Vita nel cosmo: una stella standard ha in media due pianeti abitabili nella "Goldilocks Zone"

Quanti sono i pianeti fuori dal sistema solare nella fascia abitabile, quella nota agli scienziati come Goldilocks Zone, termine scientifico per indicare la regione intorno ad una stella ove è teoricamente possibile per un pianeta mantenere acqua liquida sulla sua superficie ?


Gli scienziati se lo chiedono da molto tempo. Creare un protocollo scientifico di riferimento per individuare un termine di paragone con le condizioni favorevoli per la vita per come noi la conosciamo sulla Terra, è un obbiettivo che i ricercatori inseguono da tempoUn nuovo studio firmato da Tim Bovaird e Charley Lineweaver dell’Australian National University (ANU), e pubblicato su Monthly Notices of the Astronomical Society, si focalizza su migliaia di pianeti scoperti dal satellite Kepler. Con qualche sorpresa positiva.

Gli scienziati hanno scoperto che una stella standard ha circa due pianeti nella cosiddetta zona Goldilocks. Charley Lineweaver tra gli autori dello studio ha dichiarato: «Gli ingredienti per la vita sono abbondanti, e ora sappiamo che gli ambienti abitabili sono altrettanto abbondanti, però come sappiamo, finora non è stato trovato un altro pianeta con alieni dall’intelligenza umana o almeno tale da saper costruire radiotelescopi e navi spaziali. In caso contrario, li avremmo visti e sentiti. Potrebbe essere che ci siano civiltà intelligenti che si stiano evolvendo o che si siano già autodistrutte. » Il telescopio spaziale Kepler osserva per la maggior parte pianeti molto vicini alle loro stelle, e che quindi raggiungono temperature troppo alte affinché l’acqua non evapori via, ma gli esperti hanno utilizzato un modello particolare per il loro studio. Si tratta dello stesso che predisse l’esistenza di Urano: «Abbiamo usato la Legge di Titius-Bode e i dati provenienti da Kepler per predire la posizione dei pianeti che lo stesso telescopio non riesce a vedere», ha concluso Lineweaver.

Il lungo dibattito sull'esatta collocazione della zona abitabile.

Il dibattito nel mondo accademico sulla vita al di fuori della Terra è sempre vivo e negli ultimi anni si è spostato sulla definizione della cosiddetta zona abitabile, quella parte di un sistema planetario in orbita attorno a una stella dove si verificano tutte le condizioni adatte alla vita. A cominciare dalla presenza di acqua allo stato liquido, perché dove c’è quella potrebbe, in linea teorica, esserci la vita. A febbraio del 2013 i ricercatori del Dipartimento di Geoscienze della Penn State University, negli Stati Uniti, guidati da Ravi Kumar Kopparapuavevano sviluppato un nuovo modello informatico per determinare se un esopianeta ricadesse nella zona abitabile, dove potrebbe mantenere l’acqua allo stato liquido: più un pianeta è vicino alla sua stella madre, infatti, e prima l’acqua presente evapora; vale anche il processo contrario, quindi più è lontano e più l’acqua si trasforma in ghiaccio. Comparando i nuovi risultati con i modelli precedenti, i ricercatori avevano scoperto che la zona abitabile è più lontana dalle stelle rispetto a quanto ritenuto precedentemente.

Kopparapu e i suoi studenti avevano utilizzato i dati aggiornati dei database sull’assorbimento dei gas serra (HITRAN e HITEMP). I database forniscono molte informazioni più precise sull’acqua e sull’anidride carbonica rispetto al passato e hanno permesso al team di ricerca di costruire nuove stime rispetto al modello precedente realizzato da James Kasting, anch’egli professore della Penn State, che offriva un calcolo più preciso del luogo in cui le zone abitabili possono trovarsi rispetto al loro sole. Secondo le stime del modello del 2013, la Terra si troverebbe quasi al confine estremo di questa zona:  il modello non tiene conto però del contributo dalle nubi, che riflettono le radiazioni solari e stabilizzano il clima.


Utilizzando le tecnologie della Penn State e dell’Università di Washington, il team era stato in grado di ricostruire i confini delle zone abitabili attorno ad altre stelle, oltre al Sole. Nel precedente modello, acqua e carbonio non venivano assorbiti in modo così rilevante, portando quindi a pensare che i pianeti dovessero essere più vicino alla stella per rientrare nella zona abitabile.


Con il nuovo studio, pubblicato su Astrophysical Journalmolti esopianeti sono erano usciti dalla zona abitabile, e altri pianeti ritenuti inospitali erano rientratti in questa zona.



Bibliografia e risorse:

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Commenti: 2
  • #1

    Davide (sabato, 07 febbraio 2015 11:53)

    1. Praticamente nel raggio di migliaia di anni luce noi siamo la civiltà più evoluta? Non ci credo....
    2. Ma perchè abbiamo la credenza che una civiltà intelligente raggiunto un certo livello tecnologico si debba autodistruggere? Lo stiamo facendo noi quindi per forza di cose lo fanno anche gli altri? Non credo neanche a questo... ci sarà una civiltà più intelligente dico io...
    3. A mio avviso una civiltà, anche se tecnologicamente avanzata, che si autodistrugge, non può essere chiamata civiltà intelligente, se già per esempio, un'altra civiltà non ha come merce di scambio il vile denaro, e non ditemi che in un altro pianeta esista per forza di cose, l'autodistruzione è secondo me scongiurata, visto e considerato che qui sulla terra, se ci autodistruggeremo, lo faremo in nome del dio denaro... assurdo
    4. In un'altro pianeta potrebbero avere capito di essere tutti sulla stessa barca (cosa che a noi è sconosciuta), potrebbero essere talmente civili da non sfruttarsi l'uno con l'altro, potrebbero essere talmente evoluti da aver capito che alcuni lavori vanno fatti in nome della sopravvivenza della specie e non in nome del denaro, potrebbero essere talmente intelligenti da non dover essere obbligati a lavorare pena la morte, insomma, altro pianeta, altra civiltà, altra mentalità, altri modi di autogestirsi, tutto il pianeta lavora per sopravvivere e non per ottenere sempre più potere. Tutto ciò significa non sfruttare all'osso le risorse del proprio pianeta, perchè non portando potere e non avendo nessuno di loro sete di potere, a nessuno verrebbe mai in mente di sotterrare o gettare chissà dove scorie velenose rendendosi conto che facendo del male al pianeta farebbe del male anche a se stesso, più apertura mentale e meno o addirittura niente "io mi godo questa vita e mi arricchisco da far schifo e per farlo inquino il pianeta e uccido tanto morirò io prima del pianeta e gli altri si inculeranno"

  • #2

    Elena (sabato, 07 febbraio 2015 18:23)

    Nietzsche diceva che il mondo è schiacciato sotto il peso dell’impossibilità del nuovo. Noi siamo antropocentrici guardiamo all’universo come un ventre statico, ogni tanto ci puliamo la coscienza convinti di aver scoperto cosa c'è la "fuori". In realtà non sappiamo niente, la materia oscura, chi ci ha imposto un ordine al caos, cosa ci sarà dopo di noi, cosa c'era prima.