Umberto Veronesi: il cancro è la prova che Dio non esiste. Insorge Antonio Zichichi

Ha trascorso una vita a combattere il cancro e oggi rappresenta il simbolo della speranza di vittoria contro questa malattia, una forza per migliaia di malati della sua lunga carriera scientifica. Ma Umberto Veronesi scorre in un lampo tutta la sua vita professionale e oggi la conclude con un atto di scoraggiamento e di negazione della fede: «Allo stesso modo di Auschwitz, per me il cancro è diventato la prova della non esistenza di Dio». Una frase da agnostico, dopo un inizio molto religioso: «Come puoi credere nella Provvidenza o nell'amore divino quando vedi un bambino invaso da cellule maligne che lo consumano giorno dopo giorno davanti ai tuoi occhi? Ci sono parole in qualche libro sacro del mondo, ci sono verità rivelate che possano lenire il dolore dei suoi genitori? Io credo di no, e preferisco il silenzio, o il sussurro del non so». La sortita del celebre oncologo ha subito innescato un dibattito in cui si è inserito Antonio Zichichi che ha subito risposto "Come la mettiamo con l'esistenza di Dio". Tra i due scienziati del resto le posizioni non potrebbero essere più distanti. Ma Dio esiste o no? Ecco le due opinioni in proposito.

Il direttore scientifico dell'Istituto europeo di oncologia, racconta come nel corso degli anni nonostante l'infanzia da «inappuntabile chierichetto» si sia consolidata la sua convinzione agnostica.


«Non saprei dire qual è stato il mio primo giorno senza Dio. Sicuramente dopo l'esperienza della guerra non misi mai più piede in una chiesa, ma il tramonto della fede era iniziato molto prima. Durante il liceo fui bocciato due volte, ero un discolo in senso letterale: non andavo bene a scuola. Di fatto sono sempre stato anticonformista, ribelle ai luoghi comuni e alle convenzioni accettate acriticamente, e questa mia natura mal si conciliava con l'integralismo della dottrina cattolica che era stata il fondamento della mia educazione di bambino».


A incrinare il rapporto di Veronesi con la fede è la guerra: «Oltre alle stragi dei combattimenti, ho toccato con mano anche la follia del nazismo e non ho potuto non chiedermi, come fece Hannah Arendt prima e Benedetto XVI molti anni dopo: “Dov'era Dio ad Auschwitz?”».


Poi la decisione di intraprendere la carriera medica:

«La scelta di fare il medico è profondamente legata in me alla ricerca dell'origine di quel male che il concetto di Dio non poteva spiegare. Da principio volevo fare lo psichiatra per capire in quale punto della mente nascesse la follia gratuita che poteva causare gli orrori di cui ero stato testimone. Avvicinandomi alla medicina, però, incappai in un male ancora più inspiegabile della guerra, il cancro». Che rapporto c'è, secondo Veronesi, tra dolore e fede? Il dolore diventa tangibile, assume sembianze reali, ed è in quella circostanza che «diventa molto difficile identificarlo come una manifestazione del volere di Dio. Ho pensato spesso che il chirurgo, e soprattutto il chirurgo oncologo, abbia in effetti un rapporto speciale con il male. Il bisturi che affonda nel corpo di un uomo o di una donna lo ritiene lontano dalla metafisica del dolore. In sala operatoria, quando il paziente si addormenta, è a te che affida la sua vita. L'ultimo sguardo di paura o di fiducia è per te. E tu, chirurgo, non puoi pensare che un angelo custode guidi la tua mano quando incidi e inizi l'operazione, quando in pochi istanti devo decidere cosa fare, quando asportare, come fermare un'emorragia. Ci sei solo tu in quei momenti, solo con la tua capacità, la tua concentrazione, la tua lucidità, la tua esperienza, i tuoi studi, il tuo amore o anche la tua carità per la persona malata».

La posizione dell'oncologo causa l'immediata risposta dello scienziato Antonio Zichichi che scrive una lunga lettera nella pagine de Ilgiornale.


Come la mettiamo con l'esistenza di Dio?

Se la nostra esistenza si esaurisse nell'immanente, il discorso sarebbe chiuso qui. Immanente vuol dire tutto ciò che i nostri cinque sensi riescono a percepire. Questi nostri cinque sensi sono il risultato dell'evoluzione biologica. C'è però un'altra forma di evoluzione che batte quella biologica: l'evoluzione culturale. L'evoluzione biologica della specie umana non avrebbe mai portato l'uomo a scoprire se esiste o no il supermondo, come facciamo al Cern. Né a viaggiare con velocità supersoniche. Né a vincere su tante forme di malattia che affliggevano i nostri antenati. La nostra vita media ha superato gli 80 anni e le previsioni vanno oltre i cento anni, grazie alla scoperta che il mondo in cui viviamo è retto da leggi universali e immutabili. Nel «libro della natura», aperto poco meno di quattro secoli fa da Galileo Galilei, mai una virgola è stata trovata fuori posto.

La speranza all'uomo del terzo millennio, solo la scienza e la fede possono darla. Questa speranza ha due colonne. Nella sfera trascendentale della nostra esistenza la colonna portante è la fede. Nella sfera immanentistica della nostra esistenza la colonna portante è la scienza.

Noi siamo l'unica forma di materia vivente dotata della straordinaria proprietà detta ragione. È grazie a questa proprietà che è stata inventata la memoria collettiva permanente, meglio nota come scrittura. È così che possiamo sapere cosa pensava Voltaire sulla catastrofe naturale che distrusse Lisbona. Ed è sempre grazie alla scrittura che i nostri posteri potranno sapere cosa stiamo facendo noi avendo a disposizione la logica rigorosa teorica (meglio nota come matematica) e la logica rigorosa sperimentale (meglio nota come scienza). La scienza ci dice che non è possibile derivare dal caos la logica che regge il mondo, dall'universo sub-nucleare all'universo fatto con stelle e galassie. Se c'è una logica deve esserci un Autore. L'ateismo, partendo dall'esistenza di tutti i drammi che affliggono l'umanità, sostiene che se Dio esistesse queste tragedie non potrebbero esistere. Cristo è il simbolo della difesa dei valori della vita e della dignità umana. Che sia figlio di Dio è un problema che riguarda la sfera trascendentale della nostra esistenza. Negare l'esistenza di Dio però equivale a dire che non esiste l'autore della logica rigorosa che regge il mondo. Tutto dovrebbe esaurirsi nella sfera dell'immanente la cui più grande conquista è la scienza.

La scienza però non ha mai scoperto nulla che sia in contrasto con l'esistenza di Dio. L'ateismo, quindi, non è un atto di rigore logico teorico, ma un atto di fede nel nulla.

La religione, l'universo e il senso della ricerca declinato in modi completamente diversi, i due non si sono mai amati. La scienza che litiga sull'esistenza di Dio non è una novità, le querelle promette di non finire in fretta.

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Commenti: 4
  • #1

    Malles (mercoledì, 19 novembre 2014 11:37)

    Discutere su questo argomento occorrerebbero quintalate di saliva...da una parte e dall'altra, e forse vanamente, senza trovare un punto d'incontro. Si può diventare agnostici pure meditando sull'Antico Testamento (Sigmund Freud scrisse in proposito : "lo feci da credente e ne uscii ateo...). L'enigma del male non è cosa da poco, forse la risposta più saggia al problema del male è che non può essere "assorbito" dalla logica umana. Qualsiasi risposta resta al di quà della soglia.

    La rivelazione biblica ci conduce ad una sorta di "agnosticismo. NON risolve il mistero del dolore, invita semmai a chinarci come Giobbe...

  • #2

    vradox (giovedì, 20 novembre 2014 04:25)

    ma daiii siamo ancora su questo punto?! il "mistero del Male" è risolto da secoli...

  • #3

    Receptionist (giovedì, 20 novembre 2014 14:24)

    Magari non esiste anche perché sottoponiamo gli animali , CHE SONO ESSERI COSCIENTI E INTELLIGENTI, ad una fine atroce, tutto questo da secoli, ogni benedetto giorno e col sorriso sulle labbra.
    Me scappata..so vegetariano, si nota?

  • #4

    Maurone (domenica, 23 novembre 2014 01:12)

    Io non ho mai visto Veronesi dal vivo. Secondo me non esiste e il fatto che per il cancro non ci sia una cura per me costituisce la prova migliore che Veronesi - ammesso che esista davvero - non è un vero dottore!