I pianeti gemelli della Terra tra realtà e finzione

La stella Kepler-62, una delle 170.000 stelle osservate finora dalla sonda Kepler ha mostrato due pianeti, i più lontani dalla stella, che si trovano nella “zona abitabile” e che sono quindi ipoteticamente adatti alla vita. I nuovi esopianeti sono stati descritti nella rivista “Science”. La notizia ha destato un certo entusiasmo, nonostante la distanza siderale e la mancaza di certezze. Infatti molti dati che si danno per scontati sono solo desunti, con metodi indiretti e manipolabili. Questi due pianeti non solo potrebbero non essere abitabili, senza acqua allo stato liquido, ma forse neanche esistono. Vediamo perchè.

Prima di tutto esistono due metodi principali per desumere l'esistenza di un esopiaenta. Entrambi questi metodi hanno, almeno per ora, un grande limite: non sono in grado di individuare pianeti extrasolari di tipo terrestre.


La rilevazione indiretta. La stella principale di un sistema extrasolare è certamente visibile, e l'ipotetico pianeta si può individuare in base agli effetti che provoca sulla stella principale. Due sono i principali metodi indiretti: quello astrometrico e quello spettroscopico; a questi due va aggiunta la fotometria a terra, che sta rivelandosi sempre più interessante in questi ultimi anni. Tutte queste tecniche rivelano gli effetti gravitazionali che la presenza del compagno planetario determina sulla stella, in conseguenza del loro moto attorno al comune centro di massa.

 

La rilevazione diretta non serve, se non in alcuni casi particolari, per la scoperta dei pianeti extrasolari ma, una volta scoperti con metodi indiretti, permette di studiarne alcune caratteristiche peculiari, ad esempio la presenza della materia diffusa intorno alle stelle.

Parlando in particolare dei due pianeti usciti dalle cronache, Kepler-62e eKepler-62f, le “super-Terre” il metodo di rilevazione usato è ancora una volta indiretto. Di conseguenza la notizia sul fatto che siano in grado di avere un'atmosfera e acqua liquida sulla loro superficie è aleatoria.

 

La massa di super Terre è così piccola da rendere l'effetto del transito non rilevabile o confuso in mezzo a un “rumore di fondo” di altri segnali. Quindi quelle che vengono spacciate per sicurezze sono congetture. Anche l'ipotesi di una configurazione prevalentemente rocciosa è tutta da dimostrare.

 

Questo non toglie importanza alla scoperta, che anzi conferma come la missione Kepler abbia dimostrato che gli esopianeti sono centinaia di migliaia, e che la loro variabilità sia massima, aumentando di fatto la possibilità che una grande varietà significhi una grande possibilità di ospirare forme di vita diverse. Ma serve rimettere i piedi per Terra, quando si parla di oggetti distanti migliaia di anni luce che vengono descritti con certezze granitiche sui media come se si parlasse di Marte e che ritroviamo riprodotti in immagini grafiche puramente illustrative che vengono scambiate dai più distratti come istantanee fotografiche di un mondo abitato, fiorente e pieno di specchi d'acqua.

Serena Donvi per Ufoonline.it

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Commenti: 12
  • #1

    I Belive (sabato, 20 aprile 2013 15:03)

    Ennesima presa di posizione contro la vita extraterrestre contro ogni logica.

  • #2

    Franz (sabato, 20 aprile 2013 20:11)

    Questo articolo è più realistico del precedente.

  • #3

    Rigel (domenica, 21 aprile 2013 18:23)

    "La massa di super Terre è così piccola da rendere l'effetto del transito non rilevabile o confuso in mezzo a un “rumore di fondo” di altri segnali"

    Perdonami, Serena...da dove trai questa conclusione?

    Da quello che leggo sui siti NASA, e nelle descrizioni delle caratteristiche analitiche degli strumenti del Kepler Telescope, l'osservazione è diretta e ben rilevabile.

    L'analisi viene fatta sulla base di più passaggi davanti all'astro, e questo permette di osservare semmai una piccolissima quantità di quelli che potrebbero essere pianeti in fasce abitabili. E non il contrario.

    Ricordo che il termine "fascia abitabile" descrive quella parte di spazio ad una certa distanza dalla stella madre, dove un'orbita planetaria sarebbe favorevole alla presenza di acqua allo stato liquido.

    L'osservazione basata sull'interferenza gravimetrica sull'astro viene utilizzata SOLAMENTE per i pianeti che abbiano orbite che dalla nostra tracciabilità trigonometrica, non passino osservabilmente (Da qui) sul disco astrale durante la loro orbita.

    Quelli scoperti da Kepler sono frutto invece di tre passaggi (4 per uno di essi, per essere precisi), verificati anche nei tempi e nella quantità di luce depressa, sul proprio astro.
    Le masse dei pianeti sono evinte per calcolo su dati dimensionali accertati.
    Sono 3 pianeti in 2 sistemi stellari diversi, e non due come si dice in questo articolo.

    La presumibilità rocciosa è basata sulla loro dimensione, e la trasposizione di essa nasce dai dati sul nostro Sistema Solare e sulle osservazioni dei giganti gassosi esoplanetari.

    Sono circa un centinaio i laureati in materie astrofisiche che si occupano giornalmente di esopianeti.
    Non credo ce ne siano molti che possano dirsi d'accordo col tuo articolo.

    Anch'io ritengo che il punto di vista personale tuo, non sia rispondente a quella che è la realtà delle cose.
    Consifglierei ai lettori, per confrontare i punti di vista, di dare un'occhiata alle info che arrivano dalla NASA & Co.

  • #4

    Scettico (lunedì, 22 aprile 2013 07:13)

    Rigel consiglio di leggerti qualche manuale di astronomia ;)
    Le super Terre hanno masse di solito molto piccole, sono pianeti rocciosi che restituiscono una piccola quantità di luce, quindi i metodi di analisi sono quasi sempre indiretti come la velocità radiale. La velocità radiale di una stella o di altre sorgenti luminose distanti può essere accuratamente misurata mediante uno spettro ad alta risoluzione confrontando la lunghezza d'onda delle linee spettrali degli elementi chimici dell'oggetto con le linee spettrali degli stessi elementi presi in un laboratorio. Riferendosi alle super terre più piccole sono e più difficile è riuscire a riscontrarne la presenza. Non è così evidentemente per pianeti gioviani o giganti gassosi. L'assunto dell'articolo è quindi giusto. Quello che tu scrivi non è in contraddizione con quando scritto, ma al contrario è proprio la conferma.

  • #5

    Franz (lunedì, 22 aprile 2013 07:26)

    C'è l'articolo di le scienze che spiega come è stata determinata la scoperta di questi pianeti cioè tramite l'analisi statistica dei dati.
    Che siano pianeti rocciosi o ci sia acqua è solo un ipotesi.

  • #6

    El Paso (lunedì, 22 aprile 2013 08:52)

    Infatti come detto questi pianeti e la loro composizione sono stati dedotti da statistiche comparate. Non ci sono certezze purtroppo il 90% delle persone vede l'immagine di un pianeta graficamente allettante, quattro fesserie messe in croce, e crede che abbiano trovato il nuovo pianeta abitabile e anzi probabilmente abitato. NON E' COSI'.

  • #7

    Rigel (lunedì, 22 aprile 2013 14:39)

    @Scettico

    Io ti consiglierei di aggiornare i tuoi manuali.
    Kepler OSSERVA TRANSITI DIRETTI SULL'ASTRO, e ne misura le variazioni con una precisione mai raggiunta prima.

    L'interferenza sulla stella che "subisce" l'orbita, o DEPREZZAMENTO radiale non rientra tra i tipi di misurazione che effettua KEPLER.

    Please, read...please!

    http://kepler.nasa.gov/Mission/QuickGuide/


    For a planet to transit, as seen from our solar system, the orbit must be lined up edgewise to us. The probability for an orbit to be properly aligned is equal to the diameter of the star divided by the diameter of the orbit. This is 0.5% for a planet in an Earth-like orbit about a Sun-like star. (For the giant planets discovered in four-day orbits, the alignment probability is more like 10%.) In order to detect many planets, one can not just look at a few stars for transits or even a few hundred. One must look at thousands of stars, even if Earth-like planets are common. If they are rare, then one needs to look at many thousands to find even a few. Kepler looks at more than 100,000 stars so that if Earths are rare, a null or near null result would still be significant. If Earth-size planets are common then Kepler should detect hundreds of them.

    Considering that we want to find planets in the habitable zone of stars like the Sun, the time between transits is about one year. To reliably detect a sequence one needs four transits. Hence, the mission duration needs to be at least three and one half years. If the Kepler Mission continues for longer, it will be able to detect smaller, and more distant planets as well as a larger number of true Earth analogs.

    The Kepler instrument is a specially designed 0.95-meter diameter telescope called a photometer or light meter. It has a very large field of view for an astronomical telescope 105 square degrees, which is comparable to the area of your hand held at arm's length. The fields of view of most telescopes are less than one square degree. Kepler needs the large field of view in order to observe the large number of stars. It stares at the same star field for the entire mission and continuously and simultaneously monitors the brightnesses of more than 100,000 stars for at least 3.5 years, the initial length of the mission, which can be extended.

    The diameter of the telescope needs to be large enough to reduce the noise from photon counting statistics, so that it can measure the small change in brightness of an Earth-like transit. The design of the entire system is such that the combined differential photometric precision over a 6.5 hour integration is less than 20 ppm (one-sigma) for a 12th magnitude solar-like star including an assumed stellar variability of 10 ppm. This is a conservative, worse-case assumption of a grazing transit. A central transit of the Earth crossing the Sun lasts 13 hours. And about 75% of the stars older than 1 Gyr (1 billion years) are less variable than the Sun on the time scale of a transit.

    The photometer must be spacebased to obtain the photometric precision needed to reliably see an Earth-like transit and to avoid interruptions caused by day-night cycles, seasonal cycles and atmospheric perturbations, such as, extinction associated with ground-based observing.

  • #8

    Rigel (lunedì, 22 aprile 2013 14:49)

    Dimenticavo...per chiunque stia leggendo.

    La critica e l'articolo sono indirizzati all'articolo di Science.
    Questo è redatto sulla base di un documento ufficiale che non vedo riportato da nessuna parte.
    Se si vuole capire bene cosa si sta cercando di confutare, ritengo opportuno rimandare al testo completo dell'analisi che si contesta:

    (In Inglese)

    http://kepler.nasa.gov/files/mws/Kepler-62-69slides_2013Apr18.zip

  • #9

    Diogene (lunedì, 22 aprile 2013 15:15)

    La verità sta in mezzo. Il team di ricerca ha spiegato che se da una parte si conoscono le dimensioni di Kepler-62e e Kepler-62f, le loro masse e densità sono ancora sconosciute. Questi pianeti sono stati individuato con metodi diretti e non indiretti, ma questo rende certa la loro esistenza non la loro composizione. Sono super Terre si, ma gli altri dati sono comunque dedotti.

    La ricercaLa ricerca di Kaltengger e Sasselov sarà pubblicata presto sul giornale scientifico "The Astrophysical Journal".

    http://www.cfa.harvard.edu/news/2013/pr201311.html

  • #10

    Sabri (lunedì, 22 aprile 2013 15:23)

    Per descrive la grandezza della scoperta che alcuni stolti tentano di sminuire basta leggere le dichiarazioni di Kaltengger: "Quello che rende Kepler-62e e Kepler-62f così eccitante non è una cosa ma una combinazione di due fattori: Conosciamo i loro raggi, e questo indica che sono pianeti rocciosi, e conosciamo che orbitano la loro stella nella zona abitabile dove può esserci acqua allo stato liquido sulla superficie. Questo li rende i due migliori candidati per essere mondi abitabili, tra tutti quelli che abbiamo mai scoperto."

  • #11

    Franz (lunedì, 22 aprile 2013 22:47)

    L'autore dell'articolo di le scienze è Eric Algol dell’Università di Washington.

  • #12

    FABIOSKY63 (martedì, 23 aprile 2013 03:20)


    ..."spostamento"...

    "...ma forse neanche esistono..."

    e generalmente quello del rosso ne è un segnale evidente...se NON anche il differenziale di luminosità al transito dato dall'insieme fotometrico...

    bella, intelligente e simpatica la Serena...e anche "provocatrice"..:)

    http://it.wikipedia.org/wiki/Metodi_di_individuazione_di_pianeti_extrasolari

    http://it.wikipedia.org/wiki/Spostamento_verso_il_rosso_gravitazionale

    http://it.wikipedia.org/wiki/Fotometria