I Dogon, gli Alieni e i misteri della stella Sirio

I Dogon sono una delle oltre venti etnie che abitano la parte orientale del Mali, al confine Nord Ovest del Burkina Faso. Oggi ridotti a meno di 300.000 individui, hanno sempre affascinato gli scienziati per le loro conoscenze astronomiche apparentemente inspiegabili. Il giornale spagnolo El Mundo torna in questi giorni sulla vicenda, ripercorrendo la storia di questa misteriosa tribù. In particolare il giornale analizza le probabilità che esseri anfibi provenienti dalla stella Sirio visitando la Terra più di 5.000 anni fa, abbiano lasciato avanzate conoscenze astronomiche che oggi fanno parte del bagaglio culturale di questa remota tribù Africana. Ripercorriamo la loro storia, grazie a un articolo di Ian Ridpath per The Skeptical Inquirer.

Seppur lontana nel tempo la vicenda dei Dogon e dei misteri che ruotano attorno alla loro presunta interazione con gli extraterrestri si concretizza con un un libro molto fortunato. Lo studioso Robert Temple nel 1976, pubblicò The Sirius Mystery, Il Mistero di Sirio. Andando a ripescare molte parti delle tradizioni egizie, sumere e greche, Temple costruisce un interessante disegno complessivo: le conoscenze dei Dogon derivano da rivelazioni fatte loro da esseri anfibi intelligenti provenienti da un pianeta di Sirio C, esseri che, nella tradizione, vengono identificati nei Nommo. Nelle loro tradizioni, i Dogon accennano ad una “stella della decima luna”, che Temple interpreta come la base spaziale da cui sarebbe giunta sulla Terra l'astronave dei Nommo. Temple congettura anche che quella base sia la decima luna di un pianeta del sistema solare: Febo, satellite di Saturno.

Ma la storia dei Dogon non parte certo dagli anni 70. Le prime notizie sui loro costumi e sulle loro credenze si devono a due antropologi francesi, Marcel Griaule e Germaine Dieterlen, che vissero con i Dogon tra il 1931 e il 1952. Tra il 1946 e il 1950 il capo tribù dei Dogon svelò ai due antropologi i segreti delle sue conoscenze astronomiche. In particolare la popolazione africana avrebbe una strana ossessione per la stella Sirio, a cui la religione e la cultura de i Dogon attrisce una grande importanza.

 

Secondo le informazioni raccolte dagli studiosi francesi, i Dogon si riferivano a una stella compagna di Sirio, piccola e superdensa, costituita da una materia più pesante di qualsiasi cosa conosciuta sulla Terra, che si muove intorno a Sirio su un’orbita ellittica di 50 anni. La stella compagna di Sirio, che corrisponde perfettamente a questa descrizione, non fu osservata che nel 1862. quando l’ottico americano Alvan Graham Clark la individuò mentre provava un nuovo telescopio; l’elevata densità delle nane bianche, poi fu scoperta solo negli anni venti. Le tradizioni dei Dogon invece sono vecchie di secoli; come si può dunque spiegare la notevole coincidenza tra le antiche leggende di questa tribù e le moderne cognizioni scientifiche?

 

La risposta di Tempie è che i Dogon ricevettero queste informazioni da alcuni visitatori extraterrestri.

 

Una leggenda dei Dogon parla di un "arca" discesa sulla Terra nel mezzo di una grande tempesta di vento. Robert Tempie interpreta il fatto come l’atterraggio di un velivolo spaziale con un propulsore a razzo e con a bordo esseri provenienti da Sirio. Secondo la leggenda dei Dogon, l’arca portò sulla terra un essere anfibio, o un gruppo di tali esseri, chiamati Nommo: "Nommo è il nome collettivo del grande eroe e padre della civiltà che venne da Sirio per fondare la società civile sulla terra ", spiega Temple nel suo libro. I Nommo erano anfibi, egli presume, poiché l’acqua avrebbe permesso loro di mantenere temperature abbastanza basse e avrebbe assorbito la radiazioni di breve lunghezza d’onda provenienti dalla calda stella d’origine, Sirio.

Buona parte del libro di Temple è dedicato al tentativo di dimostrare che i Dogon provengono dallo stesso ceppo dei popoli mediterranei, e questo spiegherebbe il ruolo importante di Sirio nell’ambito delle loro convinzioni religiose. Infatti anche gli Egizi erano particolarmente interessati a Sirio, al punto da basare il proprio calendario sul suo moto annuale. 

 

Ma esiste una spiegazione al fatto che i Dogon credessero che Sirio fosse abitata?

 

Prima di tutto vediamo cosa sanno gli astronomi su Sirio per capire se, almeno in teoria, sia plausibile l’ipotesi che una forma di vita evoluta possa essersi sviluppata nelle sue vicinanze.

 

Sirio A, la stella più brillante del cielo notturno che possiamo vedere dalla Terra, ha una massa 2,35 volte superiore a quella del nostro Sole. La sua compagna, la nana bianca Sirio B, ha una massa pari a 0,99 volte quella solare. La teoria dell’evoluzione stellare ci dice che più la stella è massiccia, più in fretta brucia; quindi, in origine, Sirio B doveva essere la più grande delle due, prima di consumarsi e diventare una nana bianca. Probabilmente, durante il processo d’invecchiamento, Sirio B deve aver riversato su Sirio A parte della propria massa e quindi le masse originarie delle due stelle dovevano essere più o meno l’inverso di ciò che osserviamo oggi. Una stella di massa pari a due volte quella del Sole, come probabilmente era Sirio B, vive circa i miliardo di anni prima di espandersi fino a diventare una gigante rossa: un periodo abbastanza lungo perché si sviluppi una forma di vita evoluta. Comunque, se vita ci fosse stata, sarebbe scomparsa durante lo stato di gigante rossa di Sirio B, perché tutti i pianeti circostanti sarebberto lentamente arrostiti a causa dell’enorme quantità di energia prodotta dalla stella. Questi pianeti sarebbero poi stati battuti per almeno 100.000 anni da un intenso vento stellare, mentre i gas caldi provenienti dagli strati periferici di Sirio A si riversavano su Sirio B. Durante tale trasferimento di masse le due stelle si sarebbero allontanate, destabilizzando così le orbite dei pianeti circostanti. Secondo le osservazioni su Sirio B analizzate da H. L. Shipman dell’Università del Delaware, Sirio B è stata per 30 milioni di anni una nana bianca in fase di raffreddamento e oggi emette deboli raggi X, quindi la vita su di essa non dovrebbe essere molto piacevole.

In ogni caso, Robert S. Harnngton dell’Osservatorio Navale degli Stati Uniti ha recentemente dimostrato che le orbite dei possibili pianeti situati nella Zona "abitabile" intorno a Sirio (cioè, come è stata definita, la regione in cui l’acqua sarebbe liquida), sono instabili. Sembra dunque improbabile che oggi vi siano anfibi sui pianeti del sistema di Sirio, se mai ve ne sono stati.

Temple fa una previsione che permette di mettere alla prova la sua teoria. Nel suo libro infatti dice: "Che dire se un giorno con i nostri radiotelescopi rilevassimo tracce di comunicazione radio a carattere locale da Sirio?". Per contribuire all’indagine sul mistero di Siio, chiesi di "ascoltare" Sirio a due astronomi, Paul Feldman del radiosservatorio di Algonquin, in Canada, e robert S.Dixon del radiosservatorio dell’Ohio State University, che stavano svolgendo ricerche sui segnali extraterrestri. Di propria iniziativa, essi non avrebbero degnato Sirio di molta attenzione poiché è estrememente improbabile che vi sia vita su di esso. Così, nell’aprile del 1977 i due radioastronomi si misero in ascolto su lunghezze d’onda diverse senza però trovare traccia di segnali.

 

Sulla base di queste affermazioni proviamo ad analizzare con un pizzico di scetticismo la leggenda dei Dogon. Troviamo subito una sorpresa: secondo i Dogon, Sirio ha due compagne, non una: queste stelle compagne hanno rispettivamente attributi maschili e femminili. Sembra dunque che non si debbano intendere come vere e proprie stelle, ma piuttosto come simboli di fertilità; del resto ciò risulta evidente da un disegno fatto dai Dogon sulla sabbia che schematizza il sistema di Sirio. Questo disegno è stato riprodotto da Griaule e Dieterlen e da noi riportato in figura. La descrizione, così come risulta dalle informazioni raccolte da Gnaule e Dieterlen, è chiaramente simbolica.

Temple invece la interpreta alla lettera.

 

Alle pagine 23 e 25 del suo libro dà la propria versione, riveduta e corretta, del disegno, mantenendo il simbolo relativo a Sirio, una delle posizioni di Sirio, e l’ovale che racchiude il tutto; omette il resto. Interpreta poi l’ovale come l’uovo del mondo, cioè l’orbita ellittica di Sirio B intorno a Sirio A, anche se il simbolo relativo a Sirio B nel disegno è all’interno dell’ovale, e non su di esso. Questo è il dato di base con cui Temple afferma che i Dogon "sapevano che Sirio B descrive un’orbita ellittica intorno a Sirio A".

Si suppone anche che i Dogon sapessero che Sirio B impiega 50 anni per compiere un’orbita completa. Ma cosa dicono esattamente in proposito? ecco la versione ai Griaule e Dieterlen: "il periodo di tempo dell’orbita è calcolato doppio, cioè 100 anni, perchè i Sigui si celebrano in coppia di ‘gemelli’, per insistere sul principio base della gemellanza". La cerimonia del Sigui, a cui si allude, simboleggia il ritrovamento del mondo e si celebra ogni 60 anni (non 50). La gemellanza è un principio importante per i Dogon e spiega il motivo per cui ritengono che Sirio abbia due sorelle compagne.

Esiste una testimonianza astronomica del fatto che Sirio abbia più di una compagna? Negli anni venti e trenta alcuni astronomi pensarono di aver visto brillare un terzo membro del sistema di Sirio, ma nuove e più accurate osservazioni svolte nel 1973 da Irving W. Lindenblad, dell’osservatorio navale di Washington, hanno dimostrato che non c’è alcuna stella compagna nelle vicinanze di Sirio A o di Sirio B.

 

La leggenda dei Dogon su Sirio e le sue stelle compagne è piena di ambiguità, contraddizioni ed errori evidenti, almeno se la interpretiamo alla lettera. Ma che dire dell’affermazione dei Dogon che Sirio B è la stella più piccola e più pesante, costituita di un metallo pesante detto sagala? Sirio B era certamente la stella più piccola e più pesante conosciuta negli anni venti, qundo si iniziava a conoscere la natura superdensa delle nane bianche; la materia di cui sono costituite le nane bianche è però più complessa e più densa del metallo. Ora si conoscono centinaia di nane bianche, per non parlare delle stelle di neutroni, che sono ancor più piccole e più dense. Un eventuale visitatore proveniente dallo spazio avrebbe certamente saputo tutto ciò, e anche cosa sono i buchi neri.

Se le leggende dei Dogon dicessero chiaramente che questa tribù aveva ricevuto visite dallo spazio, allora si potrebbe perdonare Tempie per averci creduto. Ma è così? In nessun punto del suo libro di 290 pagine, Tempie riferisce un’affermazione fatta dai Dogon a sostegno della propria teoria degli astronauti venuti da Sino. Il massimo che può fare è citare i Dogon (pag.217) per aver detto: "Po tolo (Sirio B) e Sirio erano una volta dove ora è il Sole". Il commento di Tempie a quest’ambigua affermazione è il seguente: "Questo sembra un modo valido quanto altri di descrivere la venuta di alcune creature nel nostro sistema solare da quello di Sirio, che avevano quindi lasciato stelle per la nostra, il Sole". Ciò non basta a nascondere il fatto che l’intero mistero di Sirio si basa su una deduzione di Tempie del tutto ingiustificata.

 

Questi aspetti della conoscenza dei Dogon che sono effettivamente i più antichi e profondi, in particolare la storia dei Nommo e il principio della gemellanza, sono quelli che meno hanno a che fare con la realtà dei fatti riguardo a Sirio. Ciò che invece ha una relazione, alquanto superficiale, con i fatti astronomici, suona invece come un ornamento aggiunto in epoca recente. Inoltre, data la preoccupazione dei Dogon riguardo a Sirio, ci sarebbe da sorprendersi se non avessero innestato sulle proprie leggende le informazioni astronomiche attinte dagli Europei, scegliendo ciò che si adattava e ignorando il resto.

Il famoso astronomo americano Cari Sagan ha mostrato quanto facilmente le nuove informazioni apportate dagli occidentali possano venir assorbite dalle culture primitive. Egli riporta il fatto, realmente accaduto, di un medico della Nuova Guinea, Carleton Gajdusek, che era stato informato da un collega del fatto che alcuni nativi della zona credevano che una certa malattia si trasmettesse per mezzo di uno spirito invisibile che entrava nella pelle del malato. L’indigeno che aveva spiegato questa convinzione aveva tracciato un cerchio sulla sabbia con un bastone e aveva spiegato che fuori dal cerchio vi era il buio, e dentro la luce. All’interno del cerchio aveva disegnato una linea mossa per raffigurare gli invisibili spiriti maligni. Com’era arrivato a un’intuizione tanto precisa dell’origine microbiotica delle malattie? Anni prima lo stesso Gajdusek aveva mostrato al microscopio, ad alcuni indigeni, il germe di una malattia, e il disegno tracciato sulla sabbia non era altro che il ricordo di quella visione impressionante.

E’ troppo facile, per noi occidentali, pensare che le tribù africane siano isolate, selvagge e ignoranti. Ma i Dogon non sono affatto isolati: vivono nei pressi di un percorso stradale usato per i commerci, e sono anche vicini alle sponde del fiume Niger, un’importante via di comunicazione. Dunque, molti viaggiatori potrebbero averli raggiunti, oppure i Dogon stessi avrebbero potuto spostarsi fino alla costa, dove avrebbero potuto incontrare marinai che possedevano conoscenze astronomiche più precise. I Dogon sono stati in contatto con gli Europei almeno fin dalla fine del XIX secolo.

 

E neppure sono selvaggi e ignoranti. Peter e Ronald Pesch, dell’osservatorio Wamer Swasey delI’Ohio, hanno fatto notare che fin dal 1907 esistono scuole francesi nella zona abitata dai Dogon. I membri di questa tribù che avessero voluto ricevere un’istruzione avrebbero potuto farlo nelle scuole vicine. Poi ci sono stati i missionari, che senz’altro si saranno interessati alle leggende dei Dogon: i missionari dei Padri Bianchi sono in contatto con i Dogon dagli anni venti. Si è tentati di pensare che certi dettagli specifici su Sirio B siano stati inseriti nelle leggende proprio in quel periodo. Negli anni venti, infatti, gli astronomi stavano scoprendo la natura di Sirio B; stavano cioè scoprendo che si tratta di una piccola stella superdensa, e le nane bianche godevano allora della stessa fama di cui oggi godono i buchi neri. Fra l’altro non si fa menzione, nei diari delle attività dei missionari, di discussioni sul tema di Sirio tra i Dogon; se pubblicassero resoconti di tal genere, forse sarebbe possibile far luce sull’origine e sul periodo a cui risalgono i miti dei Dogon.

 

Il problema è che molti sono i canali attraverso i quali cognizioni occidentali possono essere pervenute ai Dogon, ancora prima degili studi condotti da Griaule e Dieterlen. Forse non riusciremo mai a ricostruire il modo in cui i Dogon hanno acquistato quelle conoscenze, ma un cosa sembra proprio chiara: non sono certo stati anfibi di Sirio B a fomirgliele.

Bibliografia e fonti

Ian Ridpath - The Skeptical Inquirer

Peter J., e Thorpe N.: "Ancient Mysteries"

Temple R.G. "The Sirius Mystery"

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Commenti: 13
  • #1

    DrKunl (domenica, 24 febbraio 2013 11:00)

    Secondo me i saggi della tribù in questione attingevano le informazioni dall' archivio akashico, un po' come facciamo tutti....inconsapevolmente.

  • #2

    vradox (domenica, 24 febbraio 2013 15:39)

    io invece propendo per un parallelismo casuale....

  • #3

    abc (domenica, 24 febbraio 2013 18:16)

    Resta il fatto che conoscessero l'esistenza di un corpo celeste attorno a Sirio 4 secoli prima che noi occidentali lo scoprissimo. Che ne siano venuti a conoscenza da qualche pescatore in spiaggia o seguendo una lezione di astronomia a scuola con tanto di lance e bastoni innestandola nella loro cultura secolare è assurdo almeno quanto le rane spaziali

  • #4

    Rigel (domenica, 24 febbraio 2013 19:26)

    Cito dal testo:

    "Esiste una testimonianza astronomica del fatto che Sirio abbia più di una compagna? Negli anni venti e trenta alcuni astronomi pensarono di aver visto brillare un terzo membro del sistema di Sirio, ma nuove e più accurate osservazioni svolte nel 1973 da Irving W. Lindenblad, dell’osservatorio navale di Washington, hanno dimostrato che non c’è alcuna stella compagna nelle vicinanze di Sirio A o di Sirio B."

    Aggiungo la storia un po' più recente, che BASARSI SU OSSERVAZIONI DEL 1973 MI SEMBRA ASSURDO!!!

    Anche una ricerca del 1995, operata da Daniel Benest e Jean-Louis Duvent (Due astronomi francesi), ha affermato che le anomalie orbitali di Sirio A potrebbero essere spiegate con l'esistenza di una terza stella, Sirio C, una nana rossa o marrone con una massa inferiore a 50 MJup (masse di Giove).
    Questa stella ruoterebbe intorno a Sirio A con un periodo di circa 6,3 anni, la distanza apparente tra le due stelle dovrebbe essere di circa 3 secondi d'arco.


    Ma, dal 1995, varie altre ricerche si sono succedute, seguendo l'evoluzione degli strumenti osservativi.

    Tutte le ricerche di Sirio C intraprese da allora hanno fallito e dal 2011 sappiamo con assoluta certezza che la stella non esiste.
    Nessun oggetto con una massa superiore a 1,6 MJup (volte la massa di Giove), ad una distanza di 4°di Sirio A.
    Nessuno con una massa superiore a 12 MJup ad una distanza maggiore di 1 secondo di grado.
    Questo risultato è stato ottenuto attraverso una ricerca di pianeti nel sistema binario Sirio,operata sulla base di immagini ad alto contrasto ottenute con il telescopio Subaru ( National Astronomical Observatory of Japan), situato al Mauna Kea Observatory alle Hawaii, il cui specchio è 8,2 metri diametro.

    Gli strumenti hanno permesso di escludere con una certezza statistica l'esistenza di Sirio C.


    Qui sotto trovate la ricerca in breve, intitolata "Piercing the Glare: Direct Imaging Search for Planets in the Sirius System" e il link al PDF completo:

    http://arxiv.org/abs/1104.142

  • #5

    MJU (martedì, 26 febbraio 2013 05:52)

    ME COJONI!!!!

  • #6

    65C02 (martedì, 26 febbraio 2013 13:15)

    Temple e' un autore di narrativa, se di ragiona di antropologia si dovrebbe andare a vedere gli studi di Marcel Griaule.

    Segnalo a riguardo il bell'articolo di Tracce d'Eternita scritto da B. Severi che fa il riassunto scientifico della questione Dogon: "I Dogon ed il mito della stella nera" TdE n.7 marzo 2010.

    Si dovrebbe intanto ragionare da li' e magari fare 1+1 considerando il test di archeometria. Anche perche' tutte le smentite Dogon sono frutto di un delirio invidiose dell'antropologo van Beek + 2 astronomi che predicavano che la supermelanina dogon da oltre 300 decimi di vista, avrebbe permesso la vista di Sirio B.

    Gli ufologi "classici" urlerebbero certamente al complottone.one.one i paleoufologi razionali direbbero che i 3 cattedratici sono in realta' parenti del trio drombo.

    Leggendo poi il riassunto delle considerazioni cicappiche sulla storia dogon, si nota che sono "ipotesi" che mirano a smentire il lavoro dell'antropologo di Griaule, praticamente si risponde -non e' vero- dando del bugiardo ad un cattedratico ricercatore che ha speso 16 anni della sua vita a studiare i Dogon.

    Nessuna prova cicappica portata nella negazione del lavoro di Griaule.

    Guardando le cifre del test di archeometria invece si capisce molto a cominciare dal perche' Griaule rilevi appunto un interesse per Sirio e la conoscenza di Sirio B.

    Ecco forse, gli amici cicappici farebbero bene a partire dalle cifre, magari proprio dal mio test di archeometria debunkerare e' bene, ma usare due pesi e due misure vuol dire avere un approccio negazionista e miope e questo e' poco razionale.

  • #7

    65C02 (martedì, 26 febbraio 2013 13:18)

    I Dogon provengono dall'alto egitto, lo si capisce studiando la produttivita' aliena al contesto delle piramidi ed il trend calante della stessa.

    [x] attorno alla fine della IV dinastia ci fu una "scissione" cioe'
    parte dei cavatori Dogon (rottisi le balle di cavar pietre con un ritmo
    di 70x blocchi a settimana, una buona parte migrarono ad ovest, dove
    all'epoca nel 2500ac il lago Ciad ancora era sui massimi)

    Tale evento fece SQUOLA in tutto l'egitto e si innesto' un processo di
    smembramento del regno, che fu controllato dal faraone con un blocco dei
    lavori di ristrutturazioen di Giza, pena la perdita del know how della
    pietra.

    Le stime di archeometria lo confermano:

    -nell'ipotesi 60 anni con ratei da 70x blocchi a settimana danno
    un trend con calo del -84% della forza lavoro egizia (ma mandando nei campi tutte le donne del regno si sarebbe raggiunto una forza lavoro nel primario dell'88% <90% punto di equilibrio di una societa' rurale, ma non sarebbe stato sufficiente. Il regno sarebbe stato sull'orlo di una carestia, data l'assenza di trattori, concimi chimici, disserbanti e dato che la forza delle donne nello spingere l'aratro sarebbe stata poca e gli stock messi da parte nei tempi ricchi non sarebbero bastati per 60 anni, per ovvie ragioni di assenza di granai a chiusura stagna e ventilati.

    -nell'ipotesi 150 di lavoro con ratei da 70x blocchi a settimana
    si arriva ad un trend con calo del -98.9% della forza lavoro egizia. Mandando al lavoro tutte le donne nei campi si sarebbe mantenuto una forza lavoro nel primario dell'89% (valore prossimo alla situazione di equilibrio), ma i dati dei morti sulla forza lavoro avrebbero fatto collassare il rateo di natalita', avrebbero portato il regno egizio sul lastrico in una grave crisi alimentare e l'egitto sarebbe stato invaso. Invece la storia dice che non ci fu nessuna invasione dell'egitto, semplicemente alla fine della IV dinasita si avvio' un processo di disgregazione. Il che dimostra che non si e' mai verificata l'evento 150 anni di lavoro con ratei da 70x blocchi a settimana.

    Si verifico' un trend in linea con quanto calcolato dal modello
    nell'ipotesi 60 anni di lavoro con ratei da 70x blocchi e cali
    tendenziali (che dopo i 60 anni) avrebbero portato il regno al -84%.

    Molto prima dei 60 anni i cavatori dell'alto egitto migrarono verso il
    lago ciad (sui massimi) lasciando il farone con una granata in culo, e
    per non perdere il know how della lavorazione delle pietre dovette
    accettare pacificamente la nuova situazione di fatto con oltre il 50%
    della forza lavoro che era migrata nel lago ciad.

    -I restanti dogon dell'alto egitto essendo pochi non avrebbero
    potutto garantire i 70x blocchi a settimana e quindi le loro condizioni
    migliorarono perche' i lavori furono sospesi come narra la storia
    (classica)

    -migliorarono anche le condizioni degli egizi (dogon) dell'alto
    egitto migrati verso il lago ciad, dato che non dovettero piu' cavar
    pietre.

    in tutto questo infatti si ritrova ulteriore conferma

    [x] nell'iconografia Dogon, sulla barca solare

    [x] nel numero e nella funzione dei 2 Dogon a guardia delle sementi =
    mitici campi haru egizi (Rah ed Hershef)

    [x] la conoscenza di Sirio B e' genuine nei Dogon che hanno mantenuto
    tale conoscenza, perche' in egitto Sirio era una stella importante in
    quanto collegata ad Anubi (non a Iside come si pensa, che fu associata a
    Sirio solo in un secondo tempo, infatti il culto di Iside prese piede
    molto tardi nel regno egizio, in quanto tutti sapevano che non era
    un'aliena=dea ma una donna normale e cio' spiega il perche' il culto di
    Iside fu accolto solo molto tardi nel regno egizio)

    in breve quello che ha scritto il cicap

    http://www.cicap.org/new/articolo.php?id=100328

    sono minkiate, non sanno far di conto sui ratei di produttivita' aliena,
    ne tantomeno hanno un approccio neutro, perche' ad esempio, quando si trovano davanti un OOPART la batteria di Bagdad (OOPART genuine) che proviene dall'egitto di cui

    -c'e' dimostrazione scientifica del suo funzionamento
    -c'e' traccia iconografica della batteria di bagdad in Dendera
    -c'e' la lampada di Dendera
    -c'e' la pila di Volta = Djed
    -ci sono i culti della luce di Akenathon

    negano la palese evidenza, parlando di contenitori per conservare i papiri :-/

  • #8

    XX (martedì, 26 febbraio 2013 15:14)

    @MJU TI QUOTO al massimo ce ne fossero di genialoidi par tuo,così capaci chiari e concisi.

  • #9

    XX (martedì, 26 febbraio 2013 15:29)

    Comunque...comunque,lodi sperticate per la particolare sagace bravura di 65co2...Malles...Margarito e...e...
    Chiunque tu sia mi stai incuriosendo.

  • #10

    65C02 (martedì, 26 febbraio 2013 16:17)

    Leggendo il bell'articolo di Tracce d'Eternita scritto da B. Severi che fa il riassunto scientifico della questione Dogon: "I Dogon ed il mito della stella nera" TdE n.7 marzo 2010, si giunge alle considerazioni cicappiche sulla storia dogon, e si nota che le controporove sono "ipotesi" che mirano a smentire il lavoro dell'antropologo di Griaule, praticamente si risponde al lavoro di Griaule dicendo-non e' vero.- De facto dandogli del bugiardo e mistificatore, ad un cattedratico ricercatore che ha speso 16 anni della sua vita a studiare i Dogon e che in vita sua non mai falsificato un dato (e se voleva falsificare qualcosa, non avrebbe avuto ragione di attendere 16 anni)

    Nessuna prova cicappica portata nella negazione del lavoro di Griaule.

    Perche' Griaule e' cosi' infamato?!

    Perche' e' dannatamente scomodo perche':

    1-rileva un'anomalia che potrebbe essere facilmente messa in relazione con la fragile teoria epiciclica delle 1+2 piramidi + sfinge + tempio megalitico annesso, datate (a cazzo di cane) nella IV dinastia.

    2-perche' propone un indizio interessante che suggerisce il concetto di "paleocontatto storico". Concetto che per altro sarebbe pure implicito nella scienza, partendo dall'assioma evolutivo darwiniano.

    Guardando le cifre del test di archeometria invece si capisce molto a cominciare dal perche' Griaule rilevi appunto nei Dogon un interesse per Sirio e la conoscenza di Sirio B. E difatti studiando la cultura Dogon si ritrovano elementi "egizi" sulla barca solare, capi Aru e pure il numero dei nommo = Rah/Hershef.

    Un caso diranno i cicappici.

    Un caso anche le tracce indirette di DNA alieno nella cultura Eliopolitana?
    Un caso anche le tracce indirette delle lampade di Dendera?
    Un caso anche le tracce indirette della batteria di bagdad, raffigurata a Dendera?
    Un caso anche la traccia indiretta dello Djed = pila di volta?
    Un caso anche i culti della luce di Akenathon?!
    Un caso anche la storia del lago Ciad che conferma la data del 5000ac-4100ac?
    Un caso anche la produttivita' aliena al contesto per le piramidi di Gizah?
    Un caso anche il risultato di insostenibilita' per la stima sul test di archeometria?
    Un caso anche il misunderstanding sulla funzionalita' delle tombe?
    Un caso anche la storia dello sviluppo dei culti egizi?
    Un caso anche le testimonianze neolitiche contemporanee dell'arte rupestre sahariana e non?

    Quante altre cazzo di coincidenze serviranno :-P per dire che c'e' una relazione logica tra questi fatti e che tutto quanto elencato e' un sistema di indizi che e' corente al contesto storico, e prova l'esistenza di un paleocontatto?!

  • #11

    Rigel (martedì, 26 febbraio 2013 19:49)

    @XX
    Sono 3 persone diverse. Fidati della mia parola.

    Sulla rubrica paleocontattone, trovi tutto il lavoro di 65C02.

    Margherito H lo conosco personalmente, e non è nemmeno lontanamente imparentato nè con Malles, nè con il già citato 65C02.

    Come, per finire, Malles e 65C02 sono due persone diverse.

    Sarei curioso di sapere come sei giunto alla conclusione che siano la stessa persona.
    O forse ho capito male io, e intendevi complimentarti con 3, se non 4 persone?
    :)))

  • #12

    Malles (martedì, 26 febbraio 2013 21:35)

    @ xx
    No!Io non sono gli...altri due,pur ammirandone(un po)la competente espressività.
    Riferendosi ai maccheroni l'Albertone nazionale si sentiva provocato e se li mangiava,io non giungo a tanto,ma dirò igualmente dos palabras.

    Parto da lontano dicendo da quel che si sa che sicuramente il Sahara,dal Nilo fin quasi all'oceano,fin dalla preistoria fu molto popolato.Molto resta da scoprire delle archeociviltà che lo abitavano,lungo gli antichi tracciati di fiumi fossili(gli uidian),nelle conche,sugli altipiani tabulari(hammada),sui "gebel",dalle regioni dunose(erg) a quelle rocciose(reg),a queste ci rivolgiamo volendo parlare di graffiti e di Dogon.

    In certi graffiti appaiono popolazioni "non negre",caraterizzate da un profilo ben marcato,con capelli lunghi e lisci e dipinti in color chiaro,FRUTTO DI UN'ANTICA MESCOLANZA?

    Ma ciò che riguarda la ricerca clipeologica sono certi ricchi dipinti,rinvenuti nel Tassili e raffiguranti strani esseri umani,piccolissimi o giganteschi,con teste talmente rotonde da far pensare oggi a veri e propri caschi spaziali e quindi a una antica colonizzazione cosmica di umanoidi
    In un esteso dipinto(che si presume risalente a 7400 anni fa),di questo periodo,che hanno definito "marziano",appare una grande figura senza faccia,alta più di tre metri,alla quale s'inchinano,alzando le braccia in segno di supplica,alcune donne indigene.

    In un'altro graffito si mette ancora più in evidenza un essere come del tutto avvolto in una strana tuta spaziale,terminante sempre con un insolito casco,il parere degli studiosi è discordante,ma l'evidenza dei particolari dell'incisione è davvero sconcertante,specialmente se si pensa che è lì sulle rocce da ben settemila anni e che si conosce soltanto dal 1956,cioè da quando il francese Henri Lothe lo scoprì.

    Per quanto riguarda il sapere... stellare dei Dogon,dubito molto che nei primi decenni del secolo scorso qualcuno si sia preso l'onere d'insegnare astronomia a tribù quasi totalmente analfabeta

  • #13

    XX (mercoledì, 27 febbraio 2013 07:14)

    @Rigel okkay okkay;:comunque bravi|| O ||non pallosi.