Incendi di Canneto di Caronia: il sindaco in presidio permanente con la fascia tricolore

Una città e un mistero, come fosse il titolo di un film. Con la fascia tricolore da primo cittadino, Calogero Beringheli ha cominciato da Sabato 20 Settembre alle 22.00 un presidio permanente nella frazione di Canneto, interessata dai misteriosi incendi di combustione spontanea, fino a quando "non saranno garantite le condizioni di sicurezza ed assistenza". Lo rende noto il Giornale di Sicilia. Si tratta di una forma di protesta, la sua, contro "l’immobilismo burocratico ed operativo dimostrato finora dalle istituzioni regionali in merito alla delicata situazione" infoma Beringheli.  A Canneto da una settimana non c’è più nemmeno il presidio fisso di volontari della protezione civile regionale. Cittadini e istituzioni quindi si sono organizzati per una veglia di protesta.

Il sindaco con gli abitanti di Canneto
Il sindaco con gli abitanti di Canneto

Intanto mentre i pochi abitanti del borgo inscenavano la protesta, gli incendi proseguivano. In un magazzino un ombrellone è stato incenerito dalle fiamme "divampate senza un motivo apparente", come dichiarato dei testimoni. I tecnici dell’Arpa hanno compiuto un nuovo sopralluogo

 “Sosteniamo la battaglia del sindaco Calogero Beringheli e sollecitiamo l’intervento immediato delle istituzioni competenti, in particolare del dipartimento regionale della Protezione civile, per trovare una soluzione definitiva ai misteriosi incendi che da circa dieci anni affliggono il comune di Caronia”.

ha aggiunto il presidente dell’AnciSicilia, Leoluca Orlando, che continua: ”Non c’è più tempo per rimpalli ed ipotesi, gli abitanti di Canneto di Caronia hanno bisogno di risposte immediate e concrete e, soprattutto, di vivere nelle proprie abitazioni serenamente e senza correre pericoli”

 

Per riportare Canneto sulle prime pagine, Beringheli -prima di attuare la protesta con fascia tricolore- nei giorni scorsi ha rivelato alcune informazioni contenute nella relazione dei tecnici che negli anni passati studiarono Canneto senza comunque giungere ad alcuna conclusione.

Fra le ipotesi fatte secondo il primo cittafino c’era anche quella della sperimentazione di armi. Ma tale ipotesi avrebbe richiesto provvedimenti eccezionali e, in piena sincerità, il tasso di attendibilità appare modesto perché gli esperimenti militari non possono essere effettuati in territorio italiano senza il consenso del Ministero della Difesa. E siccome gli eventi misteriosi risalgono ad una decina di anni or sono, è assai improbabile che gli esperimenti siano proseguiti con il conseguente allarme per la popolazione. 


Il sito guida Sicilia continua a monitorare la situazione e rilancia l'ipotesi sostenuta dal fisico Marzio Mangialajo

 

"Noi, che seguiamo i fatti dall’inizio e che mai abbiamo utilizzato la facile suggestione di massa per attirare lettori, anche oggi vogliamo parlarne attraverso un ipotesi scibile e concreta, affidandoci nuovamente alle parole del fisico Marzio Mangialajo di cui abbiamo fatto conoscenza nel lontano 2004 e che fin dai primissimi episodi ha approcciato ai fatti studiandolo e cercandone una causa scientifica. Ancora oggi il dottor Mangialajo persegue una sua teoria che si basa su una scoperta del Professor Friedemann T. Freund, scienziato austriaco naturalizzato americano, che ai tempi della pubblicazione lavorava presso il Dipartimento di Fisica dell’Università di San José (USA) e che ora lavora presso il SETI. Gli studi del Professor Freund sono FF_PhysChemEarth_Understanding Freund_Current and surface e Freund_Current and surface. Il suo studio più importante, che è quello sostenuto da Mangialajo è "Current and surface potential induced by stress-activated positive holes in igneous rocks", firmato da A. Takeuchi, B.W.S. Lau and F.T. Freund. Marzio Mangialajo, dopo essersi laureato in Fisica presso l’Università di Torino, si trasferisce a Milano dove viene assunto come ricercatore al CISE (allora Centro di ricerca nucleare della aziende elettriche private e quindi diventato di proprietà dell’ENEL). A Milano, per conto del Cise, il dott. Mangialajo si occupava della sperimentazione di Fisica del Reattore nell’ambito del Progetto Cirene oltre a prestare assistenza all’Esercitazione di Fisica sia all’Università che al Politecnico. "


I fatti di Canneto - Una spiegazione scientifica di Marzio Mangialajo (fisico)

 

Mi sono interessato fin dal 2004 dei problemi di Canneto di Caronia, cercando, come tutti in Italia, di capire cosa stesse succedendo. Il mio approccio è stato energetico, nel senso di voler identificare, con priorità assoluta, una fonte energetica delle scariche elettriche. La maggiore fonte energetica della zona è sicuramente l'energia cinetica della zolla africana che si muove verso Nord alla velocità di circa un centimetro l'anno. Velocità bassa, ma massa non trascurabile. Va subito detto che la zolla africana comprende, geologicamente parlando, quasi tutta la Sicilia, con l'eccezione di Messina, e i suoi confini nord-orientali salgono verso Nord dall'Etna a Stromboli e da Stromboli piegano verso Ustica. La zolla africana è soggetta, nel suo confine settentrionale costituito dal fondo marino del basso Tirreno compreso tra Stromboli e la costa siciliana, a fenomeni di subduzione e scorrimento che, provocano fenomeni sismici e vulcanici, che raggiungono spesso livelli di notevole pericolosità.

 

Comincia pertanto una ricerca bibliografica per vedere se il movimento della zolla avrebbe potuto provocare anche fenomeni elettrici. In un primo tempo pensai ad un effetto piezo-elettrico, ma dovetti scartarlo perché l'espansione degli elettroni prodotti era omnidirezionali e perché i materiali circostanti avrebbero immediatamente riassorbito gli elettroni, impedendo loro di diffondersi a lunga distanza. Seguitando a cercare mi sono imbattuto in numerosi articoli scientifici dello scienziato americano F.T. Freund che, sulla base di precise sperimentazioni in laboratorio, dimostrava che, senza ombra di dubbio, una lastra di roccia, sottoposta a compressione lungo un asse centrale perpendicolare alle due superfici principali, era soggetta ad alterazioni molecolari che comportavano la liberazione di elettroni che abbandonavano la roccia lungo l'asse di compressione e alla creazione di lacune elettroniche (p-holes) nelle molecole che stavano cedendo gli elettroni in fuga verso l'asse di compressione. Le molecole caratterizzate dalle formazioni di p-holes si rifanno però sulle molecole circostanti catturando un elettrone che sostituisce quello in fuga sull'asse. Continuando la compressione gli elettroni seguitano a risalire lungo l'asse e le parti esterne della roccia seguitano a fornire elettroni alla parte centrale della roccia stessa. Ci sono quindi, dentro la roccia, una corrente elettrica di elettroni negative dall'esterno verso l'asse e lungo questo verso esterno e una corrente di p-holes (positivi) verso l'esterno. Il p-holes però non è libero di muoversi come un elettrone, perché fa parte di una molecola e quindi l'espansione dei p-holes si ferma sulla superficie della roccia, ma, se la compressione continua, aumenterà il numero di p-holes presenti sulla superficie ed è questo il problema grave di Canneto. I p-holes prodotti negli strati di roccia sottomarini si espandono in tutte le direzioni disperdendosi lentamente, ma quelli che raggiungono il fondo del mare non entrano in acqua e si muovono su di esso in tutte le direzioni. Se la costa è vicina la investono e vanno a disperdersi sulla terraferma.

 

C'è però un problema. I p-holes che incontrano una casa si insediano nei muri e lì rimangono, accumulando cariche elettriche positive fin quando continua la compressione; un altro problema, non ancora completamente chiarito, è costituito dal ruolo che la linea ferroviaria svolge per impedire che i p-holes provenienti dal mare la superino per andare ad espandersi verso monte come di fatto succede a Canneto. Conclusione. I fenomeni di Canneto sono prodotti dall'accumulo di p-holes (cariche positivamente) nei muri nei pavimenti delle case e gli incendi che si verificano sono prodotti dalla loro presenza. Infatti basta che un corpo metallico sia vicino ad un muro carico di p-holes perché nel suo interno si verifichi una separazione di cariche elettriche. Gli elettroni si spostano verso i p-holes del muro e dall'altra parte del corpo metallico si avrà invece una carenza di elettroni. Man mano che la superficie del muro si carica con i p-holes la parte metallica prospiciente il muro stesso si carica sempre di più di elettroni che aspettano con ansia di potersi scaricare sui p-holes. Gli incendi di Canneto sono provocati dalla scarica elettrica degli elettroni del metalli sui p-holes del muro e, di solito, se la scarica elettrica è oltre un certo limite d'intensità, provoca l'incendio di materiali infiammabili circostanti. L'incendio è sostanzialmente un fenomeno elettrostatico, come 10 anni orsono aveva subito intuito Tullio Martella della Protezione civile siciliana. Lui pensava però che i muri fossero carichi di elettroni e questo non poteva avere alcun riscontro, perché gli elettroni arrivano dall'esterno al momento della scarica. 

I video di approfondimento

Negli ultimi mesi le trasmissioni televisive dedicate e gli speciali sono stati numerosi. Per chi se li fosse persi a seguire l'ultima puntata di Voyager e lo speciale Tg2


Scrivi commento

Commenti: 5
  • #1

    Prof. Malafede (martedì, 23 settembre 2014 15:04)

    Ma che bella teoria, peccato che capiti così solo in un posto al mondo, a Canneto di Caronia. Nel resto della faccia della terra ci sono innumerevoli altri posti ben più caratterizzati da vulcanesimo e spostamenti tettonici, però non accade nulla di simile. Avete visto una Canneto di Caronia giapponese, per esempio? O Islandese? Potrei sempre sbagliarmi, ma a me pare che questa teoria faccia acqua da tutte le parti, peggio di un colabrodo. Cariche positive che se ne vanno a spasso da tutte le parti, anche sott'acqua, però non vengono neutralizzate da niente e nessuno, salvo fermarsi sui muri delle case di Canneto (sarà per simpatia?) e solo lì arrivano i nostri eroi, ops... scusate, gli elettroni, a neutralizzarle. Quasi quasi mi sento proprio "preso per il culetto", cari professori Freund e Mangialajo... però se sbaglio chiedo scusa, per carità! Oppure questi professori devono coprire il didietro di qualcun altro che sta causando tutto questo sfacelo? Ai posteri l'ardua sentenza!

  • #2

    io (martedì, 23 settembre 2014 18:33)

    A me pare che la zolla africana sia molto lontana da Caronia... eppoi, perchè solo lì?

  • #3

    LinoBru. (mercoledì, 24 settembre 2014 14:22)

    bravo Prof Malafede, teoria senza fondamento che fa' acqua sono d'accordo, lei scrive come malles.. e' la stessa persona ??

  • #4

    Daniele (mercoledì, 24 settembre 2014 16:27)

    Ho letto la spiegazione,e se non fosse per il rispetto per le persone colpite, mi sarei messo a ridere, per poi forse piangere.
    Il perche ?
    Perche' trattasi di vera supercazzola alla "Amici miei" semplicemente rifatta in versione "tecno".
    Che alcuni tipi di rocce sottoposte a pressione formano cariche elettriche e lumenescenze si sa da tempo, ma che vadano a zonzo per poi fermarsi solo sui muri di Caronia, mi sembra un po' "stranotto".
    Ma c'e' di piu' secondo l'autore queste cariche si immagazzinano immutate per diverso tempo accumulandosi sempre piu' per poi scaturire incendi.
    Il problema e' che le cariche elettriche si disperdono con facilita'. Se vedete i vostri prodotti tecnologici sapete benissimo che una delle maggiori seccature sono proprio le batterie, ossia la relativa bassa capacita di immagazzinare l'energia elettrica.
    Secondo l'autore invece queste cariche non solo non si disperdono anzi si accumulano e si rinforzano. Sarebbe come dire che se la vostra ragazza si spazzola i lunghi capelli tutte le sere (e sappiano che cio' carica i capelli di elettricita' elettrostatica) dopo un mese al semplice tocco morira' fulminata dai suoi stessi capelli.
    Ma il vero buco teorico e come mai per esempio cio' non accada in luoghi dove la faglia e' sottoposta a maggiori stress.
    Pensiamo alla faglia di S.Andrea, si vedono foto dove gli steccati degli edifici una volta continui,a causa dello spostamento della faglia,ora non solo non coincidono piu', ma gli apici sono distanti fra loro anche 100 mt a causa dello slittamento dei due fronti.
    Nonostante si siano visti fenomeni elettromagnetici in profondita', non si ha riscontro che le case in California vadano a fuoco con cadenza regolare, e in piu' la costa e' costeggiata dall'oceano, che e' molto piu' grnade della costa mediterranea di Caronia.
    Se le cariche si accumulano in acqua per poi risalire, beh allorale case in prossimita dell'oceano e della faglia di S.andrea dovrebbero essere incenerite da tempo.
    Non si capisce poi il perche' poi cariche dovrebbero accumularsi nell'intonaco delle case e non nel suolo o nelle pareti rocciose che si profilano adiacenti al mare di Caronia, ne si capisce per qule motivo queste fantomatiche particelle omnidirezionali diventi poi direzionali e colpiscano in maniera "pestifera" solo e soltanto Caronia.
    Per me questa teoria e' una supercazzola....come se fosse Antani con lo s.......appellamento a destra per due !

  • #5

    Daniele (domenica, 28 settembre 2014 14:05)

    Vorrei fare un ultima considerazione che e' anche la piu' importante.
    Se la teoria dello scienziato fosse vera, allora mi stupisco di come questo scienziato non abbia capito la conseguenza fondamentale di qiesta scoperta.
    Se queste cariche si depositano e si accumulano al punto di incendiare tutto, beh, signori....non ci siete arrivati ?
    No ?
    Se cio' fosse vero e il meccanismo dello scienziato fosse gousto...beh, avremmo trovato una fonte di energia rinnovabile all'infinito.
    Se queste onde p-holes si accumulano a caronia ripetendo il procedimento in laboratorio avremmo al free energy costruendo grossi impianti nelle zone di faglia.....
    Ma secondo me la teoria resta cmq una supercazzola, quindi aspettate prima di staccare il contatore.