C'era una volta l'esobiologia: come tutto è cominciato

Il primo nome moderno attribuito allo studio del problema della vita extraterrestre è quello di Esobiologia. Lo si trova nell'articolo di Joshua Lederberg, premio Nobel per la Medicina, pubblicato sulla rivista «Science» nel 1960. In esso vengono tratteggiate le problematiche sviluppate intorno alla vita aliena, quali la definizione delle molecole essenziali per la nascita della vita, i limiti ambientali in cui può esistere, la definizione stessa di vita e la possibilità che essa esista nel Sistema Solare, in particolar modo sul vicino pianeta Marte. Puntano molto lontano invece i fisici Giuseppe Cocconi del Centro Europeo di Ricerche Nucleari di Ginevra (CERN) e Philip Morrison della Comell University, USA. Così tutto è cominciata nell'approccio della ricerca di forme di vita fuori dal nostro mondo.

Nel giugno del 1959, in una lettera all’astronomo inglese Sir Bernard Lovell, direttore dell'Osservatorio radio di Jodrell Bank e impegnato nella comunicazione con satelliti artificiali, Cocconi discute, con calcoli matematici, l’intensità dei segnali radio provenienti da un'ipotetica civiltà extraterrestre e suggerisce di usare il radiotelescopio per cercare questi segnali nelle stelle più vicine simili al Sole. Tre mesi dopo, Cocconi e Morrison pubblicano sulla rivista «Nature» un articolo dal titolo Ricerca di comunicazioni intrastellari con cui accendono il dibattito sulla comunicazione tra civiltà esistenti intorno a stelle diverse, aprendo una nuova finestra alla ricerca di vita nello spazio. Infatti mentre una forma di vita batterica può essere trovata soltanto con esplorazione diretta del suolo di un pianeta, una civiltà in grado di inviare segnali nello spazio può essere scoperta anche a grandi distanze. 

Questo articolo rappresenta una pietra miliare del problema e apre la strada a successivi esperimenti. Nel 1961 l’astronomo Frank Drake del National Radio Artmnomy Obsewatory (NRAO) in Virginia, USA, sviluppa un'equazione statistica che esprime il numero di possibili civiltà extraterrestri presenti nella Via Lattea che sono in grado di comunicare con noi. Sulla base del suo lavoro, nello stesso osservatorio si iniziano a cercare segnali radio extraterrestri in un progetto che egli denominerà OZMA, dal nome dell'immaginaria regina della Terra di una saga Fantasy. A questo progetto ne seguiranno altri, che vanno sotto il nome di progetti SETI acronimo di Ricerche di Intelligenze Extraterrestri. Altri scienziati analizzano possibilità alternative di rivelare civiltà extraterrestri: Freeman J. Dyson (1923-) fa l'ipotesi che per l’aumento della popolazione una civiltà tecnologicamente avanzata decida di espandersi creando una superficie artificiale attorno alla propria stella, in modo da sfruttarne la maggior parte dell'energia.

 

Questa struttura cava e simile a una sfera (detta appunto sfera di Dyson) conterrebbe le installazioni nella parte interna, verso la stella centrale, e lascerebbe fuoriuscire solo la radiazione infrarossa. Se questa struttura tecnologica fosse davvero il futuro delle popolazioni nella Galassia, si dovrebbero cercare emissioni infrarosse anziché trasmissioni radio ed egli suggerisce, nel 1960, di cercare civiltà avanzate in questa banda del le onde elettromagnetiche. Della grande quantità di altri scienziati che hanno affrontato il problema fino a oggi ricordiamo Fred Hoyle (1915-2001) e Carl Sagan (1934-1996). Hoyle riprende il problema della Panspermia mostrando alcuni aspetti insoliti presenti nelle polveri interstellari e suggerisce che il materiale superficiale sia di origine biologica. Inoltre, studiando la nascita e la diffusione dei casi di influenza in Gran Bretagna, trova che essi appaiono simultaneamente in regioni distanti diversi chilometri e suggerisce che i virus cadano sulla Terra come fa la polvere cosmica, in una pioggia simile a quella delle stelle cadenti, limitata nel tempo e in direzione.

 

Egli è noto inoltre per aver scritto numerosi romanzi di fantascienza che affrontavano il problema delle forme di vita nello spazio. In astronomia si era opposto all'idea del Big Bang ed è considerato un ‘eretico’.  Anche Sagan è stato scrittore di romanzi che trattavano la ricerca di una civiltà extraterrestre protagonista di ricerche legate ai progetti SETI.

Adesso che dopo tanti anni l'Esobiologia meglio conosciuta come Astrobiologia è diventata una branca della scienza astronomica a tutti gli effetti, come dimostra l'interesse della NASA che ora ci mette il cappello, non bisogna mai dimenticare da dove siamo partiti. Un mare di incertezze, una Luna non ancora violata da nessun essere umano e prospettive di vita soprattutto su Venere, il pianeta in cui Adamsky avrebbe visto fantasticando la neve, fiumi che scorrono verso le vallate, foreste, laghi e prati in fiore. E se Il 1976 potrebbe essere considerato l’anno di inizio della ricerca di vita aliena grazie alle due sonde Viking che la NASA invò sulla superficie di Marte, oggi siamo in grado grazie alle tecniche immensamente più sviluppate di poter rivelare livelli estremamente bassi di composti organici, abbondanze isotopiche o di molecole chirali. Un piccolo indizio, una molecola, qualcosa che gli occhi non possono vedere, non è mai stato tanto importante per gli esseri umani. Perchè il senso della nostra esistenza come specie intelligente, fin'ora depositaria della memoria universale esiste solo se sappiamo di non essere soli. "L'uomo è un animale sociale in quanto tende ad aggregarsi con altri individui e a costituirsi in società. Ma la socialità è un istinto primario o è il risultato di altre esigenze" diceva Aristotele già nel IV secolo A.C. Si può dire oggi che il modo più visionario con cui lo potremmo dimostrare è cercare, non solo altri individui con cui sviluppare interazioni sociali, ma altri esseri viventi in un pianeta diverso dal nostro. Ecco perchè sfidiamo l'ambiente tanto più ostile all'uomo, quanto più affascinante. Andiamo oltre lo spazio creato per noi. Chiamatela astrobiologia, esobiologia, biologia extraterrestre, rimane l'istinto più vicino a quello che Aristotele voleva descrivere.

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