Estate senza caldo e cambiamenti meteorologici: Davvero eventi straordinari?

Freddi fuori tempo, cambiamento climatico, conseguenze del Nino, alta pressione sulla Scandinavia e correnti atlantiche. Certo, l’anno in corso è stato straordinario per le piogge, il fresco, l’estate quasi assente. Straordinario ma non unico, e certamente dovuto alle periodiche mutazioni del clima sulla crosta terrestre. Prodromo di più radicali e duraturi cambiamenti, la primavera-estate 2014 sarà ricordata in Italia e gran parte dell’Europa come anno simbolo dell’avvicinarsi di un avvicendamento caldo-freddo che chiuderà definitivamente il periodo temperato che era iniziato a metà del Settecento; e che, con (più frequenti) alti e bassi, aveva spesso fatto ricordare le primavere di Botticelli, le campagne rigogliose, i prati fioriti, la caccia nei boschi, a discapito dei cupi e bui scenari del XVIII secolo, fedelmente riportati nelle più recenti opere dei pittori seicenteschi . Carmelo Currò spiega -in esclusiva per Ufoonline- come stanno davvero le cose.

Gli anni di transizione lungo i diversi regimi metereologici sono stati accompagnati da diffusi e persistenti disagi sociali; invasioni di popoli stranieri, pestilenze, carestie, rivolte contadine e cambio di istituzioni hanno contrassegnato i periodi peggiori. La fine del vecchio mondo romano compiuta definitivamente ai tempi di S.Gregorio Magno ma già evidente all’epoca delle persecuzioni, sembrava sancita da stranezze climatiche che apparivano anche alle menti più colte come la visibile decadenza di una società in grado solo di peccare e incapace di porre freno ai danni che aveva arrecato al creato.

 

E’ molto probabile che un lungo periodo di temperatura mite, corrispondente agli anni della repubblica di Roma e fino al primo secolo dopo Cristo, gli anni in cui la Sicilia era tra i granai del Mediterraneo, abbiano favorito un incremento demografico esteso ben oltre i confini della Penisola. Le aree delle steppe nell’Europa centrale, per esempio, dovevano aver moltiplicato le popolazioni nomadi che gravitavano intorno al mar Caspio, al Volga, a quelle immense estensioni oggi comprese fra Russia e Ucraina. Ma quando il regime dei venti e delle correnti atlantiche iniziò a mutare radicalmente il clima, probabilmente partendo dal Nord Europa, le risorse a disposizione delle accresciute compagini umane dovettero diventare insufficienti per il loro sostentamento.La svolta nella storia degli Unni -sostiene E.A. Thompson nella sua Storia di Attila e degli Unni (Firenze 1963)- sembra essere stata il loro spostarsi dal paese ad Est del Mar Nero a ciò che è oggi l’Ucraina. (…) fu lo spostarsi da un’area dove non vi era un’eccedenza di cibo ad un’area dove vi era tale eccedenza”, ossia in primo luogo verso il paese degli agricoltori Ostrogoti che vivevano in ricchi villaggi.

 

Pochi decenni prima, ricordando i mali di un mondo socialmente esaurito, S.Cipriano aveva descritto a Demetriano i “sintomi” esterni di quella crisi: “D’inverno non c’è più abbondanza di piogge per le sementi, d’estate non più il solito calore per maturarle, né la primavera è lieta del suo clima, né è fecondo di prodotti l’autunno”. In pratica, anche una vera descrizione di quel che a volte sembra il clima di questi anni.

Un ricordo labile, leggendario forse, agiografico, eppure sintomo, traccia di un avvenimento di quegli anni, che dovette sembrare memorabile per l’opinione pubblica, è la neve che si vuole sia caduta a Roma fra il 4 e il 5 agosto del 352. Secondo la tradizione, quella notte la Madonna apparve in sogno al patrizio romano Giovanni e a sua moglie, indicando come luogo dove voleva l’edificazione di una chiesa a lei dedicata il terreno su cui in quelle ore era caduta la neve. Recatosi dal Papa, questi accorse sul luogo indicato da Giovanni, ossia il colle Esquilino, trovandovi proprio l’abbondante nevicata. Qui il pontefice segnò il perimetro del tempio poi effettivamente costruito, originando la millenaria devozione per la Madonna della Neve. Leggenda? Ma Roma non era stata forse gravemente danneggiata solo pochi anni prima da un terremoto e aveva bisogno di un luogo di culto più nuovo e spazioso? e Baronio non ricorda il terremoto che afflisse l’Asia Minore nel 358, descrivendo anche la terribile tempesta che lo accompagnò, con le nubi che oscurarono il sole e con una spaventosa tempesta marina che si abbatté su Nicomedia?

 

L’indice delle basse pressioni atlantiche, ritenuto motivo di raffreddamento periodico del clima, avrebbe provocato uno tra gli anni più freddi e piovosi che si ricordino, ossia il 1316, preceduto e seguito da altri anni piovosi, con scarsi raccolti e grave crisi alimentare. Sull’intera Europa settentrionale piovve ininterrottamente dall’inverno fino a giugno; vi fu in alcune zone una pausa di pochi giorni in luglio; e quindi un freddo agosto e un ancor più freddo settembre. Le inondazioni  che colpirono un’area vasta dall’Irlanda alla Scandinavia e all’Austria, provocarono l’impossibilità di seminare e quindi carestia, morti, depauperamento della popolazione che era demograficamente cresciuta nel secolo precedente. Ma certo furono effetti di questi stessi fenomeni le crisi sociali segnalate nella seconda metà del Trecento in varie altre parti d’Europa, dalla Linguadoca al Piemonte dove i contadini ribelli furono chiamati Turchini e le comunità furono in agitazione dal 1386 al 1391. Si tratta di crisi che ci consentono di allargare geograficamente le aree investite dai freddi intensi e prolungati e che pare indichino il graduale spostamento delle perturbazioni climatiche dal nord al sud del Continente. Propaggini di questo periodo sembrano essere anche l’alluvione di Firenze nel 1333 o la tromba d’aria che si abbatté su Bologna il 18 luglio 1393 (una bambina fu persino portata in alto dal vento, riferisce il Gherardacci), esempio di uno tra quei fenomeni che oggi denominiamo “tropicalizzazione” del clima.

 

Gli anni ’60 del Cinquecento furono i più freddi tra quelli della “piccola glaciazione”.

Fu un secolo contrassegnato da tempeste marine estive come quella che nelle acque della Campania distrusse nel 1534 la flotta dei Barbareschi, l’altra che nell’agosto 1588 investì l’Armata spagnola che avrebbe dovuto invadere l’Inghilterra e il successivo fenomeno del 18 settembre che la fece colare a picco. E possiamo ricordare almeno il freddo del 1739, iniziato in agosto e terminato in Inghilterra fino al settembre del 1740. Colpi di coda della “piccola glaciazione”, esauriti nel periodo che precedette la rivoluzione francese. Lunga siccità, poi piogge prolungate, freddi intensi e cattivi raccolti, così ben descritti nelle prime pagine del romanzo La Canonichessa di  André Theuriet, provocarono gravi scontenti nella Nazione, senza che i politici fossero in grado di arginare la crisi agricola ed alimentare sfociata poi nella rivolta borghese del 1789.

 

Il 1816: L'anno senza estate.

Il 1816, anno definito “senza estate” non potrebbe essere inserito nella lista, perché il clima fresco fu dovuto alla eruzione del vulcano indonesiano Tambora che produsse un’emissione di cenere in grado di oscurare i raggi solari; e ricordo per completezza anche se non ne sono convinto, che secondo alcuni (Meteo giornale dei freddofili), il 1316 sarebbe stato freddo a causa dell’eruzione del vulcano Tarawera avvenuta nel 1314 nell’attuale Nuova Zelanda.

 

 

L’alternanza, anche rapida, di freddi e caldi, dunque, non costituisce certo una novità; né sono straordinari i periodi che precedono o seguono lo stabilizzarsi del clima nell’uno o nell’altro verso. Rimangono tuttavia aperte le possibilità dei responsabili di poter attenuare le conseguenze di questi avvenimenti. Il Faraone all’epoca biblica, seguendo i consigli dell’eroe ebreo Giuseppe, seppe affrontare i sette anni di carestia dopo i sette di abbondanza. Non così gli uomini che ebbero in mano l’Europa nel Trecento o all’epoca delle rivoluzione francese. Noi abbiamo tutte le tecniche per attuare rimboschimenti, edificare al di fuori delle aree pericolose, riparare gli acquedotti per sopportare le siccità. Lo faremo?

Carmelo Currò per Ufoonline.it

Commenti: 11 (Discussione conclusa)
  • #1

    giuseppa caputo (venerdì, 01 agosto 2014 20:35)

    eccezionale e dottissimo come sempre e di facile comprensione, complimenti all'Autore

  • #2

    cesare casale (venerdì, 01 agosto 2014 20:38)

    un articolo estremamente attuale, colto, documentatissimo, un vero salto di qualità in mezzo a infiniti catastrofismi inutili

  • #3

    Receptionist (venerdì, 01 agosto 2014 23:38)

    Un po di saggia positivita', meno male perche' qui dove vivo non piove da una vita e tra poco razioneremo l`acqua.

  • #4

    nim (sabato, 02 agosto 2014 20:06)

    estate del cavolo... non riesco ad uscire in moto... temporali a ripetizione

  • #5

    Fausta Managò (sabato, 02 agosto 2014 23:21)

    Una cultura prodigiosa, bravissimo

  • #6

    giuseppe annunciata (sabato, 02 agosto 2014 23:31)

    finalmente chiarezza su un argomento di cui tanta gente discute a vuoto. La cultura è sempre indispensabile

  • #7

    chip (domenica, 03 agosto 2014 00:16)

    Semplice e chiara presentazione sul climate change ed agricoltura: http://youtu.be/RYzqKyoTHvI

    Cambiamenti climatici, conferenza con Mario Tozzi: http://youtu.be/XGC2YuCZ_c0

    Luca Mercalli sui cambiamenti climatici: http://youtu.be/g9fVzw3Cwno

    Luca Ombroso sul cambiamento climatico http://youtu.be/iWSISIaIek4

    Quattro passi nel cambiamento climatico: http://youtu.be/0einMMx-Tls

    Il melting della Groenlandia non e' un fenomeno lineare http://youtu.be/9euZ6q4bEKs

    Global warming changes the jet stream flow http://youtu.be/37wcfLeZ9u8

    Scientists Say Severe Weather Being Caused By Change In The Jet Stream http://youtu.be/f6aGdSROn-I

    Il polo nord ICE FREE al massimo ne 2020
    http://arctic-news.blogspot.it/2013/09/is-the-north-pole-now-ice-free.html
    Presco (intorno al 2020) scopriremo se per bloccare la corrente del golfo bastera' il polo nord ICE FREE nei periodi estivi, oppure se servira' il melting della groenlandia. E poiche' nessuno ha intenzione di smettere di bruciare i carburanti fossili, nonche' il melting del permafrost liberera' parecchio metano in siberia (non presente nei modelli climatologici) probabilmente i +4C di climate warming la terra li fara' nel 2050 e non alla fine del 2100.

  • #8

    Saur (domenica, 03 agosto 2014 07:16)

    E' tutto normale avete ragione voi:

    http://www.ilmessaggero.it/PRIMOPIANO/CRONACA/treviso_festa_bomba_d_amp_39_acqua_morti_dispersi/notizie/829217.shtml

  • #9

    chip (domenica, 03 agosto 2014 09:59)

    qualche links sul meting del permafrost in Siberia.

    Il melting del permafrost in Siberia, sta liberando gas ad effetto serra piu' potenti della Co2

    http://youtu.be/WKyRHDFKEXQ

    http://youtu.be/FM0hczFNDZI

    http://youtu.be/a9_Qn8UrxuE

    Attualmente tale quantita' di gas ad effetto serra (metano CH4 molto piu' potente della Co2) non e' stimata nei modelli climatologici, i quali prevedrebbero +4C nel 2100 nel Worst scenario (per altro il piu' probabile, dato che nessuno ha intenzione di smettere di bruciare carburanti fossili)

  • #10

    chip (domenica, 03 agosto 2014 17:46)

    si trova parecchio materiela di ottima qualita' su youtube sul climate change ed i jet stream

    http://youtu.be/5P0MoGqG6To

    http://youtu.be/2K2s2EjsXJI

    mentre questo e' un documentario sulla bomba del metano dalla siberia per climate change
    http://youtu.be/m6pFDu7lLV4

  • #11

    carmine pica (domenica, 03 agosto 2014 18:51)

    un articolo che mi è piaciuto moltissimo