniziare a ricaricare le sue batterie.


Se il tentativo non andrà a buon fine si potrà riprovare, intanto però tutti all'ESA fanno il tifo per il Lander.

Ansa

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