La magia dei quadri: Fenomeni soprannaturali o combinazioni chimiche?

Nel suo romanzo La Cena segreta, Javier Sierra fa ruotare le vicende intorno a un segreto custodito in immagini simboliche, riconoscibili nel famoso Cenacolo di Leonardo. Quadri che celano segreti; quadri che lanciano messaggi religiosi o politici molto più che proclami e manifesti dottrinali, specialmente in epoche in cui la maggioranza della popolazione non sapeva leggere ma era in grado di individuare i segnali che le erano rivolti.

Ma anche quadri che sembrano veri, che potrebbero ingannare o raggiungere i nostri sensi anche oltre la vista. Quadri che profumano, che odorano, che parlano, che invecchiano. Ma per il ritratto di Dorian Gray c’è solo la fantasia che immagina un intervento diabolico su una sfrenata volontà di eterna giovinezza.

Si è parlato invece delle capacità di alcuni artisti di far sprigionare dalle loro opere sensazioni che sembrano fisiche e percepibili. In grado, forse, di attirare talmente la nostra attenzione da lasciarci immedesimare in un ambiente o di trasferire l’ambiente raffigurato al di fuori dell’immagine. Carmelo Currò ci spiega meglio come questo può avvenire.

Sono note le formulazioni di Anton Giulio Bragaglia, entusiasta assertore del Fotodinamismo (era uno sperimentatore delle nuove tecniche fotografiche) come “trasmettitore attivo”. A suo avviso, era possibile comunicare un’emozione psichica con la riproduzione di un’immagine, e pensava che gli oggetti potessero rimanere impregnati dall’ “anima” di chi li aveva usati. Del resto, impressione o immaginazione che fosse, un corrispondente del Corriere toscano scriveva nel 1913 di aver ricevuto una serie di sensazioni olfattive di fronte all’immagine fotodinamica di Bragaglia Il falegname che sega, da cui si sarebbero sprigionati odori di segatura, colla di pesce e acquaragia (più estesamente ne parlano C.Disdall e A.Bozzolla nel loro volume Futurismo).

 

Ecco a seguire una galleria esemplificativa dei lavori di Bragaglia

Ancora più ardita la trama del romanzo di Roberto Vacca e Cristiana Ambrosetti Il labirinto della memoria. Sulle tracce di uno spettacolare e secolare meccanismo per facilitare l’apprendimento, i protagonisti si imbattono in un altro complesso macchinario ultramoderno, dotato di una testina sensibile in grado di percorrere la tela della Gioconda e di restituire su un monitor le voci di Leonardo e di Francesco I, anche se con una riproduzione degna “dei peggiori dischi a 78 giri”.

 

Niente di soprannaturale, dunque, permea questo fenomeno, a differenza della patina spiritualista che aveva potuto influenzare alcuni ambienti vicini a Bragaglia. Qui le brevi conversazioni catturate sono percepibili grazie a una antica combinazione tutta umana e tutta casuale, di vernici e di materiali che ha un tempo consentito una registrazione quasi involontaria di voci delle persone che si trovavano vicino al celebre dipinto.

 

Ne ho parlato perché questi indizi, con l’aiuto di volenterose curiosità, ci potrebbero portare lontano, una volta esaminati più approfonditamente. E se voci, immagini, luminosità, specialmente quelle che si registrerebbero in luoghi o momenti speciali, invece di essere segnali di misteriose presenze e di anime vaganti, altro non fossero che meccaniche registrazioni di fatti, impresse grazie a una particolare combinazione di minerali presenti nel terreno, pietre, malte, vernici? Dove finirebbero i fantasmi e le voci ultraterrene?

Carmelo Currò per Ufoonline.it

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