Wanderers: il cortometraggio che immagina il futuro dell'uomo nello spazio 

Come sarà il futuro umano dell'esplorazione spaziale? A trasmettere un’idea onirica e affascinante del futuro che ci aspetta, ci ha provato Wanderers, il corto di 3′ realizzato da Erik Wernquist, che sta spopolando in rete, con critiche lusinghiere. Immagini poetiche accompagnate dalle parole di Carl Sagan, che stanno facendo del piccolo gioiellino di Wernquist un fenomeno virale. Nel filmato viene immaginata l’espansione dell’umanità nel Sistema Solare, sulla base di idee scientifiche reali, come dichiarato dal registra. Anche gli spettacolari luoghi che si susseguono nel corto sono “veri”: sono il frutto, infatti, della lavorazione al computer di immagini reali diffuse dalla Nasa. Il risultato è un video tutto da guardare. A seguire il cortometraggio in alta definizione.

Tra le fonti utilizzate da Wernquist per la raccolta delle immagini ricreate in digitale ci sono dati della NASA, ricavati al Goddard Space Flight Center di Greenbelt, nel Maryland, e dati dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA): nel suo sito, Wernquist ha raccolto una serie di screenshots (potete vedere la galleria completa cliccando qui) in cui spiega quali sono i posti che compaiono durante il video, per esempio Giapeto, una delle lune di Saturno, o anche il ghiaccio su Europa, satellite naturale di Giove. Wanderers racconta di un ipotetico futuro in cui l’umanità sarà in grado di viaggiare più lontano e più a lungo nello Spazio, ed esplorare altri pianeti. Come detto il cortometraggio sta ottenendo una certa popolarità grazie ad alcune recensioni estremamente positive come quella di Slate e di altri siti di informazione.

Di grande effetto, inoltre, sono le parole che accompagnano le immagini, tratte dal libro "Pale Blue Dot: A Vision of the Human Future in Space" di uno dei più famosi astronomi e astrofisici del XX secolo: Carl Sagan. Ecco il testo tradotto:

 

A causa di tutti i suoi vantaggi materiali, la vita sedentaria ci ha resi nervosi, insoddisfatti. Anche dopo 400 generazioni trascorsi nei villaggi e nelle città, non abbiamo dimenticato. Le strade inesplorate ci chiamano ancora dolcemente, come un canto quasi dimenticato dell’infanzia. Investiamo nei luoghi lontani con un certo romanticismo.

Questo richiamo – ho il sospetto – è stato meticolosamente scolpito nell’uomo dalla selezione naturale come un elemento essenziale per la nostra sopravvivenza. Estati lunghe, inverni miti, raccolti ricchi, selvaggina abbondante… niente di questo dura per sempre. Predire il futuro non rientra nelle nostre capacità.

 

Gli eventi catastrofici ci sorprendono furtivamente, ci rendono meno tranquilli. La tua vita, la tua cerchia o addirittura la tua specie potrebbe essere in debito con un inquieto disegno, un desiderio che difficilmente si può articolare o capire: quello di scoprire terre sconosciute e nuovi mondi.

 

Herman Melville, in Moby Dick, parla per conto dei vagabondi di tutte le epoche e meridiani: “Sono tormentato da un prurito eterno per le cose lontane. Amo partire verso mari proibiti…” Forse è un po’ presto. Forse il tempo non è ancora arrivato. Ma altri mondi – con le loro promesse di innumerevoli opportunità – ci chiamano.

Silenziosamente restano nell’orbita del Sole, in attesa.

 

Carl Sagan

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Commenti: 1
  • #1

    abc (martedì, 09 dicembre 2014 19:21)

    Splendido