Angelo d'Ambros e i folletti grotteschi: sono passati 35 anni

Ieri si è "festeggiato" un anniversario speciale per un avvistamento italiano poco noto. Si tratta del caso d'Ambros, uno degli incontri ravvicinati più bizzarri del nostro tempo, raccontato -non senza punti oscuri- da Antonio Chiumiento, allora ancora in astinenza dal caso di Mortegliano. Ecco come lui stesso raccontava la storia di d'Ambros, venendo ripreso poi da Timothy Good il celebre ufolgo americano nel libro best seller Base Terra. Angelo d'Ambros nato a Fara Vicentina (Vicenza) l’8 novembre 1917, si recava nei boschi che rivestono con la loro vegetazione i declivii montuosi sovrastanti il paese: precisamente nella parte alta di località Gastagh, dove tagliava degli arbusti per ricavarne della legna da ardere. Cosa successe in quei boschi?

Erano le ore 11.45 circa di venerdì 24 novembre 1978 ed erano trascorsi circa 10 minuti dal momento in cui il D’Ambros si trovava nel punto dove doveva avvenire l’incontro con “qualche cosa” che scuoterà notevolmente il suo normale equilibrio nervoso. Voltatosi per deporre un ramo appena tagliato, egli osservò di colpo due esseri dai tratti umanoidi, ma nello stesso tempo dai caratteri somatici, nel loro complesso, differenti da quelli che rappresentano l’identikit umano (a tale punto, il D’Ambros nel corso delle nostre indagini, li definirà “due bestie”). Ecco come lo stesso Chiumiento descrive  il contenuto della registrazione su nastro magnetico dell’intervista:

Inquirente: a quanti metri si trovavano da lei?


D’Ambros: Un metro, un metro e mezzo circa.


Inquirente: erano l’uno a fianco dell’altro, oppure erano posti l’uno dietro all’altro?


D’Ambros: Nel momento iniziale in cui li ho visti erano affiancati. Subito dopo il più piccolo che era alto circa sessanta centimetri ha cominciato a muoversi qua e là a scatti rapidissimi mentre il più grande, che era alto circa ottanta centimetri, si muoveva anche lui ma poco poco. E’ bene che io vi dica subito che i due esseri erano costantemente innalzati dal terreno di circa 30-40 cm: quindi, se vi devo stimare la loro altezza dal livello del terreno, ai 60 ed 80 centimetri bisogna sommare i 30-40 centimetri del sollevamento da terra.


Inquirente: Ci descriva le sembianze dei due esseri.


D’Ambros: Erano estremamente magri, con la pelle giallastra chiara tirata sulle ossa a tale punto che ho potuto notare sulle mani dell’essere più alto, quello che si muoveva leggermente, delle vene grosse come una matita mentre anche sulla sua testa erano evidenti delle vene ma in modo meno accentuato. Avevano una testa grande, allungata, a pera, completamente sprovvista sia di capelli che di peli, ciglia e sopracciglia, ai lati della quale risaltavano due orecchie lunghe come quelle di un asino; ma, a differenza di quelle di questo animale, magrissime come il resto del corpo, e che si ergevano verticalmente e terminavano a punta. Sotto i due occhi bianchi, incassati, quasi incarnati nella testa, del diametro di circa 3cm, privi di palpebre, c’era un naso lungo in modo tale che quasi arrivava a toccare il labbro superiore abbastanza carnoso, giallo chiaro come la pelle, su di una bocca più o meno come la nostra ma più larga, alle cui estremità sporgevano per circa 3cm due denti bianchi e larghi, mentre sotto la bocca c’era un mento come il nostro ma molto magro anche quello. I due esseri erano ricoperti da una tuta scura, di un colore che potrebbe essere ottenuto mescolando insieme nero, grigio e verde, molto aderente, che copriva anche le braccia fino ai polsi e le gambe fino a subito sotto le ginocchia, lasciando le mani, il resto delle gambe nonché i piedi scoperti, e che terminava in alto a girocollo. Le mani ed i piedi erano di una lunghezza nettamente priva di proporzione rispetto al resto del corpo e per la precisione ho stimato che le dita delle mani, in numero di cinque, fossero lunghe circa 25cm, compresi circa 5cm di lunghezza delle unghie; mentre quelle dei piedi, anch’esse in numero di cinque e dotate ugualmente di unghie, erano lunghe circa 35-40cm.


Inquirente: ci dica quale è stata la sua reazione e che cosa è avvenuto.


D’Ambros: Appena ho visto quei mostri sono stato assalito da un tremito di paura e ho gridato, con tutto il fiato che avevo in gola <<aiuto!>>, sperando che qualcuno si trovasse li vicino e venisse in mio soccorso, questo per il motivo che non potevo sapere che intenzioni avessero nei miei confronti dal momento che, raccogliendo tutto il mio coraggio ed interpellandovi ripetutamente sulla loro provenienza, come risposta non sentivo che dei borbottii incomprensibili provenire dall’essere più piccolo di statura (che continuava a spostarsi con scatti rapidissimi, senza muovere minimamente i lunghi piedi, provocando con tali continui movimenti un leggerissimo rumore di spostamento d’aria). Contemporaneamente, appena ho guardato bene in faccia l’essere più alto, quello che rimaneva sempre nella stessa posizione e che si muoveva assai leggermente ad una distanza costante da me di circa un metro, questi con la sua lunga mano mi ha afferrato la roncola (una specie di grosso falcetto adunco spesso chiamati sull’Altopiano di Asiago con la dizione veneta “cortalaso”), prendendola dalla parte non tagliente della punta, e tentando di sottrarmela. La mia immediata decisione è stata quella di non cedergliela, perché quell’arnese rappresentava per me in quel momento l’unico mio strumento di difesa; pertanto ho fatto saldamente presa sul manico, che è avvolto da una spessa guaina di solido cuoio e munito alla sua estremità inferiore di un gancio che serve ad appenderla al muro e alla cintura. L’essere sembrava però volere impossessarsi proprio della roncola perché ha tentato un’altra volta di strapparmela vi afferrandola un po’ più in basso con la conseguenza che mi è sembrato di avvertire una leggera scarica elettrica nella mano e lungo il braccio. Constatata la mia ferma decisione di non lasciare la presa dell’arnese, è tornato alla carica usando questa volta, tutte e due le mani, per afferrare la roncola ancora più in basso, e molto più in pieno, sempre dalla parte non tagliente della lama. In quest’ultimo tentativo l’essere usò una forza eccezionale che riuscii a sostentare grazie soltanto al fatto che le mie forze risultavano notevolmente aumentate dalla disperazione in cui ero caduto nel constatare che le mie grida di aiuto on facevano accorrere nessuno, col risultato di avvertire nella mano e lungo il braccio nuovamente (e questa volta assai chiaramente) una scarica elettrica.


Inquirente: la prima volta che l’essere afferrò l’arnese, non avvertì alcuna scarica elettrica?


D’Ambros: non ho mai avuto la convinzione di aver sentito anche in quel momento una debolissima scarica elettrica.


Inquirente: sentendo una forte scarica elettrica nel braccio, non le venne spontaneo mollare la presa della roncola?


D’Ambros: non avevo che quell’arnese per difendermi da quei mostri ed in ogni caso non potevo sapere se, una volta che gliela avessi lasciata, non l’avrebbe usata contro di me.


Inquirente: prosegua nel racconto dei fatti.


D’Ambros: a questo punto mi sono arrabbiato, perché sembrava proprio che l’essere non volesse assolutamente desistere dal suo tentativo di sottrarmi la roncola e curvandomi un po’, ho preso con l’altra mano un grosso ramo deciso a colpirlo per porre termine a questa faccenda, che sulle prime mi aveva portato sull’orlo del terrore. Visto il mio gesto, l’essere mollò immediatamente la presa della roncola e, insieme al più piccolo, si diede alla fuga, voltandomi entrambi la schiena, con una velocità eccezionale, sempre sollevati da terra e senza muovere minimamente i lunghi piedi. Riacquistata la mia normale calma, stimolato ora da una irresistibile curiosità sulla provenienza di quei due esseri disumani, dalle sembianze uguali tranne la statura, come vi ho già detto, li inseguii correndo il più velocemente possibile verso il sentiero in cui si erano immessi. Siccome questa specie di mulattiera, addentrandosi tra le piante, fa una curva a gomito, li persi molto presto di vista, ma nonostante ciò continuai a cercarli sino a quando, dopo pochi istanti, dietro un grosso abete, a circa trenta metri di distanza, fui in grado di scorgere uno strano oggetto che stava sollevato su quattro zampe a circa un metro dal suolo. La forma era come quella che si ottiene mettendo due piattini uno sopra l’altro, ma leggermente più oblunga. Alla sommità, al centro, c’era una piccola cupola, di colore rosso vivo nella parte superiore, compresa la cupola, l’ordigno si presentava blu nella parte inferiore, mentre una striscia mediana bianca separava nettamente le due fasce diversamente colorate e le quattro zampe erano di colore grigio alluminio. Nel momento in cui vidi l’oggetto, che era lungo circa quattro metri e largo due, ho notato nella parte superiore, dove c’era la cupola, una di quelle lunghe mani che chiudeva dall’interno una specie di botola portandosela dietro. Dopo pochissimi stanti l’oggetto è decollato a velocità vertiginosa senza alcun rumore provocando una tale fiammata rossa che non mi ha permesso di distinguere le sue fattezze. Erano trascorsi circa 4 minuti dall’istante in cui mi ero accorto della presenza dei due esseri dietro di me.
Inquirente: l’oggetto si è sollevato in verticale oppure è partito in trasversale?


D’Ambros: è decollato trasversalmente, sparendo alla mia vista in un attimo dietro gli alti abeti.
Angelo D’Ambros, notevolmente sconcertato da questo scioccante incontro, rincasò immediatamente percorrendo di gran corsa il tragitto che lo separava dalla sua abitazione in appena circa 10 minuti (mentre normalmente ne impiegava una trentina per coprire la stessa distanza). Arrivato a casa, disse alla moglie di non voler pranzare appartandosi in una stanza per pensare o ripensare su quanto gli era capitato. Le figlie e la moglie, preoccupate da questo insolito comportamento del congiunto, gli chiesero più volte se si sentisse male ottenendo delle risposte evasive e nemmeno un minimo accenno su quello che gli era capitato nel bosco. Giunta l’ora di cena, deciso di sedersi a tavola anche perché era presente il genero, Luciano Munari nato a Gallio il 29 dicembre 1950, bidello al Liceo Scientifico “Jacopo da Ponte” di Asiago (residente a Gallio in via Leghen n. 1).

Ascoltando taciturno i consueti discorsi tra figlia e genero, ad un certo punto si rivolse al Munari con queste parole: “Se aveste visto quello che ho visto io nel bosco questa mattina, non avreste la minima volontà di discutere su queste cose”. Il genero gli chiese allora che cosa gli fosse capitato ed ecco che per la prima volta il D’Ambros raccontò il suo strano episodio. Il Munari rimase alquanto perplesso dal racconto del suocero, ma, nello stesso tempo, conoscendolo ormai da tempo come una persona della massima serietà, nonché fortemente equilibrata, e tenendo conto anche del fatto che non aveva mai acquistato riviste di fantascienza e che addirittura non era solito leggere alcun giornale e raramente guardava la televisione, gli attribuì una certa attendibilità, riservandosi, però, di farsi accompagnare l’indomani sul posto, dato che ormai era troppo tardi essendo già buio. Sabato 25 novembre, il Munari, dopo essere ritornato da scuola, verso le ore 14, si fece accompagnare dal suocero sul luogo dell’accaduto. Giunti in loco, il D’Ambros indicò al genero, da una certa distanza, il punto esatto dove si trovava l’oggetto. Grazie a tale indicazione, il Munari trovò nella radura una zona quasi circolare di circa 3 metri e mezzo di diametro nella quale l’erba appariva nera, più che bruciata, sporca come fosse oliata, nettamente schiacciata e ruotata in senso antiorario. Da rilevare che – come ci ha riferito il Munari – si poteva notare, da una parte, un prolungamento di circa due metri dell’impronta costituito da erba schiacciata e ruotata, ma che non appariva nera. Il genero del D’Ambros ritenne allora opportuno toccare l’erba che gli dava la netta impressione di essere sporca di nero e con sua grande sorpresa costatò che le mani gli rimanevano completamente pulite. Si fa inoltre presente che internamente alla zona di erba schiacciata, ruotata e nera dove il suocero gli aveva indicato che si trovavano le quattro zampe su cui si reggeva l’oggetto (la cui forma, a detta del D’Ambros, era come quella di avambracci che formano 90° con le mani, cioè “delle gambe che terminavano a taglio”, per usare le sue testuali parole), il Munari trovò due impronte profonde 2-3cm, larghe altrettanto e lunghe circa 20cm, praticamente a forma di U, distanti l’una dall’altra circa un metro e mezzo. Imputando la colpa alla presenza di alcuni sassi il fatto che non riusciva a notare quelle che dovevano essere state causate dalle altre due zampe. Ad ulteriore conferma – ci ha dichiarato il Munari – che il D’Ambros abbia effettivamente visto qualcosa di anomalo, si è potuto anche constatare dalla parte dove l’oggetto era partito c’erano alcuni cespugli, costituiti anche da rovi, completamente sradicati da terra, effetto questo dello spostamento d’aria provocato dalla partenza dell’oggetto.
Il guaio fu che il Munari non aveva pensato di portare con sé la macchina fotografica, con l’amara conseguenza di non essere creduto, una volta ritornato in paese, da molti compaesani. Agli increduli rispose che l’indomani sarebbe ritornato nel bosco per fare delle foto, ma purtroppo la notte di sabato 25 novembre nevicò sull’Altopiano di Asiago causando la circostanza che soltanto domenica 3 dicembre egli poté recarsi nel posto dell’osservazione dell’UFO assieme al fotografo del paese e ad altre persone che non avevano creduto né in suo suocero né in lui. Così spalarono la neve dove il Munari si ricordava di aver osservato le due impronte ad U per poterle fotografare e, una volta sviluppate le foto, essendo queste in bianco e nero, risultarono pochissimo evidenti i particolari delle impronte. Non soddisfatto di ciò, il Munari decise di recarsi in loco nuovamente domenica 10 dicembre per fotografare, questa volta con la sua macchina fotografica, le due impronte e temendo che dalle foto (in questa occasione a colori) ugualmente non si potessero notare bene, le attornio con della carta colorata di giallo. Luciano Munari è stato anche l’artefice della decisione del suocero di rivolgersi al “Giornale di Vicenza” per rendere edotta l’opinione pubblica su quanto era avvenuto. “Sono stato aggredito da due marziani: volevano la roncola”, di venerdì 1 dicembre 1978, falsando in gran parte, come purtroppo è peculiarità della stampa non specializzata ogni volta che si accosta alla problematica degli UFO. Il resoconto testimoniale. Appena pubblicato l’articolo, oltre ai moltissimi curiosi, fecero visita al D’Ambros alcuni appassionati di ufologia residenti a Vicenza allo scopo di rivolgergli alcune domande. Constatata (come gli stessi Munari e D’Ambros) sulla lama della roncola un’impronta grande più o meno quanto quella di un dito mignolo (ma costituita da linee orizzontali) e la insolita colorazione rosso scuro che aveva assunto la parte tagliente della lama, chiesero ed ottennero dietro il rilascio della loro carta d’identità) l’arnese in prestito onde portarlo in un laboratorio di ricerche di Vicenza perché fossero effettuate delle opportune analisi. Purtroppo – come ci ha dichiarato Carlo Spaliviero, uno di quegli appassionati, residente a Vicenza in via Spalato n. 14 – il laboratorio cui si erano rivolti chiese loro una forte somma di denaro, con il risultato che decisero di riportare la roncola a Gallio, non pensando nemmeno di fotografare l’impronta sulla lama. Come ci ha dichiarato il Munari, una volta riavuta la roncola, che appariva dalla parte tagliente della lama ancora di colore rosso scuro, il D’Ambros la usò nuovamente con il risultato che ben presto sia l’impronta che l’insolita colorazione non furono più visibili.
Quando ci recammo a Gallio la prima volta (cosa che avvenne soltanto nell’autunno del 1979, perché impegnati ad indagare su diversi altri strani episodi avvenuti in altre parti delle Tre Venezie che saranno oggetto di prossimi articoli), mi riferirono in casa D’Ambros che alcuni giorni prima, in seguito ad una loro visita nel luogo dell’osservazione dell’UFO, per raccogliere funghi, l’erba appariva ancora nera e sporca, non essendo, in quel punto, praticamente ricresciuta con la primavera.
Purtroppo non potemmo fare un immediato sopralluogo per il motivo che era nevicato sull’Altopiano di Asiago appena due o tre giorni prima; e il bosco, data l’altitudine, rimarrà ricoperto dalla neve sicuramente fino ai primi giorni del mese di aprile di quest’anno. Il Munari, nel corso della nostra seconda indagine, avvenuta nel febbraio del 1980, ci ha fatto anche presente quanto segue: “Se fossi stato io, che ho 29 anni, a raccontarvi questo strano episodio – io che leggo i giornali e guardo spesso la televisione – avreste anche potuto pensare che avessi fantasticato su una cosa del genere; ma, per mio suocero, sarebbe praticamente impossibile imbastire una tale storia. Anche se può aver travisato qualche particolare nel raccontare l’episodio, considerando lo stato di naturale sgomento in cui era precipitato e tenendo conto che può utilizzare la vista perfetta di un solo occhio, avendo danneggiato l’altro in un incidente di lavoro (per cui, e questo ce lo insegna l’oculistica, si potenzia la vista in lontananza, mentre diminuisce, comunque di molto poco, quella di cose poste a distanze assai ravvicinate), sono propenso, soprattutto dopo aver visto che cosa era successo nel bosco là dove mi aveva indicato che c’era l’oggetto, a concludere che senz’altro è stato coinvolto in un fatto che ha dell’incredibile. Vorrei ancora aggiungere che mio suocero mi disse che, rincorrendo gli esseri, era quasi caduto scivolando sul terreno. Ebbene, appena giunti sul posto l’indomani dell’accaduto, mi indicò anche, da una certa distanza, il punto dove era scivolato, ed effettivamente, una volta arrivato lì, ho potuto notare il segno lasciato dallo scivolone. Dopo l’episodio di mio suocero decisi di documentarmi un po’ sull’argomento degli UFO, ed acquistai il libro “Rapporto sugli UFO” di J. Allen Hynek con il risultato di poter verificare una evidentissima rassomiglianza delle due impronte ad U da me fotografate (soprattutto per come apparivano prima che cadesse la neve) con quella che è riportata in una foto del libro, tutta circondata da pietre (il Munari si riferiva alle impronte lasciate da un UFO a Soccorro nel New Mexico, il 24 aprile 1964 N.d.R.).
Venendo ora ad una nostra considerazione sul caso, possiamo affermare che on siamo riusciti a trovare alcuna spiegazione naturale, pertanto siamo convinti che il fatto debba essere catalogato come “fenomeno non identificato”. Fondamentalmente l’UFO di Gallio ha avuto un solo osservatore, sebbene vi siano altre non trascurabili testimonianze collaterali che si susseguono nel corso del 24 novembre 1978 in località situate nello stesso Altopiano di Asiago e ai suoi limiti, e sulle quali il Centro Ufologico Nazionale ha già da tempo aperto approfondite indagini che qui non citiamo per il motivo già espresso e sulle cui risultanze non mancheremo di informare il lettore. Avendo effettuato ripetute visite al pensionato di Gallio, onde completare il relativo dossier, siamo stati in grado di controllare più volte il carattere ed il modo di vivere dei componenti le famiglie D’Ambros e Munari, concludendo che si tratta di persone che godono di un’ottima reputazione in paese e che sono di una estrema semplicità, molto legate alle proprie attività quotidiane. In particolare il D’Ambros, avendo frequentato la scuola soltanto fino alla quarta elementare, come egli stesso ci ha riferito, ci è apparso come una persona non dotata di grande cultura, e dunque assai difficilmente soggetta ai voli di fantasia. L’UFO ci ha lasciato delle tracce sul terreno e la roncola, a detta di diverse persone, presentava un’impronta lasciata da una “mano” dell’essere ed aveva assunto dalla parte tagliente della lama una colorazione rosso scuro. La probabilità che l’avvistamento in oggetto abbia una spiegazione naturale è, a nostro avviso, minima se non nulla, in quanto, avendo noi effettuato indagini approfondite sul caso, ci siamo convinti che qualcosa di fisico e materiale sia avvenuto in località Gastagh coinvolgendo il pensionato. Non è possibile liquidare il caso imputandolo ad una allucinazione, non essendoci alcuna prova che sostenga tale soluzione; al contrario, esistono altri casi nelle Tre Venezie, sui quali abbiamo già da tempo aperto varie inchieste, che contengono degli elementi a sostegno della teoria che afferma la concretezza, ma nello stesso tempo l’origine ignota delle entità associate agli UFO. Vogliamo concludere con queste parole del D’Ambros, pronunciate nel corso della nostra inchiesta.


Inquirente: Premettendo che non le stiamo mancando di rispetto, secondo noi, lei può anche essere stato vittima di una allucinazione nell’osservare quei due esseri da lei definiti disumani.


D’Ambros: Assolutamente no!


Inquirente: Ci sono delle persone che non credono nell’esistenza degli UFO. Qual è, invece, al riguardo il suo convincimento?
D’Ambros: Dopo quello che ho visto, non posso rifiutarmi di credere che esistano effettivamente.

Bibliografia:

Base Terra, Timothy Good-  p.505

Extraterrestres, Antonio Chiumiento

Il caso d'Ambros - UfoMagazine

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Commenti: 22
  • #1

    Malles (lunedì, 25 novembre 2013 17:38)

    Altro caso questo, molto interessante, che ben si incastra per alcune attinenze con quelli di Marino Rizzi e Antonio Marzano, pilota ed istruttore, con 18.000 ore di volo,come pure di Matteo Angelucci, nonchè con il famoso caso della signora Rosa di Cennina, ( AR ).

    Le mie informazioni combaciano quasi tutte con l'articolo esposto, tranne in alcune cose, una delle quali risulta fondamentale, e cioè il fatto che oltre il 61enne pensionato di Gallio, i testimoni sono stati più di uno ( visione dell'ufo ), un'altra, in apparenza più banale sta nelle diverse prospettive di statura dei due esseri. uno era alto circa 1,40 cm. l'altro 20 cm. di più. Va poi considerato che di tale ufo fu pure scattata una foto.

    Considerevole il fatto che tutti i testimoni descrissero l'oggetto allo stesso modo: di colore blu nella parte inferiore, rosso in quella superiore, e una fascia bianca mediana. Come si diceva NON vi è solo la testimonianza del "protagonista", oltre alle traccie sul terreno, ma anche diverse e importanti testimonianze collaterali che ben si inseriscono nel contesto della vicenda. Una era la proprietaria del "TOI BAR" di Crosara, piccolo centro della zona, che si recava in tale località in auto, e che alle ore 12,15 ( l'orario corrisponderà in seguito alle indagini, a quanto si svolgeva in quel frangente davanti al sig. Angelo ) vide l'oggetto fermo in cielo "a mezza collina"che dopo alcuni "spostamenti" scomparve veloce in direzione nord.

    In quei minuti ( 12,15 ) altri testimoni videro lo stesso oggetto uscire dal bosco di Gastagh e dirigersi verso Marostica, altri ancora lo videro immobile a ridosso dei monti che sovrasta Crosara per poi sparire nella valle di Santa Caterina di Lusiana, una valle che si insinua tra Galliano e Lusiana.
    Testimone di questa zona fu Franco Brusa, autista della "SIAMIC" abitante a Lusiana in Viale Europa, che vide l'oggetto ( tutto corrispondeva,dalle fattezze ai colori ). La sua testimonianza fu avvalorata da una signorina che era sul pullman da lui condotto. L'autista ebbe a dichiarare al "Giornale di Vicenza": "io non credevo all'esistenza degli ufo, ma quello che ho visto mi è bastato a convincermi.

    Un'altra notevole testimonianza fu data dal sig.Giovanni Pertile, di Rivana bassa, la mattina del 24 Nov. dalla finestra del bagno vide "una strana cosa in cielo ( stessi colori e stesso aspetto di cui sopra ) grande come il sole", al che concitato, chiamò la moglie Giuseppina Bonato, la figlia Isabella ( 19 anni ) e il figlio Daniel ( 11 anni ) perchè potessero vederlo. Quello stesso giorno ( 24 ) alle ore 16 il sig. Giancarlo Ceccon fotografò da Sant'Eusebio ( Vicenza ), mentre si trovava dinanzi alle scuole elementari, un oggetto volante a bassa quota . Questa foto fu pubblicata dal "Giornale di Vicenza il giorno 25-11-1978, cioè il giorno seguente

  • #2

    Scettico (lunedì, 25 novembre 2013 18:10)

    chiumiento è fissato con le favole: folletti, gnomi, giganti, fate, studentesse di milano. E' l'erede delle favole di Andersen, dovrebbe mollare l'ufologia è darsi alla scrittura di novelle. Farebbe il botto...

  • #3

    Daniele (lunedì, 25 novembre 2013 19:31)

    Sono dell Altopiano di Asiago,il Gastagh e vicino casa mia,non avevo mai sentito questa storia,forse perche sono nato nel 1979!!!

  • #4

    Daniele (lunedì, 25 novembre 2013 19:44)

    Quel che posso dire,che io stesso nei cieli di Asiago ho ancora visto qualcosa di strano.Avevo dieci anni sono uscito di casa erano circa le 17:00 nel cielo vidi un disco volante gigantesco che girava di continuo nella stessa posizione,ricordo che girando cambiava colore.Subito ho chiamato mio padre,che vedendolo anche lui corse a prendere una macchina fotografica ma non ha fatto in tempo fare una foto che parti come un missile e scomparve.Anni dopo parlandone con amici,trovai altre persone che vide questo oggetto!!Peccato non avere nessuna prova..

  • #5

    Lau (lunedì, 25 novembre 2013 20:07)

    non ho capito se la parola inquirente significhi che il caso è finito nelle mani della magistratura? è stato aperto un fascicolo?

  • #6

    Malles (lunedì, 25 novembre 2013 20:31)

    Sono stranamente d'accordo con Scettico, cioè di lasciar perdere il DR. Prof. Ing. Avucàt Chiumiento, e di andare al sodo, nel modo e maniera che tu caro negazionista ad oltranza oltre a battere sullo stesso chiodo abbia anche la proprietà logica espressiva di dire altro, attinente agli argomenti proposti. Oltre a buttare letame, prova a dare un contributo alla causa,NON neccessariamente pro-ufo, ma di indagine costruttiva che lasci per un momento da parte il solito blaterare rancoroso. Qualcuno diceva che NON è sufficiente possedere una buona mente, l'importante è usarla nel modo giusto...

  • #7

    Scettico (lunedì, 25 novembre 2013 20:56)

    Lau l'inquirente che tu hai letto non è un pubblico ufficiale ma Chiumiento stesso, che credendosi un ispettore, un investigatore di felliniana memoria, interroga il test, affidabilissimo già negli anni 70. Devi sapere che tutte le storie del Chiumiento hanno una costruzione semplice, un uomo solitamente modesto interagisce con creature che poi spariscono. Nessuno poi vede più nulla ma il professore sulla storia ci scrive libri che cerca di appioppare a tutti, ivi compresi anche i morti.

    Veniamo al Malles:
    Vedi io non sono pro qualcusa ne contro qualcuno. Io mi baso sui fatti. Lascia stare questa storiella, in ogni storia ufo il caso è viziato da tre X:
    Prima X: mancano gli extraterrestri
    Seconda X: mancano le prove
    Terza X: mancano i riscontri documentali

    Non è mai, dico mai stato studiato, censito, immagazzinato un materiale che possa essere considerato alieno. Considerato che i dischetti di latta volano da decenni sulle nostre teste e rapiscono più dell'anonima sequestri e dei narcos la cosa non torna.

  • #8

    Malles (lunedì, 25 novembre 2013 21:56)

    Se tu questa che stiamo argomentando la chiami storiella, automaticamente tratti da bugiardi un buon numero di testimoni, perdipiù indipendenti e NON al corrente ( le testimonianze sono unanimi, dettagliate e univoche ) delle deposizioni delle altre persone implicate nell'avvistamento , ti chiedo : per queste disparate personalità, che all'insaputa l'uno dall'altro hanno dichiarato la stessa cosa, hai ugualmente la potestà di chiamarli bugiardi? Te lo puoi permettere? Sei al corrente di qualche "beneficio" da loro derivato?Di qualche intrallazzo? Cavolo! Oltre ad essere al di sopra delle parti ti arroghi il diritto di giudicare una decina di persone che tu NON hai mai conosciuto. Se non è arrogante superficialità questa...Qui mi sa tanto che superi di gran lunga il beffeggiato Chiumiento.

    Detto questo non ha più ragione argomentare le tue tre X, avendo dall'alto della tua onniscienza già sbugiardato il caso : gli esseri visti dal signor Angelo erano i suoi vicini di casa ben truccati ( e rimpiccioliti ) ovviamente. Le orme ad ( u ) sul terreno, altro non erano che le impronte ( ferrate ) di U-niversalman ...Comunque ne hai ben donde di giudicare, dopo le serie indagini che hai sicuramente intrapreso...
    Per la tua seria imparzialità di giudizio proporrei Salomone al posto di scettico...

  • #9

    Scettico (lunedì, 25 novembre 2013 22:55)

    Malles la storia visto che tratta di un evento epocale, stiamo parlando di essere venuti da altri mondi, superando velocità superluminali, deve essere suffragata dai fatti, i testimoni non contano nulla. Servono fatti, le chiacchere non servono. I testimoni servono al massimo come indizi, la prova sono i fatti. Adesso se mi vuoi illustrare in questa storia i fatti, al netto delle opinioni mi faresti felice. Trovali i fatti, hai tutto il tempo del mondo...ma tornerai qui senza niente, solo con sentito dire e parole di derelato. Fatti: quali sono i fatti: aspetto paziente.
    Firmato Salomone.

  • #10

    Wikichiume (lunedì, 25 novembre 2013 23:04)

    "Inquirente: la prima volta che l’essere afferrò l’arnese, non avvertì alcuna scarica elettrica?" [Cit]
    Cicciolina: si avvertì la scossa e venni due volte. Da allora afferrai l'arnerse tutti i giorni e ne feci un lavoro

  • #11

    Malles (martedì, 26 novembre 2013 00:14)

    Caro scettico, senza ironia, mi fai pensare a quei bambini cocciuti che la mamma cerca d'imboccare ma che si rifiutono girando la testa dicendo NON vojo. Non sto sostenendo che questo è un evento EPOCALE, ci sono casi ben più rilevanti. Tuttavia questi ( minimi ) contrasti d'opinione mi hanno fatto capire meglio il tuo punto di vista, se così si può dire, e cioè la tua arretratezza nella comprensione e nelle dinamiche che il variegato fenomeno comporta.

    Ma come? Mi stai ancora argomentando il superamento delle velocità superluminali? E annamo, eddaje. Apri un pò la mente ad altre prospettive più realmente attuabili, suvvia. Senza per questo andare a fantascientificare a destra e a manca. Il tutto mi fa capire che sei a digiuno di studi e di nozioni sull'argomento, ed hai preso una direzione univoca, che pur non entrando nei meriti di studio delle possibilità, nondimeno la dai per scontata.

    Questo è un errore di fondo, dovresti sapere che d'incredibile è piena zeppa la nostra storia che si è formata sopra un granello di polvere che vaga nell'universo, non vuoi dunque considerare nessun altro granello? A parte la retorica, abbiamo tutti d'imparare, ecco, tu sotto questa ottica hai tutto da considerare, dando però niente, ASSOLUTAMENTE NIENTE per scontato, per non venire poi contraddetto da nuove evidenze.

    Tornando all'articolo, ti risponde e ti sbugiarda da se, i testimoni contano, eccome, questi non fanno chiacchiere, quelle le fai tu. Testimoni - esseri e velivoli NON convenzionali - impronte - orari corrispondenti e perchè no ( in questo caso le immagini coadiuvano i testimoni oculari) pure le foto, il tutto, a mio avviso va considerato molto di più delle tue chiacchiere che non hanno nessun costrutto.

    Se ti esortassi a riparlarne dopo i dovuti approfondimenti, dubito che posteresti ancora, ma ne hai ben la facoltà sia chiaro puoi benissimo continuare a rinnegare tutto e tutti pur non sapendone niente, ci mancherebbe, fai pure. Piaccia o non piaccia, il fenomeno ufo è un fenomeno antico, sveglia caro Scettico, e arriverai a capire che qualunque soluzione verrà a crearsi ormai viene comunemente ammesso che NON è dagli anni '40 che dobbiamo partire, perchè risale ad epoche antiche, direi remote.

    Informati un pò di più e pur dando il giusto peso ( NON incondizionato ) soppesa anche Desmond Leslie, Gianni Settimo, Raymond Drake, Morris Jessup, Solas Boncompagni, John Keel, risuscita le letture di Plinio il Vecchio, come pure il Vallèe. A proposito del quale NON scartare ( se non conosci le antiche letterature ) i suoi "ufonauti"del passato quali gnomi, elfi, fate e altri personaggi troppo velocemente giudicati favolosi, che ( se ti informi ) potresti anche sorprenderti perchè l'aspetto fondamentale del fenomeno ufo rasenta il magico, fantasmagorico e immateriale, nonchè tecnologico, aspetto questo che quando si parla di questi personaggi da favola, viene trascurato e relegato a ruolo secondario.

    è proprio l'irrazionalità nei racconti dei testimoni che tempo fa mi indussero a pensare che fossero veri. Se "LORO" sono qui, ciò è dovuto a mezzi e ad un quadro fenomenologico che per noi rimane facile confinarlo nel "miracoloso" e farlo pure corrispondere al regno delle fate...ma che va comunque considerato, seppure con i nostri attuali limiti di conoscenza e ai conseguenti deragliati discernimenti

  • #12

    vradox (martedì, 26 novembre 2013 16:41)

    forse tra i porcini è finita una amanita muscaria.... :-P

  • #13

    abc (martedì, 26 novembre 2013 18:53)

    Si passa da articoli monumentali come quello di Kennedy per cui faccio solenni complimenti a chi l'ha redatto a questo che è paragonabile alla Melevisione vista sotto l'effetto di cannabis. Queste storie potete tranquillamente lasciarle a segnidalcielo.
    Nonostante molti avvistamenti nell'antichità possano avere riscontri tecnologici e proprio per questo "possibili" non necessariamente sono tutti veri. Fate e folletti rientrano in questo quadro. Avere la mente aperta è un conto ma credere a tutto è un altro, principalmente se queste storie sono propinate da personaggi che più volte hanno puntato esclusivamente a un proprio ritorno economico. Ognuno crede a ciò che vuole credere, prove o non prove, ma penso che si debbano avere degli standard. A Loch Ness non c'è nessuna Nessie, eppure c'è gente che continua a vederla.

  • #14

    Ulisse (martedì, 26 novembre 2013 20:08)

    Abc questo in realtà non è un articolo nel senso letterale del termine tranne incipit, è specificato che è la trascrizione letterale di un resoconto di Antonio Chiumiento pubblicato sul suo libro e su Base terra di Timothy Good :)
    Leggi "Ecco come lo stesso Chiumiento descrive il contenuto della registrazione su nastro magnetico dell’intervista:"

  • #15

    abc (martedì, 26 novembre 2013 20:18)

    La mia critica non è indirizzata all'articolo in sè bensì all'argomento di cui tratta ma ringrazio per la puntualizzazione :)

  • #16

    Malles (mercoledì, 27 novembre 2013 16:12)

    Mi sia concesso dire che certi commenti impostati alla facile faciloneria, fanno giocoforza passare per disinformati e sprovveduti chi li pone. Brutto rimane il vizio del giudizio anticipato e preconcetto. Poi non capisco le critiche a chi propone questo tipo di discussione, a me sembra perfettamente in linea con le altre tematiche qui trattate e più o meno complesse.

    Signori miei, mi rendo conto che certe correlazioni possono ( anche se QUI dovreste averne sentite di cotte e di crude ) sembrare delle favolette alla stregua di Biancaneve e i sette nani, bisogna ( per discuterne seriamente ) però informarsi meglio, così si scoprirebbe una casistica relativa alle deposizioni ( anche di funzionari governativi ) relative ad incontri che riguardano proprio il piccolo popolo, le quali rientrano ( non c'è alcun dubbio ) nella tematica più specificatamente ufologica, riguardante anche incontri del terzo tipo (IR3 ).

    In considerazione all'esperienza, si è notata in più di una occasione una vera somiglianza fisica con le raffigurazioni "scolastiche" di fate, elfi, gnomi, folletti ecc. del "piccolo popolo" e certi "alieni" e "umanoidi" associati agli ufo. Detto questo non mi sembra di sconfinare nell'irreale, ma solo di incoraggiare lo studio delle tante testimonianze inerenti. Vogliamo tacciare di visionari e pazzi chi loro malgrado li ha avvistati? Niente di più facile, lo state già facendo

  • #17

    XYZ63 (mercoledì, 27 novembre 2013 17:06)


    ...metodologie...

    mmmh! questo è un caso classificato, e checché ne dicano alcuni di voi è ANCHE un caso interessante...lo trovate anche qua, "Alieni in Italia. 50 anni di incontri ravvicinati: 1945-1995" di M.T. cercando al numero 54, basta suonare il campanello..:D

    http://books.google.it/books?id=tbOzgVmK4FMC&pg=PA124&lpg=PA124&dq=angelo+d'ambros&source=bl&ots=PDCPjh17yl&sig=Ak1QqNJbzVQCUPbHbzrI53OeTuk&hl=it&sa=X&ei=3LKVUumkFKO9ygP01oHoCQ&ved=0CE0Q6AEwBQ#v=onepage&q=angelo%20d'ambros&f=false

    perché interessante? proprio perché trattasi di un tipo di umanoide che definirei DECISAMENTE raro (unico) nel contesto della casistica degli avvistamenti ufo nel mondo...e quindi NON parliamo di una qualcosa che si è visto in televisione, nei giornali, nei fumetti, nelle riviste di settore, nei films, nelle VHS, per altro all'epoca ancora molto rare in Italia...

    ERGO una tipologia d'alieno che NON ha riscontro! -NEL 1978 SICURAMENTE- con alcun precedente e quindi -PER QUESTO- il testimone NON è direttamente imputabile (copiando) di aver "inventato" un falso, di aver creato una storia ed "un alieno", di aver messo insieme -"funghi e amanita" o NO- un vero "ensamble d'autore" che contiene dati RISCONTRABILI statisticamente insieme ad altri del TUTTO fuori dagli stessi -SEMPRE PARZIALI- riscontri statistici...

    è VERO proprio perché "diverso", perché il D'Ambros NON conosceva un fico secco di queste storie ufo-logiche, né mi risulta che si sia prodigato per un qualche ritorno economico, poi perché c'è IL RISCONTRO delle tracce a terra dell'atterraggio, perché c'è IL RISCONTRO dell'avvistamento del disco volante negli stessi orari e giorno da parte di altri testimoni oculari, perché c'è IL RISCONTRO della "roncola"! che presentando "tracce rosso scuro" dove fu afferrata dall'alieno, che indusse "scariche elettriche" al testimone attraverso la stessa lama, e che sono (le tracce rosso scuro) da considerarsi come EVIDENTI SEGNI DI OSSIDAZIONE RAPIDA della superficie della lama...effetto tipico del RAPIDO transito di un flusso di tensione in continua su di un metallo poco nobile come il ferro...

    http://it.wikipedia.org/wiki/Corrosione

    http://it.wikipedia.org/wiki/Ruggine

    stiamo parlando di ossidi di ferro! più comunemente chiamati da tutti con l'appellativo di RUGGINE...che NON si forma DA SOLA, così, "a capocchia" eh!eh! nel giro di qualche ora, in una lama che veniva abitualmente e giornalmente usata, e che NON presentava alcun segno di OSSIDAZIONE fino a quel momento ma che SOLO DOPO il passaggio della tensione -LE SCARICHE ELETTRICHE PATITE DAL D'AMBROS- ha mostrato "una colorazione rosso scuro"...

    CONTINUA...

  • #18

    XYZ63 (mercoledì, 27 novembre 2013 17:18)


    CONTINUA...

    un'altro particolare interessante del racconto che ne contraddistingue e caratterizza il caso è SEMPRE relativo alla "roncola"...l'essere alieno (o forse allogeno) voleva strappargliela dalle mani! questo fatto ci ricorda MOLTO e molto da vicino, proprio il "caso Lotti" del 1954 citato sopra dal Malles e se ne differenzia (tralasciando particolari al momento fuori discussione) PROPRIO per la tipologia d'oggetto che l'alieno, od allogeno che sia, VUOLE PER SE togliendola al testimone...

    http://it.wikipedia.org/wiki/Rosa_Lotti_Dainelli

    la domanda da farsi, piuttosto che continuare in inutili monologhi eh!eh! INUTILMENTE disquisitori sulla fantasticità più o meno di certi personaggi e racconti che fanno parte della STORIA E MITOLOGIA del mondo, SAREBBE proprio questa! perché l'alieno "vampirello" VOLEVA l'oggetto del Signor D'Ambros?..esso (la roncola) costituiva UN REALE PERICOLO per "il mostro" tanto da voler DISARMARE il D'Ambros?..oppure il VERO motivo della reiterata VOLONTA' di acquisire "l'oggetto" è da far risalire a TUTT'ALTRO scopo?..

    ritornando al caso Lotti del 1954...l'alieno (o allogeno che sia) ha forse cercato di DISARMARE -QUI SORRIDENDO- la testimone di un mazzo di fiori e delle calze -VERO LUSSO IN ITALIA PER L'EPOCA- perché ne era intimorito?..NO! quello che sembra evidente è che volesse un SOUVENIR "dell'incontro", un qualcosa di caratteristico terrestre, fiori e calze di una dama terrestre ah!ah! si può pretendere di più?.:D

    è andata invece MALISSIMO ah!ah! al cacciatore -IL VAMPIRO NANO- SI! ma di SOUVENIR anche lui uh!uh! che in partenza da questo pianeta per fare ritorno al suo mondo, aveva deciso di portare con se un ricordo TANGIBILE della visita (forse come nel caso Lotti...da far vedere agli amici?.:D) magari da mostrare proprio ai familiari come PROVA della visita alla bellissima Terra e di un contatto con un TIPICO "terricolo" munito di TIPICO strumento "dell'età del ferro"...uno strumento d'antiquariato terrestre..:D

    d'altro canto la fuga a gambe levate (levitava..:D) è tipica di chi ha UNA GRAN PAURA e sembra proprio NON essere consona ad un livello tecnologico MOLTO -MA MOLTO- superiore al nostro civile, dell'epoca come di oggi!..né tanto meno consono a quello di "entità militari" extraterrestri in missione!..tutto ci porta a supporre che si tratti proprio di un CASUALE incontro con civili extraterrestri, probabilmente IN VACANZA nel "bel paese"...

    va ricordato inoltre che la descrizione dei lineamenti dell'alieno NON corrisponde né a quella dei folletti (Goblins del Oklahoma e Wisconsin) tecnologici, né a quella degli gnomi (caso Lotti) tecnologici, né a quella dei piccoli elfi di Babbo Natale, né ad altri esseri del "Piccolo Popolo" della tradizione folkloristica mondiale...ma è altresì EVIDENTE la corrispondenza -UNIVOCA- con esclusione dell'altezza minuta degli esseri, con TUTTE le caratteristiche essenziali proprie, fantastiche e leggendarie quanto volete NON cambia l'analisi, dell'entità VAMPIRO dei racconti folkloristici rumeni e moldavi, e NON certo del Veneto...

    @abc
    ha provato con uno sciampo alla trementina (i rimedi della nonna) aromatizzato alla menta?..a volte funziona e tentar NON nuoce!.:D

    se andate in vacanza in Egitto, a Parigi, Venezia o in altro luogo storico e conosciuto in tutto il mondo, magari dopo una vita che lo desiderate, non lo portate con voi UN SOUVENIR del posto da far vedere a TUTTI quelli che sono "rimasti a casa"? o, forse anche, da conservare come pseudo ah!ah! tipicamente umano questo, "trofeo di caccia"?..

    meditate gente, meditate! e mi raccomando...NON dimentichiamo l'abbiccì èh! senza le basi, comprese quelle della chimica, NON si va da nessuna parte..;)

    il vostro Fuffy quotidiano..:)

  • #19

    Mary (giovedì, 28 novembre 2013 15:34)

    Ho spulciato tutte le notizie possibili e la mia opinione è che il caso è vero.

  • #20

    FABIOSKY63 (domenica, 01 dicembre 2013 18:57)


    cit. Mary
    "...Ho spulciato tutte le notizie possibili e la mia opinione è che il caso è vero..."

    NON è possibile...avrà sicuramente "fatto le pulci" alle schede dell'enciclopedia della cucina ah!ah! e fra un decotto di finocchio selvatico ed un passato di verdure di campo eh!eh! avrà scambiato l'ufo per un tartufo..:D

    torni a "giocare in cucina"...margheritina Mar.y..:D

  • #21

    Franz (domenica, 01 dicembre 2013 19:22)

    Questo racconto di Chiumento è improbabile.

  • #22

    Moreno Tambellini (lunedì, 07 aprile 2014 23:36)

    Non ho niente in contrario a che venga da voi utilizzato per illustrare il caso, un disegno contenuto nel mio libro "Alieni in Italia" Ed. Mediterranee ma almeno che lo si citi tra le fonti bibliografiche! Grazie
    Moreno Tambellini