I Terremoti "senza precedenti": un mito pericoloso

Il recentissimo terremoto che per qualche giorno ha allarmato gli abitanti di un’estesa area del Cilento, in provincia di Salerno, ha destato non pochi interrogativi sulla possibilità che il fenomeno sismico possa verificarsi anche in luoghi dove in precedenza pareva che non fosse mai stato registrato. Il Cilento, appunto, o la Sardegna, sembrano essere fra quelle (poche) regioni italiane prive di un autentico rischio sismico e i cui abitanti non si attendono brutte sorprese. A onor del vero, prima del catastrofico terremoto del 1980 in Campania e Basilicata, molte tra le aree devastate non erano classificate come pericolose, nonostante gli eventi sismici del passato che si erano verificati in quegli stessi luoghi o nelle vicinanze, fossero descritti in non poche antiche pubblicazioni, in  lapidi, immagini; ma non esistevano timori “ufficiali” per il loro riproporsi. 

 

Di Carmelo Currò

Dunque, prima di poter pensare a particolari località come del tutto esenti dal rischio sismico o prima di affermare che un evento possa essere classificato quale fenomeno straordinario, è necessario compiere indagini molto approfondite e a largo raggio. Talvolta non basta leggere libri sia pur antichi o apparentemente particolareggiati. Può essere infatti che l’autore considerato si sia soffermato in particolare sui fatti verificati in un determinato territorio e nel suo paese natale; che sia stato assorbito dalle notizie provenienti da un luogo piuttosto che da un altro. Può essere che la risonanza di un fenomeno non abbia raggiunto o colpito l’immaginazione di quanto vivevano nei capoluoghi e che avrebbero poi dovuto fare da cassa di risonanza. E che, in effetti, il terremoto non sia stato così distruttivo da lasciare un’impronta indelebile nelle comunità vicine. Del resto, sappiamo bene che solo dopo qualche generazione i nostri antenati erano indotti a lasciar cadere nell’oblio molti avvenimenti. A questo indotti anche dalla minore longevità che spesso non consentiva di trasmettere a nipoti e pronipoti il racconto di quanto era accaduto in anni lontani.

 

Il terremoto che distrusse San Francisco il 18 aprile 1906
Il terremoto che distrusse San Francisco il 18 aprile 1906

Di estrema importanza le ricerche compiute negli archivi, anche in quelli a volte ritenuti meno importanti come quelli parrocchiali. Non solo negli archivi di Stato o in quelli diocesani si possono trovare documenti ufficiali che parlano dei danni causati dagli eventi catastrofici; ma spesso nei piccoli centri i parroci annotavano di loro iniziativa nei registri di Battesimo o di morte la descrizione di quanto era avvenuto per tramandarne la memoria. Si pensi che l’Archivio parrocchiale di Ricigliano, un piccolo centro in provincia di Salerno conserva due registri che contengono annotazioni importantissime su terremoti, eruzioni del Vesuvio, tempeste, venti, idrometeore straordinarie. Alcuni di questi fenomeni come l’eccezionale grandinata del 1534 o l’eruzione del monte Somma del 1707 con la fitta nube di cenere che faceva sembrare scese le tenebre in pieno giorno, e che fu trasportata a centinaia di chilometri di distanza, sono conosciuti grazie a queste annotazioni.

 

Proprio il terremoto verificatosi lungo le località del golfo di Cagliari il 4 giugno 1616, e di cui si aveva un labile ricordo grazie a una iscrizione lapidea nella cattedrale del capoluogo sardo, è un fenomeno recentemente approfondito grazie agli studi compiuti in archivi locali, che hanno consentito di delimitare l’area colpita e gli effetti provocati. Il terremoto non sembra abbia superato l’intensità del sesto-settimo grado della scala Mercalli e provocato danni eccezionali. Ma secondo notizie molto apprezzabili sia pur di seconda mano, raccolte dal conte Alberto della Marmora e pubblicate nel suo volume “Itinerario nell’isola di Sardegna” (1826), altri sismi avrebbero colpito l’isola nel 158 d. C. e durante il regno di Barisone (998-1082) quando un maremoto distrusse la città di Nora, sempre presso Cagliari. Ancora Cagliari fu colpita nel 1771 e Bitti in provincia di Nuoro nel 1870. Terremoti in genere non disastrosi, se si fa eccezione per quello di Nora e che in alcuni casi devono la loro origine a fenomeni sottomarini che si verificano al largo della costa.

Grande stupore, oltre che paura, accompagnò il terremoto avvertito a Washington nell’agosto 2011 che raggiunse i 5,9 gradi della scala Richter. Quasi nessuno aveva letto le notizie sull’altro precedente nella stessa area del 31 maggio 1897.

 

Nel corso della progettazione per il tunnel sottomarino nella Manica, furono opportunamente studiati i terremoti avvenuti nell’area. Quello del 6 aprile 1580 pare abbia avuto il suo epicentro a sud di Calois o nel mare. Avvertito in una vasta area che andava da Londra ai Paesi Bassi a Colonia, impressionò molto l’opinione pubblica inglese che ne cercava cause e descrizioni. Pochi i precedenti noti in Inghilterra. Fra tutti, quello del maggio 1382 che sembra aver colpito le stesse aree del terremoto cinquecentesco fino a Liegi e alle Fiandre. Un altro sisma del febbraio 1750 (accompagnato da numerose scosse di assestamento) produsse grande sorpresa in una Nazione che in quel momento di terremoti aveva solo sentito parlare.

 

Nel Cilento i terremoti sono stati sempre avvertiti distintamente. Ma si parla spesso di onde prodotte da epicentri non molto lontani che raggiungono questa parte del Salernitano. Il recente terremoto mette in allarme su un “focolaio” epicentrale locale. Ma si tratta davvero di un fenomeno nuovo?

Sono numerosi i fenomeni tellurici avvertiti nell’area nel corso dei secoli. E tuttavia, perché tanta paura pervade la popolazione in determinati periodi, se i danni non fossero stati numerosi e le scosse così ripetute? Se mancano i dati scientifici, non mancano gli indizi. Come mai la comunità di Capaccio si allarma tanto da voler redigere nel 1709 un atto pubblico in cui si affida alla protezione di S.Francesco Borgia? I terremoti più violenti si erano verificati nel 1688 e nel 1694; uno particolarmente avvertito nell’area beneventana, il secondo entro gli stessi confini del 1980. Perché dunque nel 1709 gli abitanti di Capaccio, “per li continui terremoti che scotevano la terra” scelsero quale protettore “il Glorioso San Francesco Borgia”? I cittadini deliberarono anche l’erezione di una cappella e la commissione di una statua del Santo gesuita, alimentando una devozione che doveva essere stata diffusa dalla missione che i Gesuiti avevano compiuto nel Cilento per volere del vescovo Nicolai nel 1705.

 

A mio avviso, il violentissimo sisma del 1694 aveva innescato altri episodi minori e meno conosciuti. Uno fu particolarmente avvertito a Potenza nel 1698, come ricorda la relazione di una visita ad liminaconservata nell’Archivio segreto vaticano.  Altri devono essersi verificati nelle stesse aree cilentane intorno a Capaccio, ossia negli stessi luoghi dove si è potuto registrare l’epicentro del sisma di qualche mese fa. Non un terremoto “strano” o mai avvertito, quest’ultimo. Ma terremoto meno frequente, meno disastroso, e per questo poco “conosciuto”.

 

 

Ancora una volta il fenomeno recente ricorda la necessità di approfondire gli studi sulla ripetitività dei fenomeni naturali, senza fidarsi di una memoria labile e lacunosa, in grado di incidere ulteriormente sulla poca attenzione di amministratori e tecnici pubblici. Mai abbassare la guardia.

Carmelo Currò per Ufoonline.it

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