Il pasticcio di Greenpeace sulle sacre linee di Nazca, bufera sull'associazione ambientalista

Tutto il mondo conosce le linee di Nazca, i celebri geoglifi situate in Perù vicino alla città omonima da cui prendono il nome. I disegni situati in altopiano desertico che si estende per circa cinquanta chilometri, si intersecano in oltre 13.000 linee che vanno a formare più di 800 disegni. Nel corso del tempo la loro origine è stata oggetto di dibattito, qualcuno azzardò che fossero addirittura dei messaggi per gli extraterrestri. Il loro enorme valore storico (furono tracciate dalla cività Nazca che occupò l’area tra il 300 a.c. e il 500 d.c.) le ha fatte amare e sono diventate un simbolo del Perù. Da qualche giorno è scoppiato uno scandalo che coinvolge Greenpeace. Il gruppo ambientalista è entrato sul sito profanando i disegni. I militanti sono entrati di notte in una zona dove "è proibito l'accesso e qualsiasi tipo di intervento, a causa della fragilità delle figure", -come ha denunciato il governo - e hanno disposto vicino a una delle figure più note, che rappresenta un colibrì, un messaggio scritto (in inglese) con lettere di stoffa gialla: "E' tempo di cambiare! Il futuro è rinnovabile". Il messaggio è stato lasciato in coincidenza con la XX Conferenza Onu sul cambiamento climatico in corso a Lima. Subito è montata una polemiche feroce che sta diventando un caso diplomatico e che sta mettendo in imbarazzo l'associazione ambientalista.

I fatti

L’azione di Greenpeace nelle Linee di Nazca tra Nazca e Palpa doveva servire a richiamare l’attenzione sul riscaldamento globale, ma ha avuto un effetto boomerang: il governo di Lima ha respinto le scuse presentate dalla Ong ambientalista, il cui direttore esecutivo, il sudafricano Kumi Niadoo, è arrivato in fretta e furia per cercare di limitare i danni.

Appena sbarcato all’aeroporto di Lima, Niadoo ha dichiarato alla stampa che il suo obiettivo era «riunirmi con le autorità e vedere che assistenza possiamo fornire nell’inchiesta» sull’intervento nelle Linee di Nazca, ma non ha chiarito se Greenpeace considera che, come afferma la procura locale, i suoi militanti hanno causato «danni irreparabili» nel sito, dichiarato patrimonio culturale dell’Umanità dall’Unesco.

L’intervento è stata una delle classiche azioni spettacolari del gruppo ambientalista: in coincidenza con la XX Conferenza Onu sul cambiamento climatico in corso a Lima, un gruppo di militanti sono entrati lunedì scorso nel sito delle Linee di Nazca e hanno disposto vicino a una delle figure più note, che rappresenta un colibrì, un messaggio scritto (in inglese) con lettere di stoffa gialla: «È tempo di cambiare! Il futuro è rinnovabile».


L’iniziativa non è piaciuta affatto ai peruviani: il presidente Ollanta Humala ha detto che, qualsiasi fossero i motivi dell’intervento, Greenpeace «ha mancato di rispetto al nostro popolo e alla nostra cultura» mentre il ministero della Cultura ha chiesto alla giustizia di identificare i responsabili dell’azione, ricordando che l’accesso al suo perimetro è rigorosamente proibito, a causa della fragilità delle figure, monumentale ricordo della civiltà Nazca (300 a.C.-500 d.C.).

Greenpeace Italia in queste ore ha fatto uscire un comunicato stama in cui cerca di difendersi dalle numerose critiche piovute dai social network.


Comprendiamo la criticità e le conseguenze alle quali questa attività ci pone di fronte. 


Come ufficio italiano, anche se non direttamente coinvolti, siamo in costante contatto con il team di colleghi che sta affrontando la questione con le autorità peruviane. Stiamo dando il giusto spazio a questa vicenda e solo chi è in malafede continua a ripetere che abbiamo censurato centinaia di commenti su Facebook: sono stati cancellati meno di una decina di testi che contenevano oscenità che ci rifiutiamo di pubblicare.


In molti dei messaggi che abbiamo ricevuto, e stiamo ricevendo in queste ore, ci viene chiesto per quale motivo non stiamo rispondendo a tutte le singole questioni che compongono questa delicata vicenda: una su tutte, la prima risposta su Facebook ("possiamo rassicurarti che non è stato fatto alcun danno. Il messaggio è stato scritto in lettere di stoffa gettate a terra senza toccare minimamente le linee di Nazca"), che è stata data a fronte delle prime, comprensibili, preoccupazioni ed è ovviamente riferita ai danni ai geoglifi, ovvero all'opera archeologica in quanto tale. Ci risulta – infatti – che questi preziosi reperti non siano stati danneggiati, ma ovviamente Greenpeace intende assumersi la responsabilità per tutti gli eventuali danni al sito che ospita il geoglifo del Colibrì di Nazca.

Ed è a questo scopo che Greenpeace in questo momento sta collaborando con le autorità del Perù, dove è da poco giunto anche il direttore esecutivo di Greenpeace International, Kumi Naidoo.


In generale, per il momento non possiamo "rispondere" se non comunicando quanto ci arriva da chi è sul posto: a parte la differenza di fuso orario, è in corso una indagine, ed è comprensibile che ci siano tempi tecnici per giungere a conclusioni chiare. Per quanto ci riguarda, confidiamo non solo che tali conclusioni giungano al più presto ma anche, ovviamente, che sia possibile riparare in tempi rapidi ai danni eventualmente accertati al sito.


Siamo colpiti anche noi da quanto successo. In Italia abbiamo un patrimonio artistico che rispettiamo e amiamo: questo rispetto lo estendiamo all'eredità culturale di tutti i Paesi, e siamo certi che è un sentimento condiviso da tutta Greenpeace. A maggior ragione per una organizzazione che ha come missione quella di proteggere il Pianeta, i suoi abitanti e il vasto patrimonio storico-culturale da loro prodotto in millenni di civilizzazione.

Ecco perché, oltre ad affrontare le conseguenze di quanto successo, ci impegniamo ad aggiornarvi con la massima trasparenza non appena avremo maggiori dettagli. Grazie.

Le scuse non bastano

Il gruppo ambientalista, che in un primo momento si era difeso sostenendo che non aveva provocato nessun danno, giacché il suo slogan era scritto con lettere di stoffa disposte sul suolo del deserto, ha comunque «presentato le sue scuse a chi possa essersi sentito offeso» dall’azione, sottolineando che «in oltre 40 anni di attivismo pacifico» ha sempre «sempre dimostrato il suo rispetto di tutti i popoli del mondo, e del suo patrimonio culturale».

Le scuse di Greenpeace, però, non sono state accettate dalle autorità di Lima perché, come ha spiegato il sottosegretario alla Cultura, Luis Jaime Castillo, gli ambientalisti «non hanno accettato di aver causato alcun danno», mentre secondo esperti archeologici come Ana Maria Cogorno, responsabile di un’associazione per la tutela delle Linee di Nazca, hanno dimostrato, con tanto di fotografie aeree, che le tracce dell’intervento restano visibili nel sito. Un guaio di difficile soluzione che promette di durare a lungo.

Scrivi commento

Commenti: 7
  • #1

    IBelive (lunedì, 15 dicembre 2014 15:08)

    Sacre? ma quando mai, le cose sacre sono altre, non mischiamo il sacro con il profano GRAZIE

  • #2

    El paso (lunedì, 15 dicembre 2014)

    Gli ambientalisti sono una categoria da evitare a tutti i costi, sono come cani rognosi, ipocriti che se fosse per loro non si dovrebbe mai fare niente. Sono una sottospecie dei movimenti Nimby "Not in my backyard" "Non nel mio giardino", che se fosse per loro impedirebbero il progresso ad ogni costo...Speriamo che paghino per quello che hanno fatto, esibizionisti da strapazzo.

  • #3

    Joker (martedì, 16 dicembre 2014 01:02)

    Guarda caro El paso.....non capisco perchè accanirsi così su delle persone che voglio anche il tuo di bene. Hanno messo della stoffa, non spruzzato con delle bombolette di vernice. E poi fosse che hanno fatto un'azione a scopo di lucro come invece gente come te fa abitualmente.....hanno solo tentato di sensibilizzare le persone su un tema caldo qual'è quello ambientale. Se le persone fossero invece tutte come te....la razza umana sarebbe già tanto che si è estinta, perchè per voi l'unico scopo è fare denaro ed è proprio per questo che siamo arrivati a questo punto....meditate gente meditate!!

  • #4

    UfoDrome (martedì, 16 dicembre 2014 11:54)

    quante storie per due stracci rimovibili ... meglio continuare a gettare mer.d@ nell'atmosfera ... il mondo sta perdendo il lume della ragione ... si guarda il dito anzichè la luna ...

    e stiamo parlando di Lima e Perù, uno dei paesi sudamericani più corrotti assieme alla Colombia !

  • #5

    El paso (martedì, 16 dicembre 2014 14:22)

    Joker hanno violato uno spazio archeologico per farsi pubblicità, e non è la prima volta che lo fanno. Non hanno nessun rispetto delle posizioni altrui fidati che ne ho conosciuto molti. Io non mi arricchisco di niente, non sono un palazzinaro e non voglio il cemento dappertutto! ma siamo nel 2014 e i tuoi amici ambientalisti di concreto cos'hanno fatto per rendere il mondo migliore e combattere il riscaldamento globale? A quale punto saremmo arrivati spiegati meglio!

  • #6

    Receptionist (martedì, 16 dicembre 2014 22:17)

    Nulla e' piu' sacro di madre natura.
    Ci accoglie e ci nutre.

  • #7

    Joker (martedì, 23 dicembre 2014 17:59)

    La questione El Paso è che voi ve la prendete molto di più con sti quattro ambientalisti come se fossero quelli che determinano tutte le disgrazie del mondo....Ma dovreste guardare invece a chi veramente le determina le disgrazie.....Poi non dico che tutti gli ambientalisti saranno santi...per l'amor di Dio....ma imparate ad arrabbiarvi ed indignarvi verso le persone che veramente distruggono il pianeta...tipo appunto chi si arricchisce con le materie prime, ecc.......