Esistono mondi alieni più abitabili della Terra ?

I cacciatori di pianeti sono sempre stati interessati a trovare un gemello della Terra, ma un team di astrobiologi suggerisce ora che possano esistere pianeti "superabitabili",  posti ancora migliori dove cercare vita aliena. 
Dal 1995 gli astronomi hanno individuato più di 1.000 mondi che orbitano intorno a stelle vicine. Da qui la gara per trovare quello che più assomiglia alla Terra, l'unico posto che conosciamo nell'Universo in cui  la vita si sia evoluta, e che ha dalla sua parte la fortuna di avere gli oceani e un'atmosfera ricca di ossigeno.
In un articolo pubblicato sulla rivista Astrobiology, tuttavia, i ricercatori René Heller della McMaster University del Canada e John Armstrong della Weber State University di Ogden, nello Utah, contestano il fatto che quella standard sia un'idea troppo "terro-centrica". "Dal potpourri di mondi abitabili che possono esistere sulla carta, la Terra potrebbe anche risultare come uno marginalmente abitabile e piuttosto bizzarro" scrivono. 

I due suggeriscono che gli astronomi dovrebbero concentrare la loro caccia planetaria a mondi che potrebbero avere condizioni ancora più  ospitali per la vita. Gli autori hanno soprannominato questi ipotetici mondi "pianeti superabitabili".  Il loro articolo si aggiunge a un coro di voci nella comunità scientifica che chiede di ripensare l'idea delle "zone abitabili". 

 

Mondi acquatici 
Quali caratteristiche potrebbero fare di un pianeta un mondo superabitabile? Come tutti i mondi potenzialmente abitabili, dovrebbe avere l'acqua, spiegano Heller e Armstrong, che elencano però più di una dozzina di altri fattori geologici e atmosferici che potrebbero influenzarne l'abitabilità.  Ad esempio, i pianeti più anziani hanno presumibilmente avuto più opportunità di ospitare l'evoluzione della vita. E i mondi più grandi, quelli fino a tre volte più massicci della Terra, potrebbero con più probabilità essere avvolti in un'atmosfera grazie alla maggiore attività vulcanica che rilascia gas. 

Si pensa che la Terra sia collocata ai margini della zona abitabile, fanno notare gli autori, quindi forse i pianeti che si trovano più vicino al centro della zona abitabile sono più congeniali alla vita

Scetticismo scientifico 
Altri scienziati non sono d'accordo sull'utilità del concetto di superabitabilità. "Un pianeta o è abitabile o non lo è", dice lo scienziato atmosferico Jim Kasting, che per primo ha introdotto il concetto di zona circumstellare abitabile, secondo la quale un pianeta è abitabile se orbita attorno alla sua stella a una distanza per cui la temperatura superficiale non è né troppo calda e né troppo fredda per la formazione di acqua liquida. 

Allo stesso modo, l'astrofisico Steven Desch ha detto che "chiamare un pianeta superabitabile è come a chiamare una donna 'solo un po' incinta'... Che un luogo abbia più di ciò che è necessario per la vita, nella mia testa, non rende più probabile il fatto che ospiti la vita". 

Ma Ravi Kopparapu, fisico della Penn State University, concorda con gli autori su un principio di fondo: per quando riguarda il concetto di zona abitabile, la logica "binaria" (ovvero che un pianeta sia favorevole alla vita o non lo sia) è troppo restrittiva. Molti dei mondi all'interno della zona abitabile difficilmente possono sostenere la vita, mentre altri, come le lune ghiacciate di Saturno e di Giove che possono avere grandi oceani sotterranei, potrebbero ospitare la vita pur non rientrando nella zona abitabile. Mentre gli scienziati continuano a scoprire un gran numero di pianeti extrasolari, considerare più variabili potrebbe aiutare a capire le priorità di ricerca. 

Tuttavia, "c'è una buona ragione per cui il concetto binario di zona abitabile è importante e rilevante", spiega Kopparapu. Attualmente, quando gli astronomi scoprono un pianeta, tutto ciò che si può imparare su di esso sono la sua massa e il suo raggio, la quantità di luce che riceve dalla sua stella, e, ogni tanto, la composizione della sua atmosfera superiore. Fino a quando gli scienziati non svilupperanno le tecniche per studiare le caratteristiche della superficie di un pianeta, l'attività tettonica e la composizione geologica, il concetto di zona abitabile rimarrà la migliore ipotesi per la sua abitabilità, dice Kopparapu. 

Mondi in attesa 
Il lancio del James Webb Space Telescope della NASA nel 2018 potrà aiutare gli scienziati a dare un'occhiata più dettagliata all'atmosfera di eventuali pianeti abitabili, a rilevarne la presenza di oceani e analizzarne la composizione chimica. 

Se esistono pianeti superabitabili, e se vogliamo sviluppare i mezzi per trovarli, potrebbero rivelarsi più comuni di quanto non siano i pianeti simili al nostro: alcuni studi recenti suggeriscono che le cosiddette super-Terre siano meno rare rispetto ai pianeti delle dimensioni della Terra (anche se tali studi possono essere influenzati dal fatto che pianeti più grandi sono più facili da individuare).

Il concetto di superabitabilità potrebbe ampliare le nostre possibilità di scoprire la vita su altri mondi, spiega Kopparapu, "perché apre alla possibilità che ci siano alcune super-Terre con condizioni adeguate per la vita. Penso che sia degno di nota considerare questi pianeti per i futuri studi di abitabilità".

Nationalgeographic.it

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Commenti: 12
  • #1

    IBelive (sabato, 25 gennaio 2014 13:04)

    La zona abitabile è una convenzione come l'unità di misura cambiando la convenzione si aumentano le possibilità Quando si aumenta o diminuisce un fattore medico limite come il colesterolo o la pressione improvvisamente si hanno milioni di ipertesi in + o in - .
    Bene quindi questa ricerca che apre le menti nei confronti di una scienza spesso bigotta e miope che crede di sapere tutto.
    Qualcuno si è dimenticato che 20 anni fa la Nasa diceva che Marte era un pianeta morto, che non c'era acqua, opinioni spacciati per fatti dai mestieranti americani.

  • #2

    IL CONDOTTIERO (sabato, 25 gennaio 2014 18:21)

    Sicuramente prima che avremmo una tecnologia tale x poter minimamente pensare di poter andare un pianeta abitabile passeranno minimo non meno di un centinaio di anni,senza considerare i rischi che ogni viaggio comporta.Comunque sapere o scoprire in futuro che ci saranno pianeti abitabile sarà una bella speranza,però noi tutti dobbiamo preservare quallo che abbiamo xché rischiamo di non arrivare troppo in la' se continiamo a non rispettare il nostro pianeta.

  • #3

    Poeta (sabato, 25 gennaio 2014 21:43)

    Ian Stewart e Jack Cohen in “Evolving the Alien” facevano a pezzetti questa zona abitabile e i suoi inventori soprattuto per due motivi, non esistono solo forme di vita simile a quelle terrestri, con le stesse esigenze e la stessa composizione; secondo ci possono essere forme di vita come gli estremofili che dimostrano quanto la vita sia ovunque .


    Carl Sagan ipotizzava che ci fosse vita anche su pianeti giganti gassosi, come Giove.

    La vita si propaga ed è presente in ogni posto inimmaginabile basta cercarla BENE

  • #4

    Malles (domenica, 26 gennaio 2014 00:08)

    Calcolando alla "carlona" si stima che la Via Lattea comprenderebbe tra i 10 e i 100 milioni e più di pianeti abitati.L'errore di fondo è sempre quello di non considerare altre forme di vita per il fatto che sarebbero estranee a quelle che ci sono famigliari con la metrica terrestre. L'uomo ha senz'altro parenti cosmici, ma non certo gemelli. Si commette un errore fondamentale misurando l'intero universo alla stregua della Terra, partendo ad esempio dalla considerazione che il protoplasma può vivere soltanto a temperature comprese tra il punto di congelamento dell'acqua e i 50 gradi sopra lo zero, giungendo a dedurre che nessun organismo superiore potrebbe mantenersi al di là di questi confini.

    Ora sappiamo benissimo che esistono alghe che prosperano in acque termali a 70 gradi, spore che sopportano i 100, si sa anche che un germe di grano immerso nell'elio liquido a -(meno) 270 (una temperatura prossima allo zero assoluto) può ancora regalarci la sua brava spiga. Lo ha dimostrato a suo tempo il fisico francese Bequerel.

    In campo spaziale nessuna ipotesi deve considerarsi troppo azzardata. Anche Maurice Maeterlinck, che fu poeta, drammaturgo e filosofo belga, premio nobel 1911 ne era convinto e nella sua opera "i segreti dell'Universo" scriveva: "...Non siamo in alcun modo autorizzati a pensare che su corpi celesti simili alla Terra dominano esseri simili agli uomini. Si potrebbe scommettere cento contro uno che lassù l'evoluzione ha preso vie totalmente diverse. Le più sorprendenti mutazioni e derivazioni dipendono spesso da insignificanti e imprevedibili circostanze. La comparsa e soprattutto la sopravvivenza dell'uomo è stata probabilmente sospesa ad un filo. Che egli non sia scomparso come tante forme di vita dei quali abbiamo trovato solo i resti fossili, è un miracolo che non si può ripetere di frequente, è quindi pensabile che su un pianeta fratello dominino spaventosi sauri, su un'altro pesci mostruosi, su un'altro ancora creature diverse da tutto quanto possiamo immaginare".

    Mi trova pure d'accordo il grande viaggiatore inglese Francis Younghusband quando diceva che l'universo può avere creato altre attività all'infuori di ciò che noi chiamiamo vita, può avere infuso nella materia altre qualità a noi sconosciute che tuttavia potrebbero servire come vita, da base ad una specie di coscienza, la quale senza essere inferiore alla nostra, non avrebbe con essa alcunchè in comune.

    Già nell'antichità erano di più ampie vedute delle nostre ne cito uno per tutti, il pensatore ellenico Metrodoro da Làmpsaco (330-278 a.C) che disse ai suoi contemporanei come fosse assurdo credere che possa esistere un solo mondo abitato, che è pazzesco come sostenere che in un vasto campo di grano possa crescere una sola spiga piena di chicchi...
    Più conciso e...deciso era il famoso astrofisico e scrittore tedesco Desiderius Papp, quando diceva che era certo che l'uomo possiede parenti su altri pianeti, ma non poteva avere in alcun modo altri sosia o gemelli

  • #5

    Scettico (domenica, 26 gennaio 2014 10:33)

    Malles Malles Malles
    La questione centrale è l'antropocentrismo umano in tutte le sue forme. Il nostro posto nell'universo non è casuale, è raro ma non è unico.
    Sicuramente esistono forme di vita diverse dalle nostre, in galassie lontane sfruttando risorse e modi di riprodursi che ci sono ignoti. Chi lo può negare, neanche un fanatico dei più duri. Passare dall'antropocentrismo culturale scientifico e sociale che fa credere all'uomo di avere importanza nel sistema universo più ampio di quello che ha, a fantasticare di pesci mostruosi è tutto un'altro vivere. E' come parlare di aria, si sa che c'è ma non si vede.
    Indirizzare ogni sforzo verso la comprensione del nostro spazio nell'universo è quello che dobbiamo fare, prima di pensare a tanti altri spazi vitali e tante altre vite.

    Come far diventare una discussione interessante sempre la stessa ricerca di quello che non c'è, non conosciamo e di cui non possiamo parlare. Allarga la discussione ma fa perdere di vita il nesso causale.

    Francis Younghusband non aveva certamente torto ma non è meglio parlare di noi nell'universo che di pesci carnivori usciti dalla mente di illustri pensatori. In genere la puoi chiamare concretezza. Le alghe termali sono più sostanziose e nel tuo discorso avevano un senso, quando sei passato ai pensatori si è capito che non hai tutti gli strumenti per poterti muovere avendo te lo riconosco una certa classe.

  • #6

    Malles (domenica, 26 gennaio 2014 18:02)

    @ Scettico
    Dai,dai, vecchio mio, confessalo che sei sempre meno scettico e sempre più credente. considera che non sarebbe un passo indietro, ma anzi un deciso passo in avanti, denotando intelligenza verso la logica, logica sempre meno nascosta e speculativa.

    Sono convinto che, se da un lato,con tutta probabilità l'esplorazione spaziale svelerà l'unicità dell'uomo inteso come struttura organica prodotta da una particolare evoluzione biologica, dall'altro NON potrà negare l'esistenza di altri esseri intelligenti morfologicamente e biochimicamente diversi.

    Noi purtroppo ci siamo fatti un'idea sui generis del cosmo, nonostante la rivoluzione copernicana, non siamo mai riusciti a livello psicologico, a superare lo stadio di geocentrismo e tendiamo sempre a pensare che il Cosmo sia stato creato e organizzato a nostro beneficio come se fossimo solo noi a popolarlo. Di conseguenza l'esplorazione spaziale ci insegnerà un briciolo di umiltà e soprattutto porrà l'uomo davanti ad una presa di coscienza globale per cui finirà d'identificarsi, NON più come una nazione-stato, con una religione, con una ideologia, con una razza, ma come un genere umano tutto intero...

    Se ancora riteniamo di appartenere ad una specie eletta, depositaria delle ricchezze dell'universo, progetto finale di madre natura, dobbiamo affrettarci a mutare opinione: la dea Scienza ci assegna al contrario un posto squallido e solitario ai margini di un Cosmo del tutto indifferente alle nostre azioni, ai nostri crimini, alle nostre speranze. Questa è una prospettiva angosciante che giustifica appieno l'attuale nevrosi esistenziale.

    Resta evidente che dati i presupposti, la scienza risulti adesso come adesso, incapace di rispondere all'esigenza tutta dell'uomo di spiegazioni totali e NON sia in grado di aiutarlo a superare l'angoscia della sua solitudine cosmica. A mio parere oggi non si può parlare di una superiorità della scienza, ma che all'OPPOSTO si debba parlare di una sua vera e propria "crisi" come metodo conoscitivo totale, lo dimostra anche il ritorno in grande stile di tutto ciò che appartiene al vasto mondo dell'ignoto, dell'occulto, dell'arcano.

    Credo caro Scettico che queste espressioni non ti garbino molto...dirò solo che L'homo scientificus di questa nostra epoca non ha sconfitto i dogmi, ne ha solo creati altri, rispondenti (questo è male) ai condizionamenti etico-politici del nostro tempo. oggi la scienza, scalzate le fondamente di una mitica "rivelazione" afferma senza mezzi termini che dietro il graduale sviluppo della vita sul nostro pianeta, non si cela alcuna entità metafisica, ma anzi, che la vita stessa è un episodio cosmico del tutto fortuito. Ne consegue che logicamente gli esseri umani sono il prodotto di una evoluzione biologica casuale e unica durata quattro miliardi e mezzo di anni. L'umiltà mi risulta un'altra cosa...

  • #7

    Yale (domenica, 26 gennaio 2014 22:01)

    Secondo me per una società giusta e pragmatica i dogmi delle religioni dovrebbero essere vietati e se scoprire gli alieni ci aiuterà a toglierci le religioni di torno io sarò il primo a festeggiare.

    Insomma siamo o no homo sapiens usiamo il cervello!!

  • #8

    Pirullo (lunedì, 27 gennaio 2014 00:21)

    @ Yale, ma secondo me il nickname più corretto sarebbe "Scuola elementare", altro che Yale... la storia recente è piena di ideologhi da quattro soldi che hanno voluto vietare o imporre cose per legge e hanno fatto milioni di morti. A mio avviso sarà bene vietare l'esistenza di gente come te, ossia... i dittatori bisogna ammazzarli quando sono ancora piccoli, se no dopo è molto più difficile. L'Unione europea oggi, per esempio, è piena di gente come te che decide per legge quanto deve essere lunga una banana. E infatti stiamo andando allo sfascio. Basta con i legulei da strapazzo!

    E poi, non c'è nulla di più superabitabile della terra. Questo è quanto abbiamo osservato finora, le altre sono solo fantasie campate per aria, finché non verrà dimostrato scientificamente il contrario. Dixi.

  • #9

    El Paso (lunedì, 27 gennaio 2014 10:21)

    Vietare non è servito a niente come stanno cercando di fare stupidamente con il negazionismo sulla strage sionista. Le religioni esistono per un motivo se resistono da milleni vuol dire che hanno un ruolo nello sviluppo umano grande e verificabile. Il cervello va aperto con un percorso personale di conoscenza che esula da cosa sei costretto a fare o dire. Fa ridere che tutti sappiano tutto e vogliano vietare quello che non condividono XD

  • #10

    FUFFASKY63 (lunedì, 27 gennaio 2014 15:45)


    cit. El Paso
    "...vuol dire che hanno un ruolo nello sviluppo umano..."

    exactement! e una civiltà evoluta lo sa bene...qui si becca "una bambolina"..;)

  • #11

    VHX (lunedì, 27 gennaio 2014 19:30)

    Scusate l'interferenza, ma Giordano Bruno diceva cosa?
    Comunque leggere "mondi alieni" fa sorridere… grazie!

  • #12

    IO (martedì, 28 gennaio 2014 09:13)

    Ma ancora non entra in testa dopo tutti gli avvistamenti ed i cover up che la popolazione umana è stata relegata al di fuori della superficie terrestre e che esistono dalle varie testimonianze almeno 170 esseri differenti già sulla terra?
    Noi siamo una specie poco,molto poco a questo punto evoluta, se non vogliamo MAI aprire gli occhi alle evidenze, o volete vederli tutti q