Nel sistema solare esistono due pianeti sconosciuti?

Nuovi pianeti nei confini estremi del sistema solare? La conferma che potrebbero esserci due oggetti nascosti oltre Nettuno,  fa discutere gli astronomi da anni, ma ora sembra essere confermata da una nuova simulazione al computer, realizzata in collaborazione fra l'università Complutense di Madrid e quella britannica di Cambridge. Il risultato è pubblicato sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society Letters.

Se confermata, l'ipotesi potrebbe rivoluzionare i modelli finora usati del nostro Sistema solare e aprire nuovi scenari fin'ora inesplorati. Secondo i calcoli dei ricercatori, ci sarebbero non uno, ma ben due pianeti in più che potrebbero spiegare il comportamento delle orbite degli oggetti celesti oltre Nettuno.
Appena un anno fa due astronomi americani avevano scoperto un nuovo pianeta nano vicino a noi, che era stato battezzato "2012 VP113".

A seguire i dettagli.

La teoria finora accettata sostiene che le orbite dei corpi celesti che si muovono oltre Nettuno dovrebbero essere distribuite casualmente, e avere determinate caratteristiche di inclinazione dell'asse di rotazione.

 

Ma ciò che si è osservato in una dozzina di questi corpi è piuttosto diverso. ''Questo eccesso di oggetti con parametri orbitali inaspettati ci fa ritenere che alcune forze invisibili alterino la distribuzione di questi elementi orbitali - spiega all'Ansa Carlos de la Fuente Marcos, coautore dello studio - e la spiegazione più probabile che è che vi siano due pianeti sconosciuti oltre Nettuno e Plutone''.

I confini del Sistema solare erano stati già ridisegnati a Marzo del 2014 : due astronomi americani avevano scoperto un nuovo pianeta nano, che era stato battezzato ‘2012 VP113‘. Il piccolo corpo celeste viaggia su di un’orbita il cui punto più vicino alla nostra stella, è circa 80 volte l’Unità Astronomica (Ua), ossia la distanza tra la Terra ed il Sole. Il nuovo "pianeta" era stato individuato da Chadwick Trujillo e Scott Sheppard e alla sua scoperta era stato dedicato un articolo da Nature. Era stato definito "un altro Sedna", riferendosi all’altro pianeta nano scoperto dieci anni fa ma distante "solo" 76 volte la distanza fra Terra e Sole.  

La scoperta inattesa e che aveva entusiasmato la comunità scientifica internazionale, apriva già allora nuove prospettive sugli oggetti celesti che potrebbero essere individuati. Secondo i due autori della ricerca 2012 VP113 e Sedna potevano non essere affatto casi isolati: potrebbero esistere circa 900 oggetti con orbite simili e con dimensioni superiori a 1000 chilometri, alcuni perfino confrontabili a Marte o alla Terra.


Scott Sheppard e Chadwick Trujillo, i due ricercatori della Carnegie Institution for Science, avevano utilizzatola per le loro ricerche la Dark Energy Camera installata sul telescopio NOAO4del Geminy Observatory, in Chile. Grazie alla DECam ampie zone del cielo possono essere scandagliate alla ricerca di oggetti a bassissima luminosità, individuando oggetti prima invisibili agli astronomi. Così era accaduto per  2012 VP113.


Ora a conferma è arrivato il nuovo studio che potrebbe rivoluzionare i modelli astronomici, e la nostra idea di sistema solare per come lo conosciamo oggi.


Scrivi commento

Commenti: 4
  • #1

    Daniele (lunedì, 19 gennaio 2015 12:36)

    Mah, e' un po' curioso il fatto che ogni giorno assistiamo al proclamo della scoperta di nuovi pianeti extrasolari, distanti centinaia di anni luce, mente il dibatitto su quanti sono effettivamente i pianeti all'interno del nostro sistema solare rimane sostanzialmente aperta.
    Sicuramente i problemi tecnici per l'individuazione restano complessi. Tuttavia, forse dovremo chiarire prima la conformazione e la complessita' del nostro "giardino di casa" per poi confrontare i dati per rapportarci alla complessita' della "foresta cosmica" di cui facciamo parte.
    Altrimenti mi sembra che la confusione, possa scaturire,in scetticismo,perplessita',o peggio ilarita'.
    Mi sembra un po' il paradosso di un apicoltore che col binocolo cerca di capire quante sono le api del rivale distante decine di km, mentre egli stesso non e' a conoscenza del numero delle api in suo possesso.

  • #2

    Receptionist (lunedì, 19 gennaio 2015 13:54)

    Cioe' sono anni che si studiano lontane galassie, nebulose ecc...e poi mi dite che ci sono dubbi sulla presenza di 2 pianeti nel nostro sistema solare?
    Ma allora faccio bene a non credere quasi a nulla di cio' che mi dicono?
    Se ogni cosa che, ad esempio , passa accanto alla benedetta ISS non e' altro che ciarpame spaziale mi dovrei fidare??
    Quando si vuole si magnificano le gesta della nostra attuale tecnologia, quando ci fa comodo pero' i dati sono sbagliati e le immagini ricevute sono corrotte o sovraesposte.
    Per dichiarare al mondo che su marte esisteva acqua e quindi la vita, dovremo aspettare che il Rover trovi ufficialmente una bottiglia di acqua lete vuota?

  • #3

    Malles (martedì, 20 gennaio 2015 15:18)

    Non mi sorprende tutta questa confusione inter-milan galattica. Costituiscono ancora un imbarazzante enigma per astronomi e planetologi, pure Phobos e Deimos, i due piccoli satelliti di Marte, quindi ben vicini alla Terra e ben dentro il nostro Sistema Solare. Se questi ancora oggi portano nuove teorie nelle varie Conferenze Internazionali, la vedo brutta e...nebulosa per i planetoidi fuori di casa nostra.

    Di questi due si sa che i loro parametri orbitali e le loro caratteristiche fisiche sono praticamente incompatibili con tutte le teorie avanzate per spiegarne l'origine. Molto si è detto e molto si è romanzato, ma che siano asteroidi formati lontano da Marte e poi da questi catturati tramite gravità, o l'ipotesi di formazioni di detriti per causa di un grosso asteroide impattato con Marte, o la formazione simultanea delle lune assieme al pianeta, si scontrano con difficoltà ancora ritenute insormontabili.

    In particolare, risaltano evidenti le diverse tipologie spettrali e le composizioni chimiche : i satelliti appaiono oscuri e poco riflettenti, e sono probabilmente costituiti da rocce carbonatiche, anzichè silicee come la superficie di Marte. Se questi hanno tutte stè teorie per i figli di Ares, non dobbiamo meravigliarci per altri corpi non ancora valutati che risiedono al di là del regno del dio dell'Ade.
    Vorrei salutare il grande compagno di merendine Universal Man che non ho più il piacere di leggere. Spero comunque tu stia bene amico, ciao

  • #4

    abc (giovedì, 22 gennaio 2015 00:23)

    Tenendo presente i vari scetticismi insormontabili a cui chiunque è soggetto quando si mettono in dubbio dogmi quali la storia del sistema solare o il numero dei pianeti interni e calcolando le orbite "insensate" a cui nessuno avrebbe mai dato importanza è già tanto che li abbiano scoperti.
    Ora sarà il caso di elaborare una teoria credibile per spiegare dove sono nati e perchè sono lì, in evidente contrasto con il moto "perfetto" del resto del sistema e la sua evoluzione