Marte, trovata l'acqua: e adesso ?

Marte importanti novità sul fronte della possibile ricerca di vita sul pianeta rosso. Una roccia scoperta dal rover Curiosity si sarebbe formata in un ambiente ricco di acqua. La roccia, alla quale la rivista Science dedica la copertina, non somiglia a nessuno degli altri minerali finora trovati sul pianeta rosso ed è la prima ad essere stata studiata da Curiosity. Ha forti somiglianze con le rocce terrestri chiamate maugeariti, che si trovano sulle isole oceaniche o nelle fratture continentali. La ricerca è stata condotta da Martin Fisk, geologo marino presso l'università dello Stato dell'Oregon e membro del gruppo scientifico di Curiosity. La roccia è stata battezzata dalla Nasa "Jake M." in onore dell'ingegnere Jake Matijevic deceduto pochi giorni dopo l'arrivo su Marte di Curiosity sul quale aveva lavorato. Era già stata notata per la sua strana forma a piramide. Subito è partita la giostra degli entusiasmi con La Stampa che titola: Lo sbarco è possibile".. In realtà tutto è come prima.

"Sulla Terra abbiamo una buona idea di come si formano le maugeariti", spiega Fisk che è anche co-autore di tutti e tre gli articoli dedicati a Marte pubblicati su Science. "Si inizia con il magma in profondità all'interno della Terra, che cristallizza in presenza di 1-2 % di acqua - ha spiegato - e che, dopo una serie di processi, arriva sulla superficie attraverso eruzioni vulcaniche''
Per Fisck "Jake M. è significativa perché ci fa supporre che l'interno di Marte sia composto da aree con differenti composizioni, non miscelate bene tra loro. Forse - ha concluso - Marte non si è mai omogeneizzato come ha fatto la Terra attraverso le sue placche tettoniche e i processi di convezione''.

Acqua da recuperare

La presenza di acqua fa dire un po’ enfaticamente escalamare ai ricercatori che  “ora sappiamo che c’è molta acqua facilmente accessibile su Marte, e che quando manderemo lì degli astronauti potranno raccogliere un po’ di sabbia, riscaldarla e ottenere acqua."

 

Secondo Roberto Orosei dell’Istituto di Radioastronomia dell’INAF di Bologna, Deputy Principal Investigator del radarMARSIS sulla sonda Mars Express, quel dato non è però particolarmente sorprendente “anzi era completamente prevedibile. L’acqua trovata non ha nulla a che fare con il ghiaccio scoperto da Phoenix scavando sotto la superficie, o con le misure orbitali di Odyssey sull’abbondanza di idrogeno nel primo metro del suolo marziano. Si tratta di molecole d’acqua presenti nell’atmosfera che hanno in qualche modo aderito ai grani di polvere nel corso del tempo”.


L'acqua insomma c'è e questo già si sapeva, in quantità variabili ma non irrisorie. Il punto è che poterla rendere accessibile, utilizzabile e convertirla in risorsa preziosa è per ora oltre le nostre possibilità. Per farlo ci vorrebbero strumenti adatti, che dovrebbero essere inclusi nel viaggio marziano dalla Terra, producendo in ciclo virtuoso di recupero che ad oggi è fantascienza. In linea teorica quindi la scoperta apre le porte alle colonie, in linea pratica rende semplicemente più probabile la presenza di vita in passato e il futuro possibile ricorso ai giacimenti intrappolati, non prima di un centinaio di anni. 

Raman, lo strumento che ci dirà la verità nel 2018

Una parola definitiva sulla vita marziana potrà essere data dallo spettrometro Raman è, uno dei sofisticatissimi strumenti di analisi di cui sarà dotato il prossimo Rover che scenderà sul pianeta rosso.

Lla spettroscopia Raman può essere applicata allo studio per rilevare microrganismi anche dopo eventuali danneggiamenti che questi avessero subìto dall’esposizione ai livelli elevatissimi di radiazioni, come accade sulla superficie di Marte.

A differenza della Terra, Marte non ha praticamente atmosfera nè campo magnetico e così non è affatto protetto dalla enorme quantità di radiazioni cariche di energia provenienti dallo spazio.

Queste radiazioni costituiscono un problema non solo per i nostri astronauti, ma anche per la sopravvivenza di forme semplici di vita e persino per il mantenimento di eventuali tracce che qualche antico organismo avesse lasciato sul suolo marziano.

Il dottor Lewis Dartnell, dell’Università di Leicester, che ha presentato i risultati a Londra, ha dichiarato: “La spettroscopia Raman è una tecnica straordinariamente sensibile e versatile. E’ complementare alla spettroscopia a luce infrarossa perchè, usando la luce laser, può rilevare molecole inattive all’infrarosso, come quelle dell’azoto, per cui è in grado di rilevare molti dettagli dei minerali all’interno delle rocce e quindi svelare il micro-ambiente più adatto per la vita, ma può essere usata anche per rilevare molecole organiche e prove della vita stessa”.

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Commenti: 3
  • #1

    Margherito H (martedì, 01 ottobre 2013 21:58)

    La "scoperta", come giustamente riportato nell'articolo, è in realtà una "non scoperta".
    L'analisi della roccia "Jake Matijevic" è comunque un importante passo in avanti per lo studio del "pianeta rosso", che la scienza ha potuto operare solo grazie al continuo progresso tecnologico. Quel progresso che ha oggi la forma di un rover grande come un'utilitaria, vero e proprio laboratorio scientifico che solo pochi decenni or sono si riteneva impossibile da realizzare se non...intorno al 2050.
    Lo scopo della missione MSL Curiosity è dichiaratamente la ricerca di tracce degli elementi utili allo sviluppo della vita su Marte. La presenza di acqua in primis.
    Questa esistenza di acqua è stata rilevata soprattutto dagli evidenti segni sulla superficie, dove inconfutabili tracce morfologiche ne hanno confermato l'antica presenza. Molecole d'acqua delle quali si leggevano risultati sull'acidità superiore a quella presente nell'ambiente terrestre, già mesi fa nei numerosi report dei laboratori del JPL.
    Anche le risultanze di un movimento tettonico relativamente "pigro" erano già state previste da precedenti osservazioni dell'affioramento geologico stratificato e supportate dalla mancanza di satelliti di grosse dimensioni che possano agire con un'influenza mareale importante sul pianeta, come invece accade alla Terra con l'attrazione esercitata dalla sua Luna. Anche qui nulla di veramente "nuovo".
    Tralasciando però il valore prettamente geologico di un sommovimento blando delle placche marziane, l'obbiettivo primario della missione è stato raggiunto.
    L'acqua su Marte non solo c'era, ma gode d'ottime probabilità d'esserci ancora, in profondità.
    Il passo seguente non sarà certo dettato dalla cronica "fregola" dei media che vorrebbero vedere l'uomo metter piede su Marte già "domani mattina".
    Come si dice nell'articolo:

    - L'acqua insomma c'è e questo già si sapeva, in quantità variabili ma non irrisorie. Il punto è che poterla rendere accessibile, utilizzabile e convertirla in risorsa preziosa è per ora oltre le nostre possibilità. Per farlo ci vorrebbero strumenti adatti, che dovrebbero essere inclusi nel viaggio marziano dalla Terra, producendo in ciclo virtuoso di recupero che ad oggi è fantascienza. In linea teorica quindi la scoperta apre le porte alle colonie, in linea pratica rende semplicemente più probabile la presenza di vita in passato e il futuro possibile ricorso ai giacimenti intrappolati, non prima di un centinaio di anni. -

    Concordo su tutto...tranne che sull'ipotesi temporale di un centinaio d'anni.
    Io punterei sulla fattibilità dello sfruttamento entro...diciamo una cinquantina d'anni.
    Per allora credo che il problema della protezione dalle radiazioni sarà stato superato. Sono infatti già oggetto di studio una gran quantità di materiali compositi atti a salvaguardare la salute umana nello spazio e l'eventuale installazione di avamposti sulla superficie di Marte. Credo che questo ostacolo delle radiazioni massicce nello spazio esterno sarà superato nei prossimi 20/30 anni.


    Con pazienza, ma....Ad Maiora!!!

  • #2

    vradox (mercoledì, 02 ottobre 2013 05:08)

    adesso aspettiamo la consueta smentita...

  • #3

    FABIOSKY63 (lunedì, 07 ottobre 2013 06:16)


    ...informazioni...
    che l'H2O ci fosse -ED ANCHE ALLO STATO LIQUIDO- lo sappiamo -PER CERTO- da più di 30 anni..:)

    e cioè da quando due scienziati e ricercatori, Stanley Zisk e Peter Mouginis-Mark -DUE CATTEDRATICI-, pubblicarono i risultati delle loro ricerche...vedi pag. 3...

    http://www.ecn.org/cunfi/DissertazionediEsobiologiamarziana.pdf

    vedi pag. 77\78...

    http://books.google.it/books?id=KtZkxFjwbIMC&pg=PA77&lpg=PA77&dq=Stanley+Zisk+e+Peter+Mouginis-Mark&source=bl&ots=E8zpjOQLkI&sig=v7Kow1sKvPL5lcDm9HJabvOMRkk&hl=it&sa=X&ei=qS5SUt_LIfOa0AWT6oCAAw&ved=0CDMQ6AEwAA#v=onepage&q=Stanley%20Zisk%20e%20Peter%20Mouginis-Mark&f=false

    che furono riproposti negli anni successivi da tanti divulgatori! uno di questi fu Peter Colosimo che nel suo "I misteri dell'Universo" del '82, scritto con la figlia, ne cita alcuni riscontri...

    "...l'acqua allo stato liquido è a 20(venti) cm sotto la superficie..."

    ERGO...lo sapevamo! ed anche MOLTO bene...così bene che la maggior parte del mondo eh!eh! NON aveva "la necessità" -PER 30 ANNI!- di esserne ulteriormente informata..:D

    salute e prosperità..:)