La scientificità del buddismo, incontro tra fede e ragione

Inspirare ed espirare, concentrarsi sul presente, dissolvere l’io. Non esiste un unico modo per meditare. La novità, comunque, è che a provarci non sono più soltanto gli allievi dei corsi di yoga e gli amanti delle filosofie orientali. Il Dipartimento americano della difesa ha approvato un progetto pilota per insegnare ai marines a praticare la meditazione nelle zone di guerra, riferisce il New York Times Magazine. Mentre Science ha raccontato che in Germania si studia la tecnica buddista nella speranza di potenziare l’empatia delle persone. Per quanto gli obiettivi possano apparire in contraddizione, i due progetti hanno una cosa in comune: dimostrano l’interesse crescente della scienza per una pratica nata in seno a una religione. Lo spiega Anna Meldolesi  giornalista collaboratrice del Corriere della Sera.

Amishi Jha è la psicologa che è andata a lavorare con i militari alle Hawaii, per rafforzarne la resistenza psicologica. Secondo quanto ha riferito alla New York Academy of Sciences, dodici minuti di meditazione al giorno sarebbero sufficienti per aiutare i marines a mantenere alta l’efficienza e l’attenzione. Recenti studi suggeriscono che la pratica possa migliorare anche le prestazioni degli studenti universitari, ma l’apertura del Governo americano non era affatto scontata. Dopo aver passato in rassegna 800 studi, qualche anno fa il Centro nazionale per le medicine complementari non se l’era sentita di promuovere la meditazione. Le vecchie ricerche sono considerate poco attendibili, per questo la comunità scientifica guarda con interesse allo studio in corso al Max Planck Institute di Lipsia sotto la direzione di Tania Singer. Diciassette maestri di meditazione stanno allenando 160 volontari, che si sono impegnati a meditare sei giorni alla settimana per nove mesi. Uno degli esercizi consiste nel pensare a una persona amata e concentrarsi su quel sentimento positivo per riuscire a viverlo in modo sempre più intenso. Gli effetti saranno monitorati misurando il livello dell’ormone dello stress (cortisolo) e osservando il cervello dei partecipanti con la risonanza magnetica. Forse i risultati serviranno a capire se la meditazione aiuta davvero a controllare le emozioni e la concentrazione.

La simpatia tra la scienza e Budda è ricambiata, anche se è presto per dire se sia vero amore. Recentemente il Dalai Lama ha chiesto a un gruppo di ricercatori del Mind and Life Institute di spiegare a qualche migliaio di monaci lo stato dell’arte in campi che vanno dalla meccanica quantistica alle neuroscienze. Mentre nelle librerie americane è arrivato da poco il volume di uno studioso dell’evoluzione, secondo cui biologia e buddismo avrebbero molto in comune: entrambe vedono la vita come un flusso e ritengono che in natura non esistano entità indipendenti (“Buddhist Biology”di David Barash).

 

Lo stesso Dalai Lama, intervenendo al meeting della Società delle neuroscienze, si era detto convinto che la tradizione contemplativa buddista e la scienza moderna, pur essendo cresciute da radici culturali diverse, fossero unite dalla concretezza e dal rifiuto degli assoluti. E’ scettico invece John Horgan, una delle penne più provocatorie del giornalismo scientifico internazionale, già autore di un libro su scienza e religione. Ha provato anche lui a meditare, ma senza apprezzabili risultati, e ritiene che la strana coppia possa reggersi solo a patto di chiudere un occhio su concetti irrazionali come il karma e la reincarnazione.

Commenti: 8 (Discussione conclusa)
  • #1

    Malles (lunedì, 27 gennaio 2014 09:59)

    Aaahh!! Finalmente l'erba di casa mia...Cioè il contenuto dell'articolo in questione.

    Mi sento di assicurare che la meditazione per chi NON demorde ma la persegue, può aprire spiragli e gradi conoscitivi insospettati. Perchè non ci chiediamo mai che non sappiamo manipolare i contenuti della nostra mente come invece sappiamo manipolare gli atomi? Sappiamo che l'angoscia, la nevrosi, la psicosi derivano dalle forze che si agitano sotto questo diaframma, nella profondità della nostra coscienza. I pochi veri studi sulla psiche registrano ancora una selva di interrogativi irrisolti.
    Lo squilibrio è di fondo, per cui ad una predominanza tecnologica che approfondisce le indagini su fenomeni naturali, si contrappone una più superficiale conoscenza dell'uomo stesso e in particolare dell'elemento che lo dovrebbe elevare sopra ogni cosa: la coscienza.

    Per la ricerca interiore orientale è "MAYA"cioè sogno, miraggio, per cui le forme e gli oggetti che ci circondano sono in realtà ombre, vuote apparenze che confondono i nostri sensi. Come nel celebre "mito della caverna"di Platone, queste ombre hanno il potere di attrarci, di farci credere che sono le cose più importanti. Così gli esseri umani, irretiti da questo miraggio, corrono perennemente dietro questi fantasmi (vedi godimenti derivati dal potere temporale materiale), e quanto più essi (gli uomini) cercano di raggiungerli, tanto più restano coinvolti nella ruota del "KARMA", ossia nella perenne legge di "causa-effetto".

    Qual'è dunque la vera realtà? L'orientale di fronte a questo quesito NON ha dubbi: l'unico ente realmente esistente è la COSCIENZA e la MEDITAZIONE è appunto il metodo per emanciparsi da quella condizione esistenziale negativa. Sul metodo il discorso è complesso, nel senso che esistono anche Sette in contraddizione fra loro, rivendicanti ognuna per se la procedura migliore per realizzare questa aspirazione, come dire complicare anche ciò che di base ha la semplicità. Semplici come erano le pratiche meditative arcaiche dello Zen, Sufi e Yoga.

    La tecnica che meglio conosco è quella buddista che giunge a radicalizzare e a prescrivere l'abbandono (più o meno simbolico) del corpo, della mente e dei propri pensieri. Il nodo da sciogliere è la struttura logico-discorsiva della coscienza in quanto il culmine dell'atto meditativo (Samadhi) è uno stato che porta al di là di ogni razionale discriminazione. Gli occidentali (noi) quando vengono posti di fronte a formule astratte si mantengono per lo più entro margini di prevenzione, non disdegnando di dare giudizi , pur senza mezz'ora di pratica sulle spalle, così purtroppo è...

    La meditazione (se estesa nel tempo) è l'aspirazione a trascendere ed armonizzare con un atto psichico tutti i contrari, perchè è da essi che sostanzialmente proviene la sofferenza e l'oscurità. Il mondo scientifico occidentale,di fronte a questo fenomeno, ha avuto per lo più un atteggiamento ambigue che (purtroppo) prosegue ancora. I settori di scienze che maggiormente hanno trovato nel fenomeno meditativo motivi di interesse ed elementi validi per impostare una ricerca sono l'antropologia, la psicologia e la fisiologia.

    La tecnica del rallentamento del metabolismo può raggiungere livelli elevati e diversi praticanti riescono a porre il corpo in stato di "animazione sospesa". Controlli di laboratorio hanno dimostrato questo al di là di ogni dubbio

  • #2

    FUFFASKY63 (martedì, 28 gennaio 2014 11:47)


    ..."Om Mani Padme Hum"...

    http://it.wikipedia.org/wiki/O%E1%B9%83_Ma%E1%B9%87i_Padme_H%C5%AB%E1%B9%83

    sintetizziamo, "pane e acqua"...dieci minuti al giorno toglie "il medico" ah!ah! di torno..:D

  • #3

    Venerabile (martedì, 28 gennaio 2014 14:17)

    Fare una classifica delle religioni è demenziale non se ne salva una hanno la stessa origine pagana basta studiare.

    L'unica cosa che nel contesto va salvata sono alcuni cardini buddisti identici alle ricerche sulle neuroscienze il concetto di “Io”. Se quello cristiano che ricalca il concetto di mente unica di spirito è inventato di sana pianta, l'io buddista parte da un io come punto di partenza e arrivo mescolato e definito da emozioni comportamenti e contaminazioni che poi sono quello che la ricerca scientifica ha confermato. Noi siamo quello che facciamo.
    In questo meditazione, metabolismo e canalizzazione delle emozioni possono aiutare.

  • #4

    Franz (venerdì, 31 gennaio 2014 08:21)

    I cardini del buddismo non hanno nessuna scientificità.
    Anche il buddismo come tutte le religioni ha le sue radici nel paganesimo.
    Per la scienza noi siamo ciò che abbiamo culturalmente e geneticamente ereditato dal passato.

  • #5

    FUFFASKY63 (sabato, 01 febbraio 2014 18:22)


    @Venerabile et Franz
    "...non se ne salva una hanno la stessa origine pagana..."
    "...come tutte le religioni ha le sue radici nel paganesimo..."

    mmh, stessa squolla? o èèhm...sono "le psico-eonidi" eh!eh! quotidiane?.:D

    http://it.wikipedia.org/wiki/Paganesimo

    http://it.wikipedia.org/wiki/Buddhismo

    http://it.wikipedia.org/wiki/Veda

    le prime "10 righe" di ogni link delineano sufficientemente le differenziazioni tra l'idea personale, l'etimologia, il significato, e la radice VERA, del Buddismo...sempre che NON si voglia continuare a tenere "tutto il resto" eh!eh! nello stesso "calderone"...

    e questo al di là delle fedi, opinioni, missioni...e scelte di vita...:)

  • #6

    Venerabile (domenica, 02 febbraio 2014 23:03)

    @FUFFASKY63

    Scusa per il ritardo nella risposta non ero più passato qui. Che le religioni abbiamo assorbito come spugne da una tradizione pagana è un dato di fatto. Se chiedi a cento bambini il moto di rivoluzione e te lo spiegano uguale a sud e nord, non hanno fatto la stessa scuola, dicono la verità oggettiva.
    Avere radici non significa che tutte hanno lo stesso livello di relativismo o secolarizzazione o partano e finiscano nello stesso modo.
    I link di wikipedia non mi servono, l'enciclopedia che lei mi sta pubblicizzando è diretta da una pletora di massonici comunistoidi, se mi da delle fonti più dignitose dei suo studi :)
    Ci provo io cerchi la ricercatrico D'Montford e il libro "Unveiling Tibetan Buddhist Propaganda and Atrocities. A Way for Progress In The Tibet/China Conflict" , apparso sulla rivista "Nexus" n.59 dic05/gen06.
    Un passaggio decisivo:
    ..] [...]
    Facendo affidamento su tale storia ufficiale, siamo stati indotti a credere che in Tibet il buddismo divenne la religione dominante in virtù della pacifica conquista dei cuori e delle menti di una popolazione incolta e selvaggia, stanca di guerra e priva di credenze spirituali. Si tratta semplicemente di un falso storico. L'ascesa del buddismo al potere è altrettanto sanguinosa di quella della Chiesa Cattolica. Il Kalachakra non ebbe nulla a che fare con l'introduzione del buddismo in Tibet. Storicamente un giovane bramino, tale Tsi-lu-pa, insegnava il Kalachakra in India come metodo indù nel 966 d.C.; questo bramino non convertito insegnò il suo sistema cronologico al buddista indiano Na-ro-pa il quale lo introdusse in Tibet nel 1026 d.C. Questo significa che il Kalachakra Tantra non arrivò in Tibet se non 1.486 anni dopo l'epoca dichiarata nella propaganda buddista sopracitata;
    [...] [...]

  • #7

    Franz (lunedì, 03 febbraio 2014 09:02)

    Prendiamo per esempio uno dei fondamenti del buddismo il karma questo deriva dal sanscrito karman che lo identifica nel rituale fondato sul sacrificio come occasione di scambio di doni tra Dei e uomini.
    http://it.wikipedia.org/wiki/Karma#Buddhismo

  • #8

    Malles (lunedì, 03 febbraio 2014 10:54)

    @Venerabile
    Tradizione pagana? Bè, sì certo, tutto è iniziato così, l'origine del buddhismo però non ha in se precedenti di sorta. Se poi tu tieni in considerazione un solo libro, la tua convinzione mi sa tanto di fondamentalismo, questo modo di essere non ha MAI compreso nè spiegato l'Assoluto, meno ancora permette di sfociare in qualunque mare di filosofia religiosa, da qualunque angolazione la si voglia affrontare.

    Ogni dottrina poi non è nient'altro che una favilla dello stesso fuoco. Qui il discorso è diretto SOLO al buddhismo e al suo Hinayama (piccolo veicolo) =Buddha, incentrato sulle sue 4 verità per la via di mezzo (Dhammakkappa-Vattana Sutta) verso la realizzazione finale (Nirvana). Gautama (Buddha) poi NON ha mai voluto indagare sull'Assoluto, ma ha fondato la sua dottrina sulla rinuncia del desiderio e della vita fenomenica. Questa caro Venerabile è la realtà storica della concezione buddhista, che Mai ha attinto. Non sarà certo certo una singola opera letteraria che potrà portare delle variazioni.

    Il casino è solo posteriore,(II secolo a.C.) quando la scuola del nord elaborò con Nagarjuna il buddhismo del "grande veicolo"(Mahayana) che, se pur sempre di orientamento ascetico, rinnegò in parte gli antichi insegnamenti. Questo fece si che altri rivoli ne derivassero ancora, fino al libro che tu citi.Non sei il solo, caro Venerabile ad essere confuso, un altro "venerabile" maestro, Pitagora ci cadde (in parte) con la sua dottrina della Metapsicosi, Metapsicosi che mise in difficoltà pure una grande soggetto che qui postava sotto il nickname di Eone Nero.

    Ma Pitagora, caro Venerabile, si documentava un pò d'appertutto, a differenza di te, all'inizio fu iniziato dai sacerdoti di Menfi alla scienza dei numeri, inclusi poi i misteri ellenici di Apollo, depositari di una saggezza divina e trasmessi tramite la sua pitonessa Temistoclea. Ma per Pitagora il fine ultimo della catena delle esistenze non fu l'annichilimento buddhista, bensì l'affermarsi dell'Io individuale. Come già per Buddha, la fatalità e l'inevitabilità della sofferenza umana furono la molla che spinsero il giovane Pitagora all'estremo tentativo di indicare agli uomini una via di salvezza.

    In sostanza il buddhismo NON ha mai attinto, ma fu generalmente copiato, come ad esempio la scuola di Asanga (lo Yocara) e in successione (dalla dottrina di Asanga) si sviluppò in Giappone la scuola Zen e gli allacciamenti a sette Tandai. Il buddhismo così convogliato sfociò infine nel Tantrismo, (incline pure alla magia). Se ti riferivi a queste tendenze posteriori, allora si che si potrebbe intendere il paganesimo