Altro che fine del mondo Maya, il vero pericolo è il Big One

San Diego, California. La California è sempre stata una zona geografica ad alto rischio sismico. La baia di San Francisco, per esempio, nel corso degli anni è stata colpita da parecchi terremoti devastanti, l'ultimo dei quali - nel 1989 -, causò 63 morti oltre che gravissimi danni. E, laggiù, la terra potrebbe tornare a tremare molto presto: a detta degli esperti, infatti, con molta probabilità la California si troverà a breve a fronteggiare un evento sismico di insolita violenza. La causa principale dell'estrema sismicità di questa zona è rappresentata dalla faglia di Sant'Andrea, una frattura che si estende per 1287 chilometri tagliando la California da ovest verso sud. 

La placca continentale che si trova ad est della faglia si muove in direzione diametralmente opposta rispetto a quella situata ad ovest e, in tal modo, viene a crearsi una fortissima frizione tra queste due porzioni di crosta terrestre. Tale frizione provoca un grande accumulo di energia che, periodicamente, si scarica producendo uno slittamento tra i due lembi di crosta e scatenando i ben noti fenomeni sismici. 

Particolare della faglia di Sant'Andrea
Particolare della faglia di Sant'Andrea

I più marcati slittamenti si sono avuti nella parte centrale della faglia di Sant'Andrea nel 1857, a cui corrispose un violentissimo terremoto di magnitudo 8.0 (indicativamente, il terremoto che devastò l'Irpinia nel 1980 fu di magnitudo 7), e nel segmento più a nord nel 1906, che causò un terremoto di magnitudo 7.8 il quale rase al suolo la città di San Francisco provocando oltre 3000 vittime. Il lembo meridionale della faglia,invece, non sembra essere stato teatro di fenomeni geologici rilevanti nel corso delle epoche storiche e questo, paradossalmente, risulta essere un dato parecchio preoccupante.

In uno studio pubblicato sulle pagine di Nature, Yuri Fialko dell'Istituto di Geofisica e Fisica Planetaria dell'Università della California, ha analizzato l'evoluzione della deformazione della faglia di Sant'Andrea servendosi sia dei dati forniti dalla strumentazione posta direttamente lungo la formazione geologica sia delle rilevazioni radar fatte dai satelliti dell'Agenzia Spaziale Europea. I risultati di questo studio mettono in evidenza che, negli ultimi 250 anni, il segmento meridionale della faglia di Sant'Andrea non ha mostrato nessun movimento importante laddove, invece, ci si sarebbe aspettati uno slittamento di circa 7/10 metri tra i due lembi della faglia. 

La conclusione a cui giunge Fialko attraverso queste analisi è abbastanza ovvia: negli ultimi due secoli e mezzo il tratto più a sud della faglia di Sant'Andrea ha accumulato un grandissimo quantitativo di energia e, ormai, sembra sul punto di scaricarla in un futuro prossimo, causando un evento sismico di intensità pari o superiore ai terremoti del 1857 e del 1906 .Si tratterebbe, dunque, proprio del famigerato "Big One", il terremoto di proporzioni devastanti che tutti i californiani si aspettano già da parecchio tempo.
Le evidenze sperimentali prodotte da Fialko, per quanto inequivocabili, non consentono comunque di prevedere quando e come si manifesterà il Big One. 

Proprio per questo, l'unica arma a disposizione delle autorità californiane per evitare una catastrofe rimane la prevenzione. Applicando una efficace politica preventiva del rischio sismico, infatti, sarà possibile limitare al minimo i danni alle persone e alle cose. Un caso esemplare, da questo punto di vista, è quello del Giappone il quale, pur essendo colpito periodicamente da intensi terremoti, registra un numero di vittime e danni praticamente nullo dimostrando, quindi, che con i terremoti si può convivere.

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Commenti: 1
  • #1

    E.B. (sabato, 02 giugno 2012 10:36)

    Con tutto quello che sta succedendo al pianeta, il Big One è altamente probabile!