Orion, la navicella che ci porterà su Marte c'è, ora manca tutto il resto

"Ecco la navetta spaziale che ci porterà su Marte". Parole altisionanti quelle pronunciate dal senatore della Florida, Bill Nelson che ha reso omaggio al Kennedy Space Center della Nasa, a Cape Canaveral, al prototipo della capsula Orion, la navetta che sostituendo gli Space Shuttle dovrebbe aprirci le porte del viaggio su Marte.  La Orion è una capsula simile a quelle usate nelle missioni Apollo sulla Luna ed è progettata per trasportare nello spazio un equipaggio di 4 astronauti. In realtà l'opera deve ancora essere ultimata con l'aggiunta degli strumenti avionici e dello scudo termico per poter affrontare il suo primo lancio di test, senza equipaggio, nel 2014.

La capsula Orion sarà ora completata con lo scudo termico e i sistemi di avionica e navigazione, mentre andrà avanti il lavoro per il lanciatore pesante, nome in codice SLS (Space Launch System). Non sarà comunque quest’ultimo a portare Orion nello spazio per il primo test, ma un più banale razzo Delta 4. Il volo di prova senza uomini a bordo nel 2014 non andrà infatti oltre l’orbita terrestre, anche se l’altitudine massima che dovrebbe raggiungere è circa 15 volte maggiore di quella della ISS. Quello che interessa di più alla NASA è verificare la capacità di Orion di rientrare in atmosfera senza trasformarsi in uno spettacolo pirotecnico: perciò, altezza e velocità saranno calibrate per simulare il rientro della navicella da una missione nello spazio profondo, come quelle a cui gli equipaggi umani saranno destinati.

Chi considerava il programma spaziale americano al tramonto dopo che gli Shuttle hanno lasciato campo libero alle Soyuz russe e l'entrata in scena di potenze come Cina e Giappone, dovrà dunque ricredersi. Mai come in questo periodo, infatti, gli Stati Uniti hanno guardato alle missioni spaziali con spirito maggiore. Il recente primo volo della navetta privata Dragon, i passi avanti della Virgin Galactic che prepara i suoi voli turistici spaziali e ora la Orion sono il segnale che la corsa allo Spazio non è affatto finita.

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