Come parlare con gli alieni? Vittorio Zucconi se lo chiede su Repubblica

Arriva l'Alieno e non abbiamo niente da dirci. Eppure avremmo tante cose di cui parlare, noi e loro vaganti nello stesso Universo, ma non sapremo come, e la Nasa sta provando a immaginare un modo per spezzare la barriera della incomunicabilità siderale con E. T. Nell'attesa, probabilmente lunga, del "traduttore universale" immaginato dai creatori di Star Trek, la previsione ufficiale, fondata su quali basi non sappiamo, che entro una generazione — ossia entro 20 anni — verrà finalmente stabilito il primo contatto con qualcuno, o con qualcosa, oltre i confini della nostra Galassia, ha prodotto uno studio voluminoso, approfondito e serissimo sui problemi che la comunicazione intergalattica porrebbe. Si chiama Antropologia, Archeologia e Comunicazione Interstellare e la conclusione non è incoraggiante. Riflessione che Vittorio Zucconi affronta in un suo articolo su Repubblica. "Il primo incontro fra Cristoforo Colombo e i Taino delle isola Guanahani, oggi Bahamas, fu nulla rispetto all'incomunicabilità con i viaggiatori delle stelle."

Ci provano antropologi, archeologi, linguisti, storici, teologi a misurarsi con il problema del possibile dialogo intergalattico, ma sollevano più domande di quante risposte possano dare. La prima, e la più spinosa, è il non sapere quali organi sensoriali i nostri visitatori celesti usino per comunicare fra di loro. Le famose cinque note della combinazione immaginata per gli Incontri ravvicinati del terzo tipo , sol-la-fa-fa (ottava sotto)—do funzionerebbe soltanto se gli Alieni avessero orecchie e percepissero frequenze come noi. La placca d'oro incisa dall'astrofisico Carl Sagan e da sua moglie per la sonda Pioneer, con simboli matematici, sagome di maschio e femmina della specie umana, grafico del sistema solare presuppongono una capacità di visualizzazione simile alla nostra.

Lo studio, che la Nasa ha stampato e messo in vendita dopo aver languito in versione e-book ed essere ora stato scoperto, solleva, in un capitolo, un problema ancora più sottile dei possibili e probabilissimi strumenti biologici e psicologici dei viaggiatori interstellari. Estrapolando dalla storia dell'umanità, non si può presumere che gli Alieni abbiano sviluppato, insieme con capacità tecnologiche a noi ancora inimmaginabili, una cultura planetaria, dunque una lingua o una civiltà uniforme. Non lo abbiamo fatto noi, perchè dovrebbero esserci riusciti loro? Gli etnologi (terrestri) sono arrivati a calcolare in 6.909 il numero di lingue diverse parlate sul nostro pianeta, la maggior parte delle quali incomprensibili fra di loro. Quale fatica immensa sarebbe per l'Alieno imparare una di queste, se atterrassero fra gli Yanomami dell'Amazzonia o fra i Chukchi in Siberia, soltanto per scoprire che chi parla le altre 6.908 lingue non li capisce.

Una "Stele di Rosetta" a uso intergalattico non è concepibile, neppure attraverso i linguaggi universali della matematica e della fisica che pure sono "parlati" da tutti i corpi celesti che rispondono alle stesse leggi. Un esempio della difficoltà che i navigatori spaziali incontrerebbero sbarcando fra noi Taino e Arawak terricoli è visto nel rapporto fra gli uomini e gli animali. Pur convivendo da milioni di anni sulla terza roccia dal Sole, gli umani ancora non hanno imparato a parlare con le api, che seguono il linguaggio della luce, la semantica delle balene che si muovono nelle nostre acque, la comunicazione fra i nostri cugini primi, i primati, oltre a qualche rudimentale forma di dialogo.

 

"Seti", il gigantesco concerto di antenne che in diversi Paesi ascoltano, dai primi anni ‘60, il brusio stellare giorno e notte sperando di cogliere sotto il rumore qualche segnale artificiale, non offre aiuto nel risolvere il dilemma che uno degli autori del lavoro, John Traphagan, studioso di religioni e di teologia, spinge ben oltre la questione del linguaggio o della traduzione: «Una specie arrivata da distanze spazio temporali inconcepibili potrebbe anche capire le parole, ma avrebbe sicuramente un quadro di riferimento culturale radicalmente diverso dal nostro. Quello che noi intendiamo dire ha senso perché viene riferito all'esperienza comune dell'umanità, ma quale senso avrebbe per chi ha esperienze completamente diverse? Che cosa può essere il bene e il male per loro?».

Colombo e i nativi delle Bahamas, i Macedoni e gli Afghani, i Mongoli che galoppavano verso Occidente, erano comunque figli della stessa madre, mossi dagli stessi desideri, paure, ambizioni, bisogni. Ma che cosa avrebbe mosso quegli extraterrestri ad approdare fino a noi, è impossibile immaginare.

I pessimisti ricordano un premiatissimo racconto di fantascienza scritto da Maria Doria Russel nel 1996, The Sparrow, il passero, dove un astronauta terrestre, un gesuita, viene attratto dalla musica incantevole che si sprigiona da un pianeta, soltanto per scoprire che essa canta deliziosamente gli orrori della schiavitù, dello stupro, della violenza. In questi giorni della brutalità fondamentalista, dello sterminio etnico, della incomunicabilità anche soltanto fra israeliani e palestinesi cresciuti gomito a gomito, le possibilità di comunicare con specie venute dalle profondità dell'universo appaiano remote quanto remota è l'ipotesi del loro arrivo.

E purtroppo non c'è neppure più il Mork di Robin Williams che potrebbe salutarli con il suo "Nanu Nanu", ciao a tutti.

Repubblica.it

Scrivi commento

Commenti: 11
  • #1

    Daniele (lunedì, 01 settembre 2014 22:50)

    E' una vera e' propria scemenza all'italiana (l'unico vero made in italy che sembra esserci rimasto, ossia la patria dell idiozia)
    Insomma, se una civilta' in grado di viaggire tra le stelle, intavola una missione per sbarcare sulla Terra, allora avra' anche pensato a come comunicare una volta sbarcata sul pianeta, se hanno la tecnologia e l'intelligenza per il volo interstellare allora avranno anche la stessa intelligenza per studiare un metodo di comunicazione in grado di essere compreso dai terrestri.
    Se non ne siete convinti, guardate le missioni Apollo.
    Quando la Nasa decise di sbarcare sulla luna si pose anche il problema di come comunicare (ovvio con la terra e tra terresti) una volta sbarcati laggiu' e se lo pose prima ! di sparare Collins e compagni a 380.000 km di distanza !...non dopo !!
    Il principio del paragone paragone e' lo stesso.
    Ma vi immaginate una civilta' supertecnologica aliena che decide di sbarcare sulla Terra,dopo un volo interstellare, ed una volta giunta fin qui si domanda
    "cavolo, non ci avevamo pensato.....ora come facciamo a comunicare coi terrestri ? ".......seeee e magari hanno dimenticato a casa pure la crema solare....
    Siamo seri !!!
    Zucconi.....se fossimo a X factor....per me sei out !!!

  • #2

    Lorenzo (martedì, 02 settembre 2014 12:10)

    Non viaggiano tra le stelle: Sono esseri a bordo di navicelle che saltano da una dimensione ad un'altra.
    Viaggiano nelle multibrana spazio-tempo...Philadelphia experiment.

  • #3

    Cinese (martedì, 02 settembre 2014 13:05)

    *Daniele

    Mi hai fatto morire. Quoto tutto

  • #4

    AtlasUfoRobot (martedì, 02 settembre 2014 13:35)

    più che altro una civiltà aliena che sbarcasse in italia ... farebbe prima a scappare che a restare ...

    immagino i primi commenti alieni "@à#xx à°?=ì !!!!" .... Traduzione: questi sò rimasti all'età pre-Neanderthal ...

  • #5

    Nello (martedì, 02 settembre 2014 17:07)

    Vittorio Zucconi è come tutti gli altri giornalisti che vogliono parlare di tutto. Come i giudici del Tar che si improvvisano dottori, specialisti, archeologi, architetti. Descrive il Seti come un "gigantesco concerto di antenne che in diversi Paesi ascoltano, dai primi anni ‘60, il brusio stellare" quando il Seti mira proprio a pulire il segnale evitando di captare rimandi stellari ,e pulendo nella banda giusta un segnale alieno. Senza contare gli altri strafalcioni che commette!! CAPRA CAPRA come dice sgarbi mitico :D Ma perchè Repubblica non fa scrivere i suoi articoli scientifici a chi ne capisce qualcosa. Ogni volta che scrivono di alieni lo fanno teste vuote tanto per portare a casa il pezzo.

    Il riferimento culturale può essere superato facilmente con i linguaggi universali della matematica e delle onde radio o a impulsi. Noi abbiamo capito la scrittura cuneiforme, decriptato i geroglifici e gli alieni non sarebbero in gradi di capire un linguaggio studiato appositamente per interscambio tra razze interstellari! Quando mai. Zucconi torna a scrivere di politica nostrana.
    Ah dimenticavo. Il codice binario ? E la musica, e la successione dei bit nel byte interpretabile dopo aver costruito una griglia! Non è cosa per te Zucconi!

  • #6

    Elpaso (martedì, 02 settembre 2014 17:14)

    e che sarà mai non scrive su Scientific American...

  • #7

    chip (martedì, 02 settembre 2014 17:53)

    Se gli alieni ci osservano ed accedono ad internet e leggono questo pezzo, temo che agli aglieni potrebbero sorgere dubbi sul fatto che ci sia vita intelligente o meno, sul pianeta terra?! :-D

  • #8

    MM (martedì, 02 settembre 2014 19:16)

    Quoto in pieno Daniele e Nello

  • #9

    Ibelive (martedì, 02 settembre 2014 20:07)

    Il solito sfoggio di cultura radical chic di sinistra

  • #10

    Ulisse (mercoledì, 03 settembre 2014 12:48)

    Quell'ebook non è stato scoperto ora, se si riferisce allo studio antropologico sulla comunicazione intergalattica e l'ipotesi del paleo-contatto (scusa chip ti rubo il termine) e lo possono leggere tutti. Si trova gratis...

  • #11

    Giorgio (lunedì, 08 settembre 2014 02:29)

    Zucconi e'un prodotto del sistema, un radical chic di sinistra.
    Zucconi e'quello che dieci anni fa allo sbarco dei rover spirit e opportunity su Marte aveva sfoggiato tutte le sue"ampie vedute"gettando fango sulla NASA e affermando che si trattava solo di inutile spreco, di due macchinine telecomandate per bambini, che avrebbero fatto non piu'di 300 metri prima di spegnersi. Oggi dopo 10 anni Opportunity ha fatto 40 chilometri e continua a lavorare. Zucconi e'un prodotto del sistema e fa parte del sistema, come un piccolo ingranaggio aiuta anche lui a farlo funzionare, e abbiamo visto, dopo tutti questi anni, questo sistema tutto italiano che cosa ha saputo produrre.
    Soffre della tipica malattia di alcuni giornalisti, che pensano di detenere il diritto di parlare di tutto anche senza prima documentarsi, proprio come i clalssici ciarlatani da bancone del bar, che tutti riconosciamo istantaneamente.
    Sarebbe meglio che alcuni giornalisti pensassero a cosa e chi ha fatto scomparire il mondo della ricerca scientifica in italia, anziche'pensare sempre a cosa fa stare in piedi la ricerca scientifica in america.
    Ben venga il SETI, con tutti i suoi ricercatori, ben venga chi indaga sulle strategie di comunicazione, anche se qui si e'parlato solo di lingua, dimenticando che esiste anche il linguaggio della matematica, della raffigurazione, due forme di comunicazione molto accreditate per un"primo contatto", insomma, non anneghiamo in un bicchier d'acqua.
    Caliamo poi un velo pietoso sul paragone fatto con la nostra incapacita'di comunicare con gli animali, come se esistesse qualche animale sulla terra che dispone del nostro stesso quoziente intellettivo e dei nostri stessi mezzi e capacita'di comunicare, comprendere, capire, far capire. E'ovvio che gli animali per quanto intelligenti non possono darci un feedback sufficientemente elaborato, complesso e comprensibile da poter avviare con noi un percorso di comprensione reciproca.
    Cadono poi le braccia a sentire disquisire sui concetti di bene e male che potrebbero essere diversi per una civilta'aliena. Certo, non avremo gli stessi limiti e principi di bene e male, questo si', pero'per favore, gli stupratori schiavisti violenti intergalattici siccome hanno un'etica diversa, lasciamoli ai b-movies x-rated. Anche nel caso in cui comunicassimo con una civilta'nostra pari livello, quindi di basso livello, comunicheremmo con chi dall'altra parte dispone di una tecnologia evoluta, frutto di una evoluzione in senso generale, non con bande di stupratori del cosmo.
    Se poi oltre a comunicare sono anche in grado di raggiungerci, e'molto piu'probabile che siano superiori a noi e abbiano superato queste fasi"primitive"che noi dobbiamo ancora superare laddove l'evoluzione sociale non e'ancora arrivata e tantomeno il benessere.
    Insomma, lasciamo queste fobie di incomunicabilita'e di stupri spaziali a chi ha paura e lavoriamo per comunicare meglio sia tra noi che con eventuali forme di vita aliene.