Morta Rita Levi Montalcini, Signora della scienza Italiana

Se ne va la decana degli scienziati italiani.E’ morta oggi nella sua casa via di Villa Massimo a Roma la senatrice a vita Rita Levi Montalcini. Aveva 103 anni. Le sue ricerche in campo scientifico la portarono alla scoperta e all’identificazione del fattore di accrescimento della fibra nervosa o Ngf (Nerve growth factor, ndr). Ricerche grazie alle quali, nel 1986, riceve il premio Nobel per la medicina. Socia nazionale dell’Accademia dei Lincei per la classe delle scienze fisiche, tra i soci fondatori della Fondazione Idis-Città della Scienza, è la prima donna ammessa alla Pontificia accademia delle Scienze. E’ stata sempre molto attiva in campagne di interesse sociale, per esempio contro le mine anti-uomo o per la responsabilità degli scienziati nei confronti della società. La ricordiamo con una bella carrellata di immagini.

"Io non sono il corpo, sono la Mente"


Nata a Torino il 22 aprile 1909, fin da bambina diceva di «non essere interessata dagli uomini né a un futuro di buona moglie o di buona madre». Nonostante le resistenze paterne, si iscrisse a Medicina e studiò nella scuola dell'istologo Giuseppe Levi insieme a Salvador Luria e Renato Dulbecco, che come lei sarebbero diventati Nobel. Le leggi razziali la costrinsero a trasferirsi in Belgio, dove continuò a studiare lo sviluppo del sistema nervoso nell'università di Bruxelles. Poi tornò a Torino, dove aveva allestito un laboratorio di fortuna in camera da letto, una stanzetta di due metri per tre: un periodo difficile, ma fertile intellettualmente, del quale non si stancava mai di raccontare. Nonostante i pochissimi mezzi (ma preziosi, come le uova di pollo in piena guerra) scoprì fenomeni fondamentali legati allo sviluppo del sistema nervoso e alla morte cellulare. I bombardamenti la costrinsero a trasferirsi prima vicino Asti e poi a Firenze, dove nel 1944 lavorò come medico al servizio degli alleati (e dove capì che fare il medico non faceva per lei), e poi nuovamente ad Asti. 

Nel 1947 il grande passo verso gli Stati Uniti, dove le era stata offerta una cattedra nella Washington University di St Louis. «Senza saperlo ci ritrovammo sulla stessa nave», raccontava divertito Dulbecco, da sempre legato a Rita Levi Montalcini da una fortissima amicizia. «Facevamo lunghe passeggiate sul ponte parlando del futuro, delle cose che volevamo fare». Discorsi che avrebbero influenzato reciprocamente le loro ricerche. Quello che avrebbe dovuto essere un soggiorno di pochi mesi si trasformò in un'esperienza di 30 anni. Rita Levi Montalcini teneva molto a dire che l'11 giugno 1951 segnò la sua scoperta fondamentale: il fattore di crescita delle cellule nervose, o Nerve Growth Factor (Ngf). 

Una scoperta che, diceva, «andava contro l'ipotesi dominante nel mondo scientifico che il sistema nervoso fosse statico e rigidamente programmato dai geni». Era stata una visione giusta delle cose, la sua, considerando che le sue ricerche sarebbero state premiate con il Nobel, che avrebbe condiviso con il suo studente Stanley Cohen. «Stavo leggendo un giallo di Agatha Christie quando è arrivata la telefonata da Stoccolma», raccontava. 

«Il Nobel non cambierà la mia vita. Continuerò a lavorare come ho sempre fatto». Anche i festeggiamenti furono in linea con la sua sobrietà: «un brodo e un riso cinese - raccontava - poi sono andata a dormire». Nonostante il lungo periodo di lavoro negli Usa, Rita Levi Montalcini non ha mai dimenticato l’Italia, dove dal 1961 al 1969 ha diretto il Centro di Neurobiologia del Consiglio Nazionale delle Ricerche, allora presso l'Istituto Superiore di Sanità. Dal 1969 al 1979 ha diretto il Laboratorio di Biologia cellulare del Cnr, dove ha continuato a collaborare fino al 1995. E’ stata inoltre presidente dell’Istituto Europeo per le Ricerche sul Cervello (Ebri), che ha fortemente voluto e dove ancora oggi i suoi allievi proseguono la ricerca sul fattore Ngf. 

Membro dell’Accademia dei Lincei, è stata anche presidente dell’Associazione Italiana Sclerosi Multipla, presidente dell’Istituto dell'Enciclopedia Italiana, ambasciatrice della Fao. Costante anche l'attività a favore delle donne, soprattutto africane, aiutate anche con una fondazione intitolata al padre.

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Commenti: 8
  • #1

    Sutter Kaine (domenica, 30 dicembre 2012 23:35)

    Che perdita immensa..:\

  • #2

    Cinese (lunedì, 31 dicembre 2012 18:39)

    Mi spiace per la scienzata, meno per il massone

  • #3

    FABIOSKY63 (lunedì, 31 dicembre 2012 19:28)


    ...donne...

    un esempio di umiltà, etica, morale, signorilità, femminilità, forza, determinazione, intelligenza, libertà di pensiero, umanità...detto ciò, e ci sarebbe molto altro, "massone" o no che sia stata, NON credo faccia alcuna differenza...Levi, famiglie antiche...

    gran donna!..au revoir madame!.:)

  • #4

    Ulisse (lunedì, 31 dicembre 2012 20:37)

    Ciao Rita donna laica e appassionata, seria e dolce, integerrima e soave.
    Quanto ci sarebbe bisogno di più donne come te per un futuro migliore. Soffice ti sia il paradiso lassù.

  • #5

    Receptionist (martedì, 01 gennaio 2013 13:12)

    Un Grande dispiacere.

  • #6

    GenZZ382 (martedì, 01 gennaio 2013 13:13)

    Bellissimo il video di commemorazione quante perle di saggezza da quel corpicino!

  • #7

    Paolino P. (mercoledì, 02 gennaio 2013 12:30)

    Va beh... adesso non beatifichiamola. Stavolta ha ragione Cinese, aveva pure lei i suoi altarini!

  • #8

    rick (mercoledì, 02 gennaio 2013 13:12)

    Troppa politica nella sua vita, e quell'insana voglia tipica dei MASSONI di comandare tutto e tutti,resse un governo assieme ad un pugno (4-5) senatori gente tipo andreotti,scalfaro...(viva la democrazia degli eletti in eterno) in sedia a rotelle , poi parlava in favore dei giovani, ad una certa eta' quando hai vinto un nobel e sei giustamente arrivata, scrivi un libro, divulghi, non vai a comandare ... R.I.P.