"Freedom of Information Act" presto anche in Italia ?

In questi ultimi giorni, dopo l'ennesimo rilascio delle informazioni riservate del ministero della difesa britannico si è sentito di nuovo parlare di  "Freedom of Information Act (FOIA)" cioè di quella disposizione di legge che garantisce la trasparenza della pubblica amministrazione nei confronti del cittadino (nello spirito di considerarlo quanto tale e non quanto suddito), e il diritto di cronaca e la libertà di stampa dei giornalisti. Emanato per la prima volta negli Stati Uniti il 4 luglio 1966 dal presidente Lyndon B. Johnson, ha permesso a chiunque di avere un accesso totale o parziale a documenti classificati, diventado poi la norma in molti paesi anglosassoni, prima fra tutti l'Inghilterra.

Ora dopo anni di oscurantismo di Stato potrebbe arrivare anche in Italia.

Il modello di trasparenza britannico

Il Freedom of Information Act of 2000  è il Foia britannico introdotto dall’ex premier laburista Tony Blair. Introdotto a malincuore, a giudicare dalle parole con cui lo stesso Blair descrive la legge nella sua autobiografia, e come è stato rimarcato ultimamente nel caso sugli Ufo:

 

La verità è che il FOIA, in larga misura, non è usato dalle ‘persone’. È usato dai giornalisti … Ma la ragione più importante che rende il FOIA pericoloso è che i governi, come ogni altra organizzazione, hanno bisogno di dibattere, confrontarsi e prendere decisioni mantenendo un livello ragionevole di riservatezza … Senza riservatezza le persone si inibiscono e le opzioni prese in considerazione vengono limitate senza che questo porti ad un buon processo decisionale”.

Nonostante i giudizi del primo ministro però per i cittadini inglesi il Foia è un efficace strumento di buon governo che gli inglesisembrano gradire sempre di più : 47.141 richieste di accesso nel 2011, + 7% rispetto all’anno precedente, secondo i dati resi noti dal Ministero della Giustizia  inglese.

 

Ma come funziona il modello britannico?

Per consentire un’analisi agevolata, per mutuare principi e prassi, per raffrontare sistemi di governo della cosa pubblica agli antipodi in quanto al rapporto tra cittadino e istituzioni, l’ “Iniziativa per l’adozione di un Freedom of Information Act  in Italia ” pubblica la traduzione integrale della breve Guida al FOIA britannico , realizzata dalla Freedom of Information Campaign con la collaborazione della Nuffield Foundation.

 

Di seguito un estratto dei passaggi più significativi del documento.

 

“La legge sulla libertà d’informazione (FOIA) assicura un’ampia libertà per poter visionare tutti i tipi d’informazione e i dati in possesso del governo e degli enti pubblici.

 

La legge consente di esaminare documenti per risolvere problemi, verificare l’operato di un ente in merito a singoli problemi, verificare quanto sia effettivamente efficace un’amministrazione, visionare la spesa di un ente pubblico, controllare che l’operato di un’amministrazione sia conforme a quanto affermato, e poter indagare sulle reali motivazioni di determinate decisioni.

 

Le autorità possono non divulgare le informazioni, soltanto nel caso in cui una legge lo permetta. Ma, sempre nell’interesse pubblico, anche le informazioni riservate possono essere divulgate: se si ha il sospetto che delle informazioni siano state indebitamente celate, è possibile presentare denuncia al Commissario per l’Informazione Indipendente, che ne può ordinare la divulgazione”.

Portare il Foia in Italia. 

Tra aprile e maggio del 2012 esponenti di associazioni, giornalisti, politici e professori universitari che in questi ultimi anni si sono interessati al tema, si sono incontrati e confrontati, giungendo alla determinazione di mettere insieme le loro esperienze per costituire una lobby che informi i cittadini del loro diritto a conoscere (the right to know) e dei modi per esercitarlo.

   Due gli obiettivi prioritari che vengono prefissati:

  1. sensibilizzare l'opinione pubblica sull'importanza di un rapporto paritario tra cittadino e pubblica amministrazione;
  2. impegnarsi per far mettere in primo piano nella agenda parlamentare una revisione della legge del diritto di accesso.

A tal proposito esiste anche un sito www.foia.it/ dove vengono messi nero su bianco tutti i motivi per una legge che segue l'esempio di quella statunitense, una rivoluzione culturale di base per l'ingessato sistema burocratico italiano.

L’onorevole abruzzese Augusto Di Stanislao (Idv) capofila in parlamento per l'introduzione nel nostro ordinamento di disposizioni simili al Freedom of information Act è convinto che la legge alla fine troverà un sostegno parlamentare.  

 

«Con questa proposta ho impegnato il Governo», ha detto soddisfatto Di Stanislao, «ad avviare maggiori e più incisive iniziative, anche legislative, atte ad allentare il legame sempre più forte tra corruzione, clientelismo e mafia nella pubblica amministrazione e a mettere in atto le raccomandazioni rivolte all'Italia da parte degli organismi internazionali che operano in contrasto alla corruzione e a valutare la possibilità di avviare uno studio e un dibattito sulla trasparenza amministrativa tenuto conto che una maggiore chiarezza delle procedure contribuirebbe ad arginare il fenomeno della corruzione, sempre più esteso nel nostro Paese».

 

Tentativi in questo senso sono già stati fatti. La legge sulla trasparenza amministrativa numero 69 del 2009 (quella che stabilisce che gli stipendi, i curricula ed i documenti di una pubblica amministrazione vadano pubblicati online) ne è un esempio. E ancora c’è il decreto legislativo del 18 agosto 2000, n. 267 "Testo unico delle legge sull'ordinamento degli enti locali" che all’articolo 10 dice espressamente che «tutti gli atti dell'amministrazione comunale e provinciale sono pubblici». Ma ancora non basta, senza contare che come sempre in Italia fare una legge non vuol dire vederla applicata. Basta l'esperienza delle piccole cose, avete mai provato a chiedere un documento di qualche anno prima in un ufficio comunale ? Buona fortuna.

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Commenti: 3
  • #1

    Gerardo Mauro (sabato, 14 luglio 2012 11:45)

    Articolo molto bello e utile ma non credo che una proposta come il foia verrà mai presa in considerazione in Italia. Negli USA hanno una cultura della trasparenza, anche su cose piccole, ci sono serie commissioni d'inchiesta, idem per UK. Da noi una legge del genere sarebbe il terrore per tutti gli intrallazzi dello stato degli ultimi 100 anni...non verrà mai approvata fidatevi :)

  • #2

    Maurone (domenica, 15 luglio 2012 00:11)

    Gerardo Mauro sei un ingenuo! Ma certo che la approveranno e prima di quanto non pensi! Anche noi itagliani avremo un "Fridom ov Informescion Act"... eh!... ho copiato bene? Ma ovviamente ce l'avremo all'itagliana...
    Capito mi hai? Aaahhhh...?? Tse!

  • #3

    FABIOSKY63 (domenica, 15 luglio 2012 10:31)

    ...adeguamento...

    sarà inevitabile!..

    l'allineamento dell'Italia...già in ritardo per i motivi da lei accennati (poteri forti), ad una "nuova" legislazione, presto o tardi mondiale, di cui quello sopra è -SOLO UNO- dei "pilastri di fondamenta" di quella che DOVRA' inevitabilmente essere -LA BASE- per una "nuova cultura terrestre" che prenda nella DOVUTA CONSIDERAZIONE le esigenze di OGNI popolo qui ORA o in un MOLTO prossimo futuro..."presente"...

    allogeni e alieni compresi...