Cose dall'altro mondo, quando gli "altri" siamo noi

Vi ricordate di Tamara Treaux? E di quel ragazzone di nome Kevin Peter Hall? Se il science-film è la vostra passione dovreste conoscerli. I due hanno in comune due aspetti: detengono il primato rispettivamente di attrice più bassa di statura (80 cm) e di attore più alto del grande schermo (2 metri e 22 cm), e poi hanno interpretato due fra gli alieni più amati del cinema, "E.T. l’extraterrestre" e il ferocissimo "Predator". In alcune parti del film, il marziano degli occhi blu era un pupazzo elettronico ma in altre era “interpretato” da Tamara. Che trovò ostica la scena finale in cui dovette intrufolarsi nell’astronave con indosso il pesantissimo costume. Kevin Peter Hall invece è il più alto di sei fratelli che superano tutti il metro e novantotto di altezza. Non a caso, il suo curriculum comprende anche il ruolo di protagonista in "Big Foot e i suoi amici". 

Silvia Pellegrino per TrovaCinema ha fatto un salto nel passato degli Alien Movies più celebri.

Nel cinema di fantascienza il contrasto tra l’alieno-giocattolo e l’alieno invasore è il primo binomio di un filone che vanta grandi nomi alla regia: da Spielberg e Kubrick a Cameron e Lucas. Negli anni ’60 e ‘70 il genere è stato anche contenitore di contestazione politica e sociale, oltre che terreno per una nuova ricerca espressivo-stilistica. Dalla paura dell’atomica all’esplosione della controcultura americana, la fantascienza e i suoi personaggi si fanno portavoce delle angosce di quegli anni, proiettandoli in un futuro catastrofico. Un caso unico e interessante è il film "Dark Star", seconda opera di John Carpenter, girato con appena 60.000 dollari, in cui un equipaggio di antieroi amanti della musica country sono alle prese con un dispettoso alieno a forma di pallone gonfiabile che minaccia la loro sopravvivenza nello spazio. Gli originali accorgimenti che Carpenter propone vanno da una seducente voce femminile che anima il computer di bordo agli astronauti capelloni e sgangherati che si contrappongono all’equipaggio di "2001 Odissea nello Spazio", straziato ma impeccabile.

Una delle immagini celebri di E.T
Una delle immagini celebri di E.T

Sono gli anni delle metafore sullo sfondo della rielaborazione stilistica e narrativa: in "L’uomo che cadde sulla Terra" di Nicolas Roeg, un alieno dai poteri extrasensoriali, Newton, approda nel New Mexico con le sembianze di un misterioso uomo d’affari finché, non avendo elaborato un piano d’azione, viene scoperto, privato dei suoi poteri e dunque intrappolato nelle sembianze umane. L’alieno è interpretato da David Bowie e, una volta catturato, è vittima di torture attraverso le quali il regista veicola la sua critica nei riguardi della morale dominante che rifiuta il diverso, emarginato perché considerato una minaccia all’omologazione.

Altro esempio è "Fratello di un altro Pianeta", metafora sulla minoranza razziale negli Stati Uniti. Ciò che accomuna Newton ad altri alieni della cinematografia fantascientifica è il ruolo giocato dalla tv nell’educazione del visitatore/invasore: i protagonisti di E.T., "Men in Black", "Explorers", "Poltergeist" rimangono imbambolati di fronte alla televisione, diseducativa e delirante, a sottolineare le contraddizioni di una società borghese intollerante.

 

Nella seconda metà degli anni Settanta i due registi del sci-film per eccellenza, Spielberg e Lucas, si combattono nello spazio con due pellicole divenute cult: "Incontri ravvicinati del terzo tipo" e "Guerre Stellari". Con "Incontri ravvicinati" Spielberg tenta una visione mistica dell’incontro umano-alieno. Lucas scrive un racconto di epica contemporanea, con una caratterizzazione dei personaggi ispirata dalla suggestione popolare e amplificata dagli effetti speciali. Le due pellicole creano una linea di demarcazione che separa il “vero” cinema di fantascienza dall’era del remake anni ’80 e ’90. In questi anni, oltre al dilagare della sequel-mania, si inaugura una commistione che mescola il new horror e il grottesco, il comico e il cinema d’autore.

A cavallo tra gli anni ’70 e ’80 l’uscita di "Alien" di Ridley Scott segna l’inizio di un nuovo cinema sperimentale che mescola fantascienza e horror, ma anche un prodotto dell’industria degli effetti speciali affidato a uno degli artisti più famosi del cinema, H.R. Giger. Il regista ribalta la figura dell’eroe virile sostituendolo con l’eroina Sigourney Weaver, che subirà una metamorfosi nei remake a venire. Nemica-combattente, vergine-madre, umana-immortale, il personaggio Ripley ridisegna il contatto umano-alieno fino quasi a far combaciare le due entità. Quando la comicità incontra la fantascienza invece il risultato può assumere le sembianze di un papero (Howard e il destino del mondo di Huyck), di teneri orsacchiotti Jedi come nel film L’avventura degli Ewok, o dell’alieno giocattolo per eccellenza: E.T.

 

A proposito di E.T., la sua avventura esce nelle sale cinematografiche contemporaneamente al remake di Carpenter La cosa, mostrando al pubblico due approcci diversi nel ritrarre la figura dell’alieno. In Spielberg, il visitatore mostra un volto ingenuo e un animo pacifico, mentre il mostro di Carpenter anima la fobia sociale dove l’unica possibilità di sopravvivenza è nel sacrificio dell’essere dai mille volti. Lo scontro tra il dentro e il fuori prende le sembianze di un sogno che a volte diventa un incubo popolato da alieni macrocefali politicamente scorretti come nel caso del lungometraggio firmato Tim Burton Mars Attack!, esattamente a metà tra l’alieno di Spielberg e quello di Carpenter.

 

La remake-mania chiude gli anni Ottanta con parodie come "Balle Spaziali" che scimmiotta l’epica lucasiana, o il lungometraggio di Richard Benjamin "Ho sposato un’aliena", dove una bambola mozzafiato attira a sé umani smidollati facendogli assaggiare il gusto dell’outer space. Dagli anni Novanta a oggi il passo decisivo dell’incontro umano-alieno valica i confini del contatto: "Men in Black", "District 9", "Avatar" sono alcuni dei film che mostrano come la paura del diverso è una messa in scena per evitare un cambiamento auspicabile: la diversità infatti non è definibile unilateralmente, noi stessi risultiamo incapaci di riconoscerci, sedotti da mode passeggere, nuove religioni bisogni prefabbricati. Il consiglio è nelle parole del protagonista di La cosa da un altro mondo, 1951: “Dovunque, scrutate il cielo”. 

 

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Commenti: 3
  • #1

    alex (martedì, 05 giugno 2012 17:50)

    Chissà perchè avevo sempre pensato che l'attore che impersonava Predator, fosse un lottatore di wrestling.Forse per l'altezza e la corporatura massiccia.

  • #2

    Rigel Di Orione (martedì, 05 giugno 2012 20:05)

    Mi permetto di dissentire sul primato di Kevin P. Hall.
    A parte il compianto Andrè The Giant, wrestler e attore in The Neverending Story (La storia infinita), e in Conan il distruttore, la cui altezza dichiarata era di 225 cm...ci si dimentica del cestista e attore rumeno Gheorghe Mureşan.

    Da Wikipedia:

    "Gheorghe Dumitru Mureşan (Tritenii de Jos, 14 febbraio 1971) è un ex cestista rumeno, professionista in Francia e nella NBA.
    Con i suoi 2,31 m di altezza detiene il record (a pari merito con Manute Bol) di giocatore più alto della storia della NBA, la lega professionistica nordamericana di pallacanestro.
    Carriera [modifica]

    Mureşan, nato in una famiglia povera del distretto di Cluj, giocò a livello universitario nella squadra di basket della Università di Cluj. Nella stagione 1992-1993 giocò da professionista nella lega francese, attirandosi subito le simpatie dei sostenitori e l'interesse degli scout NBA.
    Fu scelto dai Washington Bullets nel draft NBA del 1993. Giocò nella NBA dal 1993 al 2000, prima nei Washington Bullets poi nei New Jersey Nets. Nella stagione 1995-1996 ricevette il NBA Most Improved Player Award, con una media di 14,5 punti, 9,6 rimbalzi, 2,26 stoppate a partita e una percentuale al tiro di 58,4%, la migliore da lui registrata nella NBA. I promettenti risultati delle prime stagioni furono però vanificati da una serie di infortuni, che costrinsero Mureşan ad abbandonare la NBA nel 2000, nemmeno trentenne.
    Nella sua militanza nella NBA Mureşan ha messo a segno, in media, 9,8 punti, 6,4 rimbalzi, 0,5 assist a partita, con una percentuale di realizzazione di 57,3%.
    Dopo aver lasciato la NBA, Mureşan tornò a giocare in Francia per altri tre anni, poi rientrò negli Stati Uniti e si stabilì nel New Jersey con la sua famiglia.
    Oltre alla pallacanestro, Mureşan ha tentato la carriera cinematografica, interpretando il ruolo del protagonista nel film My Giant del 1998 assieme a Billy Crystal.
    Il suo numero di maglia era il 77: un riferimento alla sua altezza di 7 piedi e 7 pollici."

  • #3

    Zero_72 (mercoledì, 06 giugno 2012 05:39)

    articolo riempispazio ?