John Elliott e il sogno di decifrare un messaggio extraterrestre

Passare la propria vita a sogna di decifrare un messaggio alieno sconosciuto: è la storia di John Elliott  docente di informatica e tecnologie creative alla Leeds Metropolitan University che studia da circa venti anni algoritmi speciali che gli consentono di decifrare le lingue sulla terra. Elliott ritiene che un giorno tali ricerche potranno essere finalizzate nella decodificazione dei segnali alieni dallo spazio. Il ricercatore che dopo la sua laurea è riuscito ad ottenere un dottorato di ricerca al SETI si è distinto in questi anni per un approccio pragmatico al problema di riuscire a parlare con l'"altro" che ci chiama nel cosmo.

“La mia specialità è l’elaborazione del linguaggio naturale” ha dichiarato al DailyMail, “Capire cioè la struttura di un linguaggio base comune e poterlo analizzare attraverso un computer.” Con l’obiettivo di riuscire a comprendere linguaggi sconosciuti, ha quindi iniziato a catalogare e studiare tutti gli idiomi esistenti sulla terra. Con la speranza di poter utilizzare un giorno queste conoscenze per fare da ponte tra un messaggio alieno e l'umanità.

Prima di occuparsi del linguaggio alieno, il dottor Elliott aveva trascorso gli ultimi anni della sua carriera studiando circa 60 lingue diverse terrestri.
Osservandone la struttura e la frequenza di alcune parole ha creato un insieme di algoritmi che, se applicati ai diversi linguaggi, potevano evidenziarne le similitudini.

“Osservando questi piccoli particolari siamo stati in grado di realizzare un’ossatura base comune del linguaggio umano. Le parole, i segni convenzionali delle differenti culture, sono il contenitore di una matrice linguistica base comune a tutte le civiltà. I suoni che riproduciamo sono solamente la punta di un’iceberg che si mostra in maniera apparentemente variegata e dissimile in ogni fonema. In realtà i linguaggi hanno una struttura molto simile fra loro: quando ho confrontato la lingua cinese con quella inglese ho osservato che molte parti del discorso erano sostanzialmente identiche. Anche la lingua dei delfini ha una struttura base analoga, espressa però ad una frequenza molto più elevata rispetto a quella dell’uomo.” ha spiegato il professore al Daily Mail.

Il grafico elaborato da Elliot sulla complessità del linguaggio
Il grafico elaborato da Elliot sulla complessità del linguaggio
John Elliott
John Elliott

Elliott ha spiegato l'importanza di capire la natura del flusso di dati in prima analisi, riuscendo a distinguere un suono casuale senza interesse scientifico e un suono dinamico strutturato che potrebbe provenire da un’intelligenza extraterrestre. Dal primo dato riuscendo a decodificare un ipotetico contatto si potrebbe determinato lo stato evolutivo della civiltà che l’ha emesso, tanto più è articolato il linguaggio nella sua struttura, maggiore sarà l’intelligenza del suo creatore e di conseguenza il livello di sviluppo scientifico raggiunto.

 

Ma di che natura potrebbe essere il primo messaggio di una civiltà aliena inviato alla Terra?


Elliott non sa dare una risposta precisa: " Riteniamo che il primo messaggio possa essere qualcosa di molto breve, come un semplice Ciao, al fine di stimolare la risposta di una razza intelligente come la nostra.”

Se gli alieni comunicassero con noi, spiega lo scienziato, questo significherebbe che hanno intenti pacifici.

 La voglia di comunicare sarebbe la prova di un approccio pacifico. Elliott è molto fiducioso sulla possibilità di ricevere un messaggio.

“Siamo alla ricerca di segnali alieni nell’Universo da 50 anni, ma non abbiamo mai avuto una tecnologia adatta a captarli nel modo giusto. Adesso è come se fossimo usciti dall’età della pietra e la potenza dei nostri computer è in crescente aumento.”
Il Seti lo sostiene e lo finanzia, permettendogli di continuare nella sua importante opera, il tempo ci dirà se sarà stato tempo speso bene.

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Commenti: 1
  • #1

    Lau (martedì, 13 maggio 2014 14:50)

    Non ha l'aspetto di uno scienziato si deve curare di più...