Rosetta a un passo dalla storia, Philae sbarcherà sulla cometa 67/P Churyumov Gerasimenko.

Domani 12 novembre 2014, per la prima volta nella storia dell’esplorazione spaziale, una sonda di costruzione umana proverà ad atterrare su una cometa. Se ci riuscirà, e se anche tutte le altre delicate procedure di manovra andranno a buon fine, potremmo ottenere a breve nuove decisive informazioni sulla composizione primordiale del Sistema solare e sull’origine della vita sul pianeta Terra.

È il momento cruciale di una delle missioni spaziali più importanti di sempre, e forse anche tra le più raffinate e complesse. Basti citare un po’ di cifre: sono passati più di venti anni da quando l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) ha deciso di fare sul serio e studiare un modo per guardare da molto vicino una cometa. Dieci anni da quando la sonda Rosetta, nel marzo 2004, ha preso il volo in direzione della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko (67P/C-G). Per un incontro che si compirà a 510 milioni di chilometri dal pianeta Terra.

Se tutto dovesse andare per il verso giusto, ancorato e al sicuro, Philae ci manderà qualche suggestiva foto della vista che gode da lì, e potremo iniziare a festeggiare, in attesa dei risultati delle analisi chimiche della superficie della cometa. 

Gli appassionati potranno seguire il live webcast dell’Agenzia spaziale europea (Esa) a partire dalle 20.00 ora italiana di martedì, che per ventiquattr’ore seguirà istante per istante l’impresa storica. Naturalmente anche twitter è mobilitato: l’hashtag è #CometLanding.

 

Le operazioni di atterraggio vero e proprio inizieranno intorno alle 9.30 di mercoledì mattina (ora italiana) con il distacco del modulo dalla sonda madre, ma poiché i segnali impiegano 28 minuti e 20 secondi per giungere a Terra, solo dopo una mezz’oretta avremo la conferma dell’inizio della discesa di Philae verso la sua cometa. Sarà un viaggio lentissimo: la piccola sonda impiegherà sette ore per percorrere i 22,5 chilometri che la separano dall’obiettivo.

 

In Italia dovremo attendere le 17 circa per celebrare l’atterraggio. Dopodiché la rilevazione dei dati entrerà nel vivo, gli strumenti di Philae inizieranno la raccolta e la contestuale analisi. La trivella SD2 inizierà a operare dal 13. I dati di Philae saranno inviati a Terra attraverso Rosetta, che continuerà a tallonare la cometa e il suo ospite fino a fine missione, nel dicembre 2015. L’obiettivo ambizioso è di conoscere col maggior dettaglio possibile la natura della nebulosa solare da cui ha avuto origine il Sistema solare, combinando le conoscenze tratte dallo studio fin qui svolto delle altre comete con quelle, senza precedenti, ricavate dalla missione Rosetta.

Rosetta si troverà a 22,5 chilometri dal centro della cometa quando dei piccoli razzi cercheranno di spingere Philae verso la superficie. Il lander non è controllabile in remoto, e non ha una propulsione propria. Questo significa che dopo la separazione da Rosetta la sua traiettoria non può essere modificata dal centro di controllo.  Il robottino dovrà atterrare sulla superficie della cometa, e dovrà farlo anche in condizione ottimale, così da poter scavare e fare il suo lavoro in completa autonomia. Il lander cercherà di ancorarsi alla cometa grazie a tre ganci e un perno (l’intero sistema può ruotare su se stesso e operare così in zone differenti). Una volta saldo sul terreno, Philae trapanerà la superficie di 67P/Churyumov-Gerasimenko, ne preleverà dei campioni e li metterà nei fornetti di cui è dotato, permettendo così l’analisi chimica del materiale raccolto. 

Le analisi potranno fornire una serie di indicazioni importanti sui primi istanti di vita del sistema solare: le comete sono infatti residuali della materia che formava il cosiddetto disco protoplanetario da cui sono nati i pianeti del Sistema solare. Le operazioni di Philae dureranno due giorni e mezzo (qui una tabella di marcia completa). Ore decisive, durante le quali il robottino dovrà essere ben illuminato dal Sole, dal momento che le batterie gli consentono un’autonomia solo limitata e per completare le operazioni avrà bisogno di sfruttare i pannelli solari di cui è dotato. 


Lo studio della chioma diventerà progressivamente più foriero di risultati nei prossimi mesi, poiché, con l’avvicinarsi della cometa al perielio in agosto, l’evaporazione e quindi le dimensioni della chioma aumenteranno. Sarà possibile capire di che tipo di ghiaccio è fatta Churyumov Gerasimenko e qualcuno spera in fondo che salti fuori qualche molecola precorritrice della vita. Intanto domani sarà una grande giornata.

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