I cambiamenti climatici e le tempeste ricorrenti: qualche semplice verità

Il 7 ottobre 1899 il fiume Picentino straripò per le piogge eccezionali. Oltre un  secolo fa quando non si parlava di mutazioni tropicali del clima. Quello che appare come un  innocuo ruscello campano si gonfiò, esondò e le sue acque risalirono lungo l’abitato di Pontecagnano fino a raggiungere le finestre dei piccoli palazzi su cui furono poi apposte le lapidi che oggi ricordano l’incredibile altezza della piena. Terra di piene e di tempeste. Chi vive nella vicinissima Salerno ha sentito parlare bene o ricorda ancora con dolore le devastazioni e le morti del 25 ottobre 1954 dovute alle precipitazioni straordinarie che gonfiarono i rigagnoli discendenti dai colli vicini, malamente incanalati fra i palazzi edificati su terreni una volta al di fuori delle mura. A Modica un’altra lapide nell’atrio municipale ricorda lo spaventoso fenomeno del 26 settembre 1902 e il livello raggiunto dalle acque dei due torrenti che l’attraversano. Un evento che nella città siciliana ripeteva quello del 24 dicembre 1818, del 22 gennaio 1830 e l’altro ben più disastroso del 10 ottobre 1833 quando una piena quasi improvvisa sconvolse l’abitato tanto da trascinare i cadaveri fino a Scicli.

 

Tutte queste date stupiscono i più, abituati ai ripetitivi articoli pieni di luoghi comuni sul clima che cambia, i cicloni europei, la pioggia tropicale. La memoria è corta, la quotidianità incombente assorbe i ricordi e talvolta li trasforma. Carmelo Currò con la consueta chiarezza ripericorre alcuni eventi del passato.

In realtà, a parte i cambiamenti climatici su scadenza secolare, basta sfogliare le pagine dei libri di storia locale o vecchi giornali, per scoprire che disastri naturali, fenomeni alluvionali, frane, inondazioni, si ripetono periodicamente con esiti drammatici; e che spesso, come i terremoti, le piogge devastatrici, le cadute di intere colline, gli eventi di cui si riempiono le nostre cronache si verificano entro gli stessi confini geografici già sconvolti decenni o secoli prima.

 

 

E’ vero che tuttavia cambiamenti climatici si verificano periodicamente, come dimostrano gli spostamenti di popoli, gli abbandoni di ampie aree urbane, le desertificazioni, le tempeste di alcuni secoli. Il passaggio degli antenati dei Greci “classici” dal Baltico al Mediterraneo, l’abbandono di Creta (abbandono e non distruzione), il trasferimento di tribù “barbare” dalle steppe dell’Asia centrale entro i confini dell’Impero romano, lo spopolamento della Grecia bizantina meridionale nel VI secolo, l’occupazione da parte degli Arabi di intere regioni del Medio Oriente oggi islamizzate, costituiscono le prove evidenti che territori densamente abitati in epoca storica a causa di condizioni atmosferiche favorevoli, diventarono lentamente inospitali con l’esaurirsi del periodo di optimum climatico. Freddi intensi come nel II-III sec. o perduranti siccità e desertificazioni come nell’Alto Medioevo, estesi per migliaia di chilometri quadrati, nell’antichità non potevano essere affrontati se non con la migrazione.

Storia, cronache scritte, indizi e tracce preterintenzionali (assenza di segni di incendi, di monete, vasellame), testimoniano passaggi o abbandoni in epoche più lontane. I dipinti di primavere medievali, le fanciulle che giocano nei prati, esemplificano bene le condizioni climatiche che si stabilirono in ampie parti dell’Europa nel Medioevo e che consentirono il popolamento di Islanda e Groelandia. Nazioni poi abbandonate quando il regime climatico negativo si impossessò lentamente di tutto il Continente, fino al periodo detto della “Piccola Glaciazione” che durò all’incirca dal Quattrocento fino a metà Settecento.

Burrasche da “tempesta perfetta” e freddi persistenti sanzionarono il definitivo arrivo del lungo periodo polare su tutta Europa.

 

Il freddo del 1429 ghiacciò il canal grande e tutti i corsi d’acqua fino a Mestre; una tempesta simile a un maremoto sconvolse nel 1539 le Fiandre e le acque marine invasero l’Olanda penetrando per chilometri nell’entroterra; i terribili geli in tutta Europa fra il 1570 e il 1575 videro folle di poveri e bambini morire di fame e di freddo; la tempesta del 1612 sconvolse un’area vastissima del Mare del Nord, dalle coste della Penisola iberica, all’Olanda e all’Inghilterra e di cui le alluvioni che colpirono l’Italia centro-settentrionale furono estreme propaggini.

 

Le piene, le esondazioni, i fenomeni alluvionali che hanno nuovamente sconvolto la Penisola italiana nel giro di poche settimane, non sono certo una novità. Niente di nuovo sotto il sole. Di nuovo, semmai, c’è l’accelerazione, un rapido succedersi nel tempo di questi eventi. Una Nazione che convive con il rischio frane e con il dissesto geologico, dovrebbe affrontare le emergenze del territorio con la stessa attenzione richiesta per i provvedimenti sulle elezioni, la giustizia, il lavoro e l’economia.

 

Dalla Lombardia all’Emilia al Montefeltro alla Sicilia e alla Sardegna, la vulnerabilità del suolo italiano è ben conosciuta ai tecnici che dovrebbero porvi riparo, e all’opinione pubblica che segue i telegiornali. Ma come se il disastro di Sarno non fosse avvenuto, si può davvero affermare che il problema è ormai di natura politico-ambientale. Si parla ancora di opere faraoniche come il ponte sullo stretto di Messina e non della messa in sicurezza degli edifici in caso di terremoto o di bonifica del territorio esposto ai pericoli delle piogge. Oggi non si muore più per disboscamento selvaggio, come a Sarno dove il terreno lavico e friabile desertificato fece crollare montagna e fango sull’abitato; ma anche per tombini otturati e non puliti come qualche anno fa nel caso di Genova. Si registrano distruzioni e migliaia di sfollati molto recentemente nel Modenese per la rottura di un argine del Secchia, di cui si discuteva da anni senza prendere alcun serio (e semplice) provvedimento. E si parla, si dibatte, si dimentica.

 

 

Parlare di piogge eccezionali, di fenomeni tropicali, di cambiamenti climatici, di paure e di misteriosi interventi umani per modificare gli eventi, a volte serve solo per offrire un appiglio alle scuse e alle incompetenze di politici, amministratori e tecnici. La storia insegna ben altro: insegna che alluvioni, frane e terremoti si ripetono con periodicità pluridecennale; che è pericoloso edificare dove i nostri antenati non avevano mai pensato di costruire; e, specialmente, che è necessario affidare la vita delle comunità a chi è realmente esperto e si circonda di altri veri esperti e non di consulenti raccomandati.

Carmelo Currò per Ufoonline.it

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Commenti: 7
  • #1

    Receptionist (mercoledì, 26 febbraio 2014 23:27)

    Avete certamente ragione peró devo dire che in 12 anni che sono in Sudamerica é la prima volta che nella mia cittá si parla di razionamento d'acqua, anche se poi arrivano le piogge torrenziali.
    Vivo nella cittá con piú alto indice di fulmini ed ho avuto la fortuna di vedere con i mie occhi un nuovo e strano fenomeno, poi riportato anche dai quotidiani e siti, cioé fulmini ascendenti.
    Singolari !

  • #2

    mich (giovedì, 27 febbraio 2014 08:02)

    Diciamo ke al nord sta piovendo ogni giorno a causa degli americani e la loro modifica del clima. Se poi volete pensate pure sia un caso..

  • #3

    mariapia d'Acunto tedesco (giovedì, 27 febbraio 2014 22:22)

    Bravo prof ,ottimo articolo e considerazioni per saperne qualcosa in più

  • #4

    Franz (venerdì, 28 febbraio 2014 08:59)

    Se gli americani fossero in grado di far piovere lo farebbero per prima cosa sul proprio territori data la grave siccità che ha colpito il sud-ovest degli USA.
    Per cui non è cosi difficile capire che le presunte manipolazioni climatiche operate dagli americani sono una bufala.

  • #5

    65C02 (venerdì, 28 febbraio 2014 13:22)

    Non ho capito se nell'articolo su Ufoonline si cava fuori la variabilita' climatica per negare il climate change. Tutti quelli che negano il climate change prendono serie metereologiche (come nell'esempio) e spiegano i fenomeni come variabilita', dimenticando che le serie climatiche sono un pochino piu' lunghe dato che i livelli di Co2 sono stati misurati in tempi immemori deducendo dati (non extrapolazioni da modelli matematici) dalle carote di ghiaccio del polo sud. consiglio di vedersi questi documentari:

    http://youtu.be/9euZ6q4bEKs
    http://youtu.be/B4Q271UaNPo
    http://youtu.be/hj0kWcurtOI

    http://youtu.be/SyAEucg6teg
    http://youtu.be/T1dZ72aZIb0

    http://youtu.be/ezw391QSuVk
    http://youtu.be/WSKS9JuLX0s

    il climate change e' una realta'.

  • #6

    Daniele (venerdì, 28 febbraio 2014 15:46)

    Un ottimo articolo,che suscita il plauso degli amministratori delegati delle maggiori compagnie petrolifere, anzi credo che a qualcuno di loro si sia gia' ricoverato a causa dello spellamento dei medesimi palmi.
    Io ho pero' una visione diversa,e nuovi spunti,se siete amanti di Salvo Sottile eccovi accontentati con un bel contradditorio,ma non amando personalmente quel genere di trasmissione,preferisco rivolgermi agli amanti della fantascienza (in particolare Matrix).
    Eccoci nella mia personalissima Matrix, volete scendere giu' con me' e vedere quanto e' profonda la tana del Bianconiglio ?
    Infilate il caschetto e seguitemi.
    Ci troviamo nella Tana e assai in profondita',e ci mettiamo a discutere sull'"ovvieta'" del giorno, ossia l'uomo e' troppo piccolo e insignificante per causare il cambiamento atmosferico e quindi il clima sulla Terra. Lo leggiamo tutti i giorni sui giornali, ma ecco che nella mia Matrix,da uno strato di roccia biancastro proviene una vocina. Ci avviciniamo, lo strato e' formato dagli scheletri calcificati,fossilizzati,di milioni di miliardi di piccoli batteri unicellulari vissuti miliardi di anni fa'. La vocina ci domanda chi siamo e noi rispondiamo trionfanti "l'uomo".
    Uomo ? e tu saresti il risultato finale di 4 miliardi di evoluzione della vita sul pianeta ? tuona lui....mi immaginavo qualcosa di meglio di 4 boy scout con una pila in una grotta...
    Iniziamo bene...penso io...ma il piccolo batterio incalza....Non so voi esclama,ma io e i mie fratelli siamo riusciti a cambiare l'atmosfera dell'intero pianeta miliardi di anni fa' inspirando l'atmosfera primordiale ed emettendo ossigeno con la nostra ehmmm flatulenza ! e di certo non avevamo le vostre fabbriche inquinanti,ne a disposizione la vostra tecnologia,anzi di fronte a voi siamo insignificanti,ognuno dei vostri corpi ospiterebbe miliardi di noi piccoli esserini. Mhhh la trama si infittisce....dunque un essere vivente puo' cambiare l'atmosfera e il clima anzi e' gia successo...
    Cavolo l'articolo sul giornale non ne parlava...
    Ma c'e' di piu' incalza....noi e i mie cugini per miliardi di anni abbiamo incamerato il nostro amico carbonio ed e' stato un lavoraccio ! lo abbiamo imprigionato nei fondali degli oceani,sotto forma di petrolio,bitume ecc,ecc. Anche le nostre amiche foreste lo hanno immagazinato per milioni di anni sotto forma di carbone fossile ecc,ecc.
    Ora caro uomo il discorso si fa' interessante,perche' tutto il carbonio che abbiamo incamerato in miliardi di anni voi siete riusciti ad immetterlo nuovamente nell'atmosfera in solo 70 anni !!! ma che vi e' saltato in mente ? ora dobbiamo nuovamente incamerarlo, ma ci vorranno altri milioni e milioni di anni per farlo....credi che puoi accomdarti insala d'attesa ?
    Ma guarda che il giornale dice che siamo troppo piccoli per alterare l'atmosfera ! ah si ? incalza....eravate un miardo e qualcosetta negli anni 50 ! ora siete sette miliardi ! voi farmi credere che se metti un miliardo di fumatori in una stanza e poi ne aggiungi altri sei l'aria rimane uguale ???
    Saro anche un batterio ma non sono mica scemo !
    Il tuo girnale puo' anche raccontarci del grande starnuto del 1500 o della teoria del politico di turno, ma guarda che madre natura se ne infischia della politica. Attualmente tutto il cabonio che avete liberato fa si che i ghiacci polari si scolgono con una velocita' mai vista prima in 10.000 anni,e l'acqua doce sta gia' rallentando la corrente del golfo,e questo lo dicono i vostri satelliti.
    Cmq rimanete pure a ciondolare cari uomini io e' i miei cugini siamo gia' riusciti nell'impresa di cambiare l'atmosfera terrestre,volete farlo anche voi ? accomodatevi ma credo che il risultato non vi piacera' e questo il vs giornale non lo dice. Io e i miei cugini saremo ancora qua quando di voi non restera' nulla che un nuovo strato calcificato nella roccia....quindi per quale motivo non lasciarvi fare ? del resto iniziate ad essere una specie un po' vecchiotta e sinceramente alquanto fastidiosa...quindi come dite voi..largo ai giovani e alle nuove specie.
    beh, signori credo che sia ora di risalire...qualcuno mi passa le previsioni del tempo perfavore?

  • #7

    the Phantom of Merlin (sabato, 01 marzo 2014 11:19)


    non fa una grinza, Daniele..:D

    senza contare che con il grado di acidificazione attuale dei mari e la conseguente in crescita decalcificazione, di questa civiltà -come della vita marina "col guscio"- NON si troveranno neanche "le ossa" ah!ah! ma giusto quello che resterà di metalli pesanti!..quelli sotterrati nelle discariche abusive... -_o

    http://it.wikipedia.org/wiki/Acidificazione_degli_oceani