La prova del Paradiso, arriva in Italia il libro sulle esperienze di premorte

Vi avevamo parlato ad Ottobre scorso della straordinaria testimonianza di Eben Alexander, Neurochirurgo e professore ad Harvard, che finito in coma, colpito da una forma particolarmente grave di meningite batterica, raccontava di aver avuto un'esperienza di pre-morte. Alexander ha raccolto la sua esperienza, che conteneva tutti gli ingredienti di una classica NDE, in un libro, che in questi giorni è uscito anche in Italia con il titolo "Milioni di Farfalle" edito da Mondadori. Lo scienziato sostiene che, poiché durante la malattia la sua corteccia era "inattiva", le sue visioni durante il coma proverebbero l'esistenza di un intelletto che prescinde dalla materia grigia; e che, quindi, una parte di noi sopravvive alla morte cerebrale. L'opera ha provocato vibranti polemiche, tra chi accusava il medico di aver romanzato il racconto, e chi riportava tutto nell'ambito di una spiegazione totalmente assimilabile con una risposta neurologica, dovuto alla mancata ossigenazione del cervello. Senza nessuna risposta definitiva.

Si legge sull'edizione italiana del volume:


"Mi ritrovai in un mondo completamente nuovo. Il mondo più bello e più strano che avessi mai visto... Luminoso, vibrante, estatico, stupefacente. C'era qualcuno vicino a me: una bella fanciulla dagli zigomi alti e dagli occhi intensi. Eravamo circondati da milioni di farfalle, ampi ventagli svolazzanti che si immergevano nel paesaggio verdeggiante per poi tornare a volteggiare intorno a noi. Non fu un'unica farfalla ad apparire, ma tutte insieme, come un fiume di vita e colori che si muoveva nell'aria." 

In un articolo apparso su Scientificamerican.com il 3 dicembre 2012, ci furono critice feroci alla versione del Neurochirurgo:


Le pretese di scientificità di Alexander sono state oggetto di aspre critiche, e, a mio avviso, smentite senza ombra di dubbio. Il neurologo Steve Novella demolisce le basi stesse della pretesa Alexander osservando che il presupposto di fondo, che la sua corteccia cerebrale fosse "disattivata", è sbagliato. "Alexander afferma che non esistono spiegazioni scientifiche per le sue esperienze, ma eccone una: [le esperienze] si sono verificate mentre le sue funzioni cerebrali erano in calo o in ripresa, o in entrambi i momenti, e non quando vi era poca o nessuna attività cerebrale."

E non basta. Il neuroscienziato Sam Harris sottolinea che mancano addirittura le prove dell'inattivazione cerebrale di Alexander.  "Il problema è che TAC ed esami neurologici [quelli citati dal neurochirurgo] non possono stabilire l'inattività neuronale, né nella corteccia né in qualsiasi altro luogo. E Alexander non fa alcun riferimento a dati funzionali che potrebbero essere stati acquisiti con fMRI, PET o EEG, né sembra rendersi conto che solo quel tipo di prova potrebbe sostenere la sua tesi."

Lo studio della rivista Lancet


Il contributo a tutt'oggi più approfondito è probabilmente quello di Pim van Lommel, un cardiologo olandese che insieme ad altri colleghi nel 2001 pubblicò sulla prestigiosa rivista medica “The Lancet” i risultati di uno studio condotto per oltre 10 anni su 344 pazienti. Lo studio, condotto con metodi scientifici e statistici, aveva come obiettivo la verifica dell'esistenza o meno delle NDE. Più specificamente, lo scopo era quello di verificare se ciò che i reduci da una NDE definivano stato di coscienza e memoria fosse stato un fenomeno dell'attività cerebrale o se fosse stato un fenomeno indipendente da questa. Dopo una lunga analisi sui metodi adottati, sui pazienti, sulle medicine usate negli interventi e una particolare attenzione alle condizioni di encefalogramma attestate nei vari casi, van Lommel e colleghi conclusero che i fenomeni riscontrati potevano essere spiegati unicamente assumendo che quanto i soggetti ad una NDE definivano "esperienza cosciente" non sia stato un semplice epifenomeno dell'attività cerebrale.

Lo studio fu oggetto di numerosi attacchi perché introduceva un principio che sfidava le leggi scientifiche e mediche: l'anima oltre la fisicità di un tessuto celebrale non compromesso.

Gli studi sulle NDE sopra citati infatti indicavano anche che dopo la morte fisica, mente e coscienza potessero continuare a un livello trascendente della realtà che normalmente non è accessibile ai nostri sensi e alla nostra consapevolezza. 

Le spiegazioni scientifiche dominanti ad oggi

Molti dei fenomeni collegati alle NDE possono essere spiegati biologicamente’ - affermava nel 2011 Dean Mobbs, neuroscienziato al Medical Research Council Cognition and Brain Sciences Unit dell’università di Cambridge, mentre pubblicava la sua ricerca, insieme a Caroline Watt, dell’università di Edimburgo, sulla rivista “Trends in Cognitive Sciences”. 

La sensazione di essere morti, per esempio, non  si ritrova solo nelle esperienze di pre-morte: anche i pazienti affetti dalla sindrome di Cotard coltivano la convinzione illusoria di essere deceduti. Questo disturbo, che può apparire in conseguenza di un trauma, ma anche negli stadi avanzati del tifo o della sclerosi multipla, è stato collegato a regioni del cervello quali la corteccia parietale e quella prefrontale. "La corteccia parietale è coinvolta nei processi legati all’attenzione e quella prefontrale nelle allucinazioni che si osservano in patologie psichiatriche come la schizofrenia" spiega Mobbs. 

La sensazione di uscire dal proprio corpo è comune anche nei momenti  che precedono l’addormentamento o il risveglio. Per esempio, la paralisi nel sonno – sentirsi immobilizzati mentre si è ancora coscienti del mondo esterno – viene riferita dal 40 per cento circa delle persone ed è collegata ad intense allucinazioni oniriche che possono provocare la sensazione di fluttuare sopra il proprio corpo.
Uno studio del 2005, inoltre, ha evidenziato che le esperienze “fuori dal corpo” possono essere indotte artificialmente stimolando la giunzione temporo-parietale destra del cervello, suggerendo che la confusione relativa alle informazioni sensoriali può alterare radicalmente il modo in cui si percepisce il proprio corpo. 

Oltre il razionale, le domande senza risposta.

Naturalmente le esperienze di premorte investono non solo una parte propriamente medica, ma sopratutto un sentimento profondamente mistico. Gli elementi che si ritrovano, dalla sensazione di pace, all'incontro con i familiari defunti, dagli spazi enormi alla luce sono scenari tipici dell'aspetto più religioso di come viene descritto il paradiso. La contaminazione evidente ha prodotto spesso un'alzata di spalle dei medici che si sentivano descrive queste sensazioni dai loro pazienti sopravissuti al coma. Eppure alcuni aspetti risultavano poco chiari. Racconti dettagliati delle dinamiche della sala operatoria, anedoti tra medici che venivano riportati da pazienti che dovevano in teoria essere completamenti impossibilitati a sentire e vedere.

E mentre la Universal Pictures ha acquistato in questi giorni i diritti di sfruttamento cinematografici del libro, ancora una volta due dinamiche diverse si incontrano senza sfiorarsi quella della razionalità scientifica, e quella di una dimensione più trascendente, che tende a credere al racconto dei testimoni che nel descrivere il loro tunnel di luce, non possono mentire, perché non c'è niente di potenzialmente paragonabile. Almeno a sentire chi è stato "molto vicino al paradiso".

Serena Donvi per Ufoonline.it

Commenti: 29 (Discussione conclusa)
  • #1

    Malles (lunedì, 04 marzo 2013 21:54)

    Rieccoci alla grande,eterna domanda:vita o non vita dopo la morte?Il sarcastico Bernard Shaww asseriva che "la morte non uccide"e in effetti senza addentrarci nella filosofia,se esiste un aldilà,la morte non uccide ed è soltanto un fenomeno più o meno traumatico,che separa uno stato fisico da uno stato ultrafisico nell'iter dell'esistenza universale dell'essere. Molti studiosi ,molti scienziati,anche di gran valore e fama si sono dedicati e si dedicano al difficilissimo compito di dimostrare che la suddetta proposizione è vera.

    Ci si muove sempre più nell'ambito dei controlli quantitativi,tecnici,strumentali,si fanno strada nuove impostazioni teoriche: mentre da un lato c'è un ritorno,aggiornato di mezzi strumentali che portano all'ipotesi della sopravvivenza che dopotutto tocca le ragioni stesse del nostro esistere,dall'altro il scetticismo(troppe volte esageratamente monocolare)privilegia lo studio finalizzato sovre todo all'uomo - fenomeno,rinnegando di principio(questo è l'errore di presunzione e quindi di fondo)tutto quello che esula dall'effetto - uomo.

    L'uomo è un magnifico strumento psicofisico le cui conoscenze si svolgono fondamentalmente tramite i 5 sensi,ma personalmente prendo atto (per esperienze e interessamento personale)che esiste un'altro mondo (o altri mondi)la cui conoscenza presuppone "altri sensi",altri tipi di percezione poggianti su qualità più sottili,di difficile individuazione,almeno nel presente.Se mi leggi caro Max ti invito a dire la tua,ne hai facoltà.
    In conclusione le ricerche vanno ampliate oltre l'uomo,che rimane uno strumento necessario ma non conclusivo

  • #2

    Franz (martedì, 05 marzo 2013 08:18)

    La morte non è altro che il ritorno della materia vivente a materia non vivente.

  • #3

    MM (martedì, 05 marzo 2013 10:49)

    Per chi è cristiano come me non c'è bisogno di leggere questo libro. Per noi il paradiso esiste punto e basta! Se poi questo libro servirà per far ricredere (o almeno riflettere) qualche ateo allora ben venga.

  • #4

    abc (martedì, 05 marzo 2013 12:23)

    Un'altra esistenza presente dopo la morte non è necessariamente riconducibile al paradiso e di conseguenza al cristianesimo

  • #5

    Malles (martedì, 05 marzo 2013 14:25)

    Per uno che conosce a menadito la psicologia aliena,è evidente che risulta una bazzeccola dare un giudizio definitivo sulla vita e sulla morte riassumendo il tutto in una sola riga . Ne avessimo di scienziati così capaci e concisi...

  • #6

    Max (martedì, 05 marzo 2013 17:09)

    Ciao Malles.Conveniamo tutti che l'uomo è uno strano essere,psicologicamente parlando,egli ha in genere una chiara paura di tutto ciò che tocca l'evento morte,ha timore,ansia,curiosità,con soggezione dettata dalla paura,con riverenza ipocrita,mai con sereno amore,in un rapporto pieno di fiducia..mi rendo però conto che non è così facile trovare la certezza e quindi la fiducia che dalla morte nasca la vita,ma bisogna anche capire che più l'individuo è sottomesso ai condizionamenti propri della materia come il corpo,psiche di energia ancora"pesante",regole e convenzioni sociali e pseudo morali fatte per la convivenza terrena,più egli dimentica le proprie origini in quanto spirito,più egli si allontana dalle percezioni interiori a favore delle percezioni esteriori,contingenti,diventando quindi preda della logica della materia,sommergendo ogni segnale che possa venire dallo spirito.
    Noi siamo temporaneamente uomini eternamente spiriti,cioè fatti intimamente di un tipo di energia inimmaginabile.Spero di essere stato utile a te e ai nostri amici ,un abbraccio e a presto,Max.

  • #7

    Piero (martedì, 05 marzo 2013 18:16)

    Salve, sono medico e tempo fa ho raccolto una interessante esperienza raccontatami da un paziente. Questi i fatti.
    Siamo negli anni '70 a Bolzano; il nostro, che chiameremo Albert, subisce un grave incidente in auto in zona industriale. Subito si vede uscire dal corpo, si sente sollevato "circa 6 metri sopra la strada" e assiste alla scena dei soccorsi. Vede il suo corpo nella macchina e la gente che si avvicina al luogo dell'incidente; lui però sta benissimo e non ha alcun male. Vede dall'alto che arriva l'ambulanza e assiste alla estrazione del suo corpo inerte dall'auto, che viene caricato da due infermieri e portato via. A questo punto abbandona la scena dell'incidente e si vede partire a grande velocità verso una luce sul fondo come di un tunnel. Mentre scorre nel tunnel gli vengono alla mente episodi della sua vita, in particolare alcune occasioni in cui si era comportato male, vede il volto di suo padre che era morto, avverte però un intenso desiderio di arrivare in fondo, alla grande luce. Ma avviene un brusco stop e si sveglia in un letto dell'ospedale di Bolzano, che allora era in centro città. Fin qui niente di diverso da altre esperienze, ma ora viene il bello.
    Dopo poco tempo deve fare delle radiografie e, dato che la Radiologia era già stata parzialmente traslocata nell'ospedale nuovo (S. Maurizio), viene un'ambulanza per il trasporto. Quando entrano in stanza i due infermieri di turno, subito li riconosce e chiede se sono stati proprio loro a tirarlo fuori dalla macchina! I due si guardano stupiti e obiettano che lui era in coma e non poteva assolutamente averli visti, e insistono con tale argomento. Il nostro non cede e insiste a chiedere conferma. A questo punto i due ammettono: "sì, siamo stati noi, ma tu non potevi averci visto!".
    Mi sembra la prova del nove :-)

  • #8

    Franz (martedì, 05 marzo 2013 19:46)

    Il mio non è un giudizio definitivo ma è il frutto delle attuali conoscenze.

  • #9

    Nancy (martedì, 05 marzo 2013 22:19)

    @Piero casi simili ne ho letti veramente tanti anche più difficili da spiegare come un ricoverato in coma che al risveglio descriveva oggetti e dialoghi svolti in un altro reparto a circa 50 metri di distanza.

  • #10

    Malles (mercoledì, 06 marzo 2013 09:07)

    A proposito di giudizi e conoscenze....

    Spirito e materia,questi due concetti,che non hanno nulla in comune,sono apparentemente inconciliabili,non dovrebbero essere considerati come tali,la materia altro non sarebbe se non una manifestazione dello spirito,affermazione che puù apparire quanto mai ardita,ma che è autorevolmente appoggiata da eminenti scienziati e studiosi.

    A tal proposito chiamo alla...sbarra ad esempio il premio Nobel MAX PLANCK che con la sua teoria dei quanti ha contribuito in larga misura a modificare la tradizionale immagine dell'universo,in un congresso svoltosi a Firenze ebbe ad affermare che :"La materia in se non esiste,essa esiste solo in virtù di una forza che mette in vibrazione le particelle atomiche e le tiene unite nel microscopico sistema solare dell'atomo,dietro questa forza noi dobbiamo presupporre la presenza di uno spirito cosciente e intelligente,che costituisce l'origine della materia,ciò che è vero e reale non è la materia visibile,bensì lo spirito invisibile,ma immortale."

    Dall'alto delle sue conoscenze si esprimeva così sulla bella rivista tedesca"Esotera" il prof.Wunderli,scienziato e studioso di problemi spirituali,che si fece promotore di questa tematica affermando :"Tutti gli esperimenti recenti che hanno avuto come scopo lo studio della materia,si assomigliano tra loro nei risultati,nel senso che più si penetra nell'interno dell'atomo e più si denota un allontanamento dalla materialità,la materia si rivela sempre più come una concentrazione di energia animata con intelligenza,divenendo così sempre più simile allo spirito.
    Questa tendenza a smaterilizzare la materia potrebbe in futuro andare ancora più oltre ,fino a quando ci troveremo di fronte ad un nulla fisico,oltre il quale non si può andare,questo niente però non è la fine di tutto;esso indica semplicemente la fine delle nostre possibilità di conoscenza,proprio come lo spettro non termina all'ultravioletto,ma semplicemente sfuma in colori che non possiamo vedere,oppure come il suono ad un certo numero di vibrazioni diventa ultrasuono non più udibile dalle nostre orecchie,si può perciò ipotizzare che una materia,se scomposta nelle sue particelle più piccole,là dove non la si può più seguire fisicamente,scivoli nell'astrale e quindi nello spirito."

    Anche autorevoli firme italiane andrebbero lette come il dott. Gastone de Boni nel suo libro più classico:"L'uomo alla conquista dell'anima"

  • #11

    MM (mercoledì, 06 marzo 2013 10:58)

    Nel mondo una persona su tre è cristiana e un miliardo di persone (come me) sono cattoliche.
    Per noi affermare in una riga che esiste la vita dopo la morte terrena è facile come bere un bicchiere d'acqua. Per noi non avrebbe senso vivere questa vita se poi non ce ne sarebbe un'altra. Crediamo agli insegnamenti del Cristo e basiamo la nostra vita su queste regole, tanto semplici quanto efficaci.
    Evidentemente per un ateo la vita non è fatta altro che di neutroni, protoni, particelle varie e fenomeni dimostrati o da dimostrare scientificamente.
    Io considero la scienza solo come la vista ristretta e limitata degli occhi umani di fronte all'infinito creato da Dio.
    E la psicologia aliena non c'entra nulla in questo discorso. Inoltre non mi reputo uno scienzato, ma un fedele che vede nella scienza uno strumento utile per cercare di vivere meglio nella vita terrena.

  • #12

    Malles (mercoledì, 06 marzo 2013 15:07)

    @MM
    Mi rincresce che tu abbia frainteso,il mio#5 era rivolto al#2,non certamente al tuo...#3 o tantomeno #11,con i quali mi trovi molto in linea d'idee,anche se purtroppo non ho la tua grande fede.Ti esorto a rileggere bene quanto da me riportato,e a chi era diretto.
    Io vivo di...spunti e tu mi dai ora un'ulteriore possibilità d'espressione,grazie.
    Io considero lo spirito come l'origine di ogni cosa,unità indivisibile di intelligenza e di energia che ha lentamente costruito la materia.

    Moltissimi esempi,anche presi dalla realtà quotidiana e quindi accessibili a tutti,dimostrano in modo convincente(a me di sicuro)il predominio dello spirito sulla materia:l'effetto fisico dei sentimenti e delle sensazioni,come la paura,capace di bloccare ogni nostra attività,la cattiva coscienza che ci fa arrossire,il terrore che ci fa impallidire e tremare.
    Esempi molto interessanti sono forniti dall'ipnosi,se un ipnotizzatore fa credere alla sua cavia di toccarlo con una sigaretta accesa,mentre invece si avvicina solo con una matita,dopo poco nel punto del contatto si forma una ustione,identica a quelle causate da una vera bruciatura,ciò mostra con certezza che la semplice suggestione,cioè il solo pensiero della bruciatura,ha prodotto una ustione.

    Ne consegue che i pensieri sono capaci di distruggere qualcosa di materiale,in questo caso tessuti umani.Cito un'altro caso di un ipnotizzatore che convinse l'ipnotizzato di aver bevuto una notevole quantità d'acqua e subito non solo i reni cominciarono ad espellere la corrispondente quantitò di urina,bensì anche il siero sanguigno mostrò una diluizione,come se realmente fosse stato ingerito molto liquido;il pensiero di aver bevuto dell'acqua produsse o apportò o materializzò in modo incomprensibile una quantità di acqua nel corpo della persona-cavia.

    Inoltre se alla persona ipnotizzata si dà in mano una fetta di cipolla dicendole che è un mazzo di violette,essa ne aspirerà il profumo con evidente piacere,senza che sopravvenga alcuna lacrimazione,se invece le si dà in mano un mazzo di viole,dicendo che è una cipolla,l'ipnotizzato troverà l'odore sgradevole e i suoi occhi cominceranno a versare lacrime.

    Essendo tu credente e quindi di...parte,(in senso buono,sia chiaro)ti menziono con molto piacere cosa ne pensa il filosofo tedesco Du Prel sulle stigmate,estrapolando quanto segue dal suo libro "l'enigma umano" :"Le stigmate sono un fenomeno mistico,in quanto l'anima si rivela architetto del corpo,e il corpo,per conseguenza,come prodotto dell'anima,è questa,senza dubbio,una soluzione dell'enigma umano agli antipodi del materialismo "

  • #13

    FABIOSKY63 (mercoledì, 06 marzo 2013 15:12)

    ...stati di coscienza...

    una decina furono gli anni a nostra disposizione...

    prima che il mio amico Loris si dipartisse verso quel mondo che aveva visitato in giovane età...aveva 18 o 19 anni quando "fu rapito" ed introdotto ad alcuni dei "misteri" dell'aldilà...

    non disse mai di essere stato "in Paradiso", né coloro che incontrò lo dissero a lui, anzi...gli fu spiegato, da colui che era la sua "guida terrena" (una delle tre o quattro avute), e che lui NON conosceva de visu ma come entità presente nella sua vita, che il posto dove era stato condotto in visita era una "zona di pre-accoglienza" e di "controllo" delle entità incarnate sulla Terra...

    Loris era una persona molto razionale, diplomato e semplice, di buona indole e predisposizione al prossimo, e da ragazzo non si era mai occupato di "certe cose"...dopo di ciò la sua vita cambiò, non poteva fare a meno di raccontare, a chi credeva fosse predisposto all'ascolto e comprensione della sua storia, la sua NDE personale e tutto ciò che nel tempo, giorno dopo giorno fino alla morte essa comportò...

    tutti entrano nel tunnel, tutti (o quasi) ne escono verso una fonte di luce più o meno forte, e TUTTI raccontano la propria storia difficilmente uguale a quella di altri che lo hanno attraversato...ma TUTTI vengono accolti da qualcuno, di là, qualcuno che se non è nell'aspetto conosciuto lo è nell'entità che lo anima, che "conosce" in profondità il viandante...

    NON siamo soli...in questo viaggio NON siamo soli a calcare la terra dei 5 sensi, tanti ci sono compagni ed amici anche se non li riconosciamo, intorno a noi...anime in viaggio, in evoluzione, anche "coloro" che incontrò "di là" lo erano, le guide in terra, i controllori a monitor, gli accoglienti oltre il tunnel...

    lui NON vide il Paradiso, non era pronto, gli dissero...però vide "La Scala", la base della grande scala che sale fino a lì, tra le nubi e la luce oltre le stesse...alcune entità, anime disincarnate di persone che furono, erano sedute su alcuni gradini che salivano, incamminate verso l'alto...

    NON ebbi motivo di non credere a questa parte del suo racconto...in quegli anni raccolsi varie testimonianze inerenti di altre persone, una di queste, di una mia amica che aveva vissuto la visita in sogno (come entità) della mamma defunta, l'aveva guidata per un breve percorso nell'aldilà indicandogli alcune cose degli esogeni luoghi...

    tra le altre gli indicò una scala, una grande scala che saliva verso il cielo, illuminandosi, e lì lei vide sua nonna, in uno degli ampi gradini che salivano, circondata di un chiaro alone di luce...istintivamente andò verso di lei ma, fu trattenuta..."NON puoi", gli disse "la mamma", "tu NON puoi ancora", lì possono solo andare coloro che hanno iniziato il cammino verso "il cielo", verso "il Paradiso"...

    "e 'le preghiere' a loro rivolte le fanno ascendere"...lei, ancora bimba, NON conosceva né mai aveva sentito parlare di certe cose ma ora...ora le conosceva anche lei...NON siamo soli...

    a presto..:)

  • #14

    Franz (mercoledì, 06 marzo 2013 17:41)

    Il concetto di spirito come di anima non hanno nulla a che fare col mondo della scienza.

  • #15

    Malles (mercoledì, 06 marzo 2013 21:09)

    Alle esperienze di pre-morte descritte da persone viventi che hanno raggiunto la frontiera estrema e che ne sono poi fortunatamente tornate,va dato il giusto risalto e cioè che risulta onestamente solo approssimativamente attendibile,ho detto approsimativamente solo per "gli altri".Perchè è chiaro che risulta una falsa esperienza di morte,anche se per le mie considerazioni può essere fortemente indicativa di certe fasi della condizione di POST-mortem,tali da farmi presumere con buona percentuale di probabilità che le cose siano veramente come vengono descritte in questi particolari casi.

    Molto convinta di questo era la dottoressa Elizabet Kubler-Ross(Ross era il cognome del marito)che è stata una autorità internazionale nel campo della psicologia delle malattie incurabili,che dopo diverse centinaia di casi di premorte studiati ebbe a dire :"non è questione di fede o di opinioni,ma io so,senza la minima ombra di dubbio che c'è vita dopo la morte".E ancora :"Da lungo tempo avevo sospettato che la morte del corpo non significa la fine di tutto".

    Forse questa sua convinzione gli era dettata dopo aver notato diversi pazienti che prima di morire cominciavano a parlare con qualcuno dei loro cari già morti,e che non erano allucinazioni risultanti dalle droghe,perchè (lei stessa dice):"Ma io sapevo che molti di essi non prendevano alcuna droga e non erano anormali ".

    Concludo riportando una bellissima frase della stessa Elizabeth Kubler :"guardare (poi dopo il caso di premorte)qualcuno morire in pace è come vedere cadere una stella,è una luce tra i miliardi di lumi nell'immenso cielo che s'accende per sparire nella notte infinita "

  • #16

    MM (giovedì, 07 marzo 2013 10:16)

    @Malles
    ho risposto in quel modo perchè, altre volte su questo forum, mi sono imbattuto su commenti atei che non condividevo. Poi, forse anche per questo, mi sono sentito tirato in ballo.
    Vorrei chiarire una cosa: non mi sento un uomo di fede con la F maiuscola, del resto non lo sono nemmeno i più alti esponenti della chiesa, ma un uomo che cerca di vedere il mondo secondo la fede, soprattutto nei momenti di maggiore difficoltà e sofferenza.
    Per quanto riguarda il commento di Du Preil posso solo dire di rispettare il suo pensiero. Ma, ripeto, per chi è cattolico le stigmate sono un messaggio d'amore di Dio verso chi le riceve. Sembra paradossale far soffrire qualcuno se in realtà gli vuoi bene, del resto è il principio su cui si basa la religione cattolica: più si soffre nella vita terrena, per qualsiasi cosa, (vedi Gesù e la crocefissione) e più la vita ultraterrena sarà migliore.

  • #17

    darkman66 (giovedì, 07 marzo 2013 11:33)

    La Morte?forse una trasformazione della materia,priva di elementi sensoriali,soltanto pensiero,il passaggio a un altro livello di cognizione
    molto elevato,un viaggio verso il Paradiso,già,ma non cè solo quello.....

  • #18

    Malles (giovedì, 07 marzo 2013 12:00)

    @MM
    Piacere di esserci capiti. Molto bello il tuo :"più si soffre nella vita terrena,per qualsiasi cosa,(vedi Gesù e la crocifissione)e più la vita ultraterrena sarà migliore)...sperem... MM...sperem.

    Ti ho già detto che vivo di spunti? Si? Se tu continui....Conveniamo che siamo abituati a centrare il nostro punto di vista sull'uomo,considerandolo il punto cardine della creazione,questa posizione (sbagliata)privilegiata,ci rende orgogliosi al punto da non considerare l'io reale (il cosidetto spirito)come la realtà centrale e che noi (l'uomo)non siamo altro che strumenti materiali.

    Basterebbe la modestia di rendersi conto della nostra estrema labilità e imperfezione,anche solo tenendo conto del fatto che sulla terra tutti gli esseri e tutte le cose sono destinati a morire,a finire,e che anche la terra stessa va verso la sua fine.

    In sostanza diamo il falso primato all'uomo mentre nell'idea della sopravvivenza deve essere implicito il concetto di una realtà più vasta e potente,di fronte alla quale il "fenomeno-uomo"viene stravolto fino a scomparire come "entità"reale
    Un saluto MM

  • #19

    MM (giovedì, 07 marzo 2013 15:26)

    Condivido il #18, soprattutto nell'ultimo capoverso quando affermi che c'è qualcosa di più grande oltre la realtà terrena e umana.

  • #20

    Franz (giovedì, 07 marzo 2013 18:23)

    I concetti di spirito e di anima provengono dalla filosofia greca.

  • #21

    Rigel (giovedì, 07 marzo 2013 22:59)

    @SerenaDonvi

    Applausi.
    Hai scritto un gran bell'articolo. :)

    Prenderei però alcuni "punti fermi" sulla premorte che ritengo essere un approccio all'argomento già fallato in partenza:


    "...e chi riportava tutto nell'ambito di una spiegazione totalmente assimilabile con una risposta neurologica, dovuto alla mancata ossigenazione del cervello"

    "Il neurologo Steve Novella demolisce le basi stesse della pretesa Alexander osservando che il presupposto di fondo, che la sua corteccia cerebrale fosse "disattivata", è sbagliato."

    " Il neuroscienziato Sam Harris sottolinea che mancano addirittura le prove dell'inattivazione cerebrale di Alexander"

    "anche che dopo la morte fisica, mente e coscienza potessero continuare a un livello trascendente della realtà che normalmente non è accessibile ai nostri sensi e alla nostra consapevolezza."

    Mi fermo qui, con i ritagli. E non sono nemmeno a metà articolo.

    Noto che:

    Ogni attribuzione di un'eventuale "anima" al nostro corpo fisico, è corredata di localizzazione della stessa...all'interno della nostra scatola cranica.

    Chiamiamola materia grigia, o cervello, o mente...nel testo i sinonimi sono davvero tanti, da quante volte è citata la nostra testolina come sede CERTA E APPURATA di un'eventuale "più alta essenza".

    Certo, viene facile attribuire al cervello un legame più forte con l'anima, di quanto lo possa avere qualsiasi altra parte del nostro corpo.
    Credo sia sensazione piuttosto comune l'identificare inconsciamente la sede del proprio pensiero, come la sede stessa dell'IO.

    Il pensiero è qualcosa di "etereo". L'anima pure.
    Il matrimonio è fatto.

    Posso chiamarla "pareidolia concettuale"?

    Inoltre...

    Il motore per qualsiasi azione umana è nella nostra testa, e questo non può che farne automaticamente la "sede" di un'eventuale "tanta roba" quale sarebbe la nostra anima, se effettivamente esistesse.

    Mi chiedo:
    E' scientificamente provato che se avessimo un'anima, essa sarebbe strettamente correlata al cervello, più che al resto del nostro corpo?

    No, vero?

    Potremmo avere la stessa quantità di "essere" in ogni atomo della nostra fisicità, e non solo nel cervello.
    Il solo fatto che sia possibile riprendersi da un encefalogramma piatto, conferma che un'eventuale anima tenderebbe ad allontanarsi TOTALMENTE dal corpo solo dopo un certo tempo dalla "definitiva disattivazione delle funzioni cerebrali".

    Per incipit.

    Come fatto notare anche da studi piuttosto seri, è appurato che la premorte abbia caratteristiche comuni a quasi tutte le esperienze.

    Che sia occorsa a persona religiosa o meno, chi riporta di un "distacco dal corpo", argomenta con sensazioni piacevoli l'esperienza.
    Con un tunnel di luce, e con una non meglio precisata "leggerezza" di fondo evidentissima come DEFINITIVA e DUREVOLE.

    Siamo di fronte a:

    1) Persone che hanno messo il piedino in un probabile "poi"?

    2) Hanno vissuto l'ultimo inganno palliativo del cervello umano? (Che ricordo andare in acidosi una volta spento o deossigenato. Acidosi che, come dice il termine, fa ESATTAMENTE QUELL'EFFETTO al cervello. Lo "manda in acido".)

    3) Sono TUTTI quanti dei bugiardi.

    Credo che solo uno di questi due destini, sia il nostro.
    Il terzo, nella sua assolutezza, s'esclude da solo al raziocinio.

    In nessuno dei due casi rimasti, parimenti ipotizzabili, ci sono abbastanza certezze a favore o contro per essere SICURI.
    Sicuri che ci sia o non ci sia un "Paradiso".

    Sul fatto che sia "paradisiaco" incappare in "esperienza di premorte" a prescindere dal fideismo del "premorto" che la racconta...io rifletterei seriamente.

    Credo si possa supporre che la soglia mortale sia territorio alquanto soffice.
    In ognuno dei due casi.

    Cosa ne segua, a quella soglia...non abbiamo invece i mezzi per saperlo.


    Il concetto giace ormai lontano e insondabile, contenuto sotto colate di lava...eccetera eccetera......eccetera...

    Mi pare che questi "argomenti di confine" non si sappia ancora affrontarli a dovere (noi, razza umana).
    Anzi, li prendiamo addirittura dal lato sbagliato a causa della nostra innata arroganza concettuale.
    Noi, tutti.
    Chi più, chi meno.



  • #22

    Rigel (giovedì, 07 marzo 2013 23:04)

    @Malles

    Ti rubo questa descrizione, a mio parere perfetta:

    " separa uno stato fisico da uno stato ultrafisico nell'iter dell'esistenza universale dell'essere"

    Così siamo pari per "di là". :)


    @Tutti i Cattolici
    Chiedo venia, ma non riesco a vedere che metà del vostro intelletto.
    L'altra metà la scorgo impegnata nel tentativo d'obnubilare la prima.
    Interlocutori troppo arbitrari, se devo essere più diplomatico.

    Vi consiglio maggior critica, non sul concetto di "presenza di Dio", bensi sul "da chi cxxxx ve lo fate insegnare/imporre".

    Non è che una delle mille versioni umane del "PIGLIO IL CONCETTO,E LO USO A MIO VANTAGGIO", il Cristianesimo.
    A partire dal pezzo di mondo dove siete stati partoriti, vi è toccata questa religione.

    Come per ogni cosa, anche nei Culti degli Dei, alcuni concetti antichi e veraci sono ancora presenti nell'umana memoria.
    Il problema è che giacciono ormai in profondità.

    Sotto una colata lavica di "Offese alla causa primaria", scavando sino a perdersi, in cerca della "vera natura" degl'idealismi e delle religioni.

    Perseverare nel seguire un culto fatto proprio, solo per "tradizione di famiglia", di territorio dove si è nati, o per essersi imbattuti nel santone di turno, è ben lungi dall'aver in tasca la verità.
    Secondo il mio umile parere.

    Come è ben lungi dall'aver in tasca la verità, mantenere un approccio solo scientifico a cose che di scientifico non hanno nulla.

    Come saggiamente recita la firma di un abituee del forum:

    "La realtà è di gran lunga più complessa di quella che dipingiamo con le nostre certezze"

    Eh, già...







  • #23

    Franz (venerdì, 08 marzo 2013 13:56)

    "La realtà è di gran lunga più complessa di quella che dipingiamo con le nostre certezze".
    Chi conosce il mondo della ricerca questo lo sa benissimo ma tutti coloro che vivono lontano dalla scienza no.

  • #24

    MM (venerdì, 08 marzo 2013 15:33)

    @Rigel
    Noi cristiani non siamo tali solo "per diritto di nascita". Il cristianesimo è partito proprio dalla figura di Gesù Cristo 2000 anni fa a Betlemme e si è diffuso in tutto il mondo. Popoli come quelli che abitavano in Italia, Francia, Spagna eccetera non erano affatto monoteisti ma ci sono diventati. Certo, ci sono cattolici, protestanti, ortodossi, ebrei, musulmani.... nel mondo ma tutti fanno riferimento a Dio (anche se da altre parti viene chiamato in un altro modo) e tutti credono, ognuno a modo loro, in una esistenza ultraterrena. Il bello di vivere sulla Terra è di potersi solo immaginare cosa avverrà dopo la morte....

  • #25

    Malles (venerdì, 08 marzo 2013 17:17)

    @Rigel
    Interessante la tua esposizione che denota certamente uno spirito acuto, più o meno condivisibile nei suoi riferimenti al post-mortem.

    Le idee e intuizioni certamente non mancano,ma a tutt'oggi ritengo impossibile una verità assoluta unificata per ognuno di noi,non perchè manchino le ricerche o le indagini,ma proprio perchè il fenomeno si pone come sempre AL-DI LA di ogni nostro schema descrittivo,di una vera,certa e finale comprensione,esiste la discussione(mai così variegata come in questo caso)proprio perchè in definitiva il tutto si pone aldilà di ogni nostra possibilità di vera comprensione.

    C'è chi accetta fideisticamente(io sono molto tentato da questo...)che ieri come oggi, l'anima,o meglio lo spirito dell'uomo vivrà in Dio o comunque lo si esamini in una entità creatrice insondabile.Triste però la tua valutazione del... pedaggio che viene richiesto all'uomo in funzione dell'unità paradisiaca finale,che riassumendola ci limita a fare azioni e gesti archetipi,che condizionerebbe ogni nostro gesto spontaneo in funzione di un giudizio e di un paradiso.Triste,ma che non rigetto totalmente,aggiungo che in qualche maniera condiziona anche chi si dichiara ateo. A Napoli dicono :"non è vero ma ci credo."

    E poco alla volta siamo arrivati in Paradiso...le cui principali caratteristiche sono l'innocenza,la felicità e il benessere e fa parte del bagaglio mitologico di tutti i popoli del mondo,chiamato anche Orto delle Esperidi(Egiziani),o anche Airiana Vaegiah(Persiani)che in fondo poco importava dove si trovasse,importava che lo si potesse raggiungere.

    Le visioni di pre-morte,in ogni caso si avvicinano molto a questo imperituro stato di benessere


  • #26

    darkman66 (sabato, 09 marzo 2013 10:23)

    Comunque,complimenti a Serena Donvi,sempre articoli interessanti,
    Secondo mè durante l esperienza NDE,il nostro Io superiore,ci giudica per
    quello che abbiamo fatto nell arco della nostra vita ,ci fà vedere esperienze personali passate,(il nostro cervello è ancora attivo)di quello che abbiamo fatto bene o male,in pratica ci auto giudichiamo,
    se siamo degni,Paradiso,oppure,Inferno a prescindere dalle religioni,
    credo che questa cosa,l abbiamo sin dall inizio della nostra creazione
    quello che vediamo in fase di NDE,credo che sia una cosa reale,finchè il cervello è ancora operativo,dopo,nessuno lo lo saprà dimostrare...

  • #27

    Malles (sabato, 09 marzo 2013 15:58)

    @darkman66
    Vedo che domande e supposizioni su questo tema coinvolgono un po tutti,sia in senso individuale che collettivo,perchè riflettono le ansie disperate del singolo e quelle dell'umanità più in generale.

    Ad ognuno la propria...attesa,il proprio nugolo di punti interrogativi,che se li gestisce come meglio crede,come vuole e come può,oltre ogni disputa accademica.

    L'uomo sarebbe probabilmente più felice(o meno infelice)se non sapesse che il suo itinerario terreno,in un punto imprecisato,reca inevitabilmente uno...stop,che significa nello stesso tempo fine,disfacimento della sua struttura biologica,quale contenitore(si crede)della sua mente,del suo pensiero e della sua coscienza.

    Pochi(tra tutti)percepiscono il fatto che l'itinerario dell'io prosegue (PROBABILMENTE) in altre direzioni,ad altri livelli.
    Pochi illuminati(od illusi?)come Flammarion che ancora ragazzo di sette anni,mentre giocava con gli amici all'aperto,alzò lo sguardo stupito su di un corteo funebre di passaggio,chiedendo cosa fosse, "ma è un morto" rispose quasi deridendolo uno dei compagni,e lui dirimando,istintivamente,ma con un soprassalto di coscienza più profondo di un istinto :"No,non è possibile!Non si muore"

  • #28

    Franz (lunedì, 11 marzo 2013 23:39)

    L'uomo fa la stessa fine degli altri esseri viventi.

  • #29

    flyer (martedì, 12 marzo 2013 03:22)

    Che mente aperta che ha chi dice paradiso=dio, non credente al paradiso=ateo :D