Colonie su Marte, parla l'italiano che ha preso parte alla simulazione della Mars Society

Come si vive su Marte? Nessuno lo sa, ma un italiano ha potuto sperimentare una situazione molto simile, almeno nelle intenzioni. Il suo nome non è molto famoso, ma è uno dei fortunati che ha partecipato per due settimane all'inizio di novembre alla simulazione di una missione sul Pianeta Rosso organizzata nel deserto dello Utah dalla Mars Society, un'organizzazione no-profit guidata dall’ingegnere aerospaziale statunitense Robert Zubrin che promuove l'esplorazione e la colonizzazione di Marte.  Lui è l’ingegnere romano Dario Parastesh, 28 anni. Il progetto si chiama Mars Arctic 365 e l'equipaggio con cui ha convissuto è in competizione con altri due team selezionati nei mesi scorsi: i migliori passeranno un anno intero in una piccola base allestita su un’isola sperduta nell’Artico canadese, fingendo di trovarsi in un ambiente marziano. Faranno esperimenti, usciranno all'esterno con caschi e tute, avranno cibo razionato e saranno tagliati fuori dal mondo esterno, come se fossero davvero su Marte. Saranno impegnati in una sorta di Grande Fratello dalle finalità rigorosamente scientifiche: la loro esperienza fornirà dati sulle difficoltà che un giorno potrebbero essere incontrate da veri astronauti in una missione su un altro pianeta. Rai News l'ha intervistato. A seguire il racconto della sua esperienza.

Dario Parastesh
Dario Parastesh

Dario Parastesh, come è stata la sua esperienza su “Marte”?

 Il luogo in cui sono stato è praticamente come il Pianeta Rosso: non sembra di essere sulla Terra. Quando ci si affaccia dalle finestre si vede un territorio desertico, di colore rosso. Si ha la sensazione effettiva di essere soli in un posto sperduto che può rassomigliare alla superficie marziana. La base è particolarmente angusta, uno spazio piccolo riservato a sei persone, dove bisogna impegnarsi a fondo per far sì che tutti vadano d’accordo. La struttura è composta di due piani: il primo è riservato ad attività di laboratorio biologico e ha una stanza per la preparazione alle attività extraveicolari, al secondo piano c’è il dormitorio.   


Cosa avete fatto lì dentro per due settimane? 

Io avevo il compito di preparare ogni giorno un report che esprimesse lo stato d’animo, il morale e le attività fatte nel laboratorio. Nel gruppo erano presenti altre cinque persone provenienti da Stati Uniti, Francia, Germania e Australia. Tre erano biologi e hanno condotto esperimenti sulla crescita di piante in una serra in un terreno simile a quello marziano per dimostrare la possibilità di produrre cibo sul suolo di Marte. Un altro era un ingegnere che ha realizzato una parabola capace di usare l’energia solare per far bollire l’acqua. Poi c’era il comandante del gruppo, un ingegnere che si è occupato del coordinamento con la squadra di supporto missione, che era esterna alla capsula e si trovava sul pianeta Terra.   


Qual è stata la maggiore difficoltà che avete incontrato? 

In condizioni simili si potrebbe pensare che sia far coesistere sei persone in 80 metri quadri. In realtà il gruppo è diventato rapidamente una specie di famiglia. L’aspetto più difficile è dover effettuare molti esperimenti ed escursioni con una tuta che limita i movimenti e la sensibilità al tatto. Ad esempio, usavamo guanti molto simili a quelli da neve che non permettevano di utilizzare una penna o uno strumento in modo agevole.  Due settimane sono un periodo relativamente breve, un anno è molto lungo. 


È sicuro di voler trascorrere dodici mesi così nell’Artico? 

Prima di questa esperienza mi preoccupava un po’ l’idea di stare a lungo con altre persone in uno spazio ristretto. In realtà ho visto che si può fare. Dipende sempre dall’attitudine e dalla capacità di adattamento. Se mi dovessero chiedere di partecipare alla missione di un anno, credo che sarebbe esperienza fattibile anche se estrema. Se sarò selezionato, vorrei portare avanti un progetto di ricerca sui droni che sto sviluppando con l’azienda per cui lavoro, la Biofly di Ardea. L’idea è utilizzare un drone come mezzo di supporto alle attività extraveicolari per rilevare zone dove possano essere presenti acqua e minerali utili a una base marziana.   


Le piacerebbe diventare un vero astronauta? 

È sempre stato un mio sogno, anche se per il momento rimane tale. Ho affrontato due settimane di simulazione. Non lo sono stato a tutti gli effetti, però da un certo punto di vista è stato quasi come essere un astronauta vero e proprio.  


 L’italiana Samantha Cristoforetti passerà sei mesi sulla Stazione Spaziale Internazionale. Sta seguendo la sua missione?

Sì, e ho seguito molto anche Luca Parmitano, che è stato sulla Iss prima di lei. Purtroppo nelle ultime due settimane non ho avuto molto tempo per tenermi informato, per gli impegni sul campo e perché laggiù la nostra banda di internet era limitata. Anche questo faceva parte della simulazione: su Marte la velocità delle connessioni non è certo la stessa presente sulla Terra. -

Il progetto e la simulazione

La Mars Society sta preparando da tempo una missione della durata di un anno per una simulazione della vita umana sulla superficie di Marte, che si svolga come se si trattasse veramente di una permanenza sul suolo del pianeta Rosso. Dopo questo primo step e la selezione dei candidati più meritevoli, il viaggio simulato dell'uomo verso Marte continuerà per Devon Island, un'isola sperduta nell'Artico canadese. Qui, a 1500 chilometri dal Polo Nord, si trova uno degli ambienti più simili al Pianeta Rosso presenti sulla Terra. Si tratterà di una specie di Grande Fratello, ma dalle finalità rigorosamente scientifiche che ospiterà questi pionieri dell'esplorazione spaziale.

Fredda, desertica e isolata Devon Island è un ambiente ostile quasi quanto Marte. Presenta anche un cratere di circa venticinque chilometri di diametro formato da un meteorite caduto 39 milioni di anni fa. Più di 200 persone da tutto il mondo si sono offerte di prendere parte alla missione “Mars Arctic 365”, proponendosi come pionieri dell'esplorazione spaziale. La rosa è già stata ristretta a 62 candidati e ora ne saranno individuati diciotto. Nel luglio 2015 i sei ritenuti più adatti dovrebbero iniziare il loro “anno su Marte”, fornendo utili indicazioni sulle difficoltà che potrebbero essere incontrate in futuro dagli astronauti. Dario Parastesh spera di essere tra i prescelti.

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