I terremoti stanno davvero aumentando ?

La terra si scuote, e sembra anche troppo. Secondo alcuni studi divulgati da qualche anno sugli organi di informazione, le scosse sismiche sarebbero sensibilmente aumentate negli ultimi tempi, facendo porre nuovi e inquietanti interrogativi per gli esperti e per l’opinione pubblica. Si tratta, ovviamente, di studi basati sulle osservazioni, su semplici calcoli, sulle somma delle scosse avvertite o registrate dagli strumenti. E, in ogni modo, su dati di fatto.

Secondo lo speciale di Fabio Tonacci e Giovanni Valentini, apparso nel settembre scorso su “La Repubblica”, gli eventi sismici registrati nella Penisola italiana dal 21 giugno al 4 settembre 2013 sono stati 7.116: più del doppio rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Le scosse superiori al secondo grado sono passate dalle 348 del 2008 alle 793 del 2013; quelle superiori al terzo da 32 a 80. Non si tratta del primo allarme. Già nel marzo 2012, su “La Stampa”, Mario Tozzi constatava che negli ultimi anni i terremoti sembrano essere aumentati di intensità e di frequenza. A partire da quello di Sumatra del 2004 all’altro del Cile nel 2010, al maremoto del Giappone, al sisma dell’Aquila. I terremoti che nel giro di qualche settimana se non di poche ore hanno appena colpito diverse aree italiane, come la zona di Perugia, il Piacentino, il Cilento, la Calabria settentrionale, la provincia di Messina, hanno reso più pressante la curiosità e ancora più necessario l’approfondimento degli studi.

Tuttavia, così come avviene per i cambiamenti climatici, è certo che non si tratta di fenomeni nuovi sulla crosta terrestre. Sempre Tonacci riportava le parole dello studioso Alessandro Amato, secondo cui “la sismicità di un territorio non è sempre costante”, ed anzi esistono periodi di “tempeste sismiche”. A suo avviso, in Italia l’ultimo periodo di “tempesta” si sarebbe verificato fra il Sei e il Settecento, quando la Penisola fu scossa da eventi di immani proporzioni, come il terremoto e maremoto che colpì Lesina in provincia di Foggia nel 1627, quello calabro del 1659, il terremoto beneventano del 1688, il fenomeno campano-lucano del 1694 (che ebbe gli stessi confini del recente sisma del 1980), l’altro di Noto-Ragusa del 1693 che viene considerato il più violento terremoto mai verificatosi in Italia. Secondo Tozzi, un precedente del XX secolo riguarda il periodo 1950-1965 quando furono particolarmente sconvolti il Cile e, a più riprese, l’Alasca, devastata da terremoti e onde di maremoto. 

 

Un altro evento sismico oggi sotto osservazione è quello di terremoti apparentemente diversi che si verificano a distanza anche notevoli dopo poche ore o pochi giorni dal primo. Terremoti che a volte non sono solo scosse di assestamento ma fenomeni differenti fra loro, come quello verificatosi a Landers in California nel 1992. Ad avviso degli studiosi, infatti, un sisma potrebbe innescare numerosi altri eventi simili o più deboli entro un raggio di centinaia di chilometri. Così, a mio avviso, accadde nel 1783, allorché l’epicentro del terremoto calabro, iniziato il 5 febbraio e localizzato nella zona a sud di Polistena, si sarebbe spostato più volte verso nord fino al 28 marzo, raggiungendo la provincia di Catanzaro. Così probabilmente nel caso dell’Emilia di qualche anno fa. 

 

Secondo il geofisico russo Elchin Khalilov che studia la causa dei misteriosi boati che periodicamente si avvertono nei cieli senza essere tuoni, le cui opinioni furono ancora riportate da “La Stampa” nel maggio 2012, gli sky hums potrebbero essere echi di spostamenti che avvengono nel nucleo terrestre in coincidenza con la ripresa dell’attività solare. Per cui, essendo questi spostamenti in grado di regolare l’energia planetaria, sarebbe possibile che un aumento dei boati possa corrispondere a un aumento dei terremoti. Quindi, essendosi verificato nel 2011 un picco dei boati, lo scienziato russo ipotizzava anche un aumento di terremoti, eruzioni ed eventi climatici catastrofici entro  il 2013-2014. 

Niente di nuovo sotto il sole anche in questo caso, dunque. Non valgono né l’allarmismo né la diffusione di notizie incontrollate né la chiamata in causa del vulcano sottomarino Marsili che giace al largo delle coste tirreniche. 

 

Piuttosto, sono necessari i controlli, l’esperienza e la capacità di amministratori, politici e tecnici, l’applicazione di norme in grado di edificare e consolidare nella massima sicurezza, lo studio dei fenomeni del passato che la natura ripropone con impressionante regolarità.

Carmelo Currò per Ufoonline.it

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Commenti: 2
  • #1

    Barão Dom Franklin Mano (domenica, 26 gennaio 2014 02:38)

    Artigo interessante e pertinente, vale apena ser lido.

  • #2

    Receptionist (lunedì, 27 gennaio 2014 14:45)

    Bom, tomara q não aconteçe Nada né.