"Andrò su Marte per non ritornare": Pietro Aliprandi, unico italiano nel progetto MARS ONE racconta a Ufoonline.it il suo sogno di pioniere spaziale

Colonizzare Marte: in corsa ora sono rimasti in cento e un solo italiano. Cinquanta uomini e altrettante donne, provenienti da tutti i continenti, pronti ad affrontare l'ultima fase della selezione. Pietro Aliprandi, studente di medicina a Trieste è l'unico nostro connazionale rimasto in gara per Mars One, il progetto proposto e guidato dal ricercatore olandese Bas Lansdorp, che ha lo scopo di stabilire un avamposto permanente su Marte. Lanciato nel 2012 il programma prevede che la prima colonia umana riesca a sbarcare su Marte nel 2025, composta inizialmente da sole quattro persone, che aumenteranno successivamente.

Il mondo scientifico è diviso sul progetto, pur riconoscendone la grandezza visionaria ci sono le perplessità da parte degli esperti del Massachusetts Institute of Technology (Mit) di Boston, che mettono in allarme sui gravi errori di calcolo. Secondo la simulazione presentata al congresso astronautico internazionale di Toronto i coloni potrebbero morire per asfissia dopo appena 68 giorni. Ma Mars One non si ferma, e la road map per la missione è già tracciata. Polemiche e curiosità  intorno al progetto di Mars One non fanno altro che accrescerne la popolarità e aumentare l'entusiasmo.

Abbiamo intervistato Pietro, che ci ha parlato dei suoi progetti e della preparazione che lo aspetta mentre sogna di diventare un pioniere marziano.

Pietro per cominciare come hai saputo del progetto Mars One e cosa ti ha convinto a partecipare?


Ho scoperto della missione nel 2013, poco prima che fossero aperte le candidature. Ho letto su un sito di notizie di scienza e tecnologia il titolo “CERCASI VOLONTARI PER ANDARE SU MARTE”, così mi sono informato, ho appurato che si trattava di una missione seria, e quindi mi sono candidato. Non ha trascorso molto tempo a rifletterci, perché esplorare in prima persona l’universo è sempre stato il mio sogno, e non avrei potuto aspettarmi un’occasione migliore.


La missione è progettata per essere un viaggio senza ritorno, cosa vuol dire in concreto questo? Avete sviluppato un piano di sopravvivenza e di riproduzione del genere umano?


La prospettiva di un viaggio di sola andata è dovuta, almeno in parte, agli aspetti economici. Sviluppare una tecnologia di rientro sarebbe infatti la parte più complessa e costosa. Inoltre, se ci fosse una “semplice” missione di andata e ritorno, dopo il suo completamento il suo interesse scemerebbe in fretta, come è accaduto per le missioni Apollo. Invece, l’esistenza di un insediamento permanente su un altro pianeta costituirebbe un forte incentivo a sviluppare ulteriormente la nostra tecnologia aerospaziale.

L’insediamento su Marte sarà composto di unità modulari dedicate all’abitazione, la coltivazione e ai sistemi di sostentamento. La base sarà autosufficiente dal punto di vista energetico, idrico e alimentare, e negli anni successivi all’atterraggio sarà possibile sfruttare le materie prime del pianeta per espandere le strutture, creare serre più grandi e far nascere i primi bambini.


Sai che ci sono molti critici che dubitano sulla fattibilità della missione, a cominciare dai finanziamenti, per gli esperti una ‘missione umana’ verso Marte costerebbe circa 100 miliardi di dollari. Cosa ti fa pensare che quello che stai affrontando sia fattibile e non solo un progetto pubblicitario?


In verità, tra gli esperti ci sono anche quelli del MIT, la cui analisi mi sembra ad oggi la più neutrale e accurata. Secondo quest’analisi, i costi stimati fino al 2024 sono di “appena” 4,5 miliardi di dollari, contro i quasi 7 preventivati da Mars One. Questo ci dimostra come Mars One abbiamo applicato un protocollo di gestione dei rischi anche sul profilo economico, prassi comune nelle missioni spaziali “convenzionali”. Il dubbio sulla serietà di Mars One penso sia in larga misura dovuto all’interpretazione che ne hanno dato i media, a partire dall’abuso del termine “reality show”. Anche questo aspetto, quello dello spettacolo, va preso con il giusto senso critico: Bas Lansdorp, co-fondatore di Mars One (in altre parole, il mio capo) non perde occasione per puntualizzare che non sarà un reality show come Grande Fratello l’Isola dei Famosi, bensì un documentario in diretta, che mostri gli aspetti più interessanti e didattici della missione.


Eravate in 200mila e siete rimasti in 100, perchè hanno scelto te? 


Penso che sia dovuto in gran parte alla motivazione che ho dimostrato. Fin dal primo giorno ho preso con la massima serietà e dedizione questo progetto, e penso che questo sia stato valutato più di qualsiasi altra voce del curriculum.


Come ti sei trovato con tutta la grande macchina organizzativa di Mars One e come hai affrontato le varie selezioni?


Posso immaginare che, per un’agenzia nata da appena due anni, gestire la comunicazione con centinaia di migliaia di candidati e interessati sia un’impresa titanica. Nel primo round, e per buona parte del secondo, non ho dovuto fare altro che aspettare: aspettare che le duecentomila candidature venissero esaminate, aspettare di ricevere istruzioni su cosa fare dopo, eccetera. Alla fine del secondo round, pochi mesi fa, sono entrato in una fase più partecipativa, quando mi è stato chiesto di preparami per il colloquio che mi ha dato accesso al terzo round, cioè quello in cui mi trovo ora.

Nonostante la generale reticenza di Mars One, devo però riconoscere che, ogni qualvolta mi sia messo in contatto con loro per chiedere consigli o informazioni, mi hanno sempre risposto e trattato con confidenza e cortesia.

Ho anche avuto modo di conoscere di persona Bas Lansdorp e Norbert Kraft (capo medico e responsabile delle selezioni) in occasione di una raduno in Svizzera, nel marzo 2014. Anche in quell’occasione, l’impressione che mi sono fatto di loro è stata ottima, soprattutto di Kraft, con il quale io e altri candidati abbiamo discusso amabilmente per diverse ore.


Cosa prevedere il prossimo step, come si sceglieranno concretamente i 24 "fortunati" pionieri del pianeta rosso?


Alla fine di quest’anno saremo sottoposti alla prima fase di addestramento e a una simulazione a gruppi. Questo servirà a valutare la capacità di sostenere l’addestramento e, cosa più importante, la propensione a lavorare in squadra in condizioni di claustrofobia e stress. Verranno scelti 60 candidati, 30 maschi e 30 femmine, che proseguiranno l’addestramento suddivisi in gruppi da quattro. Negli anni successivi saranno possibili ulteriori esclusioni o rinunce, e eventuali astronauti “di troppo” formeranno i gruppi di riserva, in caso di rinuncia o indisponibilità dei “titolari” all’ultimo minuto.


Come hanno preso questa tua avventura le persone che ti sono vicine, i famigliari, gli amici e gli affetti?


Come è facile immaginare, all’inizio quasi nessuno mi ha preso sul serio. Ma con il progredire delle selezioni, e notando la mia determinazione, ora quasi tutti condividono la mia scelta e sono orgogliosi di me, primi tra tutti i miei genitori e i miei fratelli. La mia ragazza, invece, sta facendo di tutto per persuadermi ad abbandonare l’impresa.


Ti capita di fermarti a pensare e avere ripensamenti, o paure per questa scelta?

La paura c’è, e deve esserci. Come tutte le missioni spaziali, i rischi ci sono e sarebbe assurdo illudersi che andrà tutto bene. Ma di ripensamenti non ne ho mai avuti, e per come stanno andando le cose penso che mai ne avrò.


Pochi mesi fa il prestigioso Massachusetts Institute of Technology (Mit) di Boston ha affermato che ci sono falle di calcolo e previsione. Secondo gli esperti, i coloni avrebbero al massimo 68 giorni di vita prima di morire per asfissia. Cosa ti spinge a pensare che un progetto privato possa arrivare prima della NASA e delle agenzie spaziale di tutto il mondo?


È importante ricordare che l’analisi del MIT si basa unicamente sui dati reperibili sul sito di Mars One, che sono squisitamente divulgativi e non contengono dettagli tecnici. Nonostante ciò, la pubblicazione dell’Institute of Technology pone come unico grande problema quello dell’asfissia, poiché sul sito di Mars One non viene fatta menzione di sistemi per purificare il troppo ossigeno prodotto dalle piante. In ogni caso, Bas Lansdorp ha accolto di buon grado le osservazioni del MIT e ne sta facendo tesoro. A Mars One, come alla NASA, lavorano esseri umani che possono commettere errori, anche gravi. L’importante è saper riconoscere questi errori e adoperarsi per correggerli, e Mars One sta dimostrando di avere quest’attitudine. Se il metodo di lavoro è corretto, non c’è differenza tra agenzia governativa o privata.

Per rispondere alla seconda parte della domanda, la NASA e l’ESA contano di andare su Marte con la possibilità di tornare, e questo richiede lo sviluppo di una tecnologia di cui Mars One non necessita. E qui sta il suo vantaggio.


Com'è cambiata la tua vita da quando sei stato selezionato, hai fatto i conti con la popolarità che arriverà, con le implicazioni sul tuo quotidiano e sul tuo futuro se sarai tra finalisti?


Inizio a rendermene conto in questi giorni, nei quali ho risposto a così tante interviste da perderne il conto. La popolarità non dispiace, ma non mi sono candidato per questo. La prospettiva che più mi preoccupa è sicuramente quella del breve termine: tra meno di un mese sarò laureato, e dovrò pensare al futuro, alla possibilità di una specializzazione o un master, magari all’estero, oppure a trovare lavoro. Non mi va di restare inattivo per un anno, ma non sarei neanche felice di intraprendere qualcosa (con sforzi e investimenti annessi) rischiando poi di abbandonarla dopo pochi mesi.


Il 2024 è una data attendibile secondo te?


Finora la tabella di marcia è slittata di un anno o poco più. È altamente probabile che si accumulino ulteriori ritardi, ma preferisco che le cose siano fatte bene, piuttosto che in fretta.


Dal punto di vista teorico e pratico cos'hai imparato di Marte che non sapevi? 


Sono sempre stato appassionato di astronomia, ma indubbiamente Mars One mi ha fatto rispolverare un argomento che, finora, era rimasto un semplice interesse. Ho imparato di più sulla geologia di Marte e sulla storia delle esplorazioni spaziali, e in generali la mia attenzione a tutto ciò che concerne lo spazio è ora più accentuata.


Una simulazione grafica degli avamposti umani su Marte del progetto Mars One
Una simulazione grafica degli avamposti umani su Marte del progetto Mars One

Hai dovuto versare dei soldi e riceverai un compenso? Firmerai un contratto?

 

Per candidarsi era richiesto un piccolissimo contributo, alla portata di tutti ma utile a scoraggiare i perditempo, e che è servito soprattutto per il mantenimento del sito di Mars One, sul quale sono stati caricate le migliaia di video di candidatura.

 

Dove vivranno i coloni nel pianeta rosso, sappiamo che sono previsti dei moduli abitativi, puoi dirci di più?

 

La base sarà formata da delle abitazioni gonfiabili rinforzate e ricoperte di uno strato di sabbia marziana, per proteggere dalle radiazioni. I diversi moduli saranno in comunicazione tra loro e con l’esterno grazie a delle componenti rigide, ricavate dai moduli di atterraggio. Lo spazio personale sarà di 50m2, per un totale di 200m2 per ogni gruppo da quattro (ben più del tipico appartamento universitario: al primo anno eravamo in tre per 75m2). All’interno dei moduli abitativi ci saranno aree di lavoro per la ricerca e le riparazioni, una piccola palestra, una zona relax per leggere, giocare o guardare la TV (quella terrestre, ma solo on-demand), e naturalmente bagno, camera e cucina. Parte dell’avamposto ospiterà invece la serra per produrre il cibo. Con il crescere della comunità, verrà allestita anche un’infermeria, e negli anni successivi sarà possibile aggiungere nuove strutture utilizzando le materie prima del pianeta.

 

Tu hai studiato medicina, secondo te quale cosa sarà più difficile del vostro adattamento, la parte psicologica e delle dinamiche di gruppo o la parte tecnica?

 

Personalmente, vedo come più complessa la parte psicologica. Nessun essere umano ha mai compiuto una simile impresa, così lontano da casa, perciò non possiamo sapere cosa accadrà realmente, tanto che gran parte dell’addestramento si concentrerà anche sulla preparazione psicologica.

 

Come immagini il tuo ruolo nella missione se sarai scelto?

 

Come medico e psicologo, senza dubbio.


Facciamo finta che sia arrivato il momento della partenza, cosa ti passerà per la testa in quel momento?

 

È tutta la vita che aspetto di essere seduto su un razzo ascoltando il countdown. Ma non sono mai riuscito a immaginare ciò che proverò in quel momento, e forse è meglio così: non voglio rovinarmi (né rovinare a voi) la sorpresa!

 

Una domanda sfacciatamente di parte, credi nella vita extraterrestre, hai mai pensato che in fondo Marte in un tempo remoto potrebbe aver ospitato la vita?

 

Non credo di aver mai dubitato dell’esistenza di vita extraterrestre, fossero anche semplici batteri. Sì, è possibile che su Marte ci sia stata vita, nulla più di qualche batterio o alga, certo, ma la loro scoperta darebbe un’epocale svolta all’esobiologia.

 

Pietro grazie e in bocca al lupo per la tua avventura, come italiani e come appassionanti facciamo il tifo per te e speriamo che tutto vada per il meglio.



Per saperne di più sul progetto MarsOne

+Mars-one.com   +Canale You Tube MarsOneProject +MarsOne "Human Settlement of Mars"



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Commenti: 30
  • #1

    El Paso (sabato, 28 febbraio 2015 10:41)

    Bellissima intervista condivido i ragionamenti del ragazzo. Dobbiamo sostenere questo progetto, ormai i privati avranno un ruolo sempre più importante nell'esplorazione spaziale e possono arrivare su Marte. La tecnologia ce lo permette già. Nel 1969 al confronto eravamo molto più indietro tecnologiacamente parlando. Il 2025 è lontano c'è tutto il tempo di migliorare le criticità.
    P.s Non dar retta alla tua fidanzata meglio Marte :P

  • #2

    maioski (sabato, 28 febbraio 2015 11:11)

    E' una follia un viaggio di sola andata, cosa faranno al momento della partenza? Saluteranno la famiglia consapevoli che non si rivedranno mai più? E' una condizione innaturale che va oltre le normali esplorazioni spaziale e trovo che sia molto sottovalutata sia da Pietro che in generale dai creatori del reality.
    Non pensare a un modo per ritornare è pericoloso e mette ai partecipanti,per me una tensione insopportabile. Adesso il 2025 sembra lontano ma cosa succederà a pochi mesi dalla partenza? (sempre che la rispettino). Dovrebbero leggere "l'uomo di Marte" di Andy Weir, cambierebbero subito idea.
    Comunque se riescono tanto di guadagnato, sarà uno spettacolo mai visto, da far impallidire ogni record.

  • #3

    Franz (sabato, 28 febbraio 2015 11:29)

    Alla NASA, lavorano esseri umani mentre al Mars One evidentemente no Bas Lansdorp dev'essere un alieno.

  • #4

    I Belive (sabato, 28 febbraio 2015 11:40)

    "Il dubbio sulla serietà di Mars One penso sia in larga misura dovuto all’interpretazione che ne hanno dato i media, a partire dall’abuso del termine “reality show”."

    Forse perchè hanno paura della figuraccia che faranno se un olandese da solo riesce a mandare una squadra di astronauti su Marte mentre la nasa pensa a giocare con i lego e con i robottini.

  • #5

    Yale (sabato, 28 febbraio 2015 11:51)

    Complimenti a lui ma la vedo molto dura...L'analisi del mit è qui https://newsoffice.mit.edu/2014/technical-feasibility-mars-one-1014 e mi sembra molto dettagliata, ci sono problemi insuperabili, in dieci anni non vedo come possono superare problemi logistici, di radiazioni, assenza di gravita, imprevisti, approvvigionamento alimentare. Se poi loro si offrono come cavie è un altro discorso ;)
    Sulla vita extraterrestre concordo con lui :D

  • #6

    Fidora (sabato, 28 febbraio 2015 12:21)

    Mentre leggevo pensavo wow , è davvero una delle cose più incredibili che siano state concepite.

    Sicuramente eliminare il viaggio di ritorno elimina molti problemi ma ne aggiunge degli altri sul lungo periodo. Secondo me ce la fanno e quel giorno spero per lui che pietro sia laggiù.

  • #7

    Francesco Briga B. (sabato, 28 febbraio 2015 12:35)

    Ne avevo letto su wired ma qui ha spiegato molto meglio come stanno le cose, i media l'avevano dipinta come una scampagnata senza futuro mi sembra da come ha spiegato lui che sia molto seria e con tutti i criteri. Bon speriamo di arrivarvi al 2025 ...

  • #8

    IBelive (sabato, 28 febbraio 2015 12:45)

    @maioski "E' una condizione innaturale che va oltre le normali esplorazioni spaziale e trovo che sia molto sottovalutata sia da Pietro che in generale dai creatori del reality."

    --
    ti ha appena detto che non è un reality ma un documentario scientifico in diretta. Non c'è niente di innaturale a colonizzare l'universo senza ritornare sulla terra, la vita si espande per sopravvivere in natura, e noi siamo animali che rientrano nelle stesse regole e dobbiamo ampliare il nostro spazio vitale!

  • #9

    Franz (sabato, 28 febbraio 2015 13:44)

    Gli organizzatori di tale evento come Bas Lansdorp si guardano bene di andarci anche loro su Marte.

  • #10

    franco (sabato, 28 febbraio 2015 15:04)

    nn capisco tutta questa frenesia nel colonizzare marte,sarà un fiasco galattico di sicuro,soldi e vite umane sprecate....voi vi ci vedete in un posto simile? Io no! tutte le mattine passo dal lungo mare del mio paese, mi fermo e mi godo l'aria fresca il sole e un paesaggio mozzafiato....invece di stare postipati in moduli tute spaziali e via dicendo.La cosa migliore da fare sarebbe mandare delle sonde nelle ultime galassie scoperte, e vedere da piu vicino i pianeti simili alla nostra terra,anche se lontanissime si può fare,rosetta è un esempio.Marte e morto da tempo è solo un pianeta arido e radioattivo.Lo scopo di colonizzare marte secondo me è per uso militare o per depredare minerali o altre risorse che offre il pianeta nn vedo altro scopo,ahahahh certo con i soliti potenti che sguazzano nei profitti.....

  • #11

    Daniele (sabato, 28 febbraio 2015 15:43)

    Nonostante il paragone non sia perfettamente calzante, ricordo che la storia dei secoli passati e' piana di esplorazioni,viaggi,avventure dove l'unica cosa certa era la data di partenza, e non vi era affatto la certezza di tornare...anzi.
    PEr esempio la storia "recente" dell'esploratore Ernest Shackleton dove l'annuncio di reclutamento diceva espressamente che non vi era alcuna certezza di ritorno.
    Nel caso di Mars one e palesemente implicito il non ritorno, ma cmq non si puo' mai dire.
    Se per esempio i coloni Maes One riuscissero a sopravvivere e "prosperare" per esempio per circa 20 anni, magari la tcnologia terrestre in questo lasso di tempo potrebbe vedere nuove scoperte in campo aerospaziale atte a facilitare l'andata e il ritorno dal pianeta.
    Insomma toccare il fondo oceanico, volare attraversando la manica,scalare la montagna piu alta del pianeta senza ossigeno, lancirsi col paracadute dalla stratosfera sono state considerate pura follia....eppure.....
    la verita' e' che qualsiasi cosa l'uomo ha potuto immaginare la storia ci ha insegnato che col tempo e' diventata realta.
    Per farla breve....non conquisteremo mai Marte senza un atto eroico o anche disperato se vogliamo....per qunato si attenda tecnologie nuove nessuna tecnologia puo' garantire al 100% la sconfitta dell' ignoto. Solo ipionieri che si assumeranno il rischio ci diranno con certezza la via sicura della conquista.

  • #12

    C.e.o (sabato, 28 febbraio 2015 17:02)

    Non sono d'accordo quasi con nessuno, non c'è alternativa alla Terra per l'umanità. Lo spazio è un luogo ostile per gli esseri umani, non possiamo vivere su altri pianeti nel Sistema Solare, ma solo su pianeti con un'atmosfera e acqua allo stato liquido e tutti gli esopianeti del genere sono troppo lontani, almeno per ora.

    Andare per non tornare è sacrificare consapevolmente degli esseri umani e chi lo farà dovrà prendersi questa responsabilità di fronte al mondo.
    Auguro ogni bene a Pietro e agli altri coraggiosi uomini selezionati ma credo che si siano prestati a un'operazione sul filo del rasio. Colonizzare Marte è impossibile. Una missione come le Apollo per poi ritornare è l'unica cosa seria da fare e la NASA ci sta lavorando, gli ultimi finanziamenti del congresso vanno in quella direzione.

  • #13

    HopGEm (sabato, 28 febbraio 2015 20:19)

    Pietro ti seguo su facebook pietro4mars ! Sei un grande porta alto il nome dell'italia e se dovesse andar bene entrerai nella storia, fanculo tutto il resto

  • #14

    Lorenzo (sabato, 28 febbraio 2015 22:21)

    Invece di buttar soldi, risorse, vite umane, per la colonizzazione di un pianeta morto, perchè non ci si concentra su propulsori alternativi che facciano viaggiare l'uomo nello spazio a velocità maggiori di quella a combustione ?!?
    Non si è ancora capito che esistono solo due grandi progetti da portare avanti qui sulla Terra ?
    1 - Propulsione a curvatura
    2 - Scudo spaziale anti-meteoriti.
    Necessitiamo di tempo per il primo ed il secondo ci può consentire di averne di più.
    Ormai conosciamo gli effetti dell'assenza di gravità sul corpo umano e quelli delle radiazoni cosmiche: La conquista dello spazio è solo questione di velocità di spostamento andata/ritorno da un pianeta ad un altro.
    Raggiungere un pianeta prima di colonizzarlo è fondamentale; Inutile mandare sonde o robot su pianeti per poi comandarli a distanza...che senso ha ?
    Radiocomandare una macchinina è uguale a radiocomandare una sonda o un robot: L'unica differenza è la distanza che devono coprire le onde radio.
    Rendiamoci conto.
    La Cristoforetti è lassu a far cosa, a far crescere le piante nello spazio ?
    Ma cribbio, che ci fregherebbe studiare il comportamento della piante in assenza di gravità se potessimo raggiungere il primo pianeta extrasolare in zona abitabile in 3gg, ad esempio ?
    Piuttosto, potremmo studiare gli stessi effetti su quel pianeta con gravità pari, inferiore o maggiore alla nostra, ma con la certezza di poter tornare indietro e magari partire nuovamente maggiormente attrezzati o addirittura per altre mete.
    Ma che ci vai a fare su Marte lasciando i tuoi cari e con la certezza che ci puoi crepare tra il menefreghismo generale ?
    Guarda che le conquiste tecnologiche o i traguardi per l'umanità non si lasciano dietro martiri a josa, sai ?

  • #15

    Giorgione (domenica, 01 marzo 2015 14:13)

    Per andare su marte bisogna riscoprire una rivalità, uno scopo VERO o rimarremo a terra. Ci vuole una missione seria e la Nasa ci sta lavorando, purtroppo i finanziamenti sono stati tagliati da Bush in poi. Due sono le cose: o arriva una gara internazionale e ci entra anche la cina oppure c'è un vantaggio enorme non solo scientifico per chi arriva primo. Questi vogliono usare capsule Spacex Dragon opportunamente modificate per viverci, come se io domani mattina programmo un viaggio nell'oceano atlantico con il gommone di mio figlio.

  • #16

    Franz (domenica, 01 marzo 2015 14:19)

    Lorenzo " Propulsione a curvatura"
    La propulsione a curvatura deve ancora essere dimostrata la fattibilità.
    "Scudo spaziale anti-meteoriti."
    Per questo problemaa c'è il progetto dell'ESA NEO-Shield.
    " Inutile mandare sonde o robot su pianeti per poi comandarli a distanza...che senso ha".
    Perchè non esistono alternative migliori.
    "se potessimo raggiungere il primo pianeta extrasolare in zona abitabile in 3gg, ad esempio".
    Purtroppo questo attualmente non è possibile e non sappiamo se sarà possibile in futuro.

  • #17

    Franz (domenica, 01 marzo 2015 17:34)

    E a proposito del progetto Mars One qui c'è il parere dell'astronauta Chris Hadfieldhttp:
    //www.tomshw.it/cont/news/mars-one-e-un-epic-fail-parola-di-astronauta/61071/1.html
    chissà perchè tutti coloro che hanno avuto esperienza della vita nello spazio sono contrari al progetto?

  • #18

    abc (domenica, 01 marzo 2015 18:15)

    Buonamorte, tornando metaforicamente sul pianeta terra per una missione del genere ci vuole un'organizzazione su scala mondiale, fondi, attrezzature, esperienza, collaborazione con altre agenzie spaziali e un progetto comune di lunga durata. Questo è solo un viaggio allo sbando organizzato stile talent show che sarà un disastro, per fortuna è solo fuffa perchè non partirà nessuno e probabilmente i soldi versati per partecipare non verranno nemmeno restituiti. Ora come ora Marte è più lontano ideologicamente di quanto lo sia fisicamente, da qua al 2024 sai quanti casini che succedono. Quindi.. torniamo sulla Terra.

  • #19

    Paolo91 (domenica, 01 marzo 2015 19:58)

    Ho appena letto su Ansa che gli aspiranti sono 60...lo ha dichiarato lo stesso Aliprandi, ma non sanno ancora dove faranno i test. Non lo ha detto neanche nella vostra intervista.
    http://www.ansa.it/scienza/notizie/rubriche/spazioastro/2015/02/28/aspirante-marziano-pronto-ad-addestramento-a-fine-anno-_3b946082-58cb-4aaf-b41c-809e7c8e2218.html
    Comunque c'era anche un altro italiano ma è stato scartato nella prima selezione. Speriamo che lui arrivi fino alla fine io quando c'è un italiano tifo sempre a prescindere.

  • #20

    seba (domenica, 01 marzo 2015 22:19)

    Meno male che qualche filantropo conserva ambizioni degne della nostra civiltà, ci stavamo sgonfiano. Orson Card diceva: "se ci provi e perdi, non è colpa tua. Ma se non provi e perdi, allora è tutta colpa tua." Capito il concetto ?
    Se dopo tutte le analisi l'unico problema è l'ossigeno allora hanno fatto un ottimo lavoro a mars one.

  • #21

    Franz (lunedì, 02 marzo 2015 10:37)

    seba quel filantropo ambizioso degno della nostra civiltà no va di certo lui su Marte.

  • #22

    loris (lunedì, 02 marzo 2015 11:36)

    Buon fortuna ne ha bisogno

  • #23

    Giacomo (lunedì, 02 marzo 2015 14:07)

    Vi siete chiesti che cosa spinge gli esseri umani a rinunciare a tutto quello che hanno qui sulla Terra per cercare la solitudine su Marte?

    Sacrificare il nostro presente qui per colonizzare un altro pianeta e vedere la Terra da un'altra prospettiva. Questo è bellissimo racchiude l'essenza del genere umano. I primi a vedere la Terra da Marte, qualunque cosa sarà la prima, il primo passo, il primo calcio a un sasso, la prima caduta. Io non saprei dire se ne sarei capace, solo a pensarci mi viene il magone.

    Però cazzo fa venire la pelle d'oca.
    Sicuramente la storia del reality non è il massimo però se serve a trovare finanziamenti ben venga.

  • #24

    Franz (lunedì, 02 marzo 2015 16:47)

    Si è bellissimo vivere prigionieri per sempre di una scatola.

  • #25

    Cinese (lunedì, 02 marzo 2015 17:57)

    @Giacomo
    "Vi siete chiesti che cosa spinge gli esseri umani a rinunciare a tutto quello che hanno qui sulla Terra per cercare la solitudine su Marte?"

    La cosa che io trovo ingiusta e scandalosa è un'altra.
    Perché non molla la tipa e la rimette nel figaio disponibile se tanto già sa che la loro storia non ha futuro?

  • #26

    Giorgio (mercoledì, 04 marzo 2015 00:30)

    Mars One e'un metodo per far fruttare internet, un'occasione da non perdere per chi sa come fare i soldi e ha capito che internet e'una miniera d'oro.
    Chi lo ha organizzato ha capito che molti avrebbero pagato per il progetto e quando si capira'che i fondi non bastano, gli organizzatori saranno ormai milionari perche'nel frattempo avranno investito una parte del denaro incassato e l'avranno fatto fruttare.
    Se poi invece riescono anche a raggiungere Marte meglio per tutti.
    L'uomo andra'su Marte e lo colonizzera', ma probabilmente i primi a mettervi piede non saranno ne'quelli di Mars One, ne'la NASA.


  • #27

    Genoma (giovedì, 12 marzo 2015 22:53)

    Io ci sono già stato. Che postaccio!

  • #28

    Claus (domenica, 29 marzo 2015 06:37)

    L'uomo su Marte? Non prima del 2035 secondo me...

  • #29

    Fotone (giovedì, 30 aprile 2015 19:27)

    Addio pietro è stato bello!

  • #30

    Polites (venerdì, 08 maggio 2015 16:51)

    Poiché non ha senso far vivere 4, 24 o 100000 coloni fondamentalmente rinchiusi ermeticamente dentro una base spaziale seppur ancorata su Marte, l'unico modo serio per rendere colonizzabile il pianeta rosso sarebbe quello di inviare dei macchinari totalmente autosufficienti in grado di creare un'atmosfera respirabile e che possa far da scudo alle radiazioni (il caro vecchio "Terraformer"), sempreché questo possa bastare a mitigare il clima, e poi estrarre cospicue quantità di acqua dal sottosuolo, sufficienti per creare bacini idrici estesi. Ed anche così, non sarebbe risolto il problema della gravità ridotta.
    Insomma un progetto tanto colossale da non essere attualmente nemmeno alla portata della NASA.
    Questo Mars One è solo fuffa e fortunatamente non partirà mai nessuno, e chi ha passato quella selezione, compreso Aliprandi, che è molto intelligente, lo sa bene.
    Solo, di tutto questo se ne poteva fare tranquillamente a meno.
    Compreso tutto il tempo che hanno fatto finora perdere al mondo con questa stupidaggine.